Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

venerdì 26 giugno 2026

CUSTER, EROE INTRANSIGENTE O SMODATO AVVENTURIERO?





 Esattamente 150 fa, avvenne la battaglia del Little Big Horn in cui perse la vita il generale Custer, con i suoi soldati, la dinamica è ormai molto nota e celebrata in molti film, ma Custer chi era veramente, e avrebbe potuto evitare di morire in quell'evento?

Possiamo dire certamente sì, a trascinarlo infatti furono da una parte la sua intransigenza, e dall'altra la sua smodata ambizione

Custer non avrebbe infatti dovuto guidare quella spedizione, perché poco tempo prima aveva testimoniato al Senato contro lo stesso segretario alla guerra del Presidente Grant, mettendosi in una posizione molto scomoda, lo fece per ambizione o per intransigenza morale? Probabilmente per entrambe i motivi.

La sua testimonianza contro William Belknap contribuì a smascherare una intera rete di tangenti che operavano nei principali centri di frontiera e che facevano capo a questo personaggio che ne aveva tratto enormi profitti personali.

Ma, come se non bastasse, Custer aveva pestato i calli allo stesso presidente Grant, coinvolgendo nelle accuse, mediante prove indiziarie, anche il fratello di Grant, e in precedenza lo stesso Custer aveva pur arrestato il figlio del presidente, Fred, per ubriachezza.

Grant per questo era furioso, e privò Custer del comando della spedizione.

Custer era un generale di notevole valore, e i suoi colleghi Terry e Sherman lo sapevano bene, così cercarono di persuadere Custer a trovare una soluzione incontrando personalmente Grant.

Ma Custer, il cui orgoglio era senza dubbio smodato, non amava piegarsi né le mezze misure e rifiutò sdegnosamente.

Era un uomo d'azione, per cui non si perse d'animo, salì su un treno diretto a Chicago pronto ad assumere il comando anche se gli era stato negato. Ma Grant lo seppe ed inviò lì gli uomini di Phil Sheridan ad arrestarlo, per avere disobbedito, lasciando Washington, senza permesso.

Su pressione dei suoi generali che sapevano quanto valesse la presenza di Custer sul campo, Grant alla fine dovette cedere, ammettendo la partecipazione di Custer alla spedizione, ma non consentendogli di comandarla. Contando sulla fiducia del suo collega generale Terry, Custer lo convinse a persuadere Grant di consentirgli di guidare la spedizione

Terry spiegò a Grant che la delicatezza dell'impresa e l'importanza della posta in gioco richiedevano la presenza e la guida di Custer, così il presidente non potè negargliela, mettendo però come clausola alla sua approvazione che Terry avrebbe dovuto supervisionare le azioni di Custer sul campo, evidentemente era preoccupato che se le cose fossero andate male tutti i suoi generali lo avrebbero accusato del fallimento per non avere dato retta a Custer, già considerato eroe di guerra.

Gli errori sul campo di Custer sono ben noti, innanzitutto non si accorse in tempo di quanta massa di nativi avesse davanti, credeva di affrontare un accampamento di piccole o medie dimensioni, invece si trovò di fronte una massa imponente di tribù unitesi per difendere il loro sacro territorio, perché le Black Hills erano per loro più e meno come il Vaticano per noi oggi, anzi a morire per il Vaticano forse oggi ci sarebbero meno persone di quante allora furono dispose a morire per le Black Hills, che erano comunque un territorio sacro, preso di mira perché vi era stato scoperto l'oro.

Ma l'errore più grosso Custer lo commise dividendo la sua spedizione in tre tronconi con l'illusoria mira di chiudere in una tenaglia l'accampamento che comunque era troppo grosso per essere circondato.

Molti nativi erano dotati di fucili Henry, che sparavano a ripetizione, residuati bellici venduti loro sotto banco da commercianti senza scrupoli in cambio di oro. In quel periodo i fucili Henry erano surclassati dai famosi Winchester, che funzionavano alla stessa maniera con una leva di scarico e di caricamento, ma erano più facili da caricare e più maneggevoli, inoltre alloggiavano le stesse munizioni delle Colt 1872 a tamburo e a retrocarica.

L'esercito americano invece usava ancora i fucili Spriengfiel, che sparavano un colpo solo alla volta ed erano di caricamento più lento.

L'errore poi fatale fu quello di seguire il suo orgoglio e l'istinto e invece di ricongiungersi con i suoi generali, scelse un attacco frontale senza sapere quanti nativi avesse di fronte, il risultato fu solo il suo aggiramento in una sacca e lo sterminio di tutti i suoi soldati, lui compreso.

Le conseguenze disastrose di questo evento furono enormi e di grande risonanza, anche perché era allora il centenario della fondazione degli USA

Persino Buffalo Bill e Texas Jack furono richiamati e dovettero interrompere i loro spettacoli circensi per fare da esploratori al generale Terry che era sopravvissuto a Little Big Horn per inseguire i vittoriosi guerrieri che si erano alleati nella battaglia con il capo di guerra degli Oglala Lakota, Cavallo Pazzo, e con il capo degli Hunkpapa Lakota, Toro Seduto.

I quattro anni che seguirono furono funesti e segnati irrimediabilmente dalla sconfitta di Custer, dimostrando a tutti che le guerre indiane non sarebbero state una passeggiata.

Il generale quindi era un intransigente moralizzatore che avrebbe potuto, mediante la vittoria e l'umiliazione di Grant, ambire alla presidenza. Oppure uno sconsiderato avventuriero che pagò con la vita la sua mancanza di autentica disciplina militare?

Forse tutte queste cose insieme o forse non lo sapremo mai, indubbiamente nel corso della storia egli è stato tanto esaltato quanto denigrato, ed è altrettanto certo che da Grant ad Eisenhower, i generali al potere non hanno mai portato un gran bene alla loro nazione, pur giovandosi delle loro vittorie nella scalata al potere

Questa è una lezione che dovremmo apprendere bene e presto anche noi, in un momento in cui l'auto promozione editoriale e politica di un generale rischia di suscitare al contempo illusorie speranze e concrete ulteriori confusioni nel campo ristretto della politica, che invece è meglio unire ed allargare come fecero allora i nativi vittoriosi su Custer


Carlo Felici


venerdì 19 giugno 2026

LA FORZA NON PAGA

 




La forza non paga, a ulteriore dimostrazione di come questa affermazione possa essere valida e concretizzarsi oggi più che mai, nonostante esistano i mezzi più brutali e sofisticati per esercitare la forza, è il risultato delle cosiddette trattative USA-Iran, sbandierate da Trump come una vittoria, specialmente dopo l'ultimo bombardamento del 10 giugno.

Se infatti analizziamo nei dettagli i singoli punti discussi ed approvati, notiamo che, non solo il regime iraniano esce rafforzato da questo confronto militare, ma che per di più gli USA debbono arretrare dalle loro posizioni.

Innanzitutto risalta il fatto che gli USA, in base all'accordo, devono ritirare la loro presenza militare dalle basi che stanno intorno all'Iran, compresi i loro missili, con evidente spostamento degli equilibri militari per i paesi della zona che saranno portati ad avere altri referenti per tutelare la loro difesa

I soldi iraniani congelati nelle banche estere, torneranno in patria, per la precisione 12 miliardi prima dell'accordo e altri 12 a trattative concluse, non è prevista alcuna intesa sul nucleare come Trump avrebbe voluto, legando ad essa gli accordi per la riapertura dello stretto di Hormuz, in Libano il cessate il fuoco dimostra che nessuno è stato capace di tutelare la incolumità e l'interesse dei libanesi, come l'Iran e che Netanyhau ha dovuto fermarsi di fronte alle minacce di Trump che lo sta palesemente mollando anche se con le dovute cautele date le numerose lobbies sioniste che lo hanno finanziato.

Lo stretto sarà riaperto senza pedaggi, come prima, e senza sanzioni petrolifere che verranno revocate, così come ogni blocco militare nei confronti dei porti iraniani

Tutto ciò è sufficiente per smascherare le fanfaronate di Trump il quale dopo avere addirittura minacciato la “cancellazione di una civiltà”, ora non porta a casa nessun accordo sul nucleare, perché i 440 kg di uranio dell'Iran non verranno consegnati ai militari americani, e non soltanto, perché non è nemmeno prevista la riduzione del programma missilistico a lungo raggio, così come la fine dei rapporti tra Iran e Hamas, Hezbollah e Houthi

Evidentemente il regime che Trump ha sbandierato di voler far cadere, non soltanto resterà saldamente al potere, ma potrà persino facilmente propagandare questo accordo come una vittoria e le garanzie sul non arricchimento dell'uranio, riporteranno semplicemente la situazione a quando Obama aveva siglato i suoi accordi, violati proprio perché Trump, li aveva rinnegati.

I giornali asserviti alle logiche di potere che tanto avevano sbandierato la superiorità dell'Occidente nel far prevalere il diritto internazionale, soprattutto nel paragone con la guerra della Russia, ora sono di fronte ad una sconfitta della guerra di aggressione americana, in violazione unilaterale dello stesso diritto internazionale.

D'altra parte è del tutto evidente che gli interessi economici sono stati prevalenti rispetto a quelli umanitari, non c'è infatti nessun impegno da parte dell'Iran a tutelare i diritti umani dei propri cittadini e ad allentare una repressione che con il conflitto e le illusioni di una eventuale caduta del regime, si è fatta persino più capillare e brutale

Non bisogna dimenticare infatti che dalla fondazione della Repubblica Islamica in Iran, l'interno di quel paese è stato sottoposto ad una repressione inaudita e la sua ideologia radicale è stata esportata parallelamente agli interessi geo-strategici iraniani

Decine di migliaia di oppositori o solamente cittadini che hanno deviato rispetto al radicalismo religioso di Stato, sono stati impiccati, torturati o imprigionati, per cercare un barlume di quella libertà che noi diamo per scontata. Nessuna protesta nessuna critica giornalistica è stata tollerata, le voci di dissenso sono tutte state costrette a riparare all'estero

Attraverso le milizie che l'Iran ha finanziato all'estero e che restano, come abbiamo visto, anche in base agli accordi odierni intatte, ha diffuso morte ed instabilità in tutto il Medio Oriente e rafforzando in Israele i gruppi ultraconservatori ed oltranzisti a tutto danno delle popolazioni palestinesi. Ma l'opera del regime iraniano non si è limitata al Medio Oriente, perché ha promosso terrorismo ed attentati anche altrove, ricordiamo l'autobomba che uccise 63 persone nell'ambasciata statunitense di Beirut, e pochi mesi dopo la caserma dei Marines fatta saltare con ben 241 soldati americani morti, l'attentato all'ambasciata di Israele in Argentina nel 1992, e alla AMIA a Buenos Aires con 85 morti e numerosissimi feriti nel 1994.

E' evidente che né l'azione diplomatica e tanto meno quella militare degli USA, con Trump, hanno minimamente intaccato questa minaccia non solo in Medio Oriente, ma con i suoi servizi segreti, anche in altre parti del mondo con le vittime dell'oltranzismo violento che si è scatenato dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre del 2023, oltre che per le famiglie israeliane inermi, soprattutto sulle migliaia di palestinesi sepolti nel genocidio di Gaza

Oggi le strategie di guerra sono profondamente cambiate, lo abbiamo visto palesemente, soprattutto con l'utilizzo di droni a basso costo che hanno del tutto vanificato la presenza di grandi portaerei a ridosso delle coste di un paese che si vuole attaccare. Un paese che è in grado di produrne centinaia se non migliaia è chiaro che inevitabilmente bucherà con alcuni di essi le difese avversarie e porterà a termine risultati significativi. Lo dimostra il ritiro delle portaerei americane e la reazione ucraina agli attacchi russi, raggiungendo varie città russe lontane dalle operazioni belliche.

La forza non paga, nemmeno nelle sconclusionate uscite dell'ennesimo politico improvvisatosi capitano di ventura, forte dei suoi trascorsi militari, con programmi che rincorrono peronismo, populismo e neofascismo e lo slogan re-immigrazione, che dai tempi dell'Homo Sapiens e di quello di Neanderthal, passando per tutte le invasioni che hanno attraversato l'Europa nei secoli e millenni, non ha mai funzionato.

Il fatto è che tutti i leaders politici che sollecitano la pancia degli elettori, poi alla fine usano quello che entra nella pancia della gente, per il proprio cervello, non per quello dei loro elettori.

Il gregge segue sempre il pastore che utilizza non solo la sua lana, ma anche la sua macellazione.

La via della pace ha sempre viaggiato su due rotaie, la libertà e la giustizia sociale, sia in ogni nazione che nei rapporti internazionali, deragliare da questo binario vuol dire provocare disastri dalle conseguenze imprevedibili e sanguinose. La storia ce lo insegna sempre, anche quando i suoi maestri si ostinano ad insegnarla agli alunni distratti ed assenti che alla fine si bocciano da soli.


Carlo Felici