di Carlo Felici
Una delle questioni epocali del nostro tempo è quella dell'immigrazione, che non può certo essere affrontata con slogan o con facili prese di posizione.
Essa, infatti, è molto complessa ed è perfettamente connessa a quanto ho già rilevato con un mio intervento precedente sulla riduzione dell'essere umano a merce e sulla nullificazione dell'etica nella prospettiva di un turbocapitalismo che non accetta alternative a se stesso.
Se l'etica antica ed umanista è fondata sul detto: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” che vuol dire: in quanto essere umano non vi è nulla di umano che mi sia estraneo, la non-etica del turbocapitalismo si fonda piuttosto sul “res sum, omnia humana puto a me aliena” e cioè: sono una cosa, tutto ciò che è umano ritengo mi sia estraneo.
Il migrante è lo strumento, il fine ed il mezzo per la realizzazione di questo obiettivo su larga scala, è un essere umano ridotto a merce, per far lucrare i trafficanti di esseri umani, per riempire le tasche di chi organizza con mafie e consorterie di vario genere l'accoglienza, traendo profitto dai fondi stanziati per questo scopo, ed è infine un oggetto da usare nel mondo della schiavitù salariale destinato alla discarica dell'emarginazione sociale, quando non serve più.
I flussi migratori sono parte integrante e consustanziale di un processo di globalizzazione economica a senso unico turbocapitalista.
Essi servono al contempo per rendere il mercato del lavoro dei paesi di approdo più flessibile, scardinando i diritti acquisiti e riducendo fino ad annullarlo ogni potere contrattuale delle classi lavoratrici, servono come rendita permanente per le mafie che controllano le amministrazioni locali e la politica nei vari territori, sono utili, con le rimesse, per ridurre il potenziale sociale esplosivo dei paesi di origine, e infine, servono da veicolo omologante, per espandere un unico modello culturale basato sul consumo e sui modelli propagandati dalla pubblicità e dai media, ovunque, anche scardinando usi e costumi di culture che potrebbero opporvisi. La sovrapposizione progressiva dei diritti civili su quelli sociali risulta perfettamente compatibile a tale scopo.
E la vera differenza tra un Socialismo Internazionalista ed un neofascismo nazionalista consiste proprio nella visione di insieme e globale di questo fenomeno, anziché ridurlo a mera difesa dei confini della Patria.






