Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

lunedì 14 agosto 2017

L'IMPRONTA DI SATANA








                                                di Leonardo Boff


Il giorno due agosto 2017 è avvenuto un fatto preoccupante per l’umanità e per ciascuno di noi individualmente. E’ stato il giorno cosiddetto: “ Sovraccarico della Terra “ (Overshoot Day). Cioè: è stato il giorno in cui abbiamo consumato tutti i beni e servizi naturali, alla base della vita. Prima stavamo in quello verde e adesso siamo entrati nel rosso, ossia nello scacchiere speciale. Quello che consumeremo d’ora in poi sarà violentemente strappato alla Terra per venire incontro alle indispensabili richieste umane e, quel che è peggio, mantenere il folle livello di consumo dei paesi ricchi.

Questo fatto viene chiamato comunemente “ Orma ecologica della Terra”. Con questa si misura la quantità di terra fertile e di mare necessari a creare i mezzi di vita indispensabili come acqua , granaglie, carni, pesci, vegetali, energia rinnovabile e altro ancora. Disponiamo di 12 miliardi di ettari di terra fertile (foreste, pascoli, coltivi) ma in verità avremmo bisogno di 20 miliardi di terra fertile.

Come coprire questo deficit di 8 miliardi? Spremendo sempre più la Terra…ma fino a quando? Stiamo lentamente rivalutando la Madre Terra. Non sappiamo quando succederà il suo collasso: Ma a continuare con il livello di consumo e lo spreco dei paesi opulenti arriverà con conseguenze nefaste per tutti.

Quando parliamo di ettari di terra non pensiamo soltanto ai suoli, ma a tutto cio che permette di produrre come per esempio legni per mobili, tessuti di cotone, coloranti, principi attivi naturali per la medicina, minerali e altri.

Ogni persona avrebbe bisogno in media per la sua sopravivenza di 1,7 ettari di terra. Quasi metà dell’umanità ( 4,3 % ) sta sotto di questo come i paesi in cui imperversa la fame: l’Eritrea con un’orma ecologica di 0,4 ettari, Bangladesch con 0,7 il Brasile al di sopra della media mondiale con 2,9, 54 % della popolazione mondiale sta molto al di sopra delle loro necessità come gli USA con 8,2 ettari, Canadà con 8,2, Lussemburgo con 15,8, Italia con 4,6 e India con 1,2.

Questo sovraccarico ecologico è un prestito che prende alle generazioni future per il nostro uso e consumo attuale. E quando arriverà il loro turno in che condizioni potranno soddisfare le loro necessità di alimentazione, acqua, fibre, granaglie, carni, e legname? Potranno ereditare un pianeta impoverito.

giovedì 3 agosto 2017

I RUDERI ED IL PANTHEON DEL SOCIALISMO ITALIANO di Carlo Felici




Dio solo sa quanto chi scrive sia appassionato di storia e di valori socialisti e quanto sia immalinconito dalla sorte dell'ultimo partito che in Italia reca questo nome, purtroppo ridotto ad una sorte democritea, all'atomismo politico.
Inutile ripercorrerne la storia dopo la fine di Craxi, la conoscono tutti e non farebbe altro che aggiungere pena alle altre numerose ed attuali.
Fatto sta che quando da parte di tutti sarebbe necessario uno sforzo comune per ritrovare e rilanciare una tradizione che ha accompagnato la crescita della civiltà democratica e repubblicana di questo Paese indissolubilmente, ci guardiamo intorno e troviamo solo macerie, e compagni intenti più che altro a scavarle per cercare di rimettere insieme qualche rudere, facendone il sostegno di qualche architettura moderna in via di costruzione, più o meno come quel che è successo al teatro di Marcello a Roma, di cui si vede una parte di ciò che un tempo fu esternamente, ma che è ormai pienamente inglobato nelle costruzioni successive, e non è più percepibile per quello che era, non ha più la sua pianta originaria.

lunedì 31 luglio 2017

Foro di San Paolo. Managua, 15-19 luglio 2017.







di Giuseppe Angiuli


Foro di San Paolo.
Managua, 15-19 luglio 2017.

E’ la mia prima esperienza ad una riunione del Foro di San Paolo, a cui sono stato invitato a partecipare in qualità di Responsabile Esteri di Risorgimento Socialista, ammesso per la prima volta nel consesso latino-americano quale partito osservatore. Il Foro di San Paolo è il principale organismo di consultazione politica che raggruppa e coordina tutti i principali partiti socialisti, comunisti e della sinistra anti-liberista e “populista” dell’America Latina, tra cui: il Partito dei Lavoratori del Brasile (PT), il Partito Comunista di Cuba, il Frente Amplio dell’Uruguay, il Partito Socialista del Cile, la variegata componente di sinistra del peronismo argentino, il Partido Socialista Unido del Venezuela, il Partito del Lavoro del Messico, il Movimento Alianza Paìs dell’Ecuador, il Movimento al Socialismo della Bolivia, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale del Nicaragua. Fondato 27 anni fa nell’omonima città brasiliana, il Foro di San Paolo ha visto incubare al suo interno alcune tra le più importanti battaglie politiche della sinistra anti-liberista mondiale, come quelle per la difesa della sovranità dei popoli, per il ripudio del debito pubblico ingiusto detenuto dalle grandi banche d’affari trans-nazionali, per la ri-pubblicizzazione dei beni collettivi come l’acqua, per l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo eco-compatibile, oltre a tutte le altre lotte dei movimenti sociali contro ogni forma di liberismo e di sfruttamento del capitale finanziario sui popoli del mondo intero. Prima di raggiungere il centro America profondo, il piano di volo mi consente di effettuare una sosta di mezza giornata a Miami, metropoli cosmopolita dove si sente parlare indubbiamente più spagnolo che inglese. La città più latina degli U.S.A. è piena di parchi verdissimi, palme, spiagge da cartolina, grigliate di gamberi, tassisti di origine haitiana che ti chiedono una mancia aldilà del prezzo ufficiale della corsa e gruppi di cubani anti-castristi in grande eccedenza, che di sera affollano a ritmo di salsa il lungomare di Miami beach.

venerdì 28 luglio 2017

La droga del trasformismo


                   




                                   di Carlo Felici

La Camera dei Deputati ha appena bocciato la proposta di legalizzare la cannabis non solo per uso terapeutico, ma anche per uso ricreativo, nonostante una buona componente del partito di governo l'abbia già appoggiata. La proposta recava per questo la firma dell'illustre ex candidato sindaco di quel partito che già ci ha mostrato come potesse passare dalla negazione della privatizzazione dei trasporti a Roma alla raccolta di firme per privatizzarli, Giachetti così disse infatti solo un anno fa: il 9 aprile 2016 : «La privatizzazione di Atac, in questo momento, equivarrebbe ad una svendita. Io non ho nessun furore ideologico, ma se risanata vale 10 volte tanto».
Ma tant'è la questione che vogliamo esaminare oggi è un altra:
La proposta Giachetti di legalizzazione della cannabis ebbe un clamoroso lancio solo un anno fa con queste testuali parole: “La legalizzazione entro l'anno”, abbiamo prove certe e video di questa posizione, con una serie di motivazioni che sono sicuramente condivisibili. A firmare la proposta furono ben 213 deputati e una cinquantina di senatori bipartisan.
Cosa accade invece oggi a solo un anno da una proposta che nelle intenzioni dei firmatari avrebbe dovuto essere approvata nel giro sei mesi, e cioè più o meno entro la fine dello scorso anno?

La Francia ci batosta ma il governo..non batte un colpo.

                                



                                  di Gianni Candotto


Le regole europee generalmente sono regole stupide, dannose e sbagliate, così gli Stati seri di dette regole se ne sbattono e fanno quello che pare a loro. Così la Francia non ha mai rispettato i vincoli del 3% di deficit, così la Germania quando ha voluto, ha nazionalizzato le sue banche. Di politica estera non ne parliamo, a parte l'obbedienza agli ordini degli Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna, hanno fatto sempre quello che hanno voluto. Però un punto sembrava fermo: il principio (anacronistico per altro) del libero mercato. Poi ovviamente ci sono politici europei che dichiarano palesemente l'imbecillità di queste regole e vogliono eliminarle (i cosiddetti populisti), ma per fortuna (secondo il PD e i media) ci sono i "difensori dell'Europa" che combattono i cattivi populisti e rispettano le regole della UE.

 I due paladini delle sinistre italiane di questi tempi sono stati Van der Bellen, che ha sconfitto con una doppia elezione (la prima annullata per brogli) il nazionalista Hofer e in misura molto maggiore l'ex banchiere di Rothshild Macron. Se il primo ha appoggiato il governo di centrosinistra austriaco che ha bloccato ogni passaggio di sedicenti profughi verso l'Austria e addirittura hanno minacciato di eliminare gli accordi di Schengen solo per l'Italia (umiliazione incredibile) il secondo, quello che aveva ricevuto tutti gli elogi più vergognosi e idioti da parte di Renzi e Gentiloni ("l'Europa è salva" il più moderato) è andato molto oltre.
 Non solo ha bloccato le frontiere con l'Italia, non solo è diventato il punto di riferimento della Libia rovesciando tutta la politica estera dell'inutile Mogherini e dell'ancora più inutile Alfano (facendo persino arrabbiare il mansuetissimo Mattarella), non solo ha concluso accordi petroliferi con la Libia a danno dell'Italia (un tempo si sarebbe fatta una guerra per una cosa del genere), ma oggi ha dato l'umiliazione finale alla peggior sequenza di governi che l'Italia ricordi dal 1945 (Monti, Letta, Renzi e il conte Gentiloni).
 Fincantieri aveva acquistato il porto francese di Saint Nazaire. Libero mercato doveva essere. I francesi in questi anni hanno fatto shopping in quasi tutte le aziende ex pubbliche e private italiane. Hanno in mano metà banche e una bella parte del capitale della più grande azienda assicuratrice italiana. Hanno comprato gran parte dell'agroalimentare italiano.. Hanno comprato gran parte dell'industria tessile italiana. Hanno in mano la moda italiana. 

Bene (anzi malissimo): l'unica volta dopo tanti anni che un'azienda italiana aveva acquistato qualcosa di francese, Macron è intervenuto immediatamente: ha nazionalizzato il porto di Saint Nazaire. Nazionalizzazione vietatissima dall'Europa. Ma ovviamente l'Europa non dirà nulla. Anzi, tra un cicchetto e l'altro, Juncker farà un comunicato stampa che "deplora" l'intervento francese. E i francesi se ne fregheranno altamente.
 Quelli che si fanno imporre le regole europee ormai sono solo quelli del PD in Italia. Tutti gli altri se ne sbattono altamente. L'Europa è una fetida ruina (per usare parole di D'Annunzio) e l'Italia si prende a pieni polmoni tutti i miasmi che emana e li chiama profumi.

N.d.R.
Abbiamo scelto questo intervento, in particolare per il suo contenuto e per gli incontestabili fatti che esso mette in risalto.

martedì 25 luglio 2017

PER UN ALTRO RISORGIMENTO SOCIALISTA






                      di Carlo Felici


Abbiamo più volte auspicato il tramonto della sinistra e il risorgere del Sol dell'Avvenire, cioè di un autentico movimento Socialista capace di interpretare correttamente i nodi della crisi strutturale odierna e creare una alternativa di sistema che non corrisponda alle caratteristiche di uno sterile frontismo autoreferenziale di opposizione permanente, e allo stesso tempo non identificabile con il solito collateralismo delle truppe cammellate pronte alla bisogna per l'ennesimo centrosinistra in fregola di supposte alla vasellina.
Tutto questo ha motivato la nascita di Risorgimento Socialista che, nelle premesse e nelle assemblee fondative, aveva alimentato grandi speranze e una notevole partecipazione, se non altro per la curiosità di capire come, dove e se si sarebbe affermata questa proposta, tesa a catalizzare una sorta di alternativa di sistema, per produrre finalmente quella metamorfosi necessaria a passare da una sinistra di assemblati che hanno come programma praticamente solo la loro lista, ad un progetto socialista innovativo che fosse capace di camminare con le sue gambe, proprio per la qualità dei suoi contenuti e l'originalità dei suoi programmi.
Come e perché un autentico Socialismo, coniugato con la parola sinistra, sia da considerarsi, a seconda dei casi, o un ossimoro oppure un tautologismo, lo abbiamo già detto, così come intendiamo debba essere il Socialismo coniugato con le sfide e le contraddizioni del XXI secolo, per questo, pertanto, rimandiamo al precedente intervento.
Ora cerchiamo piuttosto di capire perché questo progetto chiamato per l'appunto Risorgimento Socialista, con l'intento di far risorgere contemporaneamente i valori e la specificità sia della proposta che del Paese a cui è destinata, rischi di fallire sul nascere.

NAPOMACRON





                                  di Carlo Felici

In un precedente intervento avevamo messo in risalto che l'elezione di Macron andava seguita più con attenzione al suo programma che alle eventuali critiche preconcette, ed oggi, che egli è presidente della Repubblica Francese, ne verifichiamo alcune conseguenze concrete.
Quello che appare dall'esordio di questo presidente è soprattutto più che il suo presidenzialismo, il suo presenzialismo, la volontà cioè di apparire sempre e comunque l'immagine di una Francia forte e protesa al suo riscatto, specialmente dopo le conseguenze subite dalla sua immagine in seguito ai recenti attentati.
Probabilmente questa immagine ha bisogno di riscontri esteri per mettere in secondo piano la difficoltà di misurarsi con i problemi sociali ed economici interni.
Ecco dunque che Macron alimenta la grandeur in campo internazionale e non esita a praticare politiche che, in qualsiasi tempo e luogo, non si ha difficoltà ad identificare come neocoloniali, e che sono soprattutto esercitare a scapito dell'anello debole dei Paesi europei nel Mediterraneo, dimostrando così di non avere affatto a cuore l'Unione Europea, ma di volerla piuttosto piegare a politiche revansciste e nazionaliste pro domo sua.
Ricordiamo in breve alcune iniziative a scapito del nostro Paese
A Sharara è stato aperto un pozzo di petrolio gestito dalla Total francese, dalla Repsol spagnola, dalla Omv austriaca e da Stato compagnia norvegese, in diretta concorrenza con la nostra Eni.
Mustafa Sanalla, che dirige la National Oil Company e controlla gran parte della produzione del greggio libico, l'ha incrementata, portandola ad un milione di barili di greggio al giorno. Il livello più alto dal 2013.
Quest'ultimo gode della fiducia della Francia, mentre noi continuiamo a fare affidamento su Serraj, il quale un tempo si alleò con le milizie jihadiste di Bengasi per strappare ad Haftar i terminali di Sidra e Ras Lanuf, ma quest'ultimo, sempre su consiglio della Francia, aveva già concordato con Sannalla e la sua compagnia la suddivisione del ricavato dai suoi terminali. E' del tutto evidente così un deciso arretramento delle posizioni italiane in Libia nell'estrazione del greggio.

venerdì 21 luglio 2017

VIA DALLA SERVITU' NUCLEARE


                           
                                                    di Carlo Felici

I cosiddetti sovranisti non fanno altro che parlare di uscita dall'euro, ma vi è una questione ancora più importante per il nostro Paese, parlando di sovranità concreta ed effettiva.
Un Paese non è mai sovrano se militarmente dipende da un altro. Sarebbe stata sovrana Roma se avesse avuto truppe cartaginesi a presidiare il suo territorio? E Atene, quando mai è stata sovrana con i soldati spartani a presidiare la sua pòlis?
Noi, dopo più di 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, e dopo quasi 30 dalla fine della guerra fredda, abbiamo visto non diminuire, ma aumentare il numero di soldati statunitensi in Italia.
Forse perché con il muro di Berlino è caduto solo un tramezzo condominiale tra est e ovest? Sicuramente, dato che il muro portante, tra nord e sud, non solo è ancora in piedi, ma lo si rafforza in continuazione con armi sempre più potenti e sofisticate, che ovviamente per i flussi migratori servono a poco.
Così era anche ai tempi dell'impero romano, quando i confini servivano da filtro, e gli eserciti furono sempre più dispendiosi, ma alla fine del tutto inutili a impedire il crollo dei confini stessi.
Oggi i muri servono, come quello costruito contro i palestinesi, solo per marcare una differenza, una discriminazione, oppure, come quello tanto strombazzato da Trump ma che nessuno costruirà, per demagogia, per imbonire le masse e carpirne il consenso.

lunedì 17 luglio 2017

Socialismo e sinistra: tautologia e ossimoro

                                                                 


                                                             di Carlo Felici

Cominciamo col dire che Socialismo e Sinistra è un tautologismo inutile, tanto assurdo quanto rivelatore di come il Socialismo, in Italia, ma non solo, negli ultimi tempi si sia progressivamente corrotto, fino a far perdere al significante (alla parola Socialismo) il significato che per circa un secolo ha avuto nella mente e nel cuore di chi ha sempre creduto in questo grande ideale.
Perché se uno ha bisogno di associare alla parola Socialismo anche la parola “sinistra”, vuol dire che teme che ci possa essere anche un socialismo non “di sinistra”, quando non è mai esistito né potrà mai esistere un socialismo “non di sinistra”. Dato che il cosiddetto “socialismo di destra” si è sempre e solo chiamato fascismo, sempre che il fascismo abbia, anche lontanamente ereditato qualcosa, tramite il suo Duce, dal socialismo, il che è tutto da dimostrare e da verificare in sede storica e storiografica.
I socialisti oggi in Italia sono quanto di più vario, e purtroppo “avariato”, possa esistere nel panorama politico, per cui forse sarebbe il caso di cercare il Socialismo italiano, facendo riferimento a chi ancora crede nel Socialismo piuttosto che cercarlo tra chi si professa socialista, appartenendo, per esempio, all'unico partito che in Italia si chiami socialista. Riferire come quest'ultimo, da quasi un decennio segua le sorti del PD, e in ultimo nella versione assolutisticamente renziana di questo partito, sarebbe tediare il lettore, sono cose sotto gli occhi di tutti e abbastanza scontate e deprimenti.
Inutile quindi cercare il Socialismo in Italia con il lanternino di Diogene del PSI, perché esso è spento da tempo. L'unica cosa assurda è il fatto che qualcuno si ostini a tenerlo in mano, come un cerino spento.
Dove cercarlo allora? Tra gli eurofobi nazionalisti, considerando che il Socialismo ha sempre avuto un respiro internazionalista e ha sempre considerato l'Europa come un orizzonte in cui sviluppare, a livello continentale, la libertà e la giustizia sociale? Un po' difficile seguire questa tortuosa strada..e allora?

lunedì 3 luglio 2017

Come spiegarsi la spaventosa mancanza di coscienza dei corrotti





Leonardo Boff

Che cosa resta della coscienza dei corrotti che rubano milioni dalle casse dello Stato o di quella di un impresario che gonfia per milioni le fatture dei suo progetti o sgancia mazzette milionarie ai funzionari dello Stato? Peggio: come è ridotta la coscienza di quei perversi che sviano centinaia di milioni destinati alla Sanità? E quei disumani che falsificano i farmaci e condannano a morte quelli che ne hanno bisogno? E non scordiamo gli sciagurati che strappano la merenda dalla bocca degli scolari, sapendo che per molti poveri è l’unico pasto per tutto il giorno. Molti di questi corrotti sono stati semplicemente denunciati e tutto è finito lì, con una risata idiota. Non raramente sono cristiani e cattolici che con i loro crimini continuano a mantenere Cristo in croce nel corpo dei crocifissi di questo mondo.
Per capire questa malvagità dobbiamo considerare realisticamente la condizione umana. Essa è simultaneamente dia-bolica e sim-bolica, compassionevole e perversa. Nella parlata concreta di Sant’Agostino, in ciascun di  noi c’è una porzione di Cristo, l’uomo nuovo, e una porzione di Adamo, l’uomo vecchio. Dipende dal progetto con cui programmiamo l’uso della nostra libertà se dare spazio a all’uno o all’altro. Così può venire fuori una persona onesta, giusta, amante del vero e del bene. E può, venir fuori una persona malvagia, corrotta e distante da tutto quel che è buono e giusto.
Ma non necessariamente le cose dovevano andare così. Nel più profondo del nostro essere, nonostante ambiguità riferita, vige una prima natura che si esprime attraverso una bontà sorgiva, con preferenza verso il giusto e il vero. Quanto più entriamo nella nostra singolarità, più ci rendiamo conto che questa è la nostra essenza vera, la nostra natura primaria.

domenica 2 luglio 2017

HUMANITAS, CAPITALE E MIGRANTI





                                                   di Carlo Felici

Una delle questioni epocali del nostro tempo è quella dell'immigrazione, che non può certo essere affrontata con slogan o con facili prese di posizione.
Essa, infatti, è molto complessa ed è perfettamente connessa a quanto ho già rilevato con un mio intervento precedente sulla riduzione dell'essere umano a merce e sulla nullificazione dell'etica nella prospettiva di un turbocapitalismo che non accetta alternative a se stesso.
Se l'etica antica ed umanista è fondata sul detto: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” che vuol dire: in quanto essere umano non vi è nulla di umano che mi sia estraneo, la non-etica del turbocapitalismo si fonda piuttosto sul “res sum, omnia humana puto a me aliena” e cioè: sono una cosa, tutto ciò che è umano ritengo mi sia estraneo.
Il migrante è lo strumento, il fine ed il mezzo per la realizzazione di questo obiettivo su larga scala, è un essere umano ridotto a merce, per far lucrare i trafficanti di esseri umani, per riempire le tasche di chi organizza con mafie e consorterie di vario genere l'accoglienza, traendo profitto dai fondi stanziati per questo scopo, ed è infine un oggetto da usare nel mondo della schiavitù salariale destinato alla discarica dell'emarginazione sociale, quando non serve più.
I flussi migratori sono parte integrante e consustanziale di un processo di globalizzazione economica a senso unico turbocapitalista.
Essi servono al contempo per rendere il mercato del lavoro dei paesi di approdo più flessibile, scardinando i diritti acquisiti e riducendo fino ad annullarlo ogni potere contrattuale delle classi lavoratrici, servono come rendita permanente per le mafie che controllano le amministrazioni locali e la politica nei vari territori, sono utili, con le rimesse, per ridurre il potenziale sociale esplosivo dei paesi di origine, e infine, servono da veicolo omologante, per espandere un unico modello culturale basato sul consumo e sui modelli propagandati dalla pubblicità e dai media, ovunque, anche scardinando usi e costumi di culture che potrebbero opporvisi. La sovrapposizione progressiva dei diritti civili su quelli sociali risulta perfettamente compatibile a tale scopo.
E la vera differenza tra un Socialismo Internazionalista ed un neofascismo nazionalista consiste proprio nella visione di insieme e globale di questo fenomeno, anziché ridurlo a mera difesa dei confini della Patria.

sabato 27 maggio 2017

PATRIOTI, NON SOVRANISTI



                                         
            



                                                   di Carlo Felici


Torniamo brevemente sulla questione dell'uscita dall'euro, dopo aver letto un interessante intervento di Riccardo Achilli di Risorgimento Socialista.

La vexata quaestio non è di poco conto né dalle conseguenze indolori, come egli stesso ammette, nella sua conclusione: “Non bisogna essere degli illusi, e pensare che la fase di fuoriuscita dall’euro e di ricostruzione del neo-Sme non sarebbe foriera di conseguenze sociali pesanti, soprattutto per i ceti popolari più fragili. Non sarà una passeggiata. Ci saranno forti fughe di capitali ai Paesi economicamente meno competitivi o più indebitati.”

L'unione monetaria avrebbe dovuto procedere di pari passo con l'unione politica e invece ci troviamo con un mostro con una gamba assai lunga e una cortissima, quasi inesistente che, in questo modo, non solo non cammina, ma rischia di crollare persino nel tentativo maldestro di stare in piedi, da un momento all'altro.

Come fanno i cittadini europei ad avere fiducia in un governo politico della UE se non la hanno nella politica monetaria della stessa UE?

La politica del “più Europa” non può certo coincidere con una maggiorazione di “questa Europa” che appare come una Austerity Union.

Tutti i maldestri e parziali tentativi di dare una parvenza di unione politica al contingente sono concretamente coincisi con delle proposte di stampo tecnocratico come quella della cosiddetta “relazione dei cinque presidenti” o peggio, quella teorizzata da Schauble che consiste in una sostanziale stabilizzazione dell'egemonia degli stati più potenti e competitivi.

Tutto questo sembra, per altro, gettare benzina sul fuoco di coloro che esigono una liquidazione complessiva della UE, o per lo meno dell'eurozona. E se ciò avvenisse?

Certamente la xenofobia già dilagante non ne risulterebbe diminuita, ma aumenterebbe esponenzialmente, e non diminuirebbero nemmeno i rischi di attentati terroristici, come dimostra palesemente il caso dell'Inghilterra post-brexit. Semmai aumenterebbero, per le difficoltà di coordinare meglio gli sforzi di intelligence su scala continentale.

giovedì 25 maggio 2017

C'era un profeta inviato da Dio: Gentilezza




Leonardo Boff*

Sicuramente a Rio de Janeiro era molto nota quella figura singolare con i capelli lunghi, barba bianca, che indossava un abito bianchissimo con stemmi pieni di messaggi. Portava una bandiera in mano con su scritte molte parole in rosso. Dai primi anni di 1970 fino alla sua morte nel 1996, percorreva la città, viaggiando in traghetto Rio-Niterói, ed entrava nei treni e negli autobus per la sua predicazione.
Dal 1980 ha riempito i piloni del viadotto di Cajú nei pressi di Rio con iscrizioni in colore giallo-verde dove riportava la sua critica al mondo attuale e proponeva un'alternativa al malessere della nostra civiltà. Non era matto come sembrava, ma un profeta come quelli dei tempi biblici, tipo Amos e Osea.
Come ogni profeta aveva anche sentito una chiamata divina che era venuta attraverso un evento di grande intensità tragica: il fuoco del circo americano a Niterói il 17 dicembre 1961, nei cui rimasero arse circa 400 persone.
Lui era un piccolo imprenditore del trasporto di merce a Guadalupe, quartiere della periferia della grande Rio. Avendo saputo della tragedia, si sentì chiamato ad essere il consolatore delle famiglie delle vittime.
Lasciato tutto alle spalle, prese uno dei suoi camion, mise su di esso due barili di un centinaio di litri di vino e andò lungo le barche di Niteroi. Distribuiva il vino in piccole tazze di plastica dicendo: "Chi vuole un po’ di vino non deve pagare nulla, basta chiederlo per favore, basta dire “lo gradisco".

domenica 21 maggio 2017

Maduro..ma dura?





                                                    di Carlo Felici


Il “cupio dissolvi” della sinistra italiana sta assumendo ultimamente toni farseschi soprattutto nella difesa a spada tratta del regime di Maduro, il quale viene addirittura paragonato ad Allende, che però non provò minimamente a modificare la costituzione cilena per restare al potere.
Maduro, invece, pur avendo perso quel consenso popolare ed elettorale che fu sempre il punto di forza di Chavez, pretende di cambiare quella stessa costituzione che fu voluta da Chavez nel 1999 e che fu definita dai suoi sostenitori come “la più bella del mondo”.
Maduro ha condotto una gestione disastrosa della moneta e dell’economia venezuelana, dimostrando palesemente di essere un incompetente, e per di più ha operato una forzatura dei processi democratici, con il solo intento di restare al potere a tutti i costi.
Chi crede di dover sostenere il suo regime solo per impedire che prevalga “l’imperialismo nordamericano” ha una visione miope e settaria delle vicende venezuelane e sudamericane, e trascura del tutto il fatto che nei paesi del Sudamerica, ormai solo la capacità di essere convincenti e di restare vincolati al consenso popolare, può consentire ai governi adeguate politiche socialmente avanzate.
Questo vuol dire, tra l’altro, incrementare l’efficienza dello Stato ed eliminare provvedimenti clientelari e parassitari, quelli che, ad esempio, portano a non rimuovere mai i fiduciari del potere, sebbene si dimostrino palesemente incapaci di gestire la politica e l’economia.
Che Guevara fu ministro dell’Industria e sebbene teorizzasse gli incentivi morali, per altro non in conflitto con quelli materiali che riteneva non dovessero essere individuali ma di gruppo, era molto attento alla produttività e all’efficienza del lavoro, lo disse esplicitamente in un suo intervento:
“Dobbiamo porre un operaio dove è veramente indispensabile: il compagno che ritiene di avere qualche guadagno e che può quindi assumere un operaio in più, crede di fare un favore alla classe operaia sistemando un disoccupato, ma non è così. Oggi non possiamo mettere a lavorare gente in luoghi dove il suo lavoro non comporti una produzione superiore alla retribuzione che si dà per il lavoro fatto. Per porre la questione in termini concreti, non dobbiamo occupare un nuovo operaio che produca qualcosa che abbia un valore di 5 pesos al giorno se lo paghiamo 6 pesos. È un'assurdità, ma si sta facendo e inoltre non si è curato a sufficienza un criterio generale di risparmio."

domenica 14 maggio 2017

SOGNI, DICOTOMIE E IMPERATIVO CATEGORICO

       
                             



                                                         di Carlo Felici

E’ ancora opportuno capire se oggi esistano delle reali dicotomie politiche o ideologiche? E in particolare se quella rappresentata dalla contrapposizione destra-sinistra sia ancora valida oppure consista soltanto in una meschina millantatura?
Vediamo di partire da due grandi esempi storici.
Il primo, Mazzini: "Ho udito parlare intorno a me di diritta, di sinistra, di centro, denominazioni usurpate alla retorica delle vecchie raggiratrici monarchie costituzionali; denominazioni che nelle vecchie monarchie costituzionali rispondono alla divisione dei tre poteri, e tentano di rappresentarli; ma che qui sotto un Governo repubblicano, ch'è fondato sull'unità del potere, non significano cosa alcuna" Giuseppe Mazzini. 10 Marzo 1849 alla Repubblica Romana.
Il governo repubblicano romano del 1849 fu, a tutti gli effetti, un governo rivoluzionario, sia perché rovesciò radicalmente un assetto istituzionale preesistente, sia perché ebbe una larga partecipazione popolare, sia perché tentò di cambiare il tessuto economico e sociale dell’epoca, dando un esempio che potesse essere da guida per il resto d’Italia. Purtroppo ebbe breve vita, in quanto fu soppresso manu militari da una repubblica francese che avrebbe dovuto essere sorella amorevole e invece fu fratricida e caina, sperimentando quel bonapartismo che fu, mutatis mutandis, il prologo di tutti i fascismi.
Mazzini immaginava una Repubblica nel senso originario ed etimologico del termine, e cioè come “bene comune”, intendendo con ciò un superamento della contrapposizione delle classi sociali, in nome di un interesse collettivo che fosse basato sulla libertà e sulla giustizia sociale, e che non dovesse avere come arbitro né un papa e nemmeno un re, ma solo il popolo nella sua totalità, integrità e libertà.

sabato 6 maggio 2017

Il demiurgo e il topolino incazzato






Lungi da questo blog fare il tifo per un candidato o l’altro nella competizione elettorale che porterà all’elezione del nuovo presidente della Repubblica Francese.
Se qualcuno ha interpretato il precedente intervento come una sorta di sostegno a Macron si è sbagliato di grosso. Abbiamo solo cercato di analizzare i motivi di un successo ed il programma stesso del candidato, ovviamente precisando che è tutto soggetto a verifica.
I tre candidati in Francia sono espressione variabile di un unico sistema, come d’altronde non potrebbe che essere, in una dimensione economica e politica in cui prevale il capitale come demiurgo di ogni assetto governativo ed istituzionale.
Se, quindi, un demiurgo si presenta uno ma trino nell’espressione delle candidature elettorali che competono per vincere, non c’è da sostenere l’uno o l’altro, perché sono tutti variabili dello stesso sistema di cui il demiurgo è fattore fondante ed anche elemento di garanzia di inamovibilità del sistema.
Fa quindi un po’ ridere la scelta del meno peggio o addirittura la contrapposizione tra i candidati stessi, in nome poi di non si sa cosa, dato che nessuno di essi esprime concretamente la volontà di una alternativa di sistema. Forse, piuttosto, in tale prospettiva, è quasi meglio che vinca il peggiore affinché le contraddizioni del sistema stesso non trovino palliativi ma vengano fuori tutte con grande evidenza ed immediatezza.

lunedì 1 maggio 2017

C'è sempre qualcuno che aspetta Godot




Leonardo Boff*
Ho conosciuto un uomo che in vita sua ha fatto di tutto. Dicono che era stato ateo e marxista, che era arrivato a arruolarsi nella Legione Straniera francese e che aveva sparato a un sacco di gente.
All'improvviso si convertì. Diventò monaco senza uscire dal mondo. Lavorò come stivatore. Ma tutto il tempo libero lo dedicava alla preghiera e alla meditazione. Durante il giorno recitava giaculatorie: "Gesù aiutami", "Gesù, perdona i miei peccati", "Gesù, santificami", "Gesù, fammi amico dei poveri",  "Gesù, fammi povero con i poveri".
Stranamente aveva un modo tutto suo di pregare. Pensava: se Dio si è fatto uomo in Gesù, allora è come noi: faceva pipì, piagnucolava perché voleva poppare, faceva smorfie per le cose che gli davano fastidio, come quando aveva le fasce bagnate.
Dicono che all'inizio Gesù era più affezionato a Maria, e, in un secondo tempo, di più a Giusepe. Cose da psicologi. E' cresciuto come i nostri bambini, giocando con le formiche, correndo dietro a un cane, tirando sassate agli asini e - birbantello - a tirar su il vestito alle ragazze, per vederle incavolate come ha immaginato non senza irriverenza, Fernando Pessoa.
E dunque pregava Maria, la madre del Bambino, immaginando come lei avrà cullato Gesù, come ne avrà lavato nel pozzetto le fasce e preparato il pane e il latte per il bambino, e piatti più sostanziosi per lo sposo, il buon Giuseppe. E si rallegrava interiormente con simili trovate perchè le sentiva e viveva con il cuore che batteva a mille. E piangeva con frequenza di gioia spirituale.

lunedì 24 aprile 2017

Marchons, marchons! Macron, Macron!




Oggi a sinistra in Italia la confusione è assai grande, e l’unica cosa che da quelle parti pare si possa affermare, anziché un progetto politico condiviso, è copiare Melenchon, che per altro dagli agricoltori francesi non si è fatto nemmeno vedere, tanto lo sa che da loro non becca nemmeno una vanga in testa.  Ma imitare Melenchon, uno che come altri (ad esempio Fassina nel PD), ha condiviso a lungo tutte le brutture del Partito Socialista Francese, vuol dire ammazzare la sinistra prima ancora che nasca. Le elezioni francesi, infatti, insegnano che è già nato un nuovo modo di fare politica, il quale va ben al di là delle vecchie concezioni della destra e della sinistra, chi ne resta ancora prigioniero è destinato a perdere o a fare l'utile idiota in permanenza. La politica oggi segue il pragmatismo, le esigenze economiche e sociali e le paure della gente comune, a partire da lavoro e sicurezza, legata anche all'immigrazione. Oggi è l'epoca degli outsiders, che sanno interpretare questi bisogni e trasformarli in programma politico convincente senza legarsi alle vecchie categorie politiche ed ideologiche. Questo però non vuol dire che la cultura politica non conti, può essere un elemento in più, ma solo se si hanno già le qualità e l'intuito necessari per comprendere e intercettare gli umori popolari.
Gli stati, oggi, sono sempre di più interconnessi e la loro politica e la loro efficacia dipendono in gran parte non più da politiche nazionali, ma dalla capacità da parte di una nazione e della sua classe dirigente, di saper interagire efficacemente in un contesto più vasto ed articolato, traendone benefici e vantaggi anche per la propria popolazione. Questo è possibile solo se si appartiene ad una area comune di scambi economici e monetari che esalti e non penalizzi in maniera speculativa gli sforzi produttivi e finanziari di ciascun paese.

Per questo la qualità di base che ogni paese, oggi, deve avere è quella di saper tenere i suoi conti in ordine, colpendo speculazione, corruzione e malversazione, prima ancora di adottare politiche fiscali e sociali che siano giuste e condivise. Prima ancora di scaricare, per necessità ed acqua alla gola, i costi del permanente risanamento sempre e soltanto sulle spalle delle stesse categorie di cittadini. Lasciando privilegi insostenibili e scandalosi nelle mani dei soliti corrotti e corruttori al potere.
In Francia, ma anche nel resto d’Europa, la divaricazione sociale tende ad aumentare parallelamente alla paura di perdere libertà e diritti, e ovviamente anche la vita a causa dell’invadente terrorismo.
Queste sono ormai le motivazioni che spingono le persone a votare e a sostenere un candidato anziché un altro, si è cioè stimolati più dalla pancia che dal cervello, ed è questo anche il motivo per cui le categorie politiche del secolo scorso, basate in gran parte su presupposti ideologici ed escatologici, sono ormai definitivamente tramontate.
Si badi, però non è tramontata la cultura politica, e cioè quella capacità di essere competenti economicamente e socialmente, al punto da capire nel concreto, cosa si può e si deve fare e con chi, per poter interpretare e soprattutto attuare un buon programma politico.
Oggi in Francia abbiamo due candidati che sono lo specchio di tale situazione: Le Pen che alza la voce e i toni della politica ed intercetta ed interpreta le paure profonde, le insicurezze e la voglia di protesta anche sociale del suo popolo in chiave nazionalista (non azzarderei la parola fascista che resta confinata nel suo ambito storico) e sciovinista, Macron che invece abbassa i toni e con una freddezza e moderazione quasi incredibile per l’età che ha, dimostra di essere una persona competente, consapevole del contesto economico e politico non solo francese ma anche globale, e si propone come punto di mediazione e di efficacia in una realtà dove i poteri forti ormai agiscono incontrastati, ma hanno ancora un piccolo difetto…per governare devono avere il consenso della gente, un consenso che oggi risulta sempre di più la conseguenza di una paura.

sabato 15 aprile 2017

VIVIAMO PER MORIRE O MORIAMO PER RISUSCITARE?

                                        





                                                  di  Leonardo Boff



La Chiesa non annuncia mai solo la croce e non proclama mai solo la gioiosa notizia della resurrezione di Cristo. Croce e resurrezione costituiscono l'unità di uno stesso avvenimento: colui che è stato disprezzato sulla croce, è stato anche resuscitato alla gloria. Annunciare solo il martirio della croce esalterebbe il coraggio e l'abnegazione di un eroe in favore degli uomini, ma ci lascerebbe senza speranza. Annunciare solamente la resurrezione genererebbe certamente euforia ma ci lascerebbe insensibili di fronte al destino dei crocifissi della storia. Annunciando la morte e la resurrezione insieme, come fanno i vangeli, vogliamo professare la vittoria della vita sulla morte e l'irruzione della luce liberatrice a partire dalle tenebre dell'oppressione.
Possiamo comprendere a fondo il significato della resurrezione solo se prendiamo sul serio gli interrogativi radicali del cuore. Per tutti la morte è un enigma e un mistero. Che senso ha la vita, se procede inesorabilmente verso la morte? Il senso che diamo alla morte costituisce il senso che diamo alla vita. Se la morte significa dissoluzione della vita, questa perde tutto il suo valore.
Più angosciosa ancora è quest'altra questione: che senso ha la morte degli innocenti, di coloro che si sono impegnati a rendere la vita più giusta e più umana e sono stati violentemente eliminati? Chi può rendere loro giustizia? È sufficiente un minuto di silenzio per i martiri anonimi sacrificatisi per i diritti degli umiliati e degli offesi? Le rivoluzioni vittoriose non possono resuscitarli perché partecipino dei frutti del loro sacrificio. Siamo condannati a vivere per dovere alla fine morire? O al contrario, la morte e la resurrezione di Gesù ci insegnano un'altra verità, che, cioè, viviamo e moriamo per resuscitare?
Il mistero pasquale della morte e della resurrezione di Gesù risponde a tali questioni. La vita chiama la vita; la morte non distrugge la vita, apre solo alla possibilità di un'altra forma di vita più alta e piena, perché realizzata nello spazio dell'eternità. Alla fine non c'è un muro, ma una porta che si apre. La morte violenta di quanti si sono impegnati per la giustizia non è assurda. Apre l'accesso alla pienezza della vita, perché Gesù è stato condannato per il suo impegno a favore della giustizia del Regno di Dio e la sua resurrezione è venuta a legittimare questo tipo di morte. Morire così non è solo degno e santo. È ereditare la resurrezione, che significa pienezza della vita umana in Dio.
Questa vita nuova non irrompe dopo la morte. È più forte della morte, è anteriore alla morte. San Pietro, nel suo discorso negli Atti degli Apostoli, descrive, in una frase, com'era questa vita: Gesù di Nazaret, consacrato in Spirito Santo e potenza "passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo" (Atti, 10,38). Un'esistenza totalmente dedita al bene e alla liberazione degli oppressi non avrebbe potuto essere ingoiata dalla morte. Dio avrebbe smesso di essere quello che è, il Dio vivo e creatore di vita.
Il trionfo della vita di Cristo è talmente potente che coinvolge la vita di tutti coloro che assumono la sua causa: cominciano anch'essi a resuscitare (cfr Rm 6,3-13; 8,11.17).
Paolo evidenzia il fatto che siamo già stati resuscitati con Cristo (Col 3,1; Ef 2,5-6); certamente non si tratta di un fatto concluso, poiché abbiamo davanti a noi tutto il pellegrinaggio terreno, ma realmente un fatto già iniziato. È qui che risiede la fonte della gioia e della giovialità cristiane. Dopo che Cristo è resuscitato, non hanno più senso la tristezza e la paura angosciosa della morte. La morte è stata smascherata come uno spauracchio che metteva paura alla vita: "la morte è stata ingoiata per la vittoria" (1Cor 15,55). 
La resurrezione è un processo di vita nuova nel quadro della vecchia. Tutto ciò che fa crescere la vita nella sua autenticità umana sta alimentando i semi di resurrezione depositati nel nostro corpo mortale. Quello che rende la vita autenticamente umana è la ricerca dell'amore disinteressato, l'impegno per la giustizia di tutti, soprattutto degli oppressi, lo sforzo di creazione di strutture di convivenza fraterna, la capacità di perdonare e di sperare contro ogni speranza.
La morte libererà la potenza di questa vita nuova e le affiderà un'espressione simile a quella di Cristo glorioso (cfr Col 3,4). La resurrezione è dono prezioso di Dio, ma anche costruzione onerosa dell'essere umano, che già comincia nel presente e maturerà fino all'eternità.

martedì 11 aprile 2017

LA PLANETIZZAZIONE / GLOBALIZZAZIONE





Leonardo Boff*

Oggi c’è un forte confronto con il processo di globalizzazione, esacerbato da Donald Trump che ha calcato la mano su “l’America innanzi tutto,” diciamo meglio, “solo l’America”. Muove  guerra contro le corporazioni globalizzate a favore delle corporazioni dentro gli Stati Uniti.
Importante capire che si tratta di una lotta contro le grandi società economico- finanziarie che controllano grande parte della ricchezza mondiale nelle mani di un numero piccolissimo di persone. Secondo J. Stiglitz premio nobel per l’economia, abbiamo l’1 % dei miliardari contro il 99% di dipendenti impoveriti.
Questo tipo di globalizzazione è di natura economico-finanziario, mastodontica e a dire di Edgar Morin, siamo all’era di ferro della globalizzazione, che è più di una semplice economia. Si tratta di un processo irreversibile, una nuova tappa della evoluzione della Terra, a partire dal momento in cui l’abbiamo scoperta. Contemplandola venendo dal di fuori, come ce lo testimoniarono gli astronauti a partire dalle loro navi spaziali. Qui è chiaro che la Terra e l’Umanità formano una unica entità complessa.
E’ il grande impatto la testimonianza dell’astronauta nord-americano John W. Young, in occasione del quinto viaggio alla luna il giorno 16 aprile 1972: “Laggiù in basso, sta la Terra, un pianeta azzurro-bianco, bellissimo, risplendente, la nostra patria umana. Da qui alla luna io lo trattengo sul palmo della mia mano. E da questa prospettiva non ci sono sulla Terra né bianchi né neri, né divisioni tra est e ovest, né comunisti né capitalisti, né nord né sud. Tutti formiamo un’unica Terra. Dobbiamo imparare ad amare questo pianeta di cui facciamo parte”.

martedì 21 marzo 2017

ALLA CULTURA DELLA VIOLENZA OPPONIAMOLA CULTURA DELLA PACE




Leonardo Boff*

Il mio sentimento del mondo mi dice che viviamo all’interno di una violenza mondiale sistemica. Troppo lungo enumerare tutti i tipi di violenza, che però è così globalizzata, che il vescovo di Roma, il papa Francesco ha affermato per tre volte, che siamo dentro a una terza guerra mondiale. Non è impossibile che una nuova guerra fredda tra USA, Russia e Cina finisca per scatenare un conflitto nucleare.
Se si verifica questa tragica eventualità, sarà la fine del sistema vita e della specie umana. Questo stato di permanente belligeranza deriva dalla logica del paradigma civilizzatore affermatosi lentamente per secoli fino, ad arrivare alla forma parossistica dei nostri giorni: l’illusione che l’essere umano sia un “piccolo dio” che si colloca al di sopra delle cose per dominarle e accumulare benefici a costo di danneggiare la natura e intere popolazioni. Abbiamo perso la nozione di appartenenza alla terra e che siamo parte della natura. Tale coscienza ci porterebbe a una confraternizzazione con tutti gli esseri di questo magnifico pianeta.
Urge un nuovo rapporto con la natura e con la Terra, rapporto fatto di sinergia, rispetto, convivenza, attenzioni e senso di responsabilità collettiva.
Questa relazione conviviale è sempre stata viva in tutte le culture dell’Occidente e dell’Oriente, specialmente tra i nostri popoli nativi, che nutrono un profondo rispetto verso la Terra.

mercoledì 1 marzo 2017

CONTRO I LINKAROLI EUROFOBI

                                                            





                                                      Carlo Felici


Pare proprio che il fronte degli eurofobi in Italia stia crescendo a vista d’occhio, tanto da coinvolgere ormai uno schieramento trasversale che va allegramente da destra a sinistra, passando per il populismo isolazionista schizoide dei grillini i quali strombazzano contro l’euro a casa loro, ma cercano alleanze pro euro in Europa, salvo però essere messi alla porta con molta solerzia ed essere ricacciati così tra gli stessi eurofobi inglesi di prima.
I linkaroli eurofobi, nonostante anche Lafontaine abbia non poche difficoltà a far passare nella sua stessa Linke la linea del ritorno al “serpentone monetario europeo”, che poi non sarebbe altro, in definitiva, che il modo migliore per sancire la supremazia monetaria assoluta del marko redivivo, dopo il superamento della crisi dovuta alla riunificazione tedesca, ebbene i nostri “imitatori” hanno decisamente imboccato la via che segue l’ispirazione di un leader che, tra l’altro, è stato tra quelli che hanno “inventato” l’euro pro domo loro.
Ma la moneta unica è davvero il frutto avvelenato di una Europa perfida e assolutista? Uscirne per chi ora è indebitato molto di più di quando entrò nell’eurozona, è davvero un vantaggio?

lunedì 27 febbraio 2017

LA TOLLERANZA NECESSARIA E URGENTE



di Leonardo Boff

Oggi nel mondo e anche in Brasile, impera   
molta intolleranza verso qualche partito come il  
PT e nei confronti di quell’area socialista o  
comunista. Intolleranza grave, a volte criminale,  
che alcune chiese neo pentecostali diffondono e  
alimentano  contro le religioni  afro-brasiliane,  
demonizzandole  e perfino invadendo e  
danneggiando i  loro ”terreiros”, come avvenuto  
in  Bahia alcuni anni fa. C’è intolleranza che  
porta al crimine specialmente contro il gruppo   
LGBT. Vittima di intolleranza è anche papa  
Francesco, attaccato e calunniato perfino con  
manifesti affissi su muri di Roma, perché si  
mostra  misericordioso e accogliente con tutti,  
specialmente con gli emarginati, cosa che i  
conservatori non sono abituati   a vedere nelle  
rappresentazioni tradizionali di un papa. 

         Il cristianesimo delle origini, della tradizione  
di  Gesù storico -  contrariamente all’intolleranza  
della  Inquisizione e ad una visione  
esclusivamente  dottrinaria della fede – era  
estremamente tollerante. Gesù ci ha insegnato   
che dobbiamo tollerare che il loglio cresca  
insieme col grano.  Soltanto alla mietitura si fa la  
separazione.   Pietro, già scelto come Apostolo,  
seguiva costumi dei Giudei, che  non dovevano  
entrare nelle case dei pagani, non potevano  
mangiare certi cibi, che li avrebbero resi impuri.  
Ma una volta che un Ufficiale romano,  di nome  
Cornelio lo aveva invitato,  finì per fargli visita.  
Così constatò la profonda umanità dell’Ufficiale  
e le sue attenzioni verso i poveri. E concluse:  
“Dio mi ha mostrato che nessun uomo  
dev’essere considerato profano o impuro; ora  
riconosco veramente che non esiste in Dio  
nessuna discriminazione di persone, ma gli è  
gradito, in qualsiasi nazione, chi ha rispetto  
verso  Dio e pratica la giustizia (Atti, 10,28-35).