Lo jus sive potentia, ovvero la identificazione della norma in base alla quale il diritto individuale coincide con la sua potenza effettiva, è un concetto che si deve a Spinoza. E non è limitato da leggi esterne ma soltanto dalla estensione della sua potenza o capacità di agire.
Esso è da ricondursi alla sfera del diritto naturale che ha animato la filosofia politica moderna.
Se il Diritto Naturale è solo l'espressione e la capacità di ogni essere di perseverare nella sua essenza, la Potenza ne esprime il diritto nella misura in cui più un individuo è potente, più sarà in grado di determinare la propria esistenza.
Da ciò si evince che l'unica legge è determinata dalla natura, senza che esista un bene o un male assoluto, ma solo la capacità di ogni essere di affermarsi in base alla sua “potenza naturale” di esistere.
Attenzione, però, lo jus sive potentia, non è la mera legge del più forte, non è una semplice lex roboris, perché è legato al Lògos, cioè alla consapevolezza razionale che in natura tutte le potenze interagiscono fino a raggiungere un loro equilibrio che consente loro di non autodistruggersi, per il sovrastare di una potenza sulle altre. Questo in politica si traduce nella necessità di interagire per co-determinare leggi e istituzioni che soddisfino le necessità individuali e collettive e nella consapevolezza che una potenza culturale sovrasta sempre una brutale, così accadde in passato (Graecia capta ferum victorem cepit) e così accade tuttora, anche se in tempi lunghi
Senza approfondire ulteriormente, e passando alla realtà odierna, stiamo assistendo, mentre osserviamo gli scenari internazionali, ad una veloce rideterminazione proprio dello jus sive potentia, il mondo infatti dopo la seconda guerra mondiale ha trovato un equilibrio tra due superpotenze, passando poi progressivamente alla rottura di questo equilibrio in nome di un nuovo multipolarismo, basato su sfere di influenza, tanto che tale principio oggi si rivela più fragile proprio nel continente che lo ha partorito.
Il caso Groenlandia, con l'arrivo di Trump, sta mettendo seriamente a soqquadro ogni determinazione geopolitica acquisita in precedenza. Non soltanto, infatti, abbiamo ormai il dispiegarsi di forze militari contrapposte e pur appartenenti alla stessa alleanza militare, ma per di più, quello che sembrava fino a ieri il nemico numero uno dell'Europa, cioè la Russia, appare invece, in base alle ultime dichiarazioni di Putin e del cancelliere tedesco che hanno rispettivamente affermato che la Groenlandia fa parte della Danimarca e che la Russia fa parte dell'Europa, più che un nemico, un alleato che potrebbe rivelarsi prezioso almeno nella dissuasione
Ora è palese che l'Europa prima di farsi “difendere” da Putin ci penserà mille volte, ma non è questo il punto. La questione effettiva è invece rappresentata dal capo di una superpotenza che si sta comportando come un ragazzino bullo. Sbraita per avere la Groenlandia con la buone o con le cattive, minaccia di innalzare i dazi a chi non gli dà retta, protesta dicendo che non gli importa più di tanto della pace perché non ha avuto il premio Nobel, pretende di avere mano libera su tutto il continente americano da Nord a Sud, quasi fosse di sua proprietà, e si mostra palesemente più nemico dell'Europa di quanto l'Europa abbia considerato fino ad ora il suo nemico, cioè Putin.
D'altra parte ormai certi stati europei, chiamiamoli così, "volenterosi", stanno agendo per proprio conto, indipendentemente dalle alleanze militari, mentre altri stanno a guardare per ora. Non potranno però farlo per molto, se davvero la Groenlandia verrà occupata militarmente dagli USA, pur reclamando la loro appartenenza alla NATO, perché scatterebbe in questo caso l'obbligo di intervenire. L'articolo 5 della Alleanza Atlantica impone infatti l'intervento di tutti i Paesi membri a difesa di quello che tra di loro viene attaccato, e anche l'articolo 42 par.7 per la UE, impone ai Paesi aderenti la partecipazione alla difesa coordinandosi con la NATO.
Qui però non siamo di fronte ad un attacco esterno ma ad uno interno di un Paese NATO verso un altro Paese membro della stessa alleanza, caso fino ad ora nemmeno immaginabile. E' del tutto evidente che esiste anche in questo senso una clausola secondo la quale in base al trattato di Washington, il Paese membro aggressore verrebbe espulso dall'Alleanza ma resterebbe l'obbligo per gli altri Paesi di intervenire a difesa del Paese aggredito.
Questo vuol dire che anche l'Italia che oggi dichiara per tramite di chi la governa che interverrà solo su richiesta NATO, se l'Alleanza dovrà difendersi dall'aggressione di un suo membro, dovrà intervenire.
E' dunque credibile una guerra tra USA ed Europa? Allo stato attuale dei fatti, è difficile prevederlo, ma sicuramente se tale dovesse essere, non riguarderà di sicuro solo il territorio della Groenlandia, lo scenario di uno scontro diretto, a meno che Trump non decida di fare con il governo danese lo stesso che ha fatto con quello venezuelano, è per ora piuttosto remoto.
Più credibile è invece che gli USA e Trump decidano di allargare il loro controllo sul territorio della Groenlandia, a partire da dove le loro basi militari sono già presenti. Per questo, onde evitare di trovarsi di fronte al fatto compiuto, alcune forze militari europee, sono già sul territorio della Groenlandia, per monitorarlo e prevenire eventuali incrementi di presenze militari USA.
Di fronte ad uno scenario del genere, è più che evidente come la UE dovrà riconfigurarsi rapidamente, dandosi una capacità di decisione e di azione molto più snella e immediata di quanto possa mostrare tuttora. Appare in questo senso significativa la posizione della Gran Bretagna che non ha mai sopportato nel corso della sua storia ingerenze di ogni sorta, dai tempi dell'egemonia spagnola fino a quelli delle pretese napoleoniche o hitleriane sul continente europeo, ma anche oltre oceano. Non dimentichiamo il suo rapido intervento per rivendicare la sovranità delle isole Falkland , messa in discussione dall'aggressione dell'Argentina, dispiegando forze militari, navali, aeree e terrestri, e conseguendo una vittoria immediata.
In questo caso il governo britannico ha dichiarato esplicitamente che, in caso di aggressione alla Danimarca con una invasione USA della Groenlandia, le basi militari USA in GB saranno chiuse e gli americani costretti ad andarsene. E' evidente che una tale decisione, non potrà che essere presa anche da altri Paesi, compreso il nostro, se effettivamente la NATO cesserà di esistere
A chi gioverà e in gran parte sta giovando tutto questo? Non è difficile capirlo e il primo a dichiararlo apertamente è stato lo stesso premier che si sta notevolmente avvantaggiando da questa situazione e cioè Putin.
Putin, nonostante le dichiarazioni minacciose e roboanti dei suoi generali o fedelissimi, non è affatto interessato a conquistare l'Europa e credo nemmeno a smantellare la UE, per lui e per i suoi oligarchi, infatti, l'Europa è un continente in cui si possono fare ottimi affari e arricchirsi notevolmente, si tratta solo di creare legami più solidi e prevenire le minacce militari e politiche.
Tutto ciò era più che palese prima del 2014, cioè prima che scoppiasse la crisi ucraina con la disponibilità della Russia a partecipare anche alla NATO come ebbe anche a dichiarare Putin, ma che fu nettamente respinta, nel periodo influenzato dagli accordi di Pratica di Mare.
Ora la situazione è nettamente diversa, ma Putin che ha come suo punto di riferimento Pietro il Grande più che Stalin, è perfettamente cosciente, e lo ha dichiarato molte volte, che la posizione naturale della Russia è in ambito più che europeo che asiatico, per cultura, civiltà, arte e letteratura e interessi economici..
L'avvicinamento alla Cina è stato un ripiego, ma la Russia non ha mai rinunciato a far parte della civiltà europea, ovviamente la crisi ucraina ha messo seriamente in dubbio che tale intento potesse essere realizzabile. Se guardiamo alla storia dell'Europa, in effetti, il nostro continente ha mantenuto la sua potenza ed autonomia, pur nei suoi conflitti interni e nelle sue mire colonialiste ed imperialiste, fino alla prima guerra mondiale, fino a quando cioè la storia della Russia era perfettamente integrata con quella degli altri Paesi europei. Solo la rivoluzione sovietica e la seconda guerra mondiale hanno determinato una rottura negli equilibri tra Russia e resto d'Europa, di cui gli USA sono stati i maggiori beneficiari
Ebbene oggi, questa situazione potrebbe essere seriamente ribaltata, se effettivamente dovesse giungere una fine rapida del conflitto in Ucraina e si generasse invece un altro conflitto in Groenlandia, con il rischio che si possa allargare al resto d'Europa.
Le dichiarazioni del premier tedesco e di Putin, lasciano intendere proprio l'aprirsi di un nuovo scenario, finora del tutto sconosciuto per gli europei
E' chiaro che ciò rappresenterebbe un pericolo terrificante per l'egemonia politica e militare USA sull'Europa. Ed è altrettanto chiaro che Trump non è il Presidente capace di attirare consensi per una avventura che metta a serio rischio la presenza militare americana in Europa.
Trump è palesemente incapace di svolgere il suo mandato, per pressioni economiche a cui si stanno aggiungendo quelle popolari determinate dalle sue brutali azioni repressive, per il rallentamento della crescita che non è affatto quello che egli stesso auspicava, per la debolezza del manifatturiero americano, e in particolare per la competizione internazionale per il controllo delle risorse energetiche e tecnologiche.
L'establishment americano è alquanto vasto e complesso, e i suoi interessi ramificati in ogni parte del mondo sono in buona parte gestiti dalle sue corporations, l'apparato militare è imponente, sofisticato e dotato dei mezzi più moderni ed efficienti, tutto ciò comporta una leadership, una guida particolarmente attenta e competente, non si può infatti mettere nelle mani di un bulletto di 13 anni un bolide Ferrari.
Ma è purtroppo quello che è accaduto, quindi prima che vada a sbattere e oltre a danneggiare il bolide faccia anche danni ad altri, bisogna che qualcuno e qualcosa lo fermi, prima che sia troppo tardi o invochi l'emergenza nazionale e l'amor di Patria per restare al governo, esattamente come fanno tutti i dittatorelli delle Repubbliche delle banane, quando vedono seriamente minacciato il loro potere
Non dubito che gli USA troveranno un modo per farlo, oltre alla pace nel mondo, è in gioco anche lo stesso destino della più antica democrazia moderna fondata 200 anni fa proprio sulla divisione di quei poteri che Trump minaccia di ridurre ad un nuovo assolutismo. Ricordando sempre che la riduzione dello jus sive potentia a ius roboris è sempre una manifestazione di irragionevolezza e di impotenza
Carlo Felici

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