Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

martedì 1 aprile 2014

Le tenebre del quarto reich e il sole del futuro




Negli anni 20 la gente ballava il Charleston mentre nel mondo si andavano affermando le più feroci dittature che abbiano mai calpestato il suolo terrestre, diretta emanazione di una crisi economica epocale del capitalismo rampante.
Oggi la colonna sonora di una crisi che appare per interi popoli come una condanna ad una lenta ma inesorabile garrota, potrebbe essere una vecchia canzone di Gino Paoli: Senza fine...soprattutto nel ritornello che ripete...non hai ieri, non hai domani..in particolare pensando alle nuove generazioni e considerando la negazione della storia e della cultura del passato, in funzione dell'assolutizzazione del presente.
Il Capitalismo ha sempre avuto, come è stato messo perfettamente in risalto da Marx, mire egemoniche, imperialiste ed oligarchiche, questa è sempre stata la sua vocazione originaria e questa sarà sempre la sua tendenza fino alla sua estinzione.
Se dunque abbiamo avuto lunghi anni di democrazia, dopo la seconda guerra mondiale e di distribuzione sociale della ricchezza, è stato solo perché il Capitalismo non era ancora uscito dalla sua crisi rigenerativa e doveva fare i conti con un sistema concorrenziale, nei confronti del quale doveva apparire più libero e più democratico.
Dal momento in cui si è sentito più forte, non solo ha gettato la maschera democratica alle ortiche, già dagli anni 80 del secolo scorso, ma, una volta liquidato anche l'avversario concorrenziale, ha corso sempre di più verso la sua vocazione originaria, l'accumulo di profitto a vantaggio di pochi e a danno di molti, riducendo esseri umani e natura a merce per fini speculativi.
La crisi (nel significato originario di scelta) attuale non è una crisi di percorso, ma di sistema, e non però nel senso che il sistema stia fallendo, si badi, ma in quello che il sistema è ormai assoluto, nel senso latino del termine, absolutus: sciolto cioè da ogni legame e da ogni condizionamento. Innanzitutto, sciolto dal confronto con un sistema economico e sociale concorrenziale che non esiste più, poi sciolto da vincoli di tipo culturale, poiché la sua tendenza è far credere che non esistano alternative al suo corso, e infine sciolto da vincoli normativi e legislativi che possano limitarne lo sviluppo e la sua tendenza ad autoaffermarsi.

In tal senso, la crisi è connaturata alla sua struttura sistemica, serve cioè affinché siano finalmente abbattute le ultime resistenze alla costruzione di una nuova forma di assolutismo, ben peggiore di quelle esistenti nel passato, a dimensione paternalista, che potevano essere più o meno tolleranti, perché essa è funzionale alla identificazione del capitalismo assoluto con nuove e più subdole forme di totalitarismo politico e sociale.
La società del capitalismo assoluto prevede infatti che si metta in opera una democrazia meramente di facciata e virtuale, all'interno di strutture politiche, sociali ed economiche rigidamente oligarchiche e classiste, costituite da pochissimi privilegiati ricchi quanto interi stati, assicurati e rafforzati da organizzazioni globalmente dominanti (WTO, NATO, BCE, BILBERG, ecc.), pochi funzionari molto ricchi, esecutori vassalli delle loro direttive in ambito transnazionale e globale, altri valvassori abbastanza ricchi nella gestione territoriale del loro potere a fini di profitto, ed altri ancora valvassini molto benestanti, in grado di controllare le masse ed impedire sul nascere ogni forma di dissenso e di protesta nella sua attuazione pratica, pur lasciando piena libertà di parola e di sfogo in ambito però esclusivamente teorico e virtuale. Al di sotto di questo vertice piramidale, una massa di precari, da usare e gettare in base ai comodi e alle necessità di orientare la ricerca dei migliori profitti, ovunque, nel mondo, superando frontiere e regole di ogni tipo, anche in ambito legislativo.
E' del tutto evidente che, in un contesto del genere, sempre più globalizzato, la sovranità popolare è un concetto destinato non solo ad essere svuotato, ma, con il passare del tempo, sempre più rimosso e messo ai margini. Le Costituzioni nate quindi in periodi storici in cui la costruzione della democrazia, seppur borghese, era funzionale a contrastare altre forme di strutturazione sociale e politica, oggi, mutatis mutandis, non servono più, anzi, sono solo un ostacolo alla crisi necessaria per affermare il sistema del capitalismo assoluto in maniera definitiva e permanente.
La revisione costituzionale che si vuole mettere oggi in campo nel nostro Paese, con una fretta e furia mai viste nemmeno nelle peggiori repubbliche delle banane, addirittura con un decreto legge, è figlia di questa situazione e voluta dai valvassori e dai valvassini che abbiamo già preso in considerazione, a loro volta incalzati dai vassalli europei dello stesso sistema imperante.
Il sistema è evidentemente interdipendente e sinergico: il vassallo mette fretta e il valvassore si mette a gridare che bisogna correre, infine il valvassino prende la frusta e fa correre tutti verso gli obiettivi prestabiliti.
Nel nostro caso è più che evidente che essi coincidono con ulteriori tagli e con il più feroce e distruttivo: quello della sovranità popolare su mezzo ramo del Parlamento, ridotto ad una assemblea di nominati, tra i quali, ben 21, da parte del Presidente della Repubblica.
Con la scusa di ridurre i costi, si riduce la libertà e la democrazia, dimezzandone l'efficacia e mettendo sotto rigida tutela la metà che ne resta.
Il passo successivo non potrà che essere la costruzione di una nuova monarchia, rafforzando i poteri del presidente della repubblica e dotandolo di potere esecutivo e di controllo sulle camere di rappresentanza, la sua, in particolare.
In tale sistema il presidente sarà concretamente il primo valvassore del sistema dello sfruttamento delle principali risorse di un paese a vantaggio dei potentati transnazionali rigidamente dominati dai vassalli economici continentali degli oligopoli imperiali globali. Di fatto, risulterà un dittatore peggiore di quelli dei sistemi totalitari del passato che, almeno, avevano a cuore l'identificazione dello stato con il cittadino e per questo assicuravano ancora non solo l'esistenza dello stato come comunità, ma anche la sua efficienza amministrativa e sociale, anche se principalmente per fini di propaganda e di consenso.
La dimostrazione che l'Unione Europea ha ormai una struttura che ignora del tutto la necessità di affermare la democrazia nei suoi stati membri, è la palese negazione della autodeterminazione di quei popoli che non sono più liberi di scegliere se appartenere o no a tale assetto (vedasi l'impedimento alla Grecia di svolgere un referendum democratico), l'assegnazione di governi tutoriali calati dall'alto a paesi sui quali si vuole esercitare una pressione diretta al fine di cambiare radicalmente la loro struttura istituzionale (vedasi gli ultimi tre governi insediatisi in Italia che, in primis, da bravi “valvassori” sono andati a “giustificarsi” presso i loro “padroni vassalli”), e infine il riconoscimento anche di governi palesemente antidemocratici o che fanno addirittura professione di xenofobia e razzismo (vedasi quello ucraino insediatosi senza alcuna elezione) purché rientrino fedelmente nella struttura di vassallaggio economico, sociale e militare prevista dal Reich.
Non tutti i Reich sono uguali, basta solo confrontare i primi tre per osservare al loro interno profonde differenze, se dunque oggi ne abbiamo un altro, evidentemente, non si deve per questo pensare che possa essere la mera riedizione di uno precedente.
Quello che però lo caratterizza, oggi come nel passato, come Reich è: 1) La pretesa che ad esso non possano né debbano esservi alternative 2) La minaccia costante per chi solo osa immaginare di poterne uscire 3) La costante delegittimazione e distruzione di chi si ostina a non volerne far parte.
Dai tempi della dittatura dei colonnelli in Grecia non si assisteva alla legittimazione di un governo palesemente antidemocratico come quello insediatosi in Ucraina con un vero e proprio colpo di Stato. Non è escluso quindi che, se uno Stato membro della UE si azzardasse ad uscire dall'assetto che si vuole dominante senza alcuna alternativa, altri simili colpi di Stato potrebbero essere fomentati e messi in atto, in spregio ad ogni velleità di far permanere regole democratiche.
Ovviamente se in questi stati le popolazioni si mettono la museruola o la catena da sole è meglio, basta solo che non osino pensare o immaginare il contrario, e che cambino le loro Costituzioni a tal scopo, ovviamente dopo avere inserito in esse la mina destinata a farle saltare in aria, come il pareggio di bilancio o il fiscal compact.
In tale assetto, il singolo cittadino massificato non ha nessun margine di protesta o di possibilità di cambiamento, specialmente se le tradizionali organizzazioni sindacali e politiche che un tempo lo tutelavano, vengono progressivamente assorbite nel sistema di vassallaggio.
Le possibilità quindi di resistenza si riducono fondamentalmente a tre: 1) l'appartenere ad una organizzazione, o movimento di contestazione globale di tale sistema, legata ad un leader capace di tenere unito lo stesso movimento e di orientarlo verso obiettivi fondamentali di rovesciamento degli assetti dominanti, 2) la costruzione di un movimento transcontinentale di contestazione e di rimozione delle tendenze imperanti, raccordando tra loro forme di protesta politica e sindacale in ogni settore ed in ogni stato, collegandole inoltre con strutture ed associazioni che agiscono per i diritti democratici e partecipativi a livello globale 3) Spingere la protesta alle estreme conseguenze per radicalizzare lo scontro e fare così uscire allo scoperto la reazione repressiva, in modo tale da estremizzarla ulteriormente, palesandola come liberticida.
La prima forma rischia di essere controllata in maniera non democratica e risultare così, di fatto, mediante la costruzione di una organizzazione personalistica, l'ennesima forma di vassallaggio pienamente speculare a quelle ufficialmente riconosciute. La terza è la più strumentalizzabile, con opportune infiltrazioni, per fini ulteriormente e ancora più efficacemente eversivi.
La seconda è dunque quella maggiormente praticabile e necessaria, ma che comporta un altissimo livello di partecipazione, impegno e soprattutto di integrità morale, perché ad essa il sistema imperante non potrà che opporre la corruzione dei suoi leaders per farne degli strumenti docili di ammaestramento e divisione delle masse, secondo i propri fini.
Un movimento transeuropeo che davvero voglia incidere nella struttura portante del Reich in costruzione, non può limitarsi alla presentazione di liste elettorali, alla creazione di cartelli di mere alleanze politiche, ma deve sapersi muovere rapidamente ed efficacemente in ogni settore nevralgico, politico ed economico del continente, facendo sorgere in contemporanea e in più nazioni: scioperi, mobilitazioni, forme variegate di resistenza passiva, occupazioni, e manifestazioni varie di protesta che, proprio per la loro tempestività, diffusione ed efficacia, non possano essere occultate dai media controllati dal sistema.
L'Europa ha di fronte a sé due strade: o il rafforzamento di un Reich fondato su rigorismo autoreferenziale e sul taglio drastico delle risorse vitali: in primis della democrazia, oppure una rapida ed irrefrenabile nuova Primavera dei Popoli che, come nel 48 del XIX secolo e nel 68 del XX, dilaghi come un incendio ovunque, non solo in questo continente, ma anche nel resto del mondo. Non pochi ormai in Sudamerica considerano che quello che loro vissero negli anni più bui e cruciali della loro storia, è divenuto oggi destino dei popoli europei.
Non dobbiamo essere pochi, dunque, a considerare che il sole di una nuova speranza e di un concreto cambiamento globale non possa e non debba tramontare mai in un mondo realmente altro, tanto possibile quanto necessario, non solo per le future generazioni ma anche per la Terra e per i suoi popoli minacciati da un sistema liberticida ed ecocida

C. F.

2 commenti:

  1. Perche' l ' oppressore varrà' sempre meno del servo che se ne libera.

    GATTO ROSSO

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    1. ...soprattutto se i liberatori sono tanti e uniti

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