Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

mercoledì 21 dicembre 2016

Caro fratello, amico dei poveri



Queste sono le parole lette durante la Messa prima del funerale di don Paulo Evaristo Arns, venerdì 16 dicembre 2016, nella cattedrale di São Paulo.

"Caro fratello, amico dei poveri e mio amico, mio maestro e promotore della mia vita di teologo, don Paulo Evaristo Arns.
Morire non è morire.  È attendere una chiamata di Dio. Dio l’ha chiamata ed è andato felice ad incontrarlo. Lì avrà trovato, sono sicuro, le migliaia di poveri, rifugiati, torturati e uccisi difesi e protetti da lei, e coloro per i quali rischiò la propria vita..
Non dimenticherò mai il tempo di Petropolis, nei primi anni '60 del secolo scorso, quando praticavamo insieme nel fine settimana la pastorale di periferia nel quartiere Itamarati, il suo amore per i poveri delle colline, il suo amore verso i bambini.
Non ho mai finito di ringraziare per il coraggio con cui ha preso la difesa della teologia della liberazione e mia, nel dialogo che abbiamo avuto con l'allora cardinale Joseph Ratzinger, subito dopo l'interrogatorio a cui sono stato sottoposto a Roma. In mia presenza, e con il cardinale Don Aloysio Lorscheider, ha detto che la teologia che noi teologi facevamo in favore dei poveri e con loro era buona per le comunità e significava un bene  per la chiesa locale che doveva essere difeso dai loro pastori. Questo significava la sua presenza a Roma.
Sempre mi incoraggiò e mi sostenne nella mia attività teologica. Guardo fino ad oggi, come un sacramento, il biglietto che mi lasciò in mano prima di salire sulla nave che mi portava a studiare in Europa.
"Caro confratello frei Leonardo: Voglio che tu sappia questo: noi vogliamo dare il meglio perché la Chiesa in Brasile ha bisogno del meglio. Tu sai anche che sei stato inviato per conto di Dio. Vivi e studi grazie a Lui e per Lui.  Nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum aedificant eam qui laborant. Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori. "
Voglio essere fedele a questo mandato per il tempo che mi è concesso, per un lavoro utile al servizio della fede e alla liberazione dei sofferenti di questo mondo, alla salvaguardia della vita e alla protezione della Madre Terra.
Se è vero ciò che ha detto il poeta “che morire è chiudere gli occhi per vedere meglio", così ora, caro don Paolo, starà vedendo Dio, che sempre servì, faccia a faccia, condividendo la festa con tutti i liberati e benedetti in cielo.
Con le mie preghiere davanti al Signore, e con nostalgia, le chiedo che da lì con il Padre e Madre di bontà guardi a tutti noi e ci aiuti a seguire l'esempio luminoso che lei ci hai lasciato.
Il suo ex allievo e amico
Leonardo Boff " 
Petropolis 15 dicembre 2016.

lunedì 12 dicembre 2016

L'imitazione di Cristo": il libro più letto dopo la Bibbia

                                                   

                                                Leonardo Boff * 

Avendo compiuto più di 50 anni di lavoro teologico, mi sono proposto una sfida: ritradurre la "Imitazione di Cristo" dal latino medievale, ritoccando lo stile, nel senso di andare al di là del tradizionale dualismo della visione classica e, infine, aggiungendo una parte scritta secondo la cosmologia moderna che cerca di articolare e comprende tutte le dimensioni più adatte allo spirito contemporaneo. È stato un lavoro scrupoloso che mi è costato due anni di lavoro. Potrebbe essere il mio canto del cigno nel campo della teologia sistematica, il mio “Nunc dimittis, Domine”  della Bibbia ( "Ora, Signore, posso andare").

Il suo autore è il venerabile Tommaso da Kempis (1380-1471), nato in Germania. È stato per tutta la vita maestro spirituale dei giovani religiosi dei Canonici di S. Agostino. Ha prodotto un lavoro di profonda spiritualità che ha alimentato la cristianità fino ad oggi, letto, riflettuto e sempre citato da nomi di rilievo come Freud, Jung e Heidegger.

Ci sono più di mille edizioni della "Imitazione di Cristo" diffuse in tutto il mondo, essendone  state raccolte nel British Museum  più di centomila  copie.

Il libro si compone di quattro parti, alle quali ho avuto l’ardire di aggiungerne una quinta con lo stesso stile dell'autore. Le ho dato il titolo "Seguendo Gesù lungo i sentieri della vita." Questo seguito completa l'imitazione in modo che, per imitazione, si cerca di raggiungere il Monte Tabor dell’anima  e, come prosecuzione,  le pianure e le valli dove lottano e lavorano gli esseri umani.

Thomas da Kempis aveva una mente libera. Anche all'interno del modo di sentire della tendenza spirituale più diffusa del tempo, chiamata "Devozione moderna", non si è lasciato influenzare da qualsiasi scuola teologica o tendenza mistica. Al contrario, egli mostra una distanza ed anche un velato sospetto su tutto il sapere teologico e teorico e su rivelazioni private. Ciò che conta per lui è l'esperienza dell'incontro con Cristo, la sua croce, la sua obbedienza al Padre, la sua umiltà, la sua misericordia, l’amore incondizionato e la sua passione e crocifissione coraggiosamente supportate. Il tema dello spogliarsi di se stesso e di tutte le dipendenze dell’ego acquista particolare importanza, al punto di avere attirato l'attenzione dei più acuti analisti della condizione umana.

sabato 26 novembre 2016

Adios, Fidel!




                                                
                                                           di Carlo Felici



Saranno gli storici a fare i necrologi e ad analizzare in maniera documentata e dettagliata i meriti ed i demeriti di Fidel Castro, però qualcosa possiamo dirlo fin da ora, senza tema di tante smentite, ma semplicemente lasciando parlare i fatti.
Da oggi, la sua vita appartiene alla storia, a quella che ci auguriamo che, anche se priva di tanti validi scolari, resti ancora magistra vitae.
Benestante e facoltoso, scelse la via rivoluzionaria, con spirito gesuita, e coerente rispetto all’Ordine presso il quale aveva studiato: obbedienza assoluta, disciplina e forte innovazione sociale.
Il suo successo fu dovuto anche alla dabbenaggine di Batista che lo graziò e gli consentì di fuggire in Messico, riorganizzando le fila della rivoluzione.
Una rivoluzione che sarebbe morta sul nascere, dato che, dopo lo sbarco a Cuba, restarono in vita su più di 80 militanti rivoluzionari, solo 12, se non ci fosse stata una reta urbana e contadina di supporto tale da trasformare un gruppo di sbandati in un vero e proprio esercito ribelle.
Una rivoluzione dovuta, quindi, più al popolo cubano che alle abilità strategiche di Fidel che pur ci furono sul campo, dato che le tre colonne che avanzarono alla fine vittoriose sulla capitale dell’isola, furono indirizzate e guidate da personaggi scelti da lui con ottimo tempismo, grande capacità di manovra e anche uno straordinario supporto propagandistico, tenendo sempre fermo il fatto che la Sierra avrebbe dovuto essere Maestra non solo di nome, ma anche di fatto.
La rivoluzione, però, cominciò presto a divorare se stessa, e da libertaria si trasformò velocemente in marxista leninista prima, ma solo di nome, e caudillista poi, concretamente di fatto. Alcuni suoi illustri protagonisti e grandi leaders, ne fecero le spese quasi subito: Franqui, Matos, Cienfuegos…tra i più noti.

sabato 19 novembre 2016

NO ALLA POLLIFICAZIONE COSTITUZIONALE

                           
          


                                             di Carlo Felici


A grandi passi e con qualcuno che procede anche carpon, carponi all’ultimo momento, ci avviciniamo alla scadenza elettorale, epocale per un Paese che non ha conosciuto mutamenti istituzionali sostanziali da circa 70 anni.
Le ragioni del sì e del no, sono ormai arcinote ed è inutile tornarci per l’ennesima volta.
Quello che è singolare, in un dibattito che dovrebbe privilegiare i contenuti sulle prese di posizione ideologiche, è invece la fortissima ideologizzazione dello scontro politico e sociale che si accompagna a tale referendum, fino a spaccare l’Italia e gli italiani come mai era accaduto forse dalla stessa nascita dello Stato Italiano.
Apparentemente lo iato è tra innovazione e conservazione, con una doppia lettura però. La prima è quella di chi sostiene che la riforma costituzionale corrisponde a quella innovazione necessaria a mantenere competitivo e credibile il nostro paese, la seconda è quella che tale riforma non fa altro che conservare ed accentuare la pericolosissima tendenza, in auge da circa 20 anni in Italia e che, più o meno, ha sempre accompagnato i tentativi maldestri di riforma, a mantenere il nostro Paese succube di politiche e decisioni che non riflettono più la sovranità popolare, ma soltanto le esigenze dei mercati e dei potentati economici, niente di più conservatore, dunque.
Come è del tutto evidente, la globalizzazione che è seguita a questi ultimi 25 anni di storia post muro di Berlino, ha reso la demolizione di una barriera condominiale tra est ed ovest del tutto speculare e propiziatoria ad altre barriere ed altri muri ben più poderosi e monumentali tra nord e sud. Due esempi tra i tanti, lo sono quello tra israeliani e palestinesi e quello che il neo presidente Trump vuole erigere lungo il confine con il Messico.
Vi sono però altri muri, ben più sostanziosi, anche se invisibili, che in questi ultimi anni sono stati eretti nel mondo, dopo la caduta di un misero “tramezzo”, e cioè quelli finanziari, speculativi, economici, i quali, a loro volta, hanno contribuito ad erigerne altri di tipo politico e sociale.

lunedì 14 novembre 2016

Trump e Hillary, tra il male e il peggio




Leonardo Boff*

In tutto il mondo si stanno facendo le analisi più disparate sul significato della vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, con i titoli più diversi.
Il più significativo per me è stato quello del  senatore cileno Alejandro Navarro: "Il trionfo di Donald Trump è una punizione  ai governi dell’establishment".
         Il senatore fa una critica più generale, che vale anche per noi: e cioè che i governi progressisti che arrivano al potere, finiscono sotto la pressione della macroeconomia globalizzata, facendo politiche chiaramente neoliberiste a svantaggio delle classi più deboli.
         Mi sembra giusta l'interpretazione di Navarro, "la punizione ai governi dell’establishment sta nel fatto che la gente è stanca di consegnare il potere a chi offre solo le solite cose. Gli elettori hanno scelto Donald Trump che, anche se rappresenta il peggio della cultura yankee, ha saputo rappresentare la stanchezza dei settori impoveriti dal neoliberismo, dalla globalizzazione e dai posti di lavoro precari "(www.navarro.cl/sename). Ma sono questi che hanno votato soprattutto per lui e hanno contribuito a farlo vincere.
         Ribadisce il senatore un’altra cosa che pochi credono: "Non dobbiamo dimenticare che negli Stati Uniti, presumibilmente il paese più ricco, potente e influente nel mondo, vivono 45 milioni di persone in situazioni di povertà o prossime ad essa, che mangiano tutti i giorni grazie ai sussidi alimentari che il governo dà agli operai bianchi e ai figli degli immigrati, i quali tendono a respingere l'arrivo di nuovi immigrati per paura che la loro posizione privilegiata corra rischi ".

domenica 6 novembre 2016

La vita come imperativo cosmico

La vita come imperativo cosmico
Leonardo Boff*





Attraverso i secoli gli scienziati hanno cercato di spiegare l'universo mediante leggi fisiche espresse in equazioni matematiche. L'universo era rappresentato come una macchina immensa che funziona sempre in modo stabile. La vita e la coscienza non avevano posto in questo paradigma. Erano tema delle religioni.
Ma tutto è cambiato quando dagli anni '20 del secolo scorso, l'astronomo Hubble ha dimostrato che lo stato naturale dell'universo non è la stabilità, ma il cambiamento. L’universo ha cominciato ad espandersi dalla esplosione di un punto estremamente piccolo ma immensamente caldo e pieno di energia: il big bang. Da lì si formarono i quark e i leptoni, le particelle elementari che, una volta combinate, hanno dato origine ai protoni e ai neutroni, alla base degli atomi. E da loro, tutte le cose.
Espansione, auto-organizzazione, complessità e emergere di ordini sempre più sofisticati sono le caratteristiche dell'universo. E la vita?
Non sappiamo come appare la vita. Quello che possiamo dire è che la Terra e l'intero universo hanno lavorato miliardi e miliardi di anni per creare le condizioni per la nascita di questa bella creatura che è la vita. È fragile, perché può facilmente diventare malata e morire. Ma è anche forte, perché fino ad oggi nulla, né i vulcani, né i terremoti, né le meteore o le decimazioni di massa di epoche passate, sono stati in grado di estinguerla completamente.

mercoledì 12 ottobre 2016

Il Cristo Cosmico: una spiritualità dell'universo




Leonardo Boff *

Una delle ricerche più perseguite dagli scienziati che in genere provengono dallo studio delle scienze della Terra e della vita, è l'unità del tutto. Dicono: "Dobbiamo identificare la formula che spiega tutto e così catturare la mente di Dio". Questa ricerca prende il nome di "Grande Teoria Unificata" o "Teoria Quantistica dei Campi", oppure il nome solenne di "Teoria del Tutto". Per quanti sforzi facciano, tutti finiscono per frustrarsi oppure, come il grande matematico Stephen Hawking, abbandonano come impossibile questa pretesa. L'universo è più complesso dell’essere afferrato in una singola formula.
Tuttavia, la ricerca sulle particelle subatomiche, oltre un centinaio, e le energie primordiali, si è resa conto che tutte si riferiscono al cosiddetto "vuoto quantico", che di vuoto non ha nulla perché è la pienezza di tutte le potenzialità. Da questo fondo senza fondo sono emersi tutti gli esseri e l'intero universo. Esso è rappresentato come un vasto oceano di energia e di potenzialità, senza confini. Altri lo chiamano "Fonte originale delle essere" o “l'Abisso alimentatore di tutto".

mercoledì 3 agosto 2016

Rivoluzioni silenziose: la convivialità


Leonardo Boff

 Con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la caduta simile del socialismo reale, (indipendentemente dai suoi gravi errori interni), il capitalismo ha finito per occupare tutti gli spazi nella economia e nella politica. Con l'avvento al potere di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli Stati Uniti, la logica capitalista ha preso libero corso: piena liberalizzazione dei mercati con l’abolizione di tutti i controlli, minimizzazione della presenza dello Stato, avvio delle privatizzazioni e libera concorrenza senza limiti.
La cosiddetta "globalizzazione felice" non era così felice. Il premio Nobel dell’economia Joseph Stiglitz poteva scrivere nel 2011: "Solo l'1% dei più ricchi gestisce l'economia e l'intero pianeta in funzione dei loro interessi" (“Of the 1%, by the 1%, for the 1%” cioè “Dell’1%, dall’1%, per l’1%” in Vanity Fair, maggio 2011 ). A causa di questo, uno dei più grandi miliardari, lo speculatore Warren Buffet, si vantava: "Sì, esiste la lotta di classe, ma la mia classe, il ricco, sta conducendo la lotta e stiamo vincendo" (intervista CNN 2005).
Solo che tutti quei ricchi non hanno mai messo nei loro calcoli il fattore ecologico, i limiti di beni e servizi naturali, considerati come fattori trascurabili. Questo è vero anche nei dibattiti economici nel nostro paese, in ritardo su questo tema, con eccezione di pochi, come L. Dowbor. 

martedì 12 luglio 2016

L'ultimo garibaldino ecosocialista.

                                      
      


                                                 di Carlo Felici

Un amante della natura che aveva capito bene come le questioni sociali fossero indissolubili da quelle ambientali, c'è chi tuttora lo ritiene un traditore lontano anni luce dai suoi conterranei, ma, in realtà Cesare Battisti fu tradito, varie volte: dai suoi compagni socialisti che non compresero che le ragioni del suo irredentismo erano quelle degli eroi garibaldini socialisti umanitari di Bezzecca, dai fascisti che lo fecero diventare un eroe nazionalista per alimentare la propaganda del regime, e da una repubblica che lo ha a lungo dimenticato e relegato negli archivi della memoria della stessa dittatura da cui ha cercato di emanciparsi.
Cesare Battisti teorizzava e soprattutto praticava la giustizia sociale e quella ambientale, era impegnato nello studio antropico e geografico del suo territorio, si batteva realisticamente per l’autonomia amministrativa, per l’università italiana a Trento e a Trieste, per la diffusione di una cultura regionale, partì come un garibaldino per l'ultima grande guerra risorgimentale. Era come Garibaldi, che amava la natura, gli animali e si dedicava a progetti ambientali, un Ecosocialista, gli toccò di morire 50 anni dopo che Garibaldi aveva già quasi liberato quelle terre e dovette invece ritirarsi con un laconico "obbedisco"..lui non si ritirò, ma partì come volontario, pur avendo moglie e figli e pur avendo scoraggiato suo figlio dal farlo, in nome della fratellanza dei popoli europei, lui lo fece lo stesso, anche se sapeva bene a cosa sarebbe andato incontro, per dare un esempio.
Il modo migliore per farlo rivivere è applicare il suo insegnamento: rileggere i suoi scritti, credere in una Europa in cui i popoli non siano comandati a bacchetta da nuove forme di assolutismo economico e commerciale, e vivano liberi nella fratellanza e nella giustizia sociale ed ambientale.

venerdì 3 giugno 2016

SIAMO IMMERSI IN TENEBRA FONDA, ACCOGLIAMO LA LUCE CHE VIENE DALL'ALTO





Leonardo Boff*

Dopo settimane di turbolenza  politica dove hanno imperversato dense tenebre fatte di distorsioni, volontà di distruzione e di rabbie viscerali,  ma per fortuna con qualche sciabolata di Luce, scriviamo questa meditazione sulla Luce.  Questa fino a oggi  è un mistero ancora indecifrabile. La comprendiamo soltanto un poco, immaginandola a volte come onde a volte  come particelle.
Indipendentemente da questa imprecisione sulla natura della Luce, professiamo una convinzione incrollabile che la Luce ha più diritto delle tenebre. Basta una piccola luce di un fiammifero acceso per vincere l’'oscurità di un'’ intera sala.
Ciò mi ha convinto a pubblicare queste scoperte e con rispetto una piccola riflessione. 

domenica 15 maggio 2016

Non spariamo sulla Croce Rossa..facciamola risorgere.




Sparare sulla Croce Rossa è cosa infame, una delle più disgustose e squallide che possano esistere anche se, purtroppo, qualcuno lo fa tuttora concretamente, spianando gli ospedali di Emergency e magari dando pure la colpa a chi i terroristi, la guerra e gli invasori nel suo paese non li ha mai voluti e lotta tuttora per liberarsene. Ma questa è un'altra storia, anche se non molto lontana da noi.

Da noi accadono cose meno cruente anche se lo stesso abbastanza disgustose.

Sarebbe fin troppo facile, dopo il penoso esito di una lista “di sinistra” che si è vista correre più per rincorrere ricorsi (l'allitterazione e la cacofonia è fin troppo facile) che per acquisire consensi, dire: “ve lo avevo detto”, in quel modo si partiva con il piede sbagliato. Infatti anche se il Consiglio di Stato le desse ragione, in extremis (il che appare piuttosto improbabile), la sostanza del discorso non cambierebbe.
Ma non è questo lo scopo di queste brevi righe, tanto meno quello di addossare colpe o responsabilità a qualcuno.

Il fine, infatti, resta un altro ed è quello di riflettere sul che fare e, ancor di più, sul “che ci stiamo a fare”.

Ci stiamo per fare cosa? E con chi?

Si era detto sin dall'inizio che Risorgimento Socialista nasceva per coprire un vuoto di cultura politica, più che di consensi. Perché il dato reale ed orripilante di questo paese che sta vivendo una sorta di crisi da V secolo dopo Cristo: piena decadenza e arrivo di masse di immigrati (anche allora i cosiddetti barbari erano immigrati e spesso con una tenuta “morale” riconosciuta da autori come Salviano di Marsiglia, migliore dei romani residuali), corruzione endemica, sfascio istituzionale e sovranità popolare e nazionale sempre più limitata, è proprio il baratro in cui è sprofondata la cultura politica o anche la politica che perdura agli arresti domiciliari e in libertà vigilata.

Questo vuoto noi avremmo dovuto colmarlo ricordando le parole ben chiare di Carlo Rosselli: "La nostra missione è quella di tener duro quando tutti cedono; di alzare la fiaccola dell'ideale nella notte che circonda; di anticipare con l'intelligenza e l'azione l'immancabile futuro."

Risorgimento Socialista non è infatti nato per far da ruotina di scorta in elezioni amministrative..ma con l'intento di rianimare con la cultura e l'impegno sul campo (specialmente quando si va in piazza perché a manifestare contro il TTP c'eravamo solo io e Angiuli e senza alcuno striscione di Risorgimento Socialista) dei valori fondanti per chi ambisce a trovare davvero una alternativa di sistema.

martedì 26 aprile 2016

Golpe parlamentare. Ritorno della religione, della famiglia, di Dio in chiave reazionaria e lotta alla corruzione






                                                     Leonardo Boff*

Osservando il comportamento dei parlamentari nei tre giorni di discussione sull’ammissibilità dell’impeachment della Presidentessa Dilma Rousseff, ci sembrava di stare a guardare bambini intenti al gioco in un asilo nido. Grida da tutte le parti. Cori che ripetevano i loro slogans, chi a favore chi contro l’impeachment. Alcuni giravano mascherati con i simboli dei loro programmi. Gente avvolta nella bandiera nazionale come in pieno carnevale. Decorazioni con gli slogans da ripetere all’infinito. Insomma, uno spettacolo indegno di persone ammodo, da cui ci aspetteremmo un minimo di serietà. Sono arrivati a metter su una palla con le scommesse come se si fosse trattato una scommettitoria clandestina o di un’estrazione del totocalcio.  
Ma la cosa più stonata è stata la figura del presidente della camera che ha presieduto la sessione, il deputato Edoardo Cunha. Lui è accusato di molti delitti e risulta colpevole presso il Supremo Tribunale Federale: un gangster che giudica una donna onesta che nessuno ha osato accusare di un crimine qualsiasi.
E’ necessario porci delle domande sulla responsabilità del Supremo Tribunale Federale per aver permesso questo atto che ci ha coperti di vergogna a livello nazionale e internazionale al punto che il New York Times del 15 aprile ha scritto: “lei non ha rubato niente però viene giudicata da una quadriglia di ladri”. Che interesse segreto alimenta la Suprema Corte davanti a una simile scandalosa omissione? Rifiutiamo l’idea che sia complice di qualche cospirazione.

domenica 27 marzo 2016

Venerdì santo della politica. Barlumi di risurrezione.



Leonardo Boff*


Politicamente, nel paese si vive un clima da Venerdì santo: odio, lacerazioni delle relazioni sociali, rischio di rottura dell’'ordine democratico e di passaggio da una democrazia del diritto e della legge, verso una democrazia della destra fuorilegge. Ci sono segnali precisi che questo scenario non sia impossibile.
È in questo contesto che celebriamo la festa più grande del cristianesimo, la Pasqua. ‘Pasqua’ significa in ebraico “passaggio” dalla schiavitù d'’Egitto alla libertà della terra promessa; metaforicamente, dagli sconvolgimenti di una crisi, alla pace serena di uno Stato democratico di diritto.
Il giovane studente di Teologia, F. Hegel, uno dei maggiori pensatori di tutta la storia, meditando sul significato del Venerdì santo, formulò la sua famosa chiave di lettura della storia e della vita umana: la dialettica. Lui vedeva nella saga di Gesù il compimento di questi tre passaggi: vita-morte-risurrezione.
La vita è la tesi della positività. La morte è l’'antitesi della negatività. La risurrezione è la sintesi, che incorpora tesi e antitesi in una sintesi superiore. La risurrezione è più che la rianimazione di un cadavere, come quello di Lazzaro, che significherebbe il ritorno alla vita anteriore. La risurrezione è l'’introduzione di qualcosa di nuovo nato dalle affermazioni e contraddizioni del passato. Questo ‘insight’ da lui sempre ricordato, è stato chiamato “venerdì santo teorico”.

martedì 15 marzo 2016

QUATTRO MINACCE ALLA MADRE TERRA COME AFFRONTARLE





Leonardo Boff*

Quattro sono le minacce che pesano sulla nostra Casa Comune e che esigono da noi un’'attenzione speciale.
La prima è la vista della Terra impoverita e senza certezze dei tempi moderni. Lei è stata condannata ad impietoso sfruttamento per aumentare la ricchezza. Sotto questo aspetto ci ha procurato benefici innegabili, ma ha portato con sé anche uno squilibrio in tutti gli ecosistemi, che ha scatenato l’'attuale crisi ecologica generalizzata. In questa ricerca forsennata, intere popolazioni come in America Latina sono state eliminate, devastata la foresta atlantica e, in parte, la savana.
Nel gennaio del 2015, 18 scienziati hanno pubblicato sulla famosa rivista “Science”,, uno studio sopra “i limiti planetari: una guida per lo sviluppo umano in un mondo in cambiamento”. Hanno elencato 9 dati fondamentali per la continuità della vita. Tra questi stava l’'equilibrio dei climi, il mantenimento della biodiversità, la difesa dello strato di ozono, il controllo dell’'acidificazione degli oceani, ed altri ancora. Tutti gli item sono in stato di erosione. Ma i due più degradati, sono classificati come “limiti fondamentali”: cambiamento climatico ed estinzione delle specie. La rottura di queste due frontiere basilari può  condurre la civiltà al collasso.
Aver cura della Terra in questo contesto, vuol dire che al paradigma della conquista che devasta la natura dobbiamo opporre il paradigma della cura che difende la natura. Dobbiamo certo produrre quello che ci occorre per vivere, ma con attenzione ed entro limiti sopportabili di ogni regione e con la ricchezza di ciascun ecosistema.

lunedì 7 marzo 2016

In Messico il papa chiede perdono ai popoli nativi






di Leonardo Boff

15 febbraio 2016: data memorabile. Papa Francesco è andato nella città coloniale di San Cristobal de las Casas, capitale dello Stato più povero del Messico, proprio nella regione dove nel 1994 era scoppiata la ribellione degli Zapatisti, durata fino al 2005. Ha avuto un incontro con i popoli nativi, maias, quichés e altri. Davanti a 100 mila persone ha celebrato la messa utilizzando la loro lingua.
È stata una visita con doppia riparazione. Prima di tutto rispetto ai popoli nativi, chiedendo perdono per i secoli di dominazione e sofferenza: “Molte volte in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli furono oggetto d’incomprensione e esclusi dalla società. Alcuni considerarono inferiori i vostri valori, la vostra cultura e le vostre tradizioni, (…) e questo è molto triste. Farebbe bene a tutti noi un esame di coscienza e imparare a chiedere perdono”.
Risuonano anche nelle nostre orecchie le parole commoventi del profeta maia Chilam Balam Chumayel: “E allora ci siamo rattristati, perché erano arrivati… erano venuti per far appassire i nostri fiori, affinché vivessero soltanto i loro; tra noi penetrò la tristezza, era venuto il cristianesimo; questo è stato il principio della nostra miseria, il principio della nostra schiavitù”.
L’impatto dell’invasione degli spagnoli fu così violento che i 22 milioni di Astechi esistenti nel 1519 quando Hernan Cortés penetrò in Messico, erano ridotti, nel 1600, a un solo milione.Molti morirono in guerre; la grande maggioranza a causa di malattie portate dagli Europei, contro le quali non avevano difese immunitarie. È stato uno dei maggiori genocidi della storia umana. I colonizzatori assoggettarono i corpi, i missionari conquistarono le anime. Nel linguaggio degl’indigeni del secolo XVI, gli spagnoli, tutti cristiani, “ sono stati l’anti-cristo in terra, tigre dei popoli e sfruttatori di indios”.
Ora è venuto un Papa dall’America Latina, non fa trucchi , come sempre hanno fatto la Chiesa ufficiale e la Spagna, questa devastazione di intere nazioni.Riconosce i peccati e gli abusi e chiede perdono.
Ha fatto una seconda riparazione: il riscatto del vescovo Don Samuel Ruiz Garcia, incompreso dalla gerarchia messicana composta in gran parte da conservatori e letteralmente perseguitato dal Vaticano perché introduceva diaconi indigeni e perché metteva le basi di una “chiesa indigena” che assemblava elementi del Cristianesimo e delle culture autoctone, che includono rami di pino, uova e riferimento a Dio come Padre e come Madre. Il Papa ha riconosciuto le tre lingue principali come lingue liturgiche: chol, tzotzil e tzeltal.Si è fermato davanti alla tomba di Don Samuel Ruiz e ha pregato a lungo.
Ancora di più. Il papa riconosce il grande contributo che possono dare al mondo con il loro modo di trattare la Pacha Mama, con rispetto, venerazione e armonia.
Riprende il discorso dell’enciclica su “La cura della casa comune” e dice enfaticamente: “Non possiamo restare indifferenti davanti a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci. I vostri popoli, come hanno riconosciuto i vescovi dell’America Latina, sanno relazionarsi armoniosamente con la natura, che rispettano come fonte di alimento, casa comune e tavola per l’umana condivisione”.
E dice ancora: “Insieme ai popoli abbandonati e maltrattati è compreso il nostro pianeta, devastato e oppresso. Non possiamo far finta di essere sordi e ciechi davanti a una delle maggiori crisi ambientali della storia”. E nuovamente convoca questi popoli nativi perché siano riferimento vivente di un altro stile di abitare la ‘Casa comune’, di produrre, distribuire e consumare in accordo con la natura e nell’equa partecipazione ai beni e ai servizi naturali.
Nel mio andare attraverso svariati paesi latino-americani costato due fenomeni tangibili: il riscatto biologico dei popoli nativi. Essi stanno crescendo in numero, rifacendo una popolazione, in altri periodi quasi sterminata. Il secondo è la riappropriazione della loro cultura con le religioni e con la loro sapienza ancestrale, trasmessa dalle nonne e dai nonni, di generazione in generazione. È un’esperienza indimenticabile partecipare alle loro celebrazioni officiate da sacerdoti, sacerdotesse e saggi. Lì si sente un profondo senso del sacro, di comunione con la Terra e con tutti gli elementi dell’universo, della natura e della Madre Terra.
                    Questi non sono figli della modernità secolarizzata. Loro sono nutriti di venerazione per tutte le cose,sentono di essere figli delle stelle, in profonda comunione con gli antenati. Questi sono presenti seguendo il popolo con i loro consigli trasmessi dagli anziani e dai sapienti, soltanto che non sono visibili.
Dobbiamo rivisitare queste culture ancestrali. In esse sono ancora vivi principi e valori, che potranno suggerirci il modo di superare la nostra crisi di civiltà e garantire il nostro futuro.

*Leonardo Boff, columnist del JB on line
Traduzione di di Romano Baraglia e Lidia Arato

sabato 27 febbraio 2016

DIECI DIRITTI DEL CUORE


                                                Leonardo Boff*

Si constata attualmente una feconda discussione filosofica sulla necessità di riscattare la ragione cordiale, per contenere l'’eccesso di razionalizzazione della società, e come arricchimento della ragione strumentale analitica, che lasciata a ruota libera, può danneggiare il rapporto con la natura, che è coscienza di appartenenza e rispetto dei suoi cicli e ritmi. Vediamo alcuni diritti della dimensione del cuore.
1. Proteggi il cuore, centro biologico del corpo umano. Con le sue pulsazioni pompa il sangue in tutto l’'organismo facendo sì che viva. Non lo sovraccaricare con alimenti grassi e bibite alcooliche.
2. Abbi cura del cuore. E’ il nostro centro psichico. Di lì escono, come ci ricorda Gesù, tutte le cose, buone o cattive. Comportati in modo tale che il cuore non sia obbligato a trasalire davanti a rischi e pericoli. Mantienilo calmo con una condotta serena e sana.
3. Sta’ attento al tuo cuore. Lui rappresenta la nostra dimensione del profondo. In lui si manifesta la coscienza che sempre ci segue, consiglia, ci avvisa e anche ci punisce. È nel cuore che brilla la sacra scintilla che produce in noi l'’entusiasmo. Questo entusiasmo, filologicamente parlando, significa “Dio interiore”, che ci scalda e c’i illumina. Il sentimento profondo del cuore ci convince che l’'assurdo mai prevarrà sul suo sentire.
4. Coltiva la sensibilità propria del cuore. Non permettere che questa sensibilità sia dominata dalla ragione funzionale. Ma riconciliati con lei. È attraverso la sensibilità che percepiamo il battito del cuore dell’'altro. Attraverso di lei avvertiamo che le montagne e le foreste, gli animali,  il cielo stellato e Dio stesso hanno anche loro un cuore che batte. Insomma prendiamo atto che c’'è un solo immenso cuore che pulsa in tutto l'universo.
5. Ama il tuo cuore. È la sede dell'’amore. È l’'amore che induce l'’allegria dell’'incontro tra persone che si vogliono bene e permette la fusione di corpi e menti in una sola e misteriosa realtà. È l’'amore che fa il miracolo della vita attraverso l’'unione amorosa dei sessi, e anche il dono disinteressato, la cura dei più deboli, le relazioni sociali includenti, le arti, la musica, l’'estasi mistica per cui la persona si fonde con l’'essere amato.