Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

venerdì 20 aprile 2018

La scuola: colpevoli idiozie



                                         di Carlo Felici



Leggiamo un interessante articolo sul Corriere in merito al degrado attualmente in atto nella scuola

L'autore conclude con un accenno alla crisi di governo, io credo che ci sia un nesso stretto tra degrado della scuola e degrado civile e politico. Abbiamo sopportato per decenni e ancora sopportiamo che un bullo e un autocrate della politica abbia avuto ed abbia ancora il ruolo di ago della bilancia, con le sue farsesche esternazioni anche mimiche, ovunque, abbiamo tollerato l'esistenza di comici che sono stati capaci di inveire e conquistare consenso, o di improvvisati capi di partito che hanno preteso di essere allo stesso tempo improvvisati capi di nazione, cercando di cambiare con improvvisazioni anche la Costituzione.

 E che cosa ci aspettiamo ora? Di chiudere il recinto dopo la fuga dei buoi? E' stata introdotta l'alternanza scuola lavoro, ma a che è servita? Un preside manda giustissimamente a fare lavori socialmente utili degli studenti cafoni e caproni e le famiglie insorgono. Appena ti azzardi a fare qualcosa che ai genitori non torna gradito, hai subito il dirigente che come minimo ti invita alla prudenza. Ma vi pare possibile che le autorità scolastiche e civili si accorgano di questi scempi solo dopo che hanno fatto il giro del web? E' davvero ipotizzabile che certi episodi, fino ad allora, restino confinati dentro le pareti di un'aula scolastica? O è vero il contrario, e cioè finché non appaiono nei video, vengono taciuti? Questa ci appare  solo come la punta dell'iceberg di una omertosa complicità. Di conseguenza, l'impunità di fatto regna sovrana, e ci si chiede perché un docente di fronte a tale scempio non reagisce e quasi cristianamente porge l'altra guancia? O perdona quasi sempre?

 Perché dopo anni in cui ANCHE LA STAMPA ha sparato a zero contro i docenti, strombazzando che lavorano poco, che non si aggiornano, che si meritano anche troppo rispetto a quello che fanno (quando è palesemente dimostrato che lavorano esattamente come i loro colleghi europei, anche se giorni e ore sono distribuiti diversamente), SI SONO STUFATI. Non reagiscono perché, come insegna Socrate, prima di Cristo, il male è meglio subirlo che essere complici nel suo esercizio, dato che tra male ed ignoranza vi è una strettissima connessione. Perché sanno benissimo che i bulli hanno sempre qualcuno che dà loro risalto, coi telefonini, nei media, nella società così, alla punizione, preferiscono un giorno di GLORIA DA BOSS improvvisati. Non sia mai che magari un boss vero, vedendoli, non decida di arruolarli nelle sue file. Ma non avete ancora capito che il degrado ha portato questo paese ad essere controllato e governato indirettamente (e davvero non so quanto indirettamente o direttamente) dalle mafie? Che la scuola sta diventando una palestra per boss in erba? Non vi rendete conto che l'umiliazione dell'insegnante corrisponde, in tale scuola di propedeutica mafiosa, all'umiliazione dell'istituzione in quanto tale, della legge di tutti, in nome della legge personale del comando io?

 Non è uno spot malavitoso ancora  abbastanza evidente il video in cui lo studente si rivolge arrogantemente al suo docente, chiedendogli ripetutamente: Chi comanda? Chi comanda? Lo sai chi comanda? Inginocchiati!

  Non è ancora palese il fatto che la creazione di classi pollaio da trenta alunni ciascuna, le manomissioni scolastiche che ogni governo puntualmente propone ed esercita verso le istituzioni scolastiche ad ogni tornata elettorale, più o meno dall'inizio del secolo, sono state funzionali allo sfascio definitivo della scuola pubblica, in nome di un modello in cui chi può si compra il diploma, magari saltando anni inutili, e facendone tre in uno, e gli altri si arrangino e si scannino tra di loro?  Noi non abbiamo la Repubblica di Mazzini in cui non c'è sinistra né destra o centro che tengano, ma tutti sono per uno e uno per tutti, non abbiamo nemmeno quella di Platone un cui governano i saggi e i filosofi, ma abbiamo quella di mammasantissima, dove l'insegnante è come l'orso del baraccone, e ci si allena a colpirlo.

 Fino a qualche tempo fa, una volta colpito, si alzava e ruggiva. Adesso, viste le innumerevoli risate, non si alza nemmeno più, si limita ad essere colpito e a sopravvivere fino alla pensione, a meno che, dato che anche questa è stata posticipata, non crolli miseramente prima.  Brecht diceva: beato quel paese che non ha bisogno di eroi, ma noi possiamo ben dire ormai che è beato quel paese che non ha bisogno di insegnanti. Perché impara dalla miseria delle sue idiozie

http://www.corriere.it/digital-edition/CORRIEREFC_NAZIONALE_WEB/2018/04/20/1/la-scuola-colpevoli-distrazioni_U43470797557612dxD.shtml

lunedì 16 aprile 2018

LEADER SERVITORE: IL CARISMATICO LULA





Leonardo Boff*
Nessuna società rafforza la sua identità se non attraverso grandi simboli che la focalizzano e le mostrano un cammino. Questi simboli sono monumenti referenziali come il Cristo del Corcovado, o un’intera città come Brasilia, le statue dei profeti dell’Aleijadinho, monumenti che abbelliscono strade e piazze e altro ancora. I nomi delle strade ravvivano la memoria di scrittori, poeti, artisti e di immagini che rimangono nella coscienza collettiva. Nel mondo della politica è innegabile il predominio di Getulio Vargas, uno dei più grandi leader politici della nostra storia, che ha istradato il Brasile verso un altro destino, introducendolo nel mondo moderno con politiche perequative favorevoli soprattutto alla classe lavoratrice.
E’ in un simile contesto che va situata la figura di Luiz Inacio Lula da Silva. Nessuno può negargli il carisma che lo invasa, riconosciuto in Patria e all’estero. La prova di questo carisma è che lui proviene dalle classi abbandonate da quelle stesse élites che da sempre tengono occupato lo Stato e che hanno elaborato politiche a proprio favore, girando le spalle al popolo e che mai ebbero un progetto per il Brasile, ma solo per sé.

lunedì 26 marzo 2018

Post Livornum datum


                                     



                                                        di Carlo Felici


Dopo l'Assemblea di Livorno la primavera è sicuramente più vicina e non solo per la stagione incipiente o per l'ora legale che stavolta non suscita più alcun panico tra i socialisti, ma soprattutto perché le tante primavere dei partecipanti l'hanno arricchita di speranza e di molte utili aspettative.
Si cercava di avere un momento in cui guardarsi negli occhi, forse anche solo per sfogarsi o sentirsi meno soli, nella desertificazione della sinistra italiana, e si è avuto qualcosa di più.
La sensazione netta di una vitalità che attende solo di essere messa alla prova, non solo con una lista o un partito da fare subito senza se e senza ma, in particolare, con i valori e le proposte che ciascuno dei partecipanti ha mostrato di voler mettere in atto con un dono che oggi è molto raro e sempre più difficile da trovare nelle assemblee politiche, che servono solo a celebrare o a sostituire qualche personaggio alla guida di qualche lista o partito, e questo è il dono prezioso della cultura politica.

Ecco, a Livorno è andata in scena la CULTURA POLITICA, nel deserto della plastificazione dei soggetti politici senza alcuno spessore culturale e che, per questo, ricorrono all'urlo, alla denigrazione oppure al professionismo del vassallaggio, è apparso finalmente un convitato di pietra pesante più di una tonnellata.
Solo la cultura politica, infatti, potrà restituire a questo paese un futuro degno del suo passato, della sua storia e delle sue migliori tradizioni, perché come si specifica nel documento finale: Nella sinistra italiana i socialisti hanno rappresentato la forza del progetto e della governabilità.
In una politica così povera di progettualità ed incapace di governabilità, c’è un vuoto che noi socialisti possiamo e dobbiamo riempire.”
Ecco, questo bellissimo e sacrosanto intento è il migliore viatico che ci si possa aspettare per un futuro impegno e per una concreta rinascita politica, però esso va messo alla prova, e non c'è molto tempo per farlo. Non possiamo aspettare ancora le calende greche o che altri si muovano verso di noi, carissime compagne e compagni, siamo noi che ci dobbiamo muovere, certamente accelerando quel processo costruttivo prefigurato nella seconda parte del documento uscito da Livorno.
Si parla giustamente di vari passaggi tra cui Il primo organizzativo. In ogni realtà regionale è indispensabile che si creino, entro il mese di maggio, momenti di confronto e discussione, che servano ad arricchire le proposte oggi avanzate, per avviare la costituzione in ogni provincia di almeno un circolo socialista, e per definire dei coordinamenti territoriali provvisori, al fine di consentire a tutti di partecipare alla campagna politica per l’elaborazione delle proposte programmatiche e politiche future.”
Però, parliamoci chiaro: non abbiamo tutto questo tempo, dato che le cose evolvono in fretta e non sappiamo nemmeno se a ottobre avremo nuove elezioni o forse anche una nuova legge elettorale
Noi dobbiamo essere preparati entro l'estate, e per settembre al massimo, ad avere una precisa e definita soggettività politica, per varie ragioni: 1) Dobbiamo colmare un vuoto prima che sia troppo tardi, e cioè prima che a farlo sia la necessità di creare altre liste non ben definite, ma ancora una volta legate a questo o a quel personaggio che se ne fa garante. 2) Per anticipare l'inerzia di altri che stanno a guardare con l'unico scopo di cercare l'occasione più propizia ed opportunista in cui collocarsi. 3) Per dare una figura e un corpo ad un soggetto politico che abbia finalmente la possibilità di presentarsi all'attenzione dei media e della comunità dei cittadini con una cultura e una veste politica ben definita. Non aspettiamo novembre, non l'anno prossimo, non è questione di risorse finanziarie o di personaggi che possano dar lustro al progetto con la loro presenza. Basta la presenza di chi ancora crede e pratica il socialismo, con i suoi valori di sempre. Bastiamo noi. Noi abbiamo le risorse politiche, culturali ed ideologiche e su queste dobbiamo basarci, non sulla dietrologia o sull'imitazione dei leader del passato, fossero anche i migliori della nostra storia.
Noi abbiamo l'orgoglio e la capacità di essere sinistra senza proclamarci di sinistra perché il Socialismo è la sinistra da sempre e solo quando lo ha dimenticato, la sinistra è sparita.
Quindi dobbiamo solo ricordarcelo e ricordarlo anche a tutti gli altri. Arriviamo pure a Rimini ad incontrare altri personaggi interessati a questo progetto, ma non arriviamoci in ordine sparso, non arriviamoci in assetto movimentistico e assembleare. Arriviamoci già con una forma partito Socialista definita
Ci vuole arrivare il PSI in questo modo, aderendo alle istanze che stiamo costruendo? Ben venga! Non ci vuole arrivare, perché insegue ancora disperatamente una impossibile riesumazione per ulteriore grazia ricevuta solo dal suo segretario..senatore-lucciola? E allora che resti per strada.
Ma noi la strada dobbiamo percorrerla bruciando le tappe, perché questa è l'era della velocità, della novità e della sorpresa, non è l'era dei tempi biblici del Novecento o dell'Ottocento. E quando parlo di novità, ovviamente non parlo di improvvisazione, ma di inventiva, di innovazione e di competitività.
Per bruciare tutti sul tempo bisogna avere già prima di Rimini un simbolo, un nome (ovviamente socialista e forse ancor meglio ecosocialista) e un portavoce ufficiale che io già lancio nella figura del più combattivo e democratico tra i Socialisti di oggi: Felice Besostri in qualità di presidente e magari, come segretario, il più paziente e capace di tolleranza e mediazione tra di noi: Aldo Potenza. Scordatevi, almeno per ora, che spunti all'improvviso un carismatico come Craxi, perché anche Bettino, nelle condizioni un cui siamo, avrebbe preteso un partito, un vero organo politico, e non parliamo poi dei vari Nenni o Pertini, per i quali il partito era sacro.
Senza partito Socialista scordatevi il Socialismo, carissime compagne e compagni, in un bellissimo discorso JOHN LLOYD ha spiegato bene, smascherando le contraddizioni del “socialismo nominale” europeo, cosa vuol dire essere socialisti ed esordendo con queste parole: IL PARTITO dei socialisti europei ha un motto: "Socialisti e fieri d'esserlo!". Può anche essere che ne siano fieri, ma definirsi socialisti è fare un torto alla lingua. Se "socialista" vuol dire qualcosa, infatti, il Pse non può continuare a definirsi tale.” Come facciamo ad essere fieri di essere socialisti senza avere un partito che sia di nome e di fatto socialista? Noi dobbiamo porci questa domanda, da quando ci alziamo la mattina a quando andiamo a dormire la sera. E senza aspettare che ci risponda Babbo Natale quest'anno o la Befana l'anno prossimo. Diamoci una risposta entro l'estate, mentre il ferro è ancora caldo.




giovedì 22 marzo 2018

Ripartire da Labriola (corollario per Livorno)

                                                   
  


                                                         di Carlo Felici


Labriola già dagli albori aveva colto bene la vera essenza di un autentico Partito Socialista. Egli che, a differenza di Turati, (che gli viene contrapposto da alcuni storici come Arfè, perché lo ritengono più concretamente “realista” rispetto al “dottrinale” Labriola) è invece a tutti gli effetti un politico socialista assai moderno. Forse più del “positivista” Turati, soprattutto nel rapporto tra teoria e prassi.
Per Labriola il partito dei lavoratori può diventare egemone, non con la semplice acquisizione da parte di un gruppo minoritario di una coscienza marxista, e neppure con l’eversione, ma nel momento in cui maturano concretamente al suo interno nuove forme di convivenza e di politica concepite nella lotta. Nella ricerca di una nuova funzione sociale nell’ambito di un modello propositivo ed alternativo socialista.
Ciò può realizzarsi, secondo Labriola, solo mediante l’attuazione di un soggetto politico partecipativo
Purtroppo sia il Partito Comunista che quello Socialista, spesso nel dopoguerra ad esso subalterno, tranne che nel periodo craxiano, hanno messo in atto un modello dirigenziale di stampo marxista-gramsciano, in cui è la classe dirigente a decretare le linee guida e a sviluppare il conseguente modello del centralismo democratico.
Mentre l’elaborazione di un vero nuovo partito socialista che sia coerente con le sue più autentiche origini, deve tornare al Labriola ed a quel modello in cui non vi è che una “compagnia partecipativa” (cosa che, in ogni caso, obiettivamente mancò al PSI di Bettino Craxi) 
E gli intellettuali, coerentemente con ciò, “non sono né padroni, né né duci, né intraprenditori, ma soltanto i dotti della compagnia”

mercoledì 21 marzo 2018

A LIVORNO, RITORNO AL FUTURO







                                                  di Carlo Felici

Carissime compagne e compagni,
impossibilitato da gravosi impegni ad essere con voi a Livorno, vi invio questo mio messaggio di incoraggiamento, con alcune mie considerazioni su ciò che, a mio avviso, può e deve contare per rendere il Socialismo Italiano ancora vivo e presente.
Chiariamo subito una questione, che deriva anche dall'ultimo esito elettorale: l'atomozzazione dei socialisti italiani ha raggiunto in questa ultima occasione i suoi livelli più bassi e grotteschi, oltre che direi ridicoli. Sostanzialmente i socialisti oggi rimasti in Italia e, chi più o chi meno, aventi come partito di origine il PSI, si sono divisi in tre: una componente è andata a sostenere una lista populista di sinistra insieme ai comunisti e ai centri sociali: Risorgimento Socialista. Un'altra componente fortemente critica verso il PSI ha cercato di inserirsi nella lista dei fuoriusciti dal PD e guidata da Grasso, alcuni con risultati inconcludenti e altri con l'unico risultato di farsi espellere dal PSI. E infine la terza, restando nel PSI, ha messo (è il caso di dirlo letteralmente) INSIEME una lista con Verdi e prodiani, la quale, a sua volta, alla ricerca di un impossibile riscatto identitario, non ha avuto che un misero risultato da prefisso telefonico magari buono solo per ET..nel suo disperato tormentone..telefono..casa, forse il peggiore di tutte, l'unico socialista eletto tuttavia risulta oggi il segretario del PSI, che è stato sostenuto nel suo collegio dal PD. Ed è quindi lui il vero ET (Extra Trombati).

La chiamavano trinità ed ebbe come unico risultato l'azzeramento delle candidature e delle liste socialiste e l'autopromozione a senatore del segretario del PSI. Il quale, cosciente sia del suo risultato sia del fatto che il PSI ormai è legato mani e piedi alla sua sorte, ha rassegnato le dimissioni, sapendo benissimo che sarebbero state respinte. D'altronde come negare che il PSI oggi sopravvive solo grazie al successo della sua candidatura?
Ma il PSI, ormai lo sanno anche i bimbi dell'asilo, non è il Socialismo Italiano, e quindi, carissime compagne e compagni, dovremmo chiederci seriamente dove sta il Socialismo Italiano e se davvero lo possiamo trovare da qualche parte, o paragonarlo a qualcosa che ancora esiste nel mondo.
A quest' ultimo quesito potremmo rispondere che solo nei paesi anglosassoni, paradossalmente, sebbene per tanto tempo in essi sia stato respinto in condizioni marginali, oggi è tale da manifestare in pieno tutta la sua vitalità, mentre in quelli europei e mediterranei è in piena decadenza.
Questo vuol dire un fatto certo che i cosiddetti socialisti dell'Europa senza se e senza ma, dovrebbero considerare seriamente. Il Socialismo non è ancora al potere ma si rafforza di più fuori che dentro l'Europa, in Inghilterra con Corbyn, negli USA con Sanders e in Sudamerica con vari leaders che pur sopravvivono alla morte di Chavez e di Castro, con intenti e prospettive dichiaratamente socialisti. La UE e con essa il FMI, la Troika, la NATO e tutte quelle strutture sovranazionali che hanno imposto in Europa il primato dell'economia sulla politica, è di fatto antisocialista, impedisce a priori politiche keynesiane, rende vano in partenza ogni eventuale new deal europeo che possa sforare necessariamente i parametri di Maastricht e tende continuamente a mettere il cappio al collo dello spread a qualsiasi governo che possa minimamente immaginare un assetto diverso da quello contingente il quale sta portando, in nome del monetarismo ad oltranza, un intero continente verso la xenofobia populista e verso nuove forme di nazionalismo.
In tal modo, risulta del tutto evidente che l'euro è servito soprattutto alla Germania a far pagare ad un intero continente i costi della sua riunificazione, e a tutti i popoli dell'eurozona la stabilità monetaria e la supremazia economica continentale della nazione tedesca. Tutto ciò con una Germania in cui la socialdemocrazia è completamente asservita agli interessi nazionali e all'oltranzismo monetario, senza per altro curarsi né delle prospettive internazionali, né di una autentica e più proficua redistribuzione delle risorse nella stessa Germania soprattutto tra Est e Ovest.
E' quindi evidente che il Socialismo che non è condizionato da questi fattori eurocentrici risulta più libero, credibile ed autentico, tale cioè da raccogliere larghi consensi.
Nella UE invece, facendo da puntello permanente alle politiche neoliberiste, esso è stato del tutto screditato ed è quindi in calo verticale di consensi. In Germania sopravvive abbracciato strettamente al potere, ma con esso sta lentamente affondando nelle stesse sabbie mobili che si è costruito, una elezione dopo l'altra.
La sinistra in Italia non esiste più e le opposizioni populiste sono ormai nelle stanze del potere, l'Italia anticipa, come in altre epoche storiche, ciò che progressivamente avviene poi in tutta Europa.
La storia non si ripete, ma ha i suoi corsi e ricorsi, per cui attualmente siamo di fronte ad un forte ricorso nazional-populista che non promette nulla di buono, ma che, in ogni caso, è ancora in gran parte da vedere nella sua attuazione, pur essendo ormai diventato ineluttabile.
Per reagire a tutto ciò, in senso autenticamente socialista, non è possibile tornare indietro di 100 anni ad una ragione positivista turatiana che oggi non solo non esiste più, ma risulta del tutto antistorica, avendo già dimostrato di esserlo già 100 anni fa durante la prima guerra mondiale.
E' infatti già assodato che allora, senza nulla togliere al ruolo svolto da Turati tra la fine dell'800 e i primi del 900, avevano più ragione i Corridoni, i Labriola, e soprattutto i Rosselli, ma non sto a dilungarmi in ulteriori considerazioni storiche che per altro ho già svolto.
Oggi, carissime compagne e compagni, è necessario un salto di qualità e per far questo anche una sorta di esame di coscienza critico da parte delle tre componenti socialiste rimaste che analizzo nello specifico.
Risorgimento Socialista coglie meglio di tutti questa aporia imprescindibile tra Europa e Socialismo, non si può sviluppare il Socialismo in questa Europa che è di fatto nettamente antisocialista, però non riesce ad uscire dal piccolo recinto residuale di una sinistra che ancora procede per slogan, per riesumazione di antifascismi inconcludenti (guardiamo quanti voti hanno preso i movimenti neofascisti, praticamente la stessa percentuale irrisoria della sinistra in coma profondo), con programmi desueti che richiamano alla necessità dello stato sociale senza se, senza ma e però anche senza risorse, rincorrendo più o meno gli stessi parametri e nello stesso spazio elettorale di chi è ormai già fuori da questo schema, ed ha già sviluppato il suo populismo “puro” senza rottami ideologici: la Lega e Il M5S. A voler occupare uno spazio già occupato, si rischia di avere solo il consenso di quell'ombelico che ci si limita a contemplare in continuazione.
I Socialisti in Movimento, credendo che la vittoria referendaria del No rappresentasse un vero e proprio spartiacque politico, anche nella sinistra, hanno creduto erroneamente che, in nome di esso, si potesse costruire un nuovo partito di sinistra in chiave alternativa al Partito Democratico, trascurando però completamente alcuni fattori. Il primo, e cioè il fatto che Liberi e Uguali non è un partito ma una lista elettorale costruita non mediante un autentico dissenso politico dal PD (infatti molti dei suoi appartenenti votarono i peggiori e più antisociali provvedimenti di Monti), ma soprattutto per garantire una presenza parlamentare a coloro che Renzi aveva deciso di depennare dalle sue liste elettorali. Il secondo è che ormai la sinistra non fa più alcuna presa sull'elettorato, che è in grado di riconoscerla anche se si maschera dietro un magistrato e dietro uno slogan, dal quale non a caso manca la fraternità, senza la quale, la libertà e l'uguaglianza sono solo una presa per i fondelli. Che non può che mancare tra chi ha votato la legge Fornero, il Job act, la buona scuola e via dicendo..insomma tra coloro che fino a ieri erano in uno schieramento tutt'altro che fraterno e solidale. Il terzo, infine, è che quello schieramento, che di rosso oltre che forse un po' di vergogna aveva solo il simbolo, è stato percepito come potenzialmente collateralista, e cioè pronto, alla prima occasione, non solo a sostenere un eventuale centrosinistra a guida PD, ma persino a rientrare nel PD qualora la pietra dello scandalo renziano fosse stata rimossa
Ci spiace per i socialisti che si sono illusi di ricollocarsi in questa ben misera prospettiva politica, ma è andata male...molto male.
E veniamo infine alla terza componente, quella dei naufraghi aggrappati al relitto della scialuppa. Eh, sì perché il PSI non è più nemmeno una scialuppa di salvataggio, dato che quest'ultima si è schiantata contro gli scogli dell'esito referendario, verso i quali il suo segretario l'ha portata incautamente, prendendo posizione per il Sì e trascurando del tutto il fatto che ciò non solo sarebbe stato fallimentare ma, per di più, avrebbe aperto una spaccatura profonda nella chiglia del PSI, tale da farlo affondare definitivamente. Oggi abbiamo quindi solo un suo relitto su cui c'è seduto solo il suo segretario ET (Extra Trombati) mentre gli altri, in mare aperto, gli restano aggrappati per non restare dispersi e affondare miseramente. Magari ululando ancora alla luna...: solo nel PSI si è socialisti!.. temiamo che non ci siano più nemmeno i chiari di luna ad ascoltarli.
Nel suo cupio dissolvi però, il PSI aveva avuto una bella intuizione che, se supportata da tempo con un vero progetto politico rilanciato con convegni, nel web, magari anche con altri strumenti mediatici, e con sperimentazioni territoriali, avrebbe potuto avere e meritare ben altro successo.
Unire l'ambientalismo ed il socialismo, con intenti democratici, non solo in una misera listarella elettorale dell'ultima ora, tanto per stare INSIEME, ma soprattutto per creare un programma ed un progetto politico Ecososocialista Democratico che avrebbe potuto essere il vero futuro della sinistra, e senza avere per altro bisogno della sinistra in quanto tale con la sua scia infinita di fallimenti.
Mettere al primo posto questione sociale e questione ambientale, come vado dicendo da tempo, quasi voce che grida nel deserto, per creare posti di lavoro insieme alla valorizzazione di un ambiente non solo naturale ma anche artistico tra i migliori del mondo. Pensiamo per esempio a quanti posti di lavoro si possono creare rinnovando l'impianto idrico italiano, quanti nella tutela del patrimonio boschivo, quanti nella dotazione di impianti ad energia solare, quanti nella digitalizzazione e nella promozione delle bellezze artistiche
Per fare questo però ci vogliono risorse e una grande pulizia della mente e della società
Non si può innovare rischiando al contempo di buttare tutto nell'ennesimo pozzo senza fondo delle mafie e della corruzione. Quindi Ecosocialismo anche per una autentica pulizia sociale della società e non solo polizia, specialmente quando ci accorgiamo che anche questa è prigioniera di vecchie logiche repressive stabilizzati. Lo stesso vale per la Magistratura. La pulizia, intesa come integrità ed ecologia sociale applicata a tutti i rami della società, a partire da quello educativo.
Dal punto in cui siamo, carissime compagne e compagni, possiamo solo risalire, perché temo che più in basso non si possa scendere, più in basso ci sono solo le illusioni onanistiche, le fantasmagoriche pippe sul rinnovamento della sinistra con nuove sorti e progressive, il miraggio delle future Epinay che pure in Francia portarono alla presidenza un socialista sciovinista europeo che da giovane era nella Cagoule e da vecchio fu fiero oppositore di un autentico socialista come Thomas Sankara.
Dimentichiamo anche l'illusione della rinascita identitaria in un secolo ed in un millennio in cui i giovani che votano per la prima volta a stento sanno che cosa significa la parola socialista, e meno che mai sanno cosa è stato, non dico Turati o Pertini, ma persino Craxi.
Il socialismo del pannolone adatto solo ad ultrasessantenni, scusate se lo dico in maniera così impietosa, val bene solo per una prece, e se ne sentono di infinite nel web...come tanti lugubri lamenti funebri
Mettiamoci in testa che un autentico progetto socialista deve andare oltre gli steccati dei parametri europei, avere coraggio, guardare ai paesi anglosassoni dove non è schiavizzato dal ricatto del debito, essere coniugato con una economia sociale di mercato in cui i profitti non servono per mire speculative ma sono equamente distribuiti ed il sistema fiscale alimenta lo stato sociale senza sprechi e corruttele. Deve ridurre il ruolo della burocrazia, essere orientato verso l'innovazione tecnologica ed il decentramento, premiare il merito, ma sostenere l'indigenza, tutelare servizi e beni comuni e mettere tutti nelle stesse condizioni di opportunità, promuovere la scuola della ricerca e della collaborazione per primati di equipe.
Essere commisurato alle risorse ambientali e culturali del nostro Paese. E soprattutto essere basato sulla capacità di mobilitazione permanente.
Lo aveva già inventato nei suoi principi fondamentali ed umanistici colui del cui ritratto erano piene le prime sedi del Partito Socialista già dal 1892, ed era Garibaldi, in lui, infatti, socialista ed ecologista erano tutt'uno, essere patriota e internazionalista erano un'unica vocazione, etica ed impegno politico indissolubili, popolo ed esercito una cosa sola.
Mi dispiace carissime compagne e compagni di non essere lì in camicia rossa, ma vi assicuro che la prossima volta non ve la farò mancare.
Non è facile indossarla, bisogna meritarsela giorno dopo giorno, anche quando scende la notte come oggi, ma si ha sempre fede nel Sol dell'Avvenire.



lunedì 19 marzo 2018

SAN GIUSEPPE: SANTO DEI SENZA NOME, DEI SENZA POTERE E DEGLI OPERAI

                                                       





                                                         di Leonardo Boff


Oltre ai quattro vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) che rappresentano l’intelligenza della fede, perché sono vere teologie della figura di Gesù, esiste una vasta letteratura apocrifa, (testi non riconosciuti ufficialmente), che porta tra gli altri il nome di apostoli, di discepoli e discepole del Signore tipo Vangelo di Pietro, di Maria Maddalena e la Storia di Giuseppe, il Falegname che commenteremo. Non furono accolti ufficialmente, perché non s’inquadravano nell’ortodossia dominante nel 2 e nel 3 secolo, periodo che vide la nascita della maggior parte di essi. Gli apocrifi ubbidiscono alla logica dell’immaginifico, e colmano il vuoto d’informazioni dei Vangeli, specialmente per quanto riguarda la vita privata di Gesù. Tuttavia hanno avuto una grande importanza per l’arte, soprattutto nel Rinascimento e in genere per la cultura popolare. La stessa teologia di oggi li valorizza, adottando moderne tecniche interpretative.
Quest’apocrifo, la Storia di Giuseppe, il Falegname (Ed Vozes, 1990) è ricco di informazioni su Gesù e Giuseppe. In realtà si tratta di un lungo racconto fatto da Gesù agli apostoli sulla vita di suo padre Giuseppe. Gesù inizia così. “Adesso ascoltatemi. Vi racconterò la vita di mio padre Giuseppe, il vecchio benedetto falegname”.

venerdì 16 marzo 2018

I SOCIALISTI E IL CASO MORO di BOBO CRAXI








Premessa

Il Partito Socialista fu fedele alla tradizione umanitaria che ha sempre portato i suoi militanti sin dai padri fondatori a considerare la vita umana come fine ultimo e valore assoluto e non secondo a nessun valore astratto ed a nessun obiettivo teorico.

Lo Stato come valore “etico” anche al di sopra della persona umana è concetto hegeliano ed è alla base di ogni concezione idealistico autoritaria che è stata il fondamento di tutte le deviazioni nazionalistiche totalitarie del ‘900.

La ragione di Stato, o di partito, non ha mai prevalso tra i socialisti sulle ragioni della coscienza.

I Socialisti furono presentati nella loro denigrazione durante la campagna per la liberazione di Aldo Moro come dei “romantici irresponsabili” che per la vita di un uomo sacrificano l’astratta ma essenziale convenzione delle leggi oppure come dei “mestatori” che sul Caso volevano costruire le proprie fortune politiche o elettorali, dimenticando e facendo passare sotto silenzio la posizione di sindacalisti di CISL,CGIL e UIL favorevoli alla linea della trattativa e altresì di intellettuali cattolici, socialisti e comunisti che si espressero con spontaneità.
L’iniziativa socialista fu innanzitutto “Costituzionale” ovvero imposta dai principi più alti e solenni contenuti nell’art2 della Costituzione che contempla il Diritto alla Vita che la Repubblica è tenuta a garantire. Diritto peraltro riconosciuto da norme internazionali e convenzioni come la dichiarazione universale dei diritti derll’uomo e la Convenzione Europea allora già in vigore.
I Socialisti furono in quei cinquantacinque isolati e financo denigrati fino al paradosso di essere rappresentati come il partito del lassismo dinnanzi all’eversione che molti continuavano ostinatamente ascrivere ad un generico fascismo mentre essi, si sapeva bene , erano epigoni drammatici dell’ideologia rivoluzionaria ultimo frutto avvelenato del leninismo e dello stalinismo. Vi erano radici ideologiche ben definite e collegamenti internazionali (copiosi).
Nei cinquantacinque giorni della prigionia di Aldo Moro probabilmente vi fu un rifiuto dell’aiuto che proviene dalla ragione, un rifiuto che si chiama paura dell’ignoto e dello sforzo di immaginazione che prevedesse qualche “via d’uscita”.
Successivamente lo Stato Italiano ebbe a comportarsi in modo assai diverso, con leggi “premiali” e con una duttilità di fondo nel negoziare in favore di vittime in pericolo di vita.
Esisteva per il Partito Socialista e per Craxi “ un’altra via” oltre a quella del “ cedimento al ricatto ed al rifiuto pregiudiziale alla trattativa”