Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

giovedì 10 settembre 2015

Ma questi sono esseri umani, nostri fratelli e sorelle.O no?



Leonardo Boff*

Il grado di civilizzazione e di spirito umanitario di una società si misura dal modo come essa accoglie e convive con i differenti. Sotto questo aspetto, l’Europa ci offre un esempio deplorevole, che rasenta la barbarie. Essa appare così concentrata in se stessa e nelle sue conquiste, che le costa immensamente accogliere e convivere con i differenti.
Generalmente la strategia è stata e continua ad essere questa: o emarginare l’altro, o sottometterlo, o incorporarlo o annientarlo. Così è avvenuto nel processo di espansione coloniale in Africa, in Asia e soprattutto in America Latina. E’ arrivata a distruggere etnie intere, come quella dell’isola di Haiti e in Messico.
Il limite maggiore della cultura Europea Occidentale è la sua arroganza che si rivela nella pretesa di essere la cultura più alta del mondo, di avere la migliore forma di governo “la democrazia”, la migliore coscienza dei diritti, di essere la creatrice della filosofia e della tecnoscienza e, come se questo non bastasse di essere la portatrice dell’unica religione vera: il Cristianesimo. Tracce di questa superbia si trovano anche nel Preambolo della Costituzione dell’Unione Europea. Lì si afferma semplicemente:
“Il Continente Europeo è portatore di civiltà, i suoi abitanti la abitarono sin dall’inizio dell’umanità in successive tappe e che nel decorrere dei secoli hanno sviluppato valori-base dell’umanesimo: uguaglianza degli esseri umani, libertà e il valore della ragione…”
Questa visione è solo in parte rispondente a verità. Essa dimentica le frequenti violazioni dei diritti, le catastrofi che ha creato con ideologie totalitarie, guerre devastanti, colonialismo impietoso e imperialismo feroce che hanno soggiogato e paralizzato intere culture in Africa e in America Latina in contrasto frontale con i valori che proclama. La situazione drammatica del mondo attuale e le ondate di rifugiati venute dai paesi mediterranei sono dovute in grande parte, al tipo di globalizzazione che proclama, visto che configura, in termini concreti, una specie di occidentalizzazione tardiva del mondo, molto più che una vera planetarizzazione. 

mercoledì 9 settembre 2015

Revisione dei rapporti con la Madre Terra.



Non rinviabile.

Leonardo Boff*


L’Enciclica di Papa Francesco sulla “Cura della Casa comune” (Laudato Si’) viene considerata come enciclica “verde” allo stesso modo come quando diciamo economia “verde”. E’ un grande equivoco. L’Enciclica non pretende soltanto di essere “verde”, ma propone una ecologia “integrale”.
In verità, il Papa ha fatto un salto teorico della massima importanza andando al di là dell’ambientalismo verde pensando l’ecologia in una prospettiva olistica che include l’ambiente, la società, la politica, l’educazione, la vita quotidiana e spirituale. Lui si posiziona nel cuore del nuovo paradigma secondo il quale ogni essere possiede un valore intrinseco, rimanendo sempre in relazione con tutto, formando un’immensa rete, come del resto dice esemplarmente la Carta della Terra.
In altre parole, si tratta di superare il paradigma della modernità, che colloca l’essere umano fuori dalla natura e sopra di lei in qualità di “maestro e padrone” (Descartes). Questi pensava che la natura non possiede nessun altro significato tranne quando posta a servizio dell’essere umano che può sfruttarla a suo piacimento. Questo paradigma soggiace alla tecnoscienza che ci ha regalato tanti benefici, ma che allo stesso tempo ha maturato in sé l’attuale crisi ecologica a causa del  sistematico saccheggio dei suoi beni naturali.
E lo ha fatto con tale voracità che ha oltrepassato i principali limiti invalicabili (Sovraccarico della Terra). Una volta valicati, sono a rischio le basi fisico-chimico-energetiche che sostengono la vita (i climi, la scarsezza di acqua, i suoli, l’erosione della biodiversità, tra gli altri). E’ ora di fare una revisione dei conti con la Madre Terra: o ridefiniamo una nuova relazione basata sulla cooperazione con lei e così garantiamo la nostra sopravvivenza, oppure possiamo arrivare a conoscere un collasso planetario.

venerdì 4 settembre 2015

CONTRIBUTO A DEFINIRE UN QUADRO DI MASSIMA PER UNA REVISIONE DEI TRATTATI ; FUNZIONALE AD UN MUTAMENTO DI MODELLO DI SVILUPPO




                                              
                                             di Franco Bartolomei

A mio avviso dobbiamo impostare il nostro lavoro per definire un quadro di massima di modifica dei trattati istitutivi ( Maastricht e Lisbona ), che regolano il sistema Euro ed il ruolo della BCE ,attorno ad una ridefinizione del rapporto tra la BCE e le scelte di programmazione dello sviluppo e di definizione degli indirizzi del quadro economico , vincolanti per gli operatori privati ed il sistema del credito, e contrattate democraticamente con i poteri sovrani nazionali e regionali ,:
Questo lavoro di programmazone economica per esplicita disposizione costituzionale comunitaria sancita esplicitamente nei nuovi trattati , deve divenire , in una logica di superamento del modello neo-liberista e monetarista vigente , l'elemento centrale della nuova attivita' di governo di nuovi organi esecutivi comunitari , fondati su un diretto mandato politico democratico espressione di un reale potere sovrano dei corpi elettorali dei paesi del'unione .

La modifica dei trattati deve quindi tendere a ricostruire un sistema di poteri federali che ricostruiscano, anche a livello di governo europeo, quei poteri pubblici di intervento pubblico e di indirizzo economico che prima di Maastricht erano nelle mani degli stati nazionali , e che costituivano il quadro costituzinale che rendeva possibile le grandi passate politiche socialdemocratiche di riequilibrio , promozione ed incentivazione , che hanno accompagnato l sviluppo sociale economico e democratico , post bellico , dei paresi principali d'europa .

La BCE , quindi in tale nuovo quadro istituzionale caratterizzato da una riassegnazione al governo comunitario di poteri pubblici di governo delle scelte economiche degli operatori e degli indirizzi dei modelli sociali di riferimento , deve divenire essa stessa uno strumento di programmazione democratica dello sviluppo economico , in questo senso anch'essa vincolata in modo assolutamente innovativo ad agire , pur nel campo delle sue competenze tecniche specifiche , in un rapporto di cooperazione funzionale con le istituzioni politiche comunitarie , e non piu' come il garante esclusivo di una stabilita' della moneta comunitaria che agisce esclusivamente in qualita' di guardiano del rispetto dei parametri di stabilita' contro ogni possibile sforamento della spesa ,operato dagli stati sotto la pressione della necessita' di impostare politiche anticicliche .

giovedì 3 settembre 2015

NON CI SONO PIU' RISORSE NELLA DISPENSA DELLA CASA COMUNE.



Leonardo Boff*

La Terra è un pianeta piccolo, vecchio, con i suoi 4,44 miliardi di anni, 6400 km di raggio e 40.000 di circonferenza. Circa 3,8 miliardi di anni fa si sviluppò in lei ogni tipo di vita e da circa 7 milioni di anni, un essere cosciente e intelligente, superbamente attivo e minaccioso: l'essere umano. Di preoccupante c'è il fatto che la Terra ormai non ha più risorse sufficienti nella sua dispensa per fornire alimenti e acqua i suoi abitanti. La sua biocapacità si sta indebolendo di giorno in giorno.

Il giorno 13 agosto è stato il Giorno del Sovraccarico della Terra (Eart Overshooting Day). Questa è l'informazione ricevuta dalla Rete dell'Impronta Globale (Global Footprint Network), la quale insieme con altre istituzioni come il WWF o il Living Planet seguono sistematicamente lo stato della Terra. L'impronta ecologica umana (quanto di beni e servizi ci serve per vivere) è stata oltrepassata. Le riserve della  Terra si sono esaurite e abbiamo bisogno di 1,6 pianeti per venire incontro alle necessità nostre senza considerare quelle molto importanti della grande comunità di vita (fauna, flora, microrganismi). Nel nostro linguaggio di tutti i giorni: la nostra carta di credito è in rosso.

Fino al 1961 avevamo bisogno di appena il 63% dei beni e servizi della Terra,  per venire incontro alle nostre richieste. Con l'aumento della popolazione e dei consumi già nel 1975 avevamo bisogno del 97% della Terra. Nel 1980 noi si pretendeva il 100,6%, primo Sovraccarico dell'impronta ecologica planetaria. Nel 2005 eravamo arrivati alla cifra di 1,4 pianeti. Attualmente nell'agosto del 2015 siamo a 1,6 pianeti.

Se ipoteticamente volessimo, ci dicono i biologi e i cosmologi, universalizzare il tipo di consumo che i paesi opulenti pretendono per sé, sarebbero necessari cinque pianeti uguali all'attuale, il che è assolutamente impossibile oltre che irrazionale (cf. R.Barbault, Ecologia generale 2011, p.418).

martedì 18 agosto 2015

Tra il dire e il fare il Risorgimento Socialista






In questo scorcio d'estate finalmente meno torrido, vale la pena di approfittare della momentanea assenza della calura per fare alcune considerazioni a mente rinfrescata da alcune vicende e da alcuni spunti meditativi.
Dove va il famigerato Risorgimento Socialista?
Apparentemente esso procede come un treno, dalla prima assemblea di marzo a quella di giugno, fino alle prossime tappe che saranno ad ottobre e a quella finale del 28 novembre.
Procede senza deragliare?
C'è da augurarsi di sì, anche se tuttora non ci è dato di saperlo con estrema certezza, però più si paventa un rischio del genere, e più, generalmente, un percorso non può che rallentare.
Vediamo di osservarne alcuni dettagli. La prima assemblea di marzo è stata sicuramente, data la novità in corso, la più partecipata e la più “larga” che si potesse osservare o presumere di avere.

lunedì 10 agosto 2015

CRISI E AUTOREALIZZAZIONE



Leonardo Boff*

Si parla quasi soltanto di crisi e, crisi delle crisi, quella della Terra e della vita, minacciate di scomparsa, come ha accennato papa Francesco nella sua enciclica su «La cura della casa comune». Ma tutto quello che vive è segnato da crisi: crisi della nascita, della gioventù, della scelta del partner o della partner per la vita, crisi della scelta della professione, crisi del "demonio di mezzogiorno" come Freud chiamava la crisi dei 40 anni quando ci accorgiamo che stiamo arrivando alla cima della montagna e bisogna cominciare a scendere. E infine la grande crisi della morte quando passiamo dal tempo all'eternità.

La sfida posta a ciascuno non è come evitare le crisi. Esse sono inerenti alla nostra condizione umana. La questione è: come affrontarle. Qual è il loro insegnamento e come crescere con loro. Da qui passa il cammino della nostra autorealizzazione e della nostra maturità come esseri umani.

Ogni situazione è buona, ogni luogo è eccellente per confrontarci con noi stessi e tuffarci nella nostra dimensione profonda, per lasciare emergere l'archetipo di base che portiamo con noi (quella tendenza di fondo che sempre ci batte in testa e che attraverso di noi vuole farsi vedere e fare la sua storia che è pure la nostra vera storia. Qui nessuno può sostituire un altro. Ognuno sta solo. È un compito fondamentale dell'esistenza. Ma, se è fedele in questo cammino, la persona non sta più da sola. Ha costruito un Centro personale a partire dal quale può incontrarsi con tutti gli altri viandanti. Da solitario diventa solidario.
La geografia del mondo spirituale è differente da quella del mondo fisico. In questa i paesi si toccano ai confini. Nell'altra, al Centro. L'indifferenza, la mediocrità, l’assenza di passione nella ricerca del nostro IO profondo che ci distanzia dal nostro Centro e dagli altri e così perdiamo le affinità, sembra che stiamo al loro fianco, in mezzo a loro e pensando di stare al servizio loro.

martedì 4 agosto 2015

La sfida permanente: aver cura di sé



                             
                                     Leonardo Boff*

Lettrici, lettori
Basta con la politica. Pensiamo un po' alla nostra povera, infelice/felice esistenza.
Assumendo la categoria «cura», nei rapporti verso la Madre Terra e verso tutti gli esseri, papa Francesco ha rinforzato non soltanto un comportamento, ma un vero paradigma che rappresenta un'alternativa al paradigma della modernità, che è la volontà di potere, causa di tanti danni.
Dobbiamo aver cura di tutto, anche di noi stessi, dato che siamo il più vicino dei prossimi e, al tempo stesso, il più complesso e più indecifrabile degli esseri.
Sappiamo chi siamo? Perché esistiamo? Dove andiamo? Riflettendo su queste domande improcrastinabili, è utile ricordare il giudizio di Blaise Pascal (†1662) forse il più corrispondente alla realtà.
Che cos'è l'essere umano nella natura? Un nulla davanti all'infinito, un tutto davanti al nulla, un asse tra il nulla e il tutto, ma incapace di vedere il nulla da dove è venuto e l'infinito dove va (Pensées, § 72).
In verità, non sappiamo chi siamo. Soltanto dubitiamo come direbbe Guimrães Rosa. Nella misura in cui stiamo vivendo e soffrendo, lentamente scopriamo chi siamo. Insomma: espressione di quella Energia di fondo (immagine di Dio?) che tutto sostiene e tutto dirige.
Insieme a quello che di fatto siamo, esiste anche quello che potenzialmente possiamo essere. Il potenziale appartiene pure alla realtà, e chissà che non sia la nostra parte migliore. A partire da questo sfondo è opportuno elaborare chiavi di lettura che ci orientino nella ricerca di quello che vogliamo e possiamo essere.
È in questa ricerca che la cura di se stessi svolge un ruolo decisivo. Non si tratta, in primo luogo, di stare a guardare narcisisticamente il nostro io, il che porta, generalmente, non a conoscere se stessi ma a identificarsi con una immagine proiettata da se stessi e, per questo, falsa e alienante.