Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

lunedì 14 agosto 2017

L'IMPRONTA DI SATANA








                                                di Leonardo Boff


Il giorno due agosto 2017 è avvenuto un fatto preoccupante per l’umanità e per ciascuno di noi individualmente. E’ stato il giorno cosiddetto: “ Sovraccarico della Terra “ (Overshoot Day). Cioè: è stato il giorno in cui abbiamo consumato tutti i beni e servizi naturali, alla base della vita. Prima stavamo in quello verde e adesso siamo entrati nel rosso, ossia nello scacchiere speciale. Quello che consumeremo d’ora in poi sarà violentemente strappato alla Terra per venire incontro alle indispensabili richieste umane e, quel che è peggio, mantenere il folle livello di consumo dei paesi ricchi.

Questo fatto viene chiamato comunemente “ Orma ecologica della Terra”. Con questa si misura la quantità di terra fertile e di mare necessari a creare i mezzi di vita indispensabili come acqua , granaglie, carni, pesci, vegetali, energia rinnovabile e altro ancora. Disponiamo di 12 miliardi di ettari di terra fertile (foreste, pascoli, coltivi) ma in verità avremmo bisogno di 20 miliardi di terra fertile.

Come coprire questo deficit di 8 miliardi? Spremendo sempre più la Terra…ma fino a quando? Stiamo lentamente rivalutando la Madre Terra. Non sappiamo quando succederà il suo collasso: Ma a continuare con il livello di consumo e lo spreco dei paesi opulenti arriverà con conseguenze nefaste per tutti.

Quando parliamo di ettari di terra non pensiamo soltanto ai suoli, ma a tutto cio che permette di produrre come per esempio legni per mobili, tessuti di cotone, coloranti, principi attivi naturali per la medicina, minerali e altri.

Ogni persona avrebbe bisogno in media per la sua sopravivenza di 1,7 ettari di terra. Quasi metà dell’umanità ( 4,3 % ) sta sotto di questo come i paesi in cui imperversa la fame: l’Eritrea con un’orma ecologica di 0,4 ettari, Bangladesch con 0,7 il Brasile al di sopra della media mondiale con 2,9, 54 % della popolazione mondiale sta molto al di sopra delle loro necessità come gli USA con 8,2 ettari, Canadà con 8,2, Lussemburgo con 15,8, Italia con 4,6 e India con 1,2.

Questo sovraccarico ecologico è un prestito che prende alle generazioni future per il nostro uso e consumo attuale. E quando arriverà il loro turno in che condizioni potranno soddisfare le loro necessità di alimentazione, acqua, fibre, granaglie, carni, e legname? Potranno ereditare un pianeta impoverito.

giovedì 3 agosto 2017

I RUDERI ED IL PANTHEON DEL SOCIALISMO ITALIANO di Carlo Felici




Dio solo sa quanto chi scrive sia appassionato di storia e di valori socialisti e quanto sia immalinconito dalla sorte dell'ultimo partito che in Italia reca questo nome, purtroppo ridotto ad una sorte democritea, all'atomismo politico.
Inutile ripercorrerne la storia dopo la fine di Craxi, la conoscono tutti e non farebbe altro che aggiungere pena alle altre numerose ed attuali.
Fatto sta che quando da parte di tutti sarebbe necessario uno sforzo comune per ritrovare e rilanciare una tradizione che ha accompagnato la crescita della civiltà democratica e repubblicana di questo Paese indissolubilmente, ci guardiamo intorno e troviamo solo macerie, e compagni intenti più che altro a scavarle per cercare di rimettere insieme qualche rudere, facendone il sostegno di qualche architettura moderna in via di costruzione, più o meno come quel che è successo al teatro di Marcello a Roma, di cui si vede una parte di ciò che un tempo fu esternamente, ma che è ormai pienamente inglobato nelle costruzioni successive, e non è più percepibile per quello che era, non ha più la sua pianta originaria.

lunedì 31 luglio 2017

Foro di San Paolo. Managua, 15-19 luglio 2017.







di Giuseppe Angiuli


Foro di San Paolo.
Managua, 15-19 luglio 2017.

E’ la mia prima esperienza ad una riunione del Foro di San Paolo, a cui sono stato invitato a partecipare in qualità di Responsabile Esteri di Risorgimento Socialista, ammesso per la prima volta nel consesso latino-americano quale partito osservatore. Il Foro di San Paolo è il principale organismo di consultazione politica che raggruppa e coordina tutti i principali partiti socialisti, comunisti e della sinistra anti-liberista e “populista” dell’America Latina, tra cui: il Partito dei Lavoratori del Brasile (PT), il Partito Comunista di Cuba, il Frente Amplio dell’Uruguay, il Partito Socialista del Cile, la variegata componente di sinistra del peronismo argentino, il Partido Socialista Unido del Venezuela, il Partito del Lavoro del Messico, il Movimento Alianza Paìs dell’Ecuador, il Movimento al Socialismo della Bolivia, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale del Nicaragua. Fondato 27 anni fa nell’omonima città brasiliana, il Foro di San Paolo ha visto incubare al suo interno alcune tra le più importanti battaglie politiche della sinistra anti-liberista mondiale, come quelle per la difesa della sovranità dei popoli, per il ripudio del debito pubblico ingiusto detenuto dalle grandi banche d’affari trans-nazionali, per la ri-pubblicizzazione dei beni collettivi come l’acqua, per l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo eco-compatibile, oltre a tutte le altre lotte dei movimenti sociali contro ogni forma di liberismo e di sfruttamento del capitale finanziario sui popoli del mondo intero. Prima di raggiungere il centro America profondo, il piano di volo mi consente di effettuare una sosta di mezza giornata a Miami, metropoli cosmopolita dove si sente parlare indubbiamente più spagnolo che inglese. La città più latina degli U.S.A. è piena di parchi verdissimi, palme, spiagge da cartolina, grigliate di gamberi, tassisti di origine haitiana che ti chiedono una mancia aldilà del prezzo ufficiale della corsa e gruppi di cubani anti-castristi in grande eccedenza, che di sera affollano a ritmo di salsa il lungomare di Miami beach.

venerdì 28 luglio 2017

La droga del trasformismo


                   




                                   di Carlo Felici

La Camera dei Deputati ha appena bocciato la proposta di legalizzare la cannabis non solo per uso terapeutico, ma anche per uso ricreativo, nonostante una buona componente del partito di governo l'abbia già appoggiata. La proposta recava per questo la firma dell'illustre ex candidato sindaco di quel partito che già ci ha mostrato come potesse passare dalla negazione della privatizzazione dei trasporti a Roma alla raccolta di firme per privatizzarli, Giachetti così disse infatti solo un anno fa: il 9 aprile 2016 : «La privatizzazione di Atac, in questo momento, equivarrebbe ad una svendita. Io non ho nessun furore ideologico, ma se risanata vale 10 volte tanto».
Ma tant'è la questione che vogliamo esaminare oggi è un altra:
La proposta Giachetti di legalizzazione della cannabis ebbe un clamoroso lancio solo un anno fa con queste testuali parole: “La legalizzazione entro l'anno”, abbiamo prove certe e video di questa posizione, con una serie di motivazioni che sono sicuramente condivisibili. A firmare la proposta furono ben 213 deputati e una cinquantina di senatori bipartisan.
Cosa accade invece oggi a solo un anno da una proposta che nelle intenzioni dei firmatari avrebbe dovuto essere approvata nel giro sei mesi, e cioè più o meno entro la fine dello scorso anno?

La Francia ci batosta ma il governo..non batte un colpo.

                                



                                  di Gianni Candotto


Le regole europee generalmente sono regole stupide, dannose e sbagliate, così gli Stati seri di dette regole se ne sbattono e fanno quello che pare a loro. Così la Francia non ha mai rispettato i vincoli del 3% di deficit, così la Germania quando ha voluto, ha nazionalizzato le sue banche. Di politica estera non ne parliamo, a parte l'obbedienza agli ordini degli Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna, hanno fatto sempre quello che hanno voluto. Però un punto sembrava fermo: il principio (anacronistico per altro) del libero mercato. Poi ovviamente ci sono politici europei che dichiarano palesemente l'imbecillità di queste regole e vogliono eliminarle (i cosiddetti populisti), ma per fortuna (secondo il PD e i media) ci sono i "difensori dell'Europa" che combattono i cattivi populisti e rispettano le regole della UE.

 I due paladini delle sinistre italiane di questi tempi sono stati Van der Bellen, che ha sconfitto con una doppia elezione (la prima annullata per brogli) il nazionalista Hofer e in misura molto maggiore l'ex banchiere di Rothshild Macron. Se il primo ha appoggiato il governo di centrosinistra austriaco che ha bloccato ogni passaggio di sedicenti profughi verso l'Austria e addirittura hanno minacciato di eliminare gli accordi di Schengen solo per l'Italia (umiliazione incredibile) il secondo, quello che aveva ricevuto tutti gli elogi più vergognosi e idioti da parte di Renzi e Gentiloni ("l'Europa è salva" il più moderato) è andato molto oltre.
 Non solo ha bloccato le frontiere con l'Italia, non solo è diventato il punto di riferimento della Libia rovesciando tutta la politica estera dell'inutile Mogherini e dell'ancora più inutile Alfano (facendo persino arrabbiare il mansuetissimo Mattarella), non solo ha concluso accordi petroliferi con la Libia a danno dell'Italia (un tempo si sarebbe fatta una guerra per una cosa del genere), ma oggi ha dato l'umiliazione finale alla peggior sequenza di governi che l'Italia ricordi dal 1945 (Monti, Letta, Renzi e il conte Gentiloni).
 Fincantieri aveva acquistato il porto francese di Saint Nazaire. Libero mercato doveva essere. I francesi in questi anni hanno fatto shopping in quasi tutte le aziende ex pubbliche e private italiane. Hanno in mano metà banche e una bella parte del capitale della più grande azienda assicuratrice italiana. Hanno comprato gran parte dell'agroalimentare italiano.. Hanno comprato gran parte dell'industria tessile italiana. Hanno in mano la moda italiana. 

Bene (anzi malissimo): l'unica volta dopo tanti anni che un'azienda italiana aveva acquistato qualcosa di francese, Macron è intervenuto immediatamente: ha nazionalizzato il porto di Saint Nazaire. Nazionalizzazione vietatissima dall'Europa. Ma ovviamente l'Europa non dirà nulla. Anzi, tra un cicchetto e l'altro, Juncker farà un comunicato stampa che "deplora" l'intervento francese. E i francesi se ne fregheranno altamente.
 Quelli che si fanno imporre le regole europee ormai sono solo quelli del PD in Italia. Tutti gli altri se ne sbattono altamente. L'Europa è una fetida ruina (per usare parole di D'Annunzio) e l'Italia si prende a pieni polmoni tutti i miasmi che emana e li chiama profumi.

N.d.R.
Abbiamo scelto questo intervento, in particolare per il suo contenuto e per gli incontestabili fatti che esso mette in risalto.

martedì 25 luglio 2017

PER UN ALTRO RISORGIMENTO SOCIALISTA






                      di Carlo Felici


Abbiamo più volte auspicato il tramonto della sinistra e il risorgere del Sol dell'Avvenire, cioè di un autentico movimento Socialista capace di interpretare correttamente i nodi della crisi strutturale odierna e creare una alternativa di sistema che non corrisponda alle caratteristiche di uno sterile frontismo autoreferenziale di opposizione permanente, e allo stesso tempo non identificabile con il solito collateralismo delle truppe cammellate pronte alla bisogna per l'ennesimo centrosinistra in fregola di supposte alla vasellina.
Tutto questo ha motivato la nascita di Risorgimento Socialista che, nelle premesse e nelle assemblee fondative, aveva alimentato grandi speranze e una notevole partecipazione, se non altro per la curiosità di capire come, dove e se si sarebbe affermata questa proposta, tesa a catalizzare una sorta di alternativa di sistema, per produrre finalmente quella metamorfosi necessaria a passare da una sinistra di assemblati che hanno come programma praticamente solo la loro lista, ad un progetto socialista innovativo che fosse capace di camminare con le sue gambe, proprio per la qualità dei suoi contenuti e l'originalità dei suoi programmi.
Come e perché un autentico Socialismo, coniugato con la parola sinistra, sia da considerarsi, a seconda dei casi, o un ossimoro oppure un tautologismo, lo abbiamo già detto, così come intendiamo debba essere il Socialismo coniugato con le sfide e le contraddizioni del XXI secolo, per questo, pertanto, rimandiamo al precedente intervento.
Ora cerchiamo piuttosto di capire perché questo progetto chiamato per l'appunto Risorgimento Socialista, con l'intento di far risorgere contemporaneamente i valori e la specificità sia della proposta che del Paese a cui è destinata, rischi di fallire sul nascere.

NAPOMACRON





                                  di Carlo Felici

In un precedente intervento avevamo messo in risalto che l'elezione di Macron andava seguita più con attenzione al suo programma che alle eventuali critiche preconcette, ed oggi, che egli è presidente della Repubblica Francese, ne verifichiamo alcune conseguenze concrete.
Quello che appare dall'esordio di questo presidente è soprattutto più che il suo presidenzialismo, il suo presenzialismo, la volontà cioè di apparire sempre e comunque l'immagine di una Francia forte e protesa al suo riscatto, specialmente dopo le conseguenze subite dalla sua immagine in seguito ai recenti attentati.
Probabilmente questa immagine ha bisogno di riscontri esteri per mettere in secondo piano la difficoltà di misurarsi con i problemi sociali ed economici interni.
Ecco dunque che Macron alimenta la grandeur in campo internazionale e non esita a praticare politiche che, in qualsiasi tempo e luogo, non si ha difficoltà ad identificare come neocoloniali, e che sono soprattutto esercitare a scapito dell'anello debole dei Paesi europei nel Mediterraneo, dimostrando così di non avere affatto a cuore l'Unione Europea, ma di volerla piuttosto piegare a politiche revansciste e nazionaliste pro domo sua.
Ricordiamo in breve alcune iniziative a scapito del nostro Paese
A Sharara è stato aperto un pozzo di petrolio gestito dalla Total francese, dalla Repsol spagnola, dalla Omv austriaca e da Stato compagnia norvegese, in diretta concorrenza con la nostra Eni.
Mustafa Sanalla, che dirige la National Oil Company e controlla gran parte della produzione del greggio libico, l'ha incrementata, portandola ad un milione di barili di greggio al giorno. Il livello più alto dal 2013.
Quest'ultimo gode della fiducia della Francia, mentre noi continuiamo a fare affidamento su Serraj, il quale un tempo si alleò con le milizie jihadiste di Bengasi per strappare ad Haftar i terminali di Sidra e Ras Lanuf, ma quest'ultimo, sempre su consiglio della Francia, aveva già concordato con Sannalla e la sua compagnia la suddivisione del ricavato dai suoi terminali. E' del tutto evidente così un deciso arretramento delle posizioni italiane in Libia nell'estrazione del greggio.