Esattamente 150 fa, avvenne la battaglia del Little Big Horn in cui perse la vita il generale Custer, con i suoi soldati, la dinamica è ormai molto nota e celebrata in molti film, ma Custer chi era veramente, e avrebbe potuto evitare di morire in quell'evento?
Possiamo dire certamente sì, a trascinarlo infatti furono da una parte la sua intransigenza, e dall'altra la sua smodata ambizione
Custer non avrebbe infatti dovuto guidare quella spedizione, perché poco tempo prima aveva testimoniato al Senato contro lo stesso segretario alla guerra del Presidente Grant, mettendosi in una posizione molto scomoda, lo fece per ambizione o per intransigenza morale? Probabilmente per entrambe i motivi.
La sua testimonianza contro William Belknap contribuì a smascherare una intera rete di tangenti che operavano nei principali centri di frontiera e che facevano capo a questo personaggio che ne aveva tratto enormi profitti personali.
Ma, come se non bastasse, Custer aveva pestato i calli allo stesso presidente Grant, coinvolgendo nelle accuse, mediante prove indiziarie, anche il fratello di Grant, e in precedenza lo stesso Custer aveva pur arrestato il figlio del presidente, Fred, per ubriachezza.
Grant per questo era furioso, e privò Custer del comando della spedizione.
Custer era un generale di notevole valore, e i suoi colleghi Terry e Sherman lo sapevano bene, così cercarono di persuadere Custer a trovare una soluzione incontrando personalmente Grant.
Ma Custer, il cui orgoglio era senza dubbio smodato, non amava piegarsi né le mezze misure e rifiutò sdegnosamente.
Era un uomo d'azione, per cui non si perse d'animo, salì su un treno diretto a Chicago pronto ad assumere il comando anche se gli era stato negato. Ma Grant lo seppe ed inviò lì gli uomini di Phil Sheridan ad arrestarlo, per avere disobbedito, lasciando Washington, senza permesso.
Su pressione dei suoi generali che sapevano quanto valesse la presenza di Custer sul campo, Grant alla fine dovette cedere, ammettendo la partecipazione di Custer alla spedizione, ma non consentendogli di comandarla. Contando sulla fiducia del suo collega generale Terry, Custer lo convinse a persuadere Custer di consentirgli di guidare la spedizione
Terry spiegò a Grant che la delicatezza dell'impresa e l'importanza della posta in gioco richiedevano la presenza e la guida di Custer, così il presidente non potè negargliela, mettendo però come clausola alla sua approvazione che Terry avrebbe dovuto supervisionare le azioni di Custer sul campo, evidentemente era preoccupato che se le cose fossero andate male tutti i suoi generali lo avrebbero accusato del fallimento per non avere dato retta a Custer, già considerato eroe di guerra.
Gli errori sul campo di Custer sono ben noti, innanzitutto non si accorse in tempo di quanta massa di nativi avesse davanti, credeva di affrontare un accampamento di piccole o medie dimensioni, invece si trovò di fronte una massa imponente di tribù unitesi per difendere il loro sacro territorio, perché le Black Hills erano per loro più e meno come il Vaticano per noi oggi, anzi a morire per il Vaticano forse oggi ci sarebbero meno persone di quante allora furono dispose a morire per le Black Hills, che erano comunque un territorio sacro, preso di mira perché vi era stato scoperto l'oro.
Ma l'errore più grosso Custer lo commise dividendo la sua spedizione in tre tronconi con l'illusoria mira di chiudere in una tenaglia l'accampamento che comunque era troppo grosso per essere circondato.
Molti nativi erano dotati di fucili Henry, che sparavano a ripetizione, residuati bellici venduti loro sotto banco da commercianti senza scrupoli in cambio di oro. In quel periodo i fucili Henry erano surclassati dai famosi Winchester, che funzionavano alla stessa maniera con una leva di scarico e di caricamento, ma erano più facili da caricare e più maneggevoli, inoltre alloggiavano le stesse munizioni delle Colt 1872 a tamburo e a retrocarica.
L'esercito americano invece usava ancora i fucili Spriengfiel, che sparavano un colpo solo alla volta ed erano di caricamento più lento.
L'errore poi fatale fu quello di seguire il suo orgoglio e l'istinto e invece di ricongiungersi con i suoi generali, scelse un attacco frontale senza sapere quanti nativi avesse di fronte, il risultato fu solo il suo aggiramento in una sacca e lo sterminio di tutti i suoi soldati, lui compreso.
Le conseguenze disastrose di questo evento furono enormi e di grande risonanza, anche perché era allora il centenario della fondazione degli USA
Persino Buffalo Bill e Texas Jack furono richiamati e dovettero interrompere i loro spettacoli circensi per fare da esploratori al generale Terry che era sopravvissuto a Little Big Horn per inseguire i vittoriosi guerrieri che si erano alleati nella battaglia con il capo di guerra degli Oglala Lakota, Cavallo Pazzo, e con il capo degli Hunkpapa Lakota, Toro Seduto.
I quattro anni che seguirono furono funesti e segnati irrimediabilmente dalla sconfitta di Custer, dimostrando a tutti che le guerre indiane non sarebbero state una passeggiata.
Il generale quindi era un intransigente moralizzatore che avrebbe potuto, mediante la vittoria e l'umiliazione di Grant, ambire alla presidenza. Oppure uno sconsiderato avventuriero che pagò con la vita la sua mancanza di autentica disciplina militare?
Forse tutte queste cose insieme o forse non lo sapremo mai, indubbiamente nel corso della storia egli è stato tanto esaltato quanto denigrato, ed è altrettanto certo che da Grant ad Eisenhower, i generali al potere non hanno mai portato un gran bene alla loro nazione, pur giovandosi delle loro vittorie nella scalata al potere
Questa è una lezione che dovremmo apprendere bene e presto anche noi, in un momento in cui l'auto promozione editoriale e politica di un generale rischia di suscitare al contempo illusorie speranze e concrete ulteriori confusioni nel campo ristretto della politica, che invece è meglio unire ed allargare come fecero allora i nativi vittoriosi su Custer
Carlo Felici






