Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

mercoledì 29 luglio 2026

QUALE SINISTRA, QUALE SOCIALISMO?






Torno su un dibattito che ha visto coinvolti i compagni (io chi si proclama socialista lo chiamo ancora così) Francesco Di Lorenzi e Mauro del Bue rispettivamente sulle pagine dell'Avanti! e della Giustizia

La vextata quaestio è se i socialisti debbano stare a sinistra.

Il problema non è tanto definire i Socialisti, che dalla loro nascita hanno configurato la loro identità su due valori intramontabili, ricordati bene da Sandro Pertini: la libertà e la giustizia sociale, il problema la cui risoluzione, mi si consenta l'allegoria, è copernicana, è la sinistra.

Cosa è infatti la sinistra? Possiamo avere una definizione chiara di questa differenza fittizia tra destra e sinistra con le parole di Mazzini che già nel 1849, precisamente il 10 marzo, poco dopo essere giunto a Roma dove era stata proclamata la Repubblica, in seguito alla fuga di Pio IX, ebbe a dichiarare:

“Ho udito parlare intorno a me di diritta, di sinistra, di centro, denominazioni usurpate alla retorica delle vecchie raggiratrici monarchie costituzionali; denominazioni che nelle vecchie monarchie costituzionali rispondono alla divisione dei tre poteri, e tentano di rappresentarli; ma che qui sotto un Governo repubblicano, ch'è fondato sull'unità del potere, non significano cosa alcuna" 

Oggi l'unità del potere è rappresentata dall'Assemblea Parlamentare, la sola che dovrebbe legiferare, e non l'esecutivo a colpi di decreti e di maggioranze, ottenute anche con premi elettorali che indebitamente non rappresentano la sovranità popolare, così come non la rappresentano le liste bloccate che impediscono all'elettore di esprimere le sue preferenze.

Spesso ci si accapiglia sul mantenimento di una identità storica, senza considerare la prassi effettiva che l'essere socialisti oggi comporta.

Lo abbiamo ricordato, il socialismo intesto come libertà e giustizia sociale affonda le sue radici nella componente democratica risorgimentale che traeva ispirazione dalle idee di Mazzini e Garibaldi, che fu presente alla Prima Internazionale, ma che contestò, come fu contestato in seguito anche da Matteotti, non tanto il principio della lotta di classe per emancipare la componente più disagiata della società, quanto quello dell'odio di classe, del livore che allora portava a lotte fratricide e oggi a provvedimenti rancorosi come certe patrimoniali una tantum che non risolvono i problemi strutturali ma sono solo una toppa su un vestito logoro.

Il socialismo che vediamo oggi in azione, rifiorire in Europa e persino negli Stati Uniti, è quello che mette in risalto l'azione decisiva di chi governa, per potenziare i servizi sociali, per contrastare le manovre speculative delle grandi multinazionali, per arginare il loro potere e la loro influenza nella compagine politica degli Stati, in definitiva per impedire che il mondo finisca nelle mani di pochi multimiliardari senza scrupoli, i quali, pur di alimentare i loro profitti sono disposti a devastare gli ambienti naturali e a scatenare le guerre, perché per loro uomini e natura sono solo utili come merce per fini di profitto. Le ragioni della pace, della giustizia sociale, del rispetto della natura e della dignità umana, sono pilastri fondamentali di ogni azione che possa definirsi autenticamente socialista.

Negli USA il socialismo, anche se i nostri media asserviti alle amministrazioni vigenti non ce lo dicono, sta avanzando conquistando spazi mai immaginati prima, come è accaduto con il sindaco di New York che ha reso universale l'accesso ai servizi di cura ed assistenza per i bambini, ha lanciato un piano per la realizzazione di punti vendita alimentari di proprietà comunali per contrastare il caro vita e ha varato un piano di interventi mirati per la manutenzione urbana e per lo sviluppo di una mobilità accessibile. La Spagna sta dando un esempio di grande fermezza nella difesa di principi socialisti per quanto riguarda le misure sociali adottate, basti pensare alle più recenti in favore delle zone devastate dagli incendi dove è stato istituito un sussidio straordinario per i lavoratori che non possono lavorare a causa degli incendi, pari al 70% della base contributiva, durevole 4 mesi che non richiede contributi minimi, non intacca la futura indennità di disoccupazione, con uno Stato che copre integralmente i contributi previdenziali. 

Qui in Italia ci stiamo accapigliando ancora sulle legittimazioni storiche, sul pedigree dei socialisti, più che sull'opera concreta dei vari governi per invertire una tendenza che ha visto complici i governi di ogni schieramento da almeno 30 anni, fino a snaturare completamente la differenza tra destra e sinistra. Si sono infatti susseguiti tagli a servizi fondamentali come scuola, sanità e trasporti, non si è avuto uno straccio di politica salariale per adeguare gli stipendi alla media europea, né per altro per tutelare il potere d'acquisto dei pensionati, spesso usati come bancomat da uno Stato che arranca sempre nelle sue politiche fiscali e che si guarda bene dal colpire gli straripanti profitti delle grandi multinazionali che oggi operano soprattutto nel settore mediatico. La questione dell'ordine pubblico, spesso legata al problema migratorio è stata trattata come argomento di scontro tra due opposte demagogie, quella che vorrebbe introdurre il principio della remigrazione, magari deportando i migranti nei centri di raccolta dislocati altrove, e quella dell'accoglienza senza integrazione effettiva per sopperire ad una manodopera mancante, ma di fatto introducendo la prassi della schiavitù salariale, che è peggio di quella antica, perché non garantisce alloggio e sussistenza.

La Questione Meridionale tuttora critica, non è stata affrontata potenziando una serie di infrastrutture al Sud, dopo avere azzerato la possibilità che gli appalti cadano nelle mani di associazioni malavitose, ma resta sospesa nel limbo di opere faraoniche come il ponte sullo stretto che tuttora resta senza capo né coda.

I governi che si susseguono, e che sotto molti aspetti si oppongono in maniera del tutto fittizia, non escono dalla demagogia e non entrano in un piano di investimenti che produca servizi e lavoro, forse solo Roma, negli ultimi tempi, con la sua ultima amministrazione ha dimostrato di andare in controtendenza, tenendo però conto che non basta realizzare opere e dare lavoro, bisogna anche garantire la loro durata e manutenzione.

I governi italiani e in gran parte le strutture amministrative, spesso sono ostaggio di clientele e consorterie da accontentare, amici e amici degli amici, indipendentemente dal colore della “amicizia” e in questo rincorrere favori e clientele, se non proprio grandi lobbies, spesso le azioni decisive si perdono per strada.

Quando poi si blinda il consenso con leggi elettorali che minano la stessa base della rappresentanza, allora a farsi fottere non ci va solo il principio di ogni forma dignitosa di Socialismo, ma anche quella della sostanza della democrazia in uno Stato.

Negli USA i recenti successi nelle amministrazioni locali sono dovuti a personaggi, uomini e donne, basti pensare a Katie Wilson, eletta sindaco di Seattle, che si definiscono apertamente socialisti democratici in un Paese che fino a poco tempo fa considerava la stessa parola socialista come una bestemmia.

Da noi permane una sorta di “damnatio memoriae” rispetto ad un aggettivo che piuttosto dovrebbe essere considerato sostantivo senza attributi, dai tempi di Tangentopoli e dal fiorire della flora politica, ulivi, rose, garofani, mancano solo i crisantemi.

Il Socialismo ha fatto la storia di Italia è stato da sempre, pur nelle sue convulsioni interne, il tentativo di porre un argine di giustizia e di democrazia a governi che dall'Unità in poi, hanno operato per tutelare privilegi e ricchezza di ristrette minoranze. Tutto ciò tra vittorie e sconfitte e soprattutto tra tante azioni autolesioniste, come l'adesione ai patti di pacificazione con Mussolini, l'adesione al frontismo, l'appiattimento su un ruolo subalterno al PCI e anche l'immaginare di potere egemonizzare, sotto l'egida craxiana, un PCI che pur in dissoluzione rimaneva compatto e machiavellicamente proteso alla conquista del potere anche a costo di unirsi con i democristiani progressisti.

Per questo la sorte odierna dei socialisti italiani è dovuta in gran parte a loro e alla loro incapacità di unirsi e rinnovarsi, al parlare di poli, come se fossimo una specie rara di orsi polari o di foche da proteggere con il WWF, anche se si scannano tra loro, invece di parlare di cosa è il Socialismo oggi, anche sul piano internazionale. Come con l'Ucraina e la Palestina, in cui sono in atto dei veri e propri crimini di guerra, in una guerra senza fine che si è estesa anche ad altre zone nevralgiche del Medio Oriente. Può ridursi l'operato di un socialista al fornire armi ad oltranza senza capire come e quando il Paese che le ottiene possa conseguire una pace durevole? Ve la immaginate l'Italia dell'immediato dopoguerra che dopo avere cacciato i nazisti combatte ad oltranza contro gli Jugoslavi comunisti per non cedere nemmeno un centimetro del suo territorio magari rifornita da armi da altri paesi e perdurando la sua distruzione e le sue macerie?

Il Socialismo non può che difendere sempre le ragioni della pace e della libertà e democrazia dei popoli anche perché siamo perfettamente consapevoli che la democrazia è la prima vittima di tutte le guerre che sono imposte ai popoli, specialmente più poveri e disagiati. Il Socialismo da sempre vuole che si svuotino gli arsenali e si riempiano i granai, anche se questo può apparire utopistico, il Socialismo concepisce l'utopia senza dogmi, come qualcosa non di astratto, ma di concreto, da realizzare progressivamente. Questo è l'autentico significato dell'essere progressisti e socialisti

Ma il Socialismo altresì non è concepibile come cerchiobottismo o come semplice polo. Si è socialisti in quanto si appartiene e si milita in un Partito che si chiama Socialista, indipendentemente dalla sua collocazione, e si perseguono politiche coerenti con i principi di libertà e di giustizia sociale anche criticando l'operato del suo gruppo dirigente in modo costruttivo.

Quindi, per concludere, la questione fondamentale resta non tanto quella di stabilire quanto e come il Socialimo italiano sia o no di sinistra, ma quella di capire se chi si definisce socialista in Italia poi lo sia o no, nella sua prassi politica concreta.

Forse oggi a parlare autenticamente di Socialismo non tanto nella dottrina, quanto nella prassi pur scontrandosi fieramente con i poteri forti della nostra epoca, resta una Chiesa persino con un suo Papa americano e noi pure ci dovremmo ricordare di un prete coraggioso che diceva che l'obbedienza non è più una virtù, che difendeva rischiando la galera gli obiettori di coscienza e che si spendeva per emancipare culturalmente i più poveri e disagiati. Don Lorenzo Milani diceva infatti: “ Il sistema socialista rappresenta il più alto tentativo dell'umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e uguaglianza ai poveri” E i poveri oggi sono gli “invisibili” che per quattro soldi sono soggetti a schiavitù e se si ribellano vengono bruciati vivi, sono i giovani, senza futuro o con lavoretti da 800 euro al mese, che non avranno mai casa e famiglia senza aiuti dai genitori e dai nonni, quando li hanno, e che spesso finiscono per strada o all'estero, sono gli anziani e disabili, senza aiuti adeguati e soprattutto servizi a misura d'uomo spesso lasciati cronicizzarsi nelle loro malattie senza interventi o farmaci adeguati perché costano troppo oppure con reparti idonei perché i soldi vengono dirottati altrove.

Perché un Paese perennemente in ostaggio di mafie, consorterie e lobbies di vario genere può continuare a blaterare all'infinito e persino a perdersi in convulsioni interne su quanto il Socialismo possa essere di sinistra, ma nonostante un nome residuale, Socialista non lo sarà mai

Carlo Felici

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