Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

venerdì 17 luglio 2026

ODISSEA NOLAN, UN FUMETTONE DARK

 




Diciamolo francamente, Nolan sa far spettacolo, ma come sceneggiatore, almeno nel caso del suo ultimo kolossal: l'Odissea, lascia molto a desiderare. E sicuramente Omero merita di più di essere divulgato come un fumettone dark

In un'epoca in cui essere sorpresi dagli effetti speciali e vivere un film senza riflettere troppo, ma stando incollati sulla sedia senza un attimo di respiro, questo può pure funzionare.

Ma quando si ha a che fare con un poema che ha sfidato i millenni, che la civiltà ellenica usava come “manuale educativo” anche nelle scuole, che ha ispirato una miriade di artisti, in tutti i tempi  fino ad oggi, bisogna stare molto attenti, non tanto agli effetti, quanto ai contenuti

E questa trasposizione cinematografica, bisogna dirlo chiaramente, è davvero povera di contenuti, presenta infatti una sceneggiatura che pare scritta in quattro e quattr'otto, tanto per fare stare in piedi uno spettacolo che deve avere come scopo quello di stupire

Ma il povero Ulisse qui, nel suo delirio onirico nella sua vicissitudine bellica, non assomiglia nemmeno lontanamente al protagonista di Apocalypse now, sebbene evochi abbastanza apertamente la cattiva coscienza di un'America che va in guerra senza sapere perché, seguendo pedissequamente i suoi capi, per poi uscirne stordita e senza più nemmeno una identità

La bravura di Matt Damon nell'interpretare questo smarrimento è davvero straordinaria, bisogna dire un capolavoro di interpretazione artistica della serie..non so che sto facendo, né perché, non so nemmeno dove vado ma right or wrong this is my country.

Diciamo che un po' tutti gli attori si son dati un gran da fare, dalla splendida Anna Hathaway, che interpreta una Penelope combattuta tra la nostalgia e la brama di dimostrare che una donna governa come e più di un uomo, a Tom Holland, un Telemaco che vorrebbe dimostrare chissà che e menar sempre le mani, anche se poi le prende sempre, a John Leguizamo che interpreta un Eumeo molto invecchiato mezzo cieco che non si sa nemmeno come faccia a riconoscere Ulisse, al potente Menelao, ben interpretato da un  Jon Bernthal intabarrato in una armatura nera che starebbe bene ad un nazista ante litteram ma che, senza, pare un bullo del Bronx, e che dire di Robert Pattirson che interpreta un Antinoo manipolatore combattuto tra seduzione e cinismo assoluto e descritto senza un briciolo di umanità per cui non si capisce come Penelope potesse minimamente ascoltarlo, invece arriva quasi a sedurla, fino alla magnifica Charlize Theron, forse la più riuscita nella sua parte di Calypso, se non fosse perché è stata confusa un po' con qualcuno dei Lotofagi i quali dimoravano in ben altra sede, ebbene gli attori ce l'hanno messa tutta per dare il meglio di sé. Persino la povera Samantha Morton a cui è toccato l'ingrato compito di interpretare una Circe imbruttita oltre misura che pare una baraccata anziché una regina delle selve e che non si capisce come Ulisse possa aver trascorso un anno a deliziarsi con lei, come ci dice Omero ma che, giustamente, nel film scappa da lei più veloce della luce. Ma non senza che prima lei ci abbia ammannito sulla giustizia della sua punizione per quei soldatacci che sono in realtà dei porci imperialisti, andati ad ammazzare, bruciare e stuprare senza ritegno alcuno

Peccato che per i Greci la guerra di Troia fosse stata ben altro che una guerra imperialista, ma piuttosto una guerra di sopravvivenza, dato che Troia bloccava il passaggio verso il Mar Nero e quella che oggi si chiama Ucraina, martoriata più di allora per lo stesso motivo, le sue immense risorse alimentari (grano in primis) e minerarie. I Greci da Giasone in poi, il cui vello d'oro non era altro che il grano, dovevano per forza andare lì per sopravvivere e sopperire ad un terreno piuttosto impervio e pietroso.

Ci sono poi delle sequenze davvero esilaranti in questo film che ambirebbe ad essere onirico ma che manca del tutto del lirismo che accompagna ogni sogno ad occhi aperti, e a tratti fa davvero ridere come incontrando un Polifemo che non dice nulla, ha un solo occhio per giunta storto, e riesce pure a pizzicare ad ingoiare quasi al buio i compagni di Ulisse, o quando sbucano da un bosco giganti dotati di lucenti armature che sembrano uscite da un film di fantascienza o da un video game, e ributtano in mare i poveri Achei, rincorrendoli e maciullandoli davvero come fossero comandati da una Playstation. E che dire dell'Ade trasformato in una sorta di terra di Zombi i quali immancabilmente alla fine rincorrono i malcapitati venuti a disturbarli

In effetti questo è un film in cui scappano tutti, tranne lo spettatore che resta incollato dal capolavoro della fotografia di Hoyte van Hoytema che davvero supera in magia sia Circe che Calypso trasportandoci in un mondo dark, attraversato da lampi fugaci di luci, attraverso paesaggi incontaminati  e cangianti, quasi caleidoscopici fatti di acqua, deserto, notte, fuoco, grotte e tempeste con una fisicità tridimensionale che pochi film possono offrire. Anche il sonoro è davvero mirabile con Ludwig Göransson, che è riuscito ad evocare un tempo incastonato nel mito, restituendogli tutto il suo valore evocativo, con una partitura costruita anche su strumenti dell'antica Grecia e gong di bronzo.

Per cui forse questo film vale la pena di essere visto solo mediante le immagini e il sonoro, senza i dialoghi, che francamente spesso sono da fumetto, non da grande opera letteraria.

Purtroppo siamo abituati a queste operazioni cinematografiche che interpretano le grandi opere della letteratura mondiale solo in maniera spettacolare, e sempre più stupefacente con il passare del tempo, snaturando il valore letterario e i contenuti umani dei grandi capolavori del passato, specialmente in un'epoca in cui si leggono sempre meno libri, e si è sempre più ipnotizzati dai media e dalle piattaforme mediatiche televisive.

Non parliamo poi delle mutilazioni o storpiature iconografiche. Ulisse quando arriva all'isola di Nausicaa, personaggio chiave completamente rimosso, da Nolan, è nudo e ha perso tutto: nave compagni, bottino, persino i venti favorevoli, donatigli da un Eolo scomparso anch'esso in questo fumettone, e direi persino la sua identità, quando si presenta alla reggia dei Feaci, quasi non sa più che dire perché ha difficoltà persino a riconoscere se stesso. Sarà l'ospitalità e la gentilezza di coloro che rispettano la norma di Zeus onorando e non solo sfamando l'ospite, a restituirgli la sua regalità. L'amore vero di una donna che non potrà soddisfarlo, il vigore nel combattimento per i giochi istituiti in suo onore, e la sua autocoscienza nel racconto da cui si dipana l'Odissea e che invece Nolan fa fare da Ulisse a Calypso, a restituirgli se stesso. Solo un Re, riconosce un altro Re, così Ulisse potrà tornare ad Itaca con una nave regale, ma nelle vesti di un furbo mendicante, per poi vendicarsi facendo strage del Proci, una strage che nel film appare davvero estenuante, fino a non finire mai e che sicuramente poteva durare dieci minuti in meno.

Tralasciamo, per non incorrere nel “politicamente corretto” la carnagione scura di Elena, descritta da Omero “dalle bianche braccia λευκώλενος” e bionda anche da Esiodo e Saffo "ξανθὴν Ἑλένην", e Clitemnestra che era sua sorella  ma non gemella perché avevano padri diversi, Atena dagli occhi azzurri γλαυκώπις che non vediamo nemmeno da lontano nella sua fisionomia originaria  e che nel film invece di essere protagonista, appare quasi in sordina. Quando il woke si unisce al politically correct il risultato è solo esilarante e la vera cultura va a farsi benedire

Ma perché oggi non si fa più vera cultura ed arte con il cinema come qualche decennio fa? Perché come per i bilanci degli Stati, "ce lo dicono i mercati", se non si fa un gran spettacolo e cassetta accontentando i gusti di un po' tutti gli spettatori, anche se sono volgari ed ignoranti, l'opera non passa

Per cui godiamoci questo fumettone dark, ma se proprio volete un po' di cultura leggetevi l'Odissea e se non potete in greco usate almeno la traduzione di un grande poeta come Emilio Villa oppure rivedetevi il capolavoro prodotto dalla RAI quasi sessant'anni fa, non li dimostra davvero come Omero non dimostra mai la sua età, solo in questo caso, in quello di una vera opera d'arte si può davvero dire “age is only a number”

Per fare davvero cultura bisogna entrare in una dimensione in cui la fatica e il coraggio sono la via d'accesso, sicuramente non la fretta di ottenere risultati spettacolari..ce lo dice persino Omero quando si rivolge ad Ulisse prima che entri nel palazzo di Alcinoo, re dei Feaci e ritrovi se stesso:

“Entra, e non avere timore nell'animo: un uomo che ha coraggio riesce meglio in ogni cosa” 

Ma questo Nolan, che ha rimosso i Feaci, forse non lo sa

Carlo Felici

venerdì 3 luglio 2026

QUID EST VERITAS?

 



Nell'era in cui l'artificio ha assunto una potenza esponenziale, tanto da costituire una sorta di protesi indispensabile dell'essere umano, viene da chiedersi che fine abbia fatto il significato di verità.

Esiste ancora una verità “oggettiva” in un mondo in cui la realtà virtuale virtualità ha ampiamente surclassato nei rapporti umani quella realtà che un tempo si costruiva mediante la relazione e il confronto tra esseri umani, che si guardano negli occhi e hanno imparato ad ascoltarsi?

E' difficile dire quanto ci si possa ancora esprimere liberamente o capire la verità di un rapporto, in un mondo in cui le relazioni sono sempre più veicolate da strumenti mediatici e con un tocco o un click si possono aprire o chiuderle, senza possibilità di appello, è poi oltre mondo complicato mantenere rapporti che sono sempre più a rischio di essere sbattuti nelle prime pagine dei socials, dove il narcisismo e l'egocentrismo la fanno da padroni.

E' dunque assai importante risalire al significato autentico di “verità” non solo per capire come orientarsi nei rapporti umani e nella stessa realtà che ci circonda, ma anche per sfuggire alle sirene suadenti di artifici dietro i quali si può celare di tutto, persino l'opposto di quello che ci si fa credere.

Cominciamo col dire che noi siamo sviati in partenza dalla necessità di associare alla parola verità, non il dubbio e la ricerca, ma qualcosa che siamo portati invece a credere, senza dubitare

La parola verità, nella lingua occidentale, sia di origine latina che germanica, oppure slava, è qualcosa che ha a che fare con ciò che si deve credere indubitabilmente

Verità viene dal latino Veritas che ha come radice Ver, corrispondente ad una sorta di barriera tra ciò che deve essere creduto e quel che non lo deve. Veritas come l'inglese Truth o il tedesco Wahrheit, hanno la stessa radice: latina Ver, sassone treowp da cui anche trust e tree, tedesca wahr.

Tutte esprimono una fede, qualcosa di saldamente piantato (come un albero in protoeuropeo dru) nel nostro animo per orientare il nostro agire, qualcosa che elimina il dubbio in partenza, perché lo esclude a priori dal suo senso originario...pensiamo dunque la verità, senza dubbio.

Non era così per gli antichi Greci i quali identificavano ciò che noi chiamiamo verità, con alètheia che ha un significato completamente diverso in una duplice accezione, anche secondo le riflessioni di Heidegger.

Alétheia, presenta un' alfa privativo, come in tante parole italiane di derivazione greca come ateo per esempio (a, senza theos dio), e due possibili derivazioni. Una dal verbo lanthàno, che vuol dire nascondo, e l'altra da lèthe che vuol dire oblio, quindi anche riportandoci alle memorie platoniche o dantesche, qualcosa che fa dimenticare, in particolare in attesa di una nuova vita o gloriosa o reincarnata.

La verità per i greci è quindi il “non nascondimento”, il “disvelamento”, la scoperta, indispensabile perché si creda vero qualcosa, ed è sempre soggetta a perfettibilità con nuove scoperte. Ma è anche la non dimenticanza, cioè la memoria, la reminiscenza che è alla base stessa della storia umana, come insegnamento di vita e come, secondo Platone, viatico per il ritorno, mediante la conoscenza, alla purezza dell'Iperuranio.

Si è quindi parlato, nella storia del pensiero umano di “doppia verità” o meglio, di "duplice via" verso la verità, come fu sottolineato anche da Averroè, e cioè di una verità di fede, che presuppone orizzonti dogmatici di fatto, ma non etimologici, in quanto dogma è anch'essa parola di derivazione greca (da dokeo) che semplicemente esprime una opinione, non una verità incontrovertibile. E altresì si può parlare di una verità che scaturisce dalla ragione, cioè dal confronto di varie tesi le quali, mediante la logica e la sperimentazione, possono arrivare ad essere credibili

La prima verità di fede è la più facile, ma anche la più pericolosa, perché ci porta a credere in qualcosa non generato da noi stessi, ma da una autorità che si fonda appunto sulla fede che si ripone in essa.

La seconda che si avvicina molto al significato originario di Alétheia, è invece più difficile, perché comporta l'esercizio di una ragione educata, mediante la cultura, a dubitare e a verificare la sua fondatezza, non una volta per tutte, ma, volta per volta, a seconda delle circostanze e degli interlocutori

Non per nulla Gesù associa sempre la verità alla via e alla vita, nel suo insegnamento, mediante la Sua persona, non solo nella fede, ma anche nella condivisione di un cammino vissuto

Questa differenza sostanziale non si riflette solo nell'ambito del pensiero e della spiritualità umana, ma anche nei rapporti esistenziali e politici.

E' la distinzione tra un rapporto che vede in una relazione anche matrimoniale un punto di arrivo indissolubile (non per niente la fede nuziale si chiama vera), oppure un punto di partenza tra tanti punti da vivere in un percorso, volta per volta e da riscoprire per ripartire, giorno per giorno, senza dare nulla per scontato.

E' la differenza tra un regime che esige non solo di credere, obbedire e combattere, ma anche la fede in quello che ha un modello di economia e di rapporti sociali spacciati per democrazia, e che nasconde sotto il tappeto della “fede democratica”, forme subdole di oligarchia, plutocrazia e persino di schiavismo. Mentre una società si rivela davvero “aperta” quando lo è verso forme innovative al suo interno, non veicolate da sovrastrutture internazionali, da modelli economici senza alternativa, e persino da ferree alleanze militari che spesso sono il fondamento della sudditanza politica e sociale.

Una società che valorizza la “scoperta” sulla “fede” è fondata innanzitutto sulla educazione alla scoperta, quindi investe nella scuola, nella ricerca scientifica, in nuovi strumenti di terapia medica, in tutti quegli apparati che propiziano nel cittadino la creatività, il confronto e la innovazione, premiando i migliori risultati in questi campi, anziché tagliare risorse, per incrementare gli strumenti bellici. 

In tale ambito il cittadino è orientato a scoprire chi è degno della sua fiducia e può rappresentarlo nella compagine parlamentare, preferendolo ad altri. Mentre in un contesto in cui la verità delle opinioni politiche è affidata a liste bloccate e predefinite, al cittadino non resta che avere “fede” votando ciò che è deciso dai “capitani di ventura” dell'apparato politico, spesso veicolati dalle lobbies che li finanziano. Così come si è portati a credere che l'unica “vera” alternativa ai mali economici di una società sia una tassa patrimoniale, che mette una toppa su un vestito logoro che invece andrebbe radicalmente rinnovato, risolvendo in primis questioni come l'aumento dei salari e delle pensioni adeguandoli alla media europea, con contratti migliori per i giovani che si affacciano al lavoro per impedir loro di scappare all'estero, migliorando l'assetto sanitario del paese azzerando le liste d'attesa, sterminando le mafie che opprimono i territori altrimenti destinati ad un maggiore sviluppo. Non si creano migliori opportunità colpendo i capitali in Italia, ma attraendo altri capitali dall'estero, e facendo pagare le tasse a chi non le paga. La fede nei “pannicelli caldi” da riscoprire ogni tanto prima delle elezioni, come una sorta di “livore proletario”, non risolve nulla. Quando una mancanza di alternativa affonda le sue radici nella indiscutibile “verità” dei mercati, e si rinuncia a battersi per l'uguaglianza sociale a favore di chi è più svantaggiato, si finisce inevitabilmente per appiattirsi su chi non ha mai disvelato nulla di diverso rispetto al contingente, così un riformismo debole rinuncia in partenza alla Alethèia, cioè alla scoperta che ci può e deve essere qualcosa di più autentico e costruttivo che rincorrere chi fonda il suo potere sulla paura di ciò o di chi è “diverso” perché questo intacca privilegi consolidati. Così non si fa altro che legittimare il potere contingente e affondare nell'inerzia

 

La fede, in definitiva e a lungo andare, tende ad essere cieca, e soporifera e ha sempre come suo fondamento la cosiddetta “mancanza di alternative”, la quale, a sua volta, ha origine nella mancanza di cultura e di educazione. In definitiva questa è la base del “gregge” che sarà portato a credere nel suo “capo branco”, andando anche incontro alla rovina che esso può causare alla collettività, per poi addossare a lui tutte le colpe, deresponsabilizzando la propria coscienza.

La fede infatti spesso “deresponsabilizza” nel suo facile affidarsi a chi si mostra come suo tutore, mentre la “ricerca”, spesso accusata di relativismo, non fa altro che cercare di scoprire nuovi orizzonti in cui migliorare la nostra visione del mondo, rinunciando all'egocentrismo, per diventare più consapevoli, e aiutando anche altri a percorrere il cammino di Alètheia, la cui meta è il cammino stesso, sempre mediante il confronto, il dialogo costruttivo, nel rispetto delle tesi altrui ed in nome di una verità non imposta, ma condivisa liberamente.

Noi viviamo nell'epoca in cui l'apparato mediatico è ormai protesi umana, pensiamo ad esempio all'indispensabilità delle app, nella vita quotidiana e di ciò che abbiamo sempre in mano dove appare di tutto, e dove vengono vissuti impropriamente anche i rapporti sentimentali

E' una realtà che George Orwell aveva ben prefigurato nei suoi libri, e però fu lo stesso Orwell a dire che “in tempi di menzogna universale, cercare e dire la verità è un fatto rivoluzionario”.

Io aggiungerei anche...senza paura di essere soli, perché come ci ricorda Epitteto: “La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici”


Carlo Felici


venerdì 26 giugno 2026

CUSTER, EROE INTRANSIGENTE O SMODATO AVVENTURIERO?





 Esattamente 150 fa, avvenne la battaglia del Little Big Horn in cui perse la vita il generale Custer, con i suoi soldati, la dinamica è ormai molto nota e celebrata in molti film, ma Custer chi era veramente, e avrebbe potuto evitare di morire in quell'evento?

Possiamo dire certamente sì, a trascinarlo infatti furono da una parte la sua intransigenza, e dall'altra la sua smodata ambizione

Custer non avrebbe infatti dovuto guidare quella spedizione, perché poco tempo prima aveva testimoniato al Senato contro lo stesso segretario alla guerra del Presidente Grant, mettendosi in una posizione molto scomoda, lo fece per ambizione o per intransigenza morale? Probabilmente per entrambe i motivi.

La sua testimonianza contro William Belknap contribuì a smascherare una intera rete di tangenti che operavano nei principali centri di frontiera e che facevano capo a questo personaggio che ne aveva tratto enormi profitti personali.

Ma, come se non bastasse, Custer aveva pestato i calli allo stesso presidente Grant, coinvolgendo nelle accuse, mediante prove indiziarie, anche il fratello di Grant, e in precedenza lo stesso Custer aveva pur arrestato il figlio del presidente, Fred, per ubriachezza.

Grant per questo era furioso, e privò Custer del comando della spedizione.

Custer era un generale di notevole valore, e i suoi colleghi Terry e Sherman lo sapevano bene, così cercarono di persuadere Custer a trovare una soluzione incontrando personalmente Grant.

Ma Custer, il cui orgoglio era senza dubbio smodato, non amava piegarsi né le mezze misure e rifiutò sdegnosamente.

Era un uomo d'azione, per cui non si perse d'animo, salì su un treno diretto a Chicago pronto ad assumere il comando anche se gli era stato negato. Ma Grant lo seppe ed inviò lì gli uomini di Phil Sheridan ad arrestarlo, per avere disobbedito, lasciando Washington, senza permesso.

Su pressione dei suoi generali che sapevano quanto valesse la presenza di Custer sul campo, Grant alla fine dovette cedere, ammettendo la partecipazione di Custer alla spedizione, ma non consentendogli di comandarla. Contando sulla fiducia del suo collega generale Terry, Custer lo convinse a persuadere Grant di consentirgli di guidare la spedizione

Terry spiegò a Grant che la delicatezza dell'impresa e l'importanza della posta in gioco richiedevano la presenza e la guida di Custer, così il presidente non potè negargliela, mettendo però come clausola alla sua approvazione che Terry avrebbe dovuto supervisionare le azioni di Custer sul campo, evidentemente era preoccupato che se le cose fossero andate male tutti i suoi generali lo avrebbero accusato del fallimento per non avere dato retta a Custer, già considerato eroe di guerra.

Gli errori sul campo di Custer sono ben noti, innanzitutto non si accorse in tempo di quanta massa di nativi avesse davanti, credeva di affrontare un accampamento di piccole o medie dimensioni, invece si trovò di fronte una massa imponente di tribù unitesi per difendere il loro sacro territorio, perché le Black Hills erano per loro più e meno come il Vaticano per noi oggi, anzi a morire per il Vaticano forse oggi ci sarebbero meno persone di quante allora furono dispose a morire per le Black Hills, che erano comunque un territorio sacro, preso di mira perché vi era stato scoperto l'oro.

Ma l'errore più grosso Custer lo commise dividendo la sua spedizione in tre tronconi con l'illusoria mira di chiudere in una tenaglia l'accampamento che comunque era troppo grosso per essere circondato.

Molti nativi erano dotati di fucili Henry, che sparavano a ripetizione, residuati bellici venduti loro sotto banco da commercianti senza scrupoli in cambio di oro. In quel periodo i fucili Henry erano surclassati dai famosi Winchester, che funzionavano alla stessa maniera con una leva di scarico e di caricamento, ma erano più facili da caricare e più maneggevoli, inoltre alloggiavano le stesse munizioni delle Colt 1872 a tamburo e a retrocarica.

L'esercito americano invece usava ancora i fucili Spriengfiel, che sparavano un colpo solo alla volta ed erano di caricamento più lento.

L'errore poi fatale fu quello di seguire il suo orgoglio e l'istinto e invece di ricongiungersi con i suoi generali, scelse un attacco frontale senza sapere quanti nativi avesse di fronte, il risultato fu solo il suo aggiramento in una sacca e lo sterminio di tutti i suoi soldati, lui compreso.

Le conseguenze disastrose di questo evento furono enormi e di grande risonanza, anche perché era allora il centenario della fondazione degli USA

Persino Buffalo Bill e Texas Jack furono richiamati e dovettero interrompere i loro spettacoli circensi per fare da esploratori al generale Terry che era sopravvissuto a Little Big Horn per inseguire i vittoriosi guerrieri che si erano alleati nella battaglia con il capo di guerra degli Oglala Lakota, Cavallo Pazzo, e con il capo degli Hunkpapa Lakota, Toro Seduto.

I quattro anni che seguirono furono funesti e segnati irrimediabilmente dalla sconfitta di Custer, dimostrando a tutti che le guerre indiane non sarebbero state una passeggiata.

Il generale quindi era un intransigente moralizzatore che avrebbe potuto, mediante la vittoria e l'umiliazione di Grant, ambire alla presidenza. Oppure uno sconsiderato avventuriero che pagò con la vita la sua mancanza di autentica disciplina militare?

Forse tutte queste cose insieme o forse non lo sapremo mai, indubbiamente nel corso della storia egli è stato tanto esaltato quanto denigrato, ed è altrettanto certo che da Grant ad Eisenhower, i generali al potere non hanno mai portato un gran bene alla loro nazione, pur giovandosi delle loro vittorie nella scalata al potere

Questa è una lezione che dovremmo apprendere bene e presto anche noi, in un momento in cui l'auto promozione editoriale e politica di un generale rischia di suscitare al contempo illusorie speranze e concrete ulteriori confusioni nel campo ristretto della politica, che invece è meglio unire ed allargare come fecero allora i nativi vittoriosi su Custer


Carlo Felici


venerdì 19 giugno 2026

LA FORZA NON PAGA

 




La forza non paga, a ulteriore dimostrazione di come questa affermazione possa essere valida e concretizzarsi oggi più che mai, nonostante esistano i mezzi più brutali e sofisticati per esercitare la forza, è il risultato delle cosiddette trattative USA-Iran, sbandierate da Trump come una vittoria, specialmente dopo l'ultimo bombardamento del 10 giugno.

Se infatti analizziamo nei dettagli i singoli punti discussi ed approvati, notiamo che, non solo il regime iraniano esce rafforzato da questo confronto militare, ma che per di più gli USA debbono arretrare dalle loro posizioni.

Innanzitutto risalta il fatto che gli USA, in base all'accordo, devono ritirare la loro presenza militare dalle basi che stanno intorno all'Iran, compresi i loro missili, con evidente spostamento degli equilibri militari per i paesi della zona che saranno portati ad avere altri referenti per tutelare la loro difesa

I soldi iraniani congelati nelle banche estere, torneranno in patria, per la precisione 12 miliardi prima dell'accordo e altri 12 a trattative concluse, non è prevista alcuna intesa sul nucleare come Trump avrebbe voluto, legando ad essa gli accordi per la riapertura dello stretto di Hormuz, in Libano il cessate il fuoco dimostra che nessuno è stato capace di tutelare la incolumità e l'interesse dei libanesi, come l'Iran e che Netanyhau ha dovuto fermarsi di fronte alle minacce di Trump che lo sta palesemente mollando anche se con le dovute cautele date le numerose lobbies sioniste che lo hanno finanziato.

Lo stretto sarà riaperto senza pedaggi, come prima, e senza sanzioni petrolifere che verranno revocate, così come ogni blocco militare nei confronti dei porti iraniani

Tutto ciò è sufficiente per smascherare le fanfaronate di Trump il quale dopo avere addirittura minacciato la “cancellazione di una civiltà”, ora non porta a casa nessun accordo sul nucleare, perché i 440 kg di uranio dell'Iran non verranno consegnati ai militari americani, e non soltanto, perché non è nemmeno prevista la riduzione del programma missilistico a lungo raggio, così come la fine dei rapporti tra Iran e Hamas, Hezbollah e Houthi

Evidentemente il regime che Trump ha sbandierato di voler far cadere, non soltanto resterà saldamente al potere, ma potrà persino facilmente propagandare questo accordo come una vittoria e le garanzie sul non arricchimento dell'uranio, riporteranno semplicemente la situazione a quando Obama aveva siglato i suoi accordi, violati proprio perché Trump, li aveva rinnegati.

I giornali asserviti alle logiche di potere che tanto avevano sbandierato la superiorità dell'Occidente nel far prevalere il diritto internazionale, soprattutto nel paragone con la guerra della Russia, ora sono di fronte ad una sconfitta della guerra di aggressione americana, in violazione unilaterale dello stesso diritto internazionale.

D'altra parte è del tutto evidente che gli interessi economici sono stati prevalenti rispetto a quelli umanitari, non c'è infatti nessun impegno da parte dell'Iran a tutelare i diritti umani dei propri cittadini e ad allentare una repressione che con il conflitto e le illusioni di una eventuale caduta del regime, si è fatta persino più capillare e brutale

Non bisogna dimenticare infatti che dalla fondazione della Repubblica Islamica in Iran, l'interno di quel paese è stato sottoposto ad una repressione inaudita e la sua ideologia radicale è stata esportata parallelamente agli interessi geo-strategici iraniani

Decine di migliaia di oppositori o solamente cittadini che hanno deviato rispetto al radicalismo religioso di Stato, sono stati impiccati, torturati o imprigionati, per cercare un barlume di quella libertà che noi diamo per scontata. Nessuna protesta nessuna critica giornalistica è stata tollerata, le voci di dissenso sono tutte state costrette a riparare all'estero

Attraverso le milizie che l'Iran ha finanziato all'estero e che restano, come abbiamo visto, anche in base agli accordi odierni intatte, ha diffuso morte ed instabilità in tutto il Medio Oriente e rafforzando in Israele i gruppi ultraconservatori ed oltranzisti a tutto danno delle popolazioni palestinesi. Ma l'opera del regime iraniano non si è limitata al Medio Oriente, perché ha promosso terrorismo ed attentati anche altrove, ricordiamo l'autobomba che uccise 63 persone nell'ambasciata statunitense di Beirut, e pochi mesi dopo la caserma dei Marines fatta saltare con ben 241 soldati americani morti, l'attentato all'ambasciata di Israele in Argentina nel 1992, e alla AMIA a Buenos Aires con 85 morti e numerosissimi feriti nel 1994.

E' evidente che né l'azione diplomatica e tanto meno quella militare degli USA, con Trump, hanno minimamente intaccato questa minaccia non solo in Medio Oriente, ma con i suoi servizi segreti, anche in altre parti del mondo con le vittime dell'oltranzismo violento che si è scatenato dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre del 2023, oltre che per le famiglie israeliane inermi, soprattutto sulle migliaia di palestinesi sepolti nel genocidio di Gaza

Oggi le strategie di guerra sono profondamente cambiate, lo abbiamo visto palesemente, soprattutto con l'utilizzo di droni a basso costo che hanno del tutto vanificato la presenza di grandi portaerei a ridosso delle coste di un paese che si vuole attaccare. Un paese che è in grado di produrne centinaia se non migliaia è chiaro che inevitabilmente bucherà con alcuni di essi le difese avversarie e porterà a termine risultati significativi. Lo dimostra il ritiro delle portaerei americane e la reazione ucraina agli attacchi russi, raggiungendo varie città russe lontane dalle operazioni belliche.

La forza non paga, nemmeno nelle sconclusionate uscite dell'ennesimo politico improvvisatosi capitano di ventura, forte dei suoi trascorsi militari, con programmi che rincorrono peronismo, populismo e neofascismo e lo slogan re-immigrazione, che dai tempi dell'Homo Sapiens e di quello di Neanderthal, passando per tutte le invasioni che hanno attraversato l'Europa nei secoli e millenni, non ha mai funzionato.

Il fatto è che tutti i leaders politici che sollecitano la pancia degli elettori, poi alla fine usano quello che entra nella pancia della gente, per il proprio cervello, non per quello dei loro elettori.

Il gregge segue sempre il pastore che utilizza non solo la sua lana, ma anche la sua macellazione.

La via della pace ha sempre viaggiato su due rotaie, la libertà e la giustizia sociale, sia in ogni nazione che nei rapporti internazionali, deragliare da questo binario vuol dire provocare disastri dalle conseguenze imprevedibili e sanguinose. La storia ce lo insegna sempre, anche quando i suoi maestri si ostinano ad insegnarla agli alunni distratti ed assenti che alla fine si bocciano da soli.


Carlo Felici



venerdì 17 aprile 2026

TRUMP E VANCE DUE FANFARONI A RUOTA LIBERA

 




Tra un agostiniano vero come il Papa e un improvvisatore convertito da nemmeno dieci anni come Vance, che pretende di dare lezioni di teologia al Papa, sarà meglio tornare ad Agostino e a quello che scrisse nel merito della guerra.

In una lettera indirizzata a Bonifacio, generale romano, Agostino spiega come deve essere la condotta di un militare, orientata all'Amore di Dio e soprattutto intesa a tutelare la pace.

Egli dice esplicitamente in questo passaggio che “Quando perciò indossi le armi per combattere, pensa anzitutto che la tua stessa vigoria fisica è un dono di Dio; così facendo non ti passerà neppure per la mente di abusare d'un dono di Dio contro di lui. La parola data, infatti, si deve mantenere anche verso il nemico contro il quale si fa guerra; quanto più dev'essere mantenuta verso l'amico per il quale si combatte! La pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace! Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi. Beati i pacificatori -dice il Signore -perché saranno chiamati figli di Dio. Ora, se la pace umana è tanto dolce a causa della salvezza temporale dei mortali, quanto più dolce è la pace divina, a causa dell'eterna salvezza degli Angeli! Sia pertanto la necessità e non la volontà il motivo per togliere di mezzo il nemico che combatte. Allo stesso modo che si usa la violenza con chi si ribella e resiste, così deve usarsi misericordia con chi è ormai vinto o prigioniero, soprattutto se non c'è da temere, nei suoi riguardi, che turbi la pace.”

E' del tutto evidente che, nell'intento di Agostino c'è la consapevolezza dei suoi tempi angustiati dalla guerra in cui l'impero è soggetto a minacce di vario genere che causano conflitti, ma c'è anche la vocazione cristiana al bene più grande, quella Pace che sola può garantire la dignità umana che deve essere sempre ispirata da una precisa volontà di pace, di quell'Amore che viene da Dio e che è Dio stesso, anche quando la guerra diventa una triste necessità di difesa. E Dio, dice Agostino ci deve liberare anche da questa necessità, magari convertendo coloro che la generano.

Nessuna azione di pace può essere rivolta a provocare un altro conflitto, questo va ben ricordato quando si parla di trattative per la pace, in ogni parte del mondo, che sia l'Ucraina, la Palestina, l'Iran o altrove.

Mai rompere una tregua per cercare o iniziare deliberatamente un conflitto, in tal modo si mina la fiducia stessa di coloro che sono riuniti a trattare e tutto diventa più difficile se non impossibile.

Ma questo è esattamente quello che è accaduto con il conflitto generato dall'attacco americano e israeliano all'Iran. Non si può dunque giustificare una guerra ingiusta e senza senso chiamando in causa Dio e con le mani grondanti di sangue, specialmente quello dei più piccoli e innocenti esseri umani, come ha giustamente sottolineato il Papa. Cercare di apparire nelle vesti di Gesù Cristo Salvatore, rende infine tutto questo uno spettacolo idolatra e blasfemo che offende la stessa natura umana, prima ancora che la fede di chi crede in Dio.

La misura è davvero colma, un intero mondo che ha bisogno di energia, pace e accordi internazionali che garantiscano pace, progresso e civiltà in ogni parte del mondo, è minacciato da chi addirittura vorrebbe cancellare la civiltà in una sola notte.

A capo della superpotenza americana ci sono due incoscienti, due persone arroganti, due fanfaroni a cui per altro era stata data la fiducia di portare proprio a compimento un processo di pace e che invece non solo hanno tradito il loro mandato elettorale, ma si ergono anche a giudici “teologici” della massima autorità spirituale al mondo, il Papa

Forse pensavano che, in quanto americano, fosse facilmente manovrabile e pronto al richiamo del governo della sua nazione, ma si sono sbagliati, Roma ha sempre avuto una potenza universale, ora, con il cattolicesimo, che per definizione anche etimologica significa “universale”, anche spirituale, e non è stata mai confinata nel ghetto di una nazione.

La Pace disarmata e disarmante con cui ha esordito Papa Leone, sta combattendo la sua giusta battaglia e ogni nazione del mondo gli sta riconoscendo la vittoria, persino gli Stati Uniti dove anche i non cattolici si sono uniti al Papa riconoscendogli il giusto e necessario valore.

C'è solo da chiedersi quanto ci metteranno gli Stati Uniti, dove il Pentagono ha addirittura evocato la “cattività avignonese” quasi che volesse rapire il Papa e portarselo a casa magari per internarlo e fargli una cura “ricostituente, quanto ancora ci faranno aspettare per trovare una seria alternativa credibile che non solo restituisca al mondo pace, prosperità e sicurezza, ma che possa anche riconsegnare ad un Paese che sta per compiere 250 anni di vita, dignità, credibilità e fiducia nel resto del mondo. E' stato costretto alle dimissioni un presidente come Nixon che, pur con tutti i difetti, era sicuramente molto più valido di questa sorta di Capitan Matamoros insediatosi alla Casa Bianca, e Dio ci scampi che possa subentrargli il suo vice, che cita la spada evangelica per giustificare sia le guerre del passato che del presente, dimenticando in maniera pietosa che  nel Vangelo di Matteo (26,52), Gesù ordina a un discepolo (identificato in Pietro) di rinfoderare la spada durante il suo arresto nel Getsemani, dicendo: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada"

La superpotenza americana per mezzo dei suoi fanfaroni al potere non pensa forse che la spada che vuole sfoderare può benissimo ricadere sul suo capo?

Quante nazioni sono minacciate dalla chiusura dello stretto di Ormuz? Si pensa forse che staranno tutte a guardare, Cina in primo luogo?

Due idioti come Trump e Vance hanno l'arroganza di “correggere” il Papa, definendolo “debole” ma trascurando il fatto che egli parla in nome di un uomo che tutto il mondo di allora ha condannato alla debolezza più atroce, e che invece ha avuto la forza di demolire e cambiare radicalmente quel mondo sostituendone il potere con il suo per miliardi di persone

Quindi l'unica domanda lecita è solo..quanto dureranno questi due fanfaroni al potere, quanto ci metterà il popolo americano e il resto del mondo a mandarli a fare qualcosa di meglio e a smetterla di sproloquiare, minacciando un po' tutti e pensando di essere intoccabili? 

Si spera che la risposta arrivi presto, perché celebrare i 250 anni di vita degli USA in queste condizioni significa condannarli alla miseria della storia, anche se non lo meritano.

Carlo Felici

martedì 24 marzo 2026

FRATELLI D'ITALIA? l'ITALIA S'E' DESTA!





 La risposta referendaria al partito di maggioranza relativa che è attualmente al governo: Fratelli d'Italia, è inequivocabilmente:..l'Italia s'è desta.

Non si è messa l'elmo di Scipio, ma è andata a votare come mai era successo negli ultimi tempi, e per un referendum alquanto “tecnico” che però gli italiani hanno capito essere l'architrave del profondo cambiamento voluto da queste destre le cui origini affondano tra coloro che non crearono questa Costituzione e che persino sputarono sul Tricolore, o tra coloro che crearono un partito dal nulla per tutelare precisi interessi

Evidentemente i tre assi portanti con cui queste destre volevano orientare l'Italia in maniera alquanto diversa dal passato, e cioè l'autonomia differenziata, il controllo della Magistratura e il premierato, sono crollati come un castello di carta, il primo, di fronte alla contestazione di incostituzionalità, il secondo di fronte al NO dell'elettorato, il terzo che sarebbe stato la diretta conseguenza dell'approvazione dei primi, non credo che verrà nemmeno proposto data l'imminenza della scadenza del mandato legislativo di questo governo.

Chi scrive è stato l'unico a sostenere le ragioni del No su un giornale socialista, con un articolo dal titolo “Le ragioni di un progressista conservatore” e forse anche a salvare la faccia ad un Partito Socialista che ha sposato la causa perdente del Sì, senza se e senza ma, legando ad essa anche le sorti del progetto Avanti!  Ne valeva la pena? C'è seriamente da chiedersi, perché un intero gruppo dirigente di partito non si è reso conto del rischio che correva, perché è andato incontro incautamente alla ennesima sconfitta a livello nazionale? Perché non ha seguito Renzi, il quale si è limitato a dire..andate a votare!

E il popolo è andato a votare, per cui più che festeggiare la vittoria del No, siamo nelle condizioni di festeggiare il risveglio della democrazia, di quella vera, in cui l'elettore conta più dei partiti, in questa tornata referendaria, in cui non era nemmeno necessario il quorum ampiamente superato, in ogni caso.

Questo vuol dire che il popolo italiano c'è e si sveglia quando è necessario, che non subisce passivamente i diktat di una intera classe politica che ha rimaneggiato la democrazia a tal punto da farla diventare quasi dittatura di una maggioranza molto relativa.

Il fallimento delle istanze del Sì, è bene ribadirlo, non è solo inerente ad una riforma alquanto sgangherata molto diversa da quella che proposero a suo tempo i Socialisti, ma è dovuto soprattutto alla polarizzazione dello scontro politico, durato quasi una intera legislatura, in cui il Governo è andato avanti a colpi di maggioranza e di fiducia, negando, come purtroppo avviene spesso in Italia per un deficit di cultura democratica, il confronto parlamentare, e dimenticando che l'Italia è proprio ancora una Repubblica Parlamentare, in cui le grandi riforme, in special modo, devono essere conseguite con un confronto parlamentare, fino a raggiungere una maggioranza cospicua dei consensi parlamentari.

Invece siamo arrivati al punto di trovarci di fronte ad una maggioranza il cui motto è sempre stato...adesso zitti, che governiamo noi! E lo abbiamo visto fin dall'inizio, quando è stata negata la consuetudine di concedere una presidenza dei due rami parlamentari all'opposizione, mai negata persino quando esisteva in Italia il Partito Comunista più grosso dell'Occidente.

Siamo arrivati al manicheismo politico, al...o con noi, o contro di noi! 

Persino i Socialisti sono caduti in questa trappola velleitaria, negando addirittura l'identità di Socialista a chi si fosse schierato per il No. Una cosa davvero inaudita che nega le ragioni fondanti dell'essere un autentico Socialista, pluralista e rispettoso di ogni opinione politica, una cosa che fa a cazzotti con ogni professione di liberalismo. Una prassi da Partito Comunista Sovietico, all'interno di un gruppo che si richiama alle ragioni rosselliane di un Socialismo liberale e democratico.

Ora si tratta di consolidare questo risultato e tradurlo in programma politico, e ciò vuol dire necessariamente elaborare uno schieramento coeso che metta in primo piano le ragioni della piena occupazione, dei salari, delle pensioni, che azzeri le morti nei luoghi di lavoro, che sostenga concretamente la Sanità e la scuola, che non gravi i cittadini di altre tasse specialmente su un bene primario come la casa, che rivolga la tassazione solo ai grandi patrimoni e alle multinazionali, che sostenga apertamente come in Spagna, le ragioni della pace, in ogni contesto internazionale, facendo conseguentemente scelte concrete per attuarle

Un programma che ci restituisca anche il pluralismo nella RAI, facendo tornare chi è dovuto scappare perché non in linea con gli orientamenti governativi

I Socialisti potevano ambire a far parte di questa compagine più facilmente se si fossero schierati dalla parte di chi ha vinto, ora invece dovranno remare controcorrente e più faticosamente. Ma i Socialisti evidentemente sono molti di più di coloro che danno ancora patenti di Socialismo in Italia e poi, conseguentemente, non sono capaci di dare rappresentanza alle istanze autenticamente socialiste in sede nazionale ed europea, come fanno invece altri autorevoli socialisti nel mondo, non solo in Spagna, ma persino a New York e a Parigi.

Questa vittoria, non lo dimentichiamo, non è stata solo la vittoria dell'Italia democratica che è andata convintamente a votare, ma anche dei giovani i quali anche se fuori sede, si sono ricordati anche delle manganellate e si sono affrettati a fare gli scrutatori per avere diritto di voto in qualsiasi luogo si trovassero. E' stata la vittoria anche  del Sud che forse si è ribellato anche alle parole di Gratteri che incautamente aveva detto che per il Sì avrebbero votato in massa mafiosi e massoni deviati. Ebbene il popolo del Sud ha votato in massa per il No, con percentuali che sono arrivate persino al 70%

Il Sì ha vinto solo in quello che Bossi voleva rendere indipendente; quel Lombardo Veneto che fu liberato con ben due guerre di Indipendenza e che forse, nonostante il sacrificio di chi lo volle italiano, stenta tuttora ad esserlo più del Sud, e forse, non per niente, è quello in cui l'operazione Hydra della Procura di Milano ha messo in risalto che le principali mafie italiane, mafia, camorra e ndrangheta, stanno operando unite per lo stesso scopo.

La lezione che dobbiamo apprendere presto e bene da questo referendum è quella che una riforma di grande portata non può che scaturire da una intensa e proficua collaborazione tra tutte le forze parlamentari, perché quando si cambia una Costituzione bisogna agire come i Padri Costituenti, non nell'interesse di una parte politica, ma in quello di tutti i cittadini italiani, e senza temere che la Costituzione invecchi. La nostra ha quasi 80 anni ed è stata soggetta a più tentativi di cambiamento di quella statunitense che ne ha più di 200.

Cari Fratelli di Italia, chi inventò il vostro motto difese strenuamente una Repubblica destinata a morire come appunto l'autore del nostro inno a cui avete “rubato” l'incipit, tenendovi nel simbolo quella fiamma che ardeva e forse arde tuttora nel mausoleo mussoliniano. Quel Mameli che insieme ad altri eroi tuttora celebrati sul Gianicolo dette la sua vita, affinché la Repubblica avesse il tempo di varare una Costituzione, allora la più avanzata d'Europa, che entrò in vigore solo un giorno, ma che è resuscitata nella nostra. Pensate dunque al sacrificio di quegli eroi della democrazia italiana, prima di cambiare le cose a colpi di maggioranza, pensate a come cittadini romani di ogni tendenza politica, allora, continuarono a discutere, sotto le bombe, strenuamente per consegnare alla storia un testo che tuttora anima la nostra Repubblica e che il popolo ha dimostrato di amare.

E voi socialisti (stavolta lo scrivo minuscolo) che ancora vi dividete in gruppi e gruppuscoli, incapaci non solo di unirvi in un grande partito e portare al suo interno le grandi battaglie per il cambiamento ed il rinnovo di una identità plurisecolare, che negate persino patenti di Socialismo a chi dissente, ricordatevi che il vostro prossimo gruppuscolo potrebbe chiamarsi Motorizzazione Socialista, ma senza alcun motore...e nemmeno un motorino


Carlo Felici

mercoledì 11 marzo 2026

SCARPETTA





Non è facile mettere in scena i libri di Patricia Cornwell, perché essi sviluppano una trama su vari livelli, e il giallo accompagna strettamente l'introspezione psicologica e l'interazione tra i personaggi, spesso su più piani temporali. 

Si pensava di farne un film da tempo, già dagli anni 90, con Demi Moore come protagonista, l'autrice ha parlato anche di aver tentato di coinvolgere Angelina Jolie intorno al 2000 e negli anni anche Helen Mirren e Jodie Foster

Non se ne fece nulla proprio perché ridurre alle dimensioni di un film una trama così complessa che comporta una notevole quantità di scene destinate a sezionare non solo cadaveri ma anche la psiche dei protagonisti, è sempre stata una impresa piuttosto complicata e rischiosa.

Ma l'arrivo delle serie sulle piattaforme ha cambiato tutto, e stavolta il rischio è diventato l'opposto, cioè l'indulgere troppo nelle dinamiche introspettive e nelle storie intrecciate tra i personaggi nel passato e nel presente, sconfinando nell'assurdo, specialmente quando c'è di mezzo l'Intelligenza Artificiale che resuscita i morti.

Questa serie si fa perdonare certe sbavature, perché ha una fotografia dark eccezionale e due protagoniste che nella loro interazione portano la dinamica tra le sorelle che interpretano a livelli pirotecnici.

Jaime Lee Curtis e Nicole Kidman, sono la vera anima che tiene sempre viva la serie, nella fiction, due sorelle che si amano ma non riescono a comprendersi sebbene il loro substrato sia analogo, una dionisiaca, piena di estro e verve che vive la vita come la sente senza farsi mancare nulla, fino ad indossare persino degli orecchini psichedelici a luci intermittenti, l'altra apollinea, di una precisione maniacale, perfezionista all'ennesima potenza anche se con il perenne rimpianto di non essersi pienamente realizzata, ma comunque sempre estremamente determinata nella sua resilienza. In effetti c'è molto del carattere delle attrici nei personaggi che interpretano

La vicenda si sviluppa su due piani temporali diversi, passato e presente che si intrecciano e l'uno fa da contrappunto all'altro, in una rincorsa della verità che è la stessa motivazione esistenziale della dottoressa Scarpetta. Sembra infatti quasi che la giovane Scarpetta e quella presente, si cerchino continuamente, ma la trama ha davvero un ritmo sincopato, si svolge per rivelazioni, dato che i momenti cruciali arrivano senza essere preparati, all'improvviso, e la tensione emotiva spesso è smorzata da dinamiche surreali come il dialogare con una moglie dello stesso sesso mediante l'Intelligenza artificiale. Certe volte quindi il rischio che l'autopsia psicologica dei personaggi, sconfini nello spezzatino dell'assurdo è abbastanza elevato anche se può essere pure divertente.

Notevolmente stemperata è la lotta originaria della dottoressa contro un mondo di uomini che tende a monopolizzare quel mestiere che prevale nei romanzi della Cornwell, per lasciare il posto alla divertente contrappunto tra la dottoressa e suo cognato interpretato da un bonario ma caustico Bbby Cannavale, che la affianca, nominato seduta stante sul sedile di un auto, con tanto di giuramento incluso, una scena decisamente divertente che evoca un po' la nomina di certi vice sceriffi nel far west. Non facile ma piuttosto riuscito il confronto tra giovani attori che interpretano il passato, e quelli che sono immersi nel presente, in particolare Simon Baker è perfetto, sia nel ruolo del marito che in quello del profiler FBI. 

Di Nicole Kidman si può decisamente dire quel che viene sussurrato alla dottoressa Scarpetta da colei che la segue dall'alto della sua carica, mentre lei è sotto la doccia: "Marvelouse how you've kept your figure all these years"..non ve la traduco perché non sarebbe la stessa cosa

Così Nicole, va sempre goduta nella sua “everlasting” bellezza ed autenticità, anche se in questo caso trapela un po' di malinconia.

Giovenale, a cui fece eco anche Rousseau, diceva “Vitam impedere vero” Bisogna dedicare la vita alla scoperta della verità anche se ciò mette a rischio la vita stessa, ebbene questa massima rincorre un po' tutti i personaggi della serie, e il far risaltare il fatto che anche una Intelligenza Artificiale possa contribuire a tale scopo, non è poi così tanto disdicevole, ma solo fino a non farci piombare in un lacerante e incontrovertibile “punto morto”, nemmeno più sezionabile.

Scarpetta è dunque un bel piatto prelibato, in cui non va tralasciato nulla, da gustare in ogni particolare, facendo appunto, alla fine,...la “scarpetta” (using bread to mop the sauce), con una deliziosa nota italiana per una dottoressa di origini italiane, molto amate dalla Cornwell, e particolarmente amante della cucina

La serie è disponibile su Prime

Carlo Felici