Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

giovedì 5 marzo 2026

UN HOMBRE VERTICAL





La guerra di Netanyhau e Trump contro l'Iran è iniziata con grande clamore, diciamo dei due “amiconi” piuttosto che delle loro nazioni perché la loro iniziativa si è rivelata del tutto “unilaterale”, non ha infatti comportato nessuna consultazione dei parlamenti statunitense ed israeliano, e tanto meno una valutazione di come potesse essere popolare questa guerra in Israele e negli States. 

Siamo di fronte a due “Capitan Matamoros” che non sentono ragioni per agire come vogliono, e dove vogliono, senza che alcun organismo internazionale possa porre loro un freno.

Nemmeno il fantasma dell'ONU aleggia più sulle loro teste, anche perché Trump ha deciso di farsi un ONU a sua immagine e somiglianza, agitando il bastone dei dazi per chi non lo segue. Strana epoca quella dei volenterosi trascinati dalla volontà altrui.

Fatto sta che, per ora nemmeno il Senato USA ha potuto mettere un freno alle velleità belliciste di un presidente che aveva esordito, dopo la sua elezione, dicendo di fermare le guerre e non di iniziarle.

Ovviamente il sospetto molto fondato che sia il suo “alleato” Netanyhau a condurre il gioco è davvero forte.

Era infatti vicino un accordo sul nucleare con l'Iran, quando è stato scatenato l'attacco che ha portato in primo luogo alla uccisione della maggiore autorità religiosa iraniana.

Tutta questa fretta di seguire pedissequamente la volontà di quello che ormai appare un autocrate a capo di Israele, e che, ricordiamolo bene, la Corte Internazionale Penale ha dichiarato criminale di guerra per lo sterminio della popolazione palestinese a Gaza, da dove deriva?

Tutti i personaggi al potere che hanno avuto guai interni tali da minacciare la loro stessa presenza al governo, hanno messo in atto diversivi per allontanare le accuse ed impedire che fossero scalzati dal loro potere. Trump non fa eccezione, lo conferma un illustre analista come Paul De Grauwe, economista della London School of Economics.

Egli fa notare che questo ennesimo attacco preceduto da un discorso alla Nazione tanto lungo quanto fumoso ed inconsistente, oltre che vanaglorioso, nasconde con tutto il risalto mediatico che sta avendo, una strategia precisa di “distrazione di massa”

Negli USA in un anno sono stati persi 80.000 posti di lavoro, cosa mai accaduta prima dai tempi della “grande depressione”, l'azione contro gli immigrati da parte dell'ICE è stato un disastro che ha comportato anche l'omicidio di cittadini innocenti, la Corte Suprema ha bocciato la iniziativa di Trump sui dazi, i file di Epstein che nascondono la peggiore immondizia morale di una intera classe di plutocrati in cerca di facili piaceri predatori contro persino fanciulli e fanciulle inermi, rischia di dilagare investendo non solo il presidente in carica, ma pure chi lo ha preceduto. Ce n'è abbastanza per cercare di rovesciare il tavolo e catalizzare l'attenzione della opinione pubblica su altre vicende piuttosto lontane dai guai casalinghi, sottovalutando però l'attenzione e le capacità cognitive del cittadino medio non solo americano, ma di tutto il mondo.

L'evidenza che la strategia di distrazione del cittadino medio non sta funzionando, l'abbiamo un un hashtag su X,  e precisamente #epsteindistraction che è on line da ben prima dell'attacco scatenato contro l'Iran, ormai denominato ironicamente “Operation Epstein Fury” in contrapposizione alla denominazione ufficiale “ “Operation Epic Fury” che almeno ci ha risparmiato la denominazione “Operation Etic Fury”, che sarebbe stata davvero demenziale

Ormai moltissimi sono convinti negli Stati Uniti che il presidente stia cercando disperatamente di incrementare i consensi, scongiurando i rischi di una divulgazione dei Files Epstein che lo coinvolgerebbero direttamente.

In particolare, tutto ciò è stato rivelato da una emittente la NPR, ovvero National Public Radio, indipendente a cui immediatamente Trump ha tagliato i finanziamenti, perché accusata di “diffondere propaganda di sinistra”, come se la sinistra negli USA ormai fosse vietata per decreto presidenziale. Secondo tale fonte, in particolare l'inchiesta riguarderebbe i primi anni 80 in cui Trump avrebbe avuto, a dir poco, una condotta scandalosa, e circa 50 pagine di documenti e verbali che sarebbero spariti per iniziativa del governo, ma che con ogni probabilità sono nella disponibilità di quello israeliano.

Tali documenti sono relativi alla testimonianza di una donna rivoltasi all'FBI, dopo l'arresto di Epstein, all'epoca minorenne, che avrebbe subito abusi sessuali da parte di Trump, descrivendoli minuziosamente..i documenti riguarderebbero anche altre donne e un finanziere pedofilo oggi in galera per traffico sessuale, con fatti svoltisi a Mar-a-Lago, il club esclusivo di Trump da cui sarebbe partita anche la recente offensiva bellica, davvero un “bel posticino”.

 L'inchiesta riguarda in gran parte ragazzine che allora avevano circa 13 anni, e che erano coinvolte in abusi svoltisi anche a Manhattan, le stesse, una volta cresciute, si sono presentate al discorso sullo Stato dell'Unione con una spilla recante la scritta “release the files”.  I Democratici hanno cercato di incalzare l'FBI su come l'intera vicenda sia stata gestita, ma si sono sentiti rispondere che nulla è sparito e che alcuni documenti sono stati solo ritirati temporaneamente, solo per non menzionare i nomi delle vittime.

Ora tutto questo di cui l'opinione pubblica americana è perfettamente a conoscenza, assieme a tutto l'apparato mediatico e giornalistico statunitense, ci fa domandare come mai negli USA non sia scoppiato ancora un caso analogo a quello “Watergate” che costrinse Nixon alle dimissioni.

Si attendono le elezioni di mezzo termine? Si attende forse un calo vertiginoso di consensi intorno al presidente in carica? La libertà di inchiesta negli USA non è più quella di una volta?

Fatto sta che nel frattempo è scoppiata la guerra e, come accade sovente in questi casi, il richiamo del “tutti allineati e coperti” risuona dalla superpotenza americana che attua la sua “prova muscolare”, per tutti, volenti o nolenti

Nel frattempo però, dopo la vittoria del sindaco socialista musulmano di New York, anche alcune roccaforti repubblicane stanno cadendo, in particolare il Texas una delle più datate e agguerrite, segno evidente che il Partito Repubblicano negli States deve farsi più di un esame di coscienza.

E nel resto del mondo? Ovviamente Cina e Russia hanno condannato l'attacco che sta coinvolgendo anche gli altri stati del golfo alleati degli USA, bersaglio dei droni e dei missili iraniani, e stanno per ora a guardare, in particolare Putin, che sogghigna pensando..adesso chi potrà accusarmi di avere violato unilateralmente la sovranità di uno Stato con le armi? Non certo quegli USA che hanno prelevato armi in pugno il presidente Venezuelano e hanno attaccato senza essere stati direttamente minacciati, uno Stato sovrano come l'Iran.

C'è stato forse qualcuno che ha protestato in Europa contro questa ennesima violazione del diritto internazionale, e questo attacco unilaterale che ha sepolto non solo una intera scuola di ragazzine massacrandole, ma anche la residua credibilità dell'ONU?

L'Europa non è più quella del 1986 e tanto meno l'Italia che allora non solo negò, per tramite del suo leader socialista le sue basi militari agli USA per un attacco contro la Libia, in ritorsione ad un attentato attribuito ai libici, ma preavvertì persino Gheddafi, evitandogli una morte sicura sotto i bombardamenti. L'Italia non ha più capi del Governo con la schiena dritta da tempo, e nemmeno quelli con una schiena un po' gobba ma sicuramente più solida di tante comparse ministeriali attuali che sono tenute all'oscuro di tutto e sono costrette a scappare da un posto ritenuto vacanziero, ma trasformatosi repentinamente in teatro di guerra.

Però in Europa un “Hombre Vertical” ci sta ancora, ed è il capo di Governo spagnolo Sanchez, che ha detto chiaro e tondo a Trump che le basi militari spagnole non sono disponibili per la sua guerra.

Citiamo una parte del suo discorso perché ci ricorda molto tempi a noi assai cari in cui il Presidente Pertini dichiarava che si dovessero chiudere gli arsenali ed aprire i granai

Ecco le illustri parole di Sanchez: “La posizione del governo spagnolo su questa situazione è chiara e coerente. È la stessa posizione che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, respingiamo la violazione del diritto internazionale che ci protegge tutti, soprattutto i più vulnerabili, la popolazione civile. In secondo luogo, non dobbiamo dare per scontato che il mondo possa risolvere i suoi problemi solo attraverso conflitti e bombe. E infine, non dobbiamo ripetere gli errori del passato. In breve, la posizione del governo spagnolo può essere riassunta in quattro parole: no alla guerra. […]  Ciò che sappiamo è che da questo non emergerà un ordine internazionale più equo, né produrrà salari più alti, servizi pubblici migliori o un ambiente più sano. In realtà, ciò che possiamo intravedere per il momento è una maggiore incertezza economica e l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Per questo motivo la Spagna è contraria a questo disastro, perché comprendiamo che i governi sono qui per migliorare la vita delle persone, per fornire soluzioni ai problemi, non per peggiorarla. Ed è assolutamente inaccettabile che quei leader incapaci di assolvere a questo compito sfruttino la guerra per nascondere il loro fallimento, riempiendo le tasche di pochi – i soliti quelli. Gli unici che vincono quando il mondo smetterà di costruire ospedali per costruire missili.”

 Ovviamente tale posizione ha immediatamente scatenato l'ira di Trump che minaccia ritorsioni commerciali contro la Spagna che però, essendo membro dell'Unione Europa, si ritorcerebbero su tutta l'Unione.

Sanchez si eleva non solo moralmente e politicamente nel contesto europeo, per il suo coraggio e la sua onestà intellettuale, che non ha tra l'altro esitato anche a condannare duramente i crimini del regime iraniano il quale, ricordiamolo bene, ha massacrato decine di migliaia di oppositori, ma per di più il leader spagnolo costituisce un fulgido esempio di cosa possa voler dire un Socialismo Democratico Europeo rivolto al progresso, alla pace e al rispetto del diritto internazionale. C'è da dire che a fargli compagnia, con altrettanta chiarezza ci sta solo il Vaticano, con Parolin e il Papa che ha preferito, nonostante sia nato negli USA, andare a Lampedusa, meta della disperazione di migranti in fuga da tutte le guerre, piuttosto che a celebrare i 250 anni della nascita degli Stati Uniti

In queste tristissime circostanze è da auspicare che tutti i Socialisti in Europa e nel mondo manifestino solidarietà e vicinanza ai valori umanitari che oggi ci ricordano Sanchez e il Papa.

Per noi non sono affatto nuovi, almeno per i Socialisti Italiani che vissero la meravigliosa stagione di Pertini Presidente della Repubblica e Craxi Presidente del Consiglio, un gigante con la schiena dritta a Sigonella, un “Hombre Vertical” come Sanchez oggi.

Ma per gli altri italiani cosa resta? Solo il cerchiobottismo orizzontale di gente al governo che, per questo, non viene presa più in seria considerazione da nessuno.


Carlo Felici

lunedì 2 marzo 2026

IL BASTONE SENZA CAROTA

 






Non ci è voluto molto per smascherare la prosopopea del presidente americano, siamo circa a metà mandato e tutte le sue promesse elettorali sono state seccamente smentite sia sul piano interno che estero. L'economia USA non è affatto decollata ma ristagna, il dollaro è debole, i dazi hanno colpito l'economia interna più che svolgere una azione protezionistica, direi del tutto anacronistica in un mondo globalizzato nei trasporti e nelle comunicazioni, la credibilità degli USA nei confronti degli alleati è scesa notevolmente, così come è salito vertiginosamente il livello di arroganza con cui l'amministrazione USA si confronta con l'Europa, uno per tutti, il caso Groenlandia.

Un presidente che ha esordito dicendo: “Io non inizio le guerre, ma le faccio finire”, non ha finito un bel nulla, infatti il conflitto in Ucraina tuttora perdura e la questione di Gaza, dopo avere trasformato in deserto un territorio, prima prospero e molto popoloso, con la velleità di decidere il destino del suo popolo, senza minimamente ascoltarlo, si è solo incancrenita, creando di fatto una sorta di lager isolato, dove si muore di stenti, malattie e fame.

Non solo, ma il conflitto che, in Medio Oriente, andava circoscritto con opportune azioni diplomatiche, si è ora paurosamente allargato, con una guerra in corso tra Israele e USA e l'Iran

In questo contesto appare grottesco e pietoso l'appello del presidente americano al popolo iraniano affinché si sollevi, dato quello che è accaduto dopo il primo attacco nell'estate scorsa, quando la gente è scesa a manifestare ed uscendo allo scoperto, è stata oggetto di una brutale repressione. Ed è del tutto evidente che si guarderà dal farlo di nuovo in questa occasione in cui rischia pure di essere bombardata dal cosiddetto “fuoco amico”. Ecco dove erano i nostri pacifisti e sindacalisti “pacifinti” quando in due giorni sono state colpite in Iran ben 40.00 persone che avevano sperato in un rovesciamento del regime? Dove era il nostro governo? Dove la comunità internazionale? Ancora a pensare che la Repubblica Islamica sia l'ultimo baluardo per difendere la causa palestinese? Finanziando Hamas che ha dato ad Israele il pretesto per un vero e proprio genocidio?

Questo attacco è stato fatto in spregio a ogni norma di diritto internazionale che, negli ultimi tempi è stato calpestato numerose volte, senza alcun ritegno. Il presidente americano pare sia in preda ad un delirio di onnipotenza, se ne infischia del Congresso il quale unicamente può avallare un atto di guerra, rimuove capi di Stato e aggredisce Paesi sovrani semplicemente in ottemperanza alla sua singolarissima “morale personale” e di fatto non risponde del suo operato a nessuno.

Ciò nonostante è un “bene” che sia stato eletto. Sì, ben venga Trump, per mostrare agli USA e a tutto il mondo come è sceso in basso quel Paese fondato 250 anni fa sulla democrazia e la divisione dei poteri. Ben venga per capire che quando un falso progressismo pratica la stessa macelleria sociale e lo stesso imperialismo dei conservatori più integralisti, la gente preferisce l'originale alle brutte copie. Così ci sta solo da sperare che da questa lezione davvero esca qualcosa di nuovo. Negli USA ci stanno ancora Talarico, Bernie Sanders, e il sindaco di New York a fare la differenza, purtroppo non ancora a fare una nuova nazione... ma viene anche da chiedersi e da noi?

Noi siamo semplicemente l'ultima ruota del carro senza nemmeno un sussulto di patriottismo, nessuno ci ha consultato né preavvertito di questo atto di guerra che mette a rischio anche i nostri soldati impegnati in Medio Oriente, nessuno ha minimamente avvertito il nostro ministro della Difesa che anche Dubai poteva essere bombardata, nessuno ha predisposto finora un piano efficace di prevenzione e difesa che solo adesso si sta mettendo in piedi in fretta e furia

Il nostro governo non fa che adeguarsi e servire cercando di salvare il salvabile senza un minimo di dignità e spremendo i contribuenti per finanziare un piano di riarmo che non si sa bene dove andrà a parare e che sicuramente avrà esisti non decisi da noi.

Contemporaneamente si cerca di far passare un referendum per mettere il bavaglio alla Magistratura e una ennesima legge elettorale maggioritaria che ricorda tanto la legge Acerbo che spianò la strada a Mussolini, tanto che alcuni già la chiamano Benitellum, perché potrebbe trasformare una vittoria elettorale di misura in un dominio assoluto, con un abnorme premio di maggioranza. La presenta la stessa Meloni che urlava contro Renzi e l'Italicum, denunciando un vero e proprio scippo della democrazia che adesso lei stessa si appresta a liquidare.

E' del tutto evidente che mettere le mani in fretta e furia su una legge elettorale del genere significa temere che il risultato del referendum sia sfavorevole al governo e di conseguenza, restituendo la parola agli elettori, garantirsi un successo che possa allargare i margini di manovra per il futuro, soprattutto in vista della elezione del Capo dello Stato.

Il vero obiettivo di chi è al governo ora è infatti la Repubblica Presidenziale con una forte esautorazione del Parlamento e della Magistratura

Possiamo dire più o meno, quello che di fatto sta accadendo negli USA. Con l'aggravante degli scudi penali, per le forze di polizia che sono destinate a reprimere il dissenso, dove porti tutto questo mi pare evidente senza doverlo spiegare nei dettagli.

Il fatto è che ogni governo autoritario per restare in piedi, ha bisogno di guerre permanenti, anche al suo stesso popolo, come sta facendo Trump con l'ICE che perseguita persino cittadini americani di diversa etnia ed origine ormai, con milizie di fatto addestrate a reprimere il dissenso.

Ci viene dunque da chiederci se un giorno verranno storicamente anche “sdoganati” fascismo e nazismo, perché in fondo erano governi autorevoli, stabili che facevano interessi popolari..

Le guerre, come gli autoritarismi, di fatto, oggi non sono contrastati più da nessuno, la gente si sfoga sui social, senza rendersi conto che i social non sono altro che uno strumento di controllo e di auto schedatura, con cui diventa facilissimo in condizioni di “emergenza brutale” andare a colpire immediatamente i dissidenti.

Ovviamente ci sta pure chi ci mette la faccia perché non ha paura di niente e questo è un bene perché se un intero popolo “ci mette la faccia” diventa un po' difficile zittirlo, ma alla prova dei fatti cosa avviene? Avviene quello che è accaduto in Iran in cui Israele e USA, dove le sorti di Trump sono sempre più dipendenti dai suoi finanziatori amici di Netanyhau, non dimentichiamo dichiarato criminale di guerra dalla Corte Penale Internazionale, hanno trasformato un loro nemico in un martire e in un eroe, tradendo e rovesciando il tavolo delle trattative in corso, proprio quando queste sembravano essere a buon punto.

Il risultato non sarà la caduta del regime ma una sua reazione interna ed esterna sempre più brutale, sia verso il dissenso, sia verso tutti gli interessi occidentali che ruotano intorno al Golfo Persico, il bombardamento di Dubai lo dimostra palesemente

Per rovesciare quel regime gli USA dovrebbero impegnarsi in una lunga guerra come hanno fatto in Iraq, o in Afghanistan dove hanno trascinato a morire anche i loro alleati e senza ottenere nulla, andandosene dopo una ventina d'anni e lasciando la popolazione esattamente come prima, se non peggio, dati i rischi per chi aveva collaborato a combattere i talebani

Questo è lo scenario di un fallimento globale, di fronte al quale non c'è un esame di coscienza, ma semplicemente uno scimmione con altri scimmioni che agitano ossa e bastoni, come si vede nelle sequenze iniziali del film 2001 Odissea nello spazio. E Dio ci scampi dall'attuarsi del finale in cui il bastone tecnologizzato in computer per il controllo globale della sicurezza, mediante le armi più distruttive e sofisticate, a un certo punto, agisce per proprio conto, consapevole che la minaccia globale più rilevante è lo stesso essere umano che lo ha generato, perché, in fondo, miseramente poco intelligente, tanto che diventa necessario, per la stessa sopravvivenza del Pianeta, eliminarlo come si elimina un virus, magari programmando persino una pandemia senza scampo.

Scenario apocalittico e fantascientifico? Chi vivrà vedrà..se vivrà...se Dio vorrà.


Carlo Felici


martedì 24 febbraio 2026

LE RAGIONI DI UN PROGRESSISTA "CONSERVATORE"

 





In vari dialoghi platonici Socrate esprime la sua condanna verso il sistema del sorteggio delle cariche dello Stato, in particolare ne La Repubblica, ma anche nei Memorabili di Senofonte, la sua critica verso il sistema della estrazione a sorte (Kléros) è particolarmente forte, e motivata dal fatto che non si possono scegliere a caso le competenze necessarie per svolgere una determinata mansione, l'esercizio della virtù di governo e di giudizio per i magistrati, infatti, deriva soltanto da un'arte che richiede prudenza ed intelligenza cioè un uso sapente della tèkne, dell'abilità specifica di svolgere un determinato ruolo.

La sua, evidentemente, era una critica serrata ad una democrazia diretta che chiamava ad esercitare un ruolo importante nella pòlis chiunque venisse designato, anche privo di una adeguata preparazione per svolgere quel ruolo stesso.

La metafora più famosa menzionata da Socrate è quella che nessuno affiderebbe la guida di una nave a cui che non è esperto in navigazione.

Ora, spostando l'attenzione sulla realtà odierna che riguarda in particolare la nuova legge costituzionale sottoposta a referendum, nel prossimo periodo, notiamo che, sebbene l'estrazione a sorte riguardi dei magistrati che, in teoria dovrebbero avere tutti pari competenze, in realtà poi, osservando da vicino la questione, non possiamo che rilevare notevoli criticità.

In particolare, avremmo una totale estrazione a sorte per i membri togati, mentre per i cosiddetti “membri laici” il Parlamento si riserverà di eleggere in seduta comune quei componenti nel cui elenco la sorte designerà la scelta.

Anche chi è completamente a digiuno di questioni giuridiche può notare una netta disparità di trattamento tra membri togati e membri laici, priva di ogni qualsivoglia giustificazione.

Sebbene le persone sorteggiate debbano essere dotate di pari competenze, l'asimmetria tra le due componenti è destinata ad alterare il mero criterio della competenza a favore della maggiore compattezza della parte dei membri laici che valuterebbero in base alla loro appartenenza politica più che alle loro competenze specifiche in senso stretto.

Ma la nostra Costituzione si basa ancora su un criterio di stretta eguaglianza che, in tal modo, i nuovi articoli 104, comma 4, e 105 comma 3, violerebbero. La Consulta ha spesso ribadito tale principio con varie sentenze, ad esempio la n.1146 del 1998 e la 125 del 2025.

E' dunque non remota la possibilità che, anche in caso di conferma referendaria, tale legge possa risultare, previ adeguati ricorsi, palesemente incostituzionale, specialmente se un non sorteggiato, di fronte al rifiuto della sua candidatura a far parte del CSM o dell'alta Corte, da parte dell'amministrazione, si rivolgesse ad un giudice amministrativo per sollevare la questione costituzionale.

In buona sostanza, la criticità maggiore di quella che appare quindi più che una “riforma” della Costituzione, in realtà una sua “deforma”, in quanto tende a deformarla, consiste nella creazione di 2 CSM e di un 'Alta Corte', teniamo conto che nel sistema delle nomine pubbliche i criteri clientelari in Italia si sprecano, con prebende sparse a fedelissimi di ogni genere, i quali, a parte la improbabile capacità di valutarne le funzioni effettive, sono eletti in modo palesemente ingiusto, per la quota riguardante i magistrati designati solo dalla dea bendata chiamata Fortuna (nel senso latino di sorte); per la componente politica, la quota è data dal poter scegliere in una rosa di elementi scelti dai politici in base alla loro fedeltà di appartenenza. Risulta palese il fatto che la governance non è più determinata da un equilibrio tra le varie correnti interne, ma dal prevalere della corrente che obbedisce alla maggioranza parlamentare. L'affermazione dello stesso ministro Nordio per cui, le critiche dell'opposizione sarebbero infondate, perché la stessa opposizione, una volta diventata maggioranza di governo avrebbe potuto benissimo beneficiare di tale riforma, dimostra palesemente la fondatezza di queste osservazioni

La Magistratura oggi va tutelata da ogni ingerenza e da ogni forma di rancore politico, il fatto che abbiamo vissuto una stagione chiamata Tangentopoli, e definita da alcuni “golpe giudiziario”, non deve in alcun modo alterare, sul piano politico, le osservazioni che chiamano in causa le congruità costituzionali. Nella nostra storia siamo passati attraverso momenti assai critici, dai tentativi golpisti neofascisti, fino agli attentati brigatisti, a quelli mafiosi, agli omicidi eccellenti di politici e magistrati, la Magistratura ha sempre garantito la tenuta del sistema democratico e i magistrati spesso lo hanno fatto a rischio della loro vita, perdendola in non pochi casi, come quelli che cito per tutti, del giudice Livatino, di Falcone e Borsellino.

I magistrati non sono tutti uguali, come ogni cittadino, ci sono quelli coraggiosi fino alla morte e quelli che hanno “ammazzato le sentenze” molto professionalmente.

E' più che evidente che le organizzazioni criminali e le mafie di ogni genere hanno interesse ad infiltrarsi in ogni settore nevralgico delle istituzioni, in ossequio a consuetudini clientelari, per garantirsi impunità e svolgimento di loschi affari senza tanto clamore. I politici e i magistrati che hanno tentato di ostacolare questa prassi sono stati ammazzati senza pietà alcuna.

Quindi la domanda vera è...con questo nuovo sistema sarà più facile o più difficile infiltrare i nemici dello Stato mascherati con una toga?

Chi scrive non ha una risposta per questa domanda, perché essa richiede una analisi a più vasto raggio che coinvolge non solo il sistema giudiziario, ma anche quello scolastico, mediatico ed educativo in generale. Riguarda la tenuta morale e civile di un intero Paese che non può essere di certo garantita dalla sola Magistratura.

E' facile però in un mondo che ormai sembra imbambolato dai social cadere nelle false verità. E' accaduto di recente anche a chi scrive, credere che un poliziotto andasse tutelato da una accusa ingiusta di omicidio colposo, per avere sparato di fronte ad una minaccia di una pistola a salve, è capitato che un ministro imbastisse una sorta di processo ai magistrati, così come quasi tutti i social schierati con le forze di polizia, esortassero a scegliere da che parte stare, se con il poliziotto o con i giudici. Ebbene la realtà ha dimostrato palesemente la fondatezza dell'accusa, in quel caso verso un membro della polizia, che non solo avrebbe agito deliberatamente per mascherare il suo omicidio volontario, portando anche un' arma finta nel luogo del delitto maneggiata solo da lui, ma che sarebbe stato anche palesemente corrotto.

Questo dimostra che i magistrati devono poter svolgere il loro mestiere serenamente e con la piena fiducia dei cittadini, senza temere ricatti da parte di politici non di rado nominati in liste che possono benissimo essere controllate da organizzazioni malavitose.

La politicizzazione del confronto referendario è evidentemente un danno, perché non si tratta di premiare o punire una parte politica, in quanto, come pure ha dichiarato “candidamente” Nordio, ogni parte politica, una volta al potere si potrebbe avvantaggiare di questa “deforma” costituzionale.

Quindi l'apparente scontro politico per il Sì o per il No, è del tutto fuorviante, così come la definizione degli schieramenti politici in base alla presa di posizione per il Sì o per il No

In Italia, e non solo, infatti la dialettica politica non è più tra destra e sinistra, ma tra l'alto di una intera classe politica privilegiata e spesso, negli stipendi e pensioni, autoreferenziale, e una massa di cittadini senza più ascensore sociale, sempre più priva di diritti e anche di forme elementari di giustizia sociale, costretta a pagare tasse più per armamenti che per scuole oppure per ospedali.

In queste circostanze una “deforma” che rafforza il potere trasversale di questa oligarchia, solo apparentemente ci mostra una strada nuova, mentre ne percorre invece una più vecchia di quella giudicata “vecchia”, e cioè quella della progressiva e totale impunità, quella stigmatizzata dal Marchese del Grillo... “io so' io e voi nun siete un c...”

Si tratta di capire, anche con un po' di buon senso, che in questo caso il proverbio che recita: " Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”, ha più di un senso concreto

Questa perciò è una ottima ragione affinché anche un progressista, in questo caso, voti come conservatore, specialmente quando la dea bendata ha più di un buco nella sua benda, ma questo Socrate forse non lo aveva considerato..


Carlo Felici




venerdì 30 gennaio 2026

DE OFFICIIS (CIO' CHE E' GIUSTO FARE)

 



La cronaca di questi giorni purtroppo ci mostra episodi cruenti legati a vari servizi di Polizia, ne abbiamo già parlato per quanto riguarda le forze dell'ICE in America e abbiamo chiaramente manifestato la nostra opposizione a che siano presenti in Italia, di supporto alle nostre Forze di Polizia che sono già dotate di una grande professionalità unita ad uno straordinario spirito di sacrificio..ma fino a che punto questo giova?

La domanda giunge spontanea osservando un fatto recente della nostra cronaca, accaduto a Rogoredo nei pressi di Milano. Un poliziotto descritto come “di grande esperienza”e persino encomiato per le sue azioni di contrasto allo spaccio di droga nella periferia di Milano, si è trovato a dover intervenire in una situazione inaspettata perché “il servizio non stava dando buon esito”, evidentemente in una operazione di contrasto allo spaccio e al traffico di droga.

Giunto in loco, trova i suoi colleghi che hanno arrestato un presunto spacciatore. Decide così di fare un giro di perlustrazione nel boschetto adiacente, per verificare se vi siano altri suoi complici nelle vicinanze. Sa di correre un rischio notevole, perché è conosciuto in zona proprio per avere messo a segno altre operazioni di contrasto al narcotraffico. Quindi prudentemente si cala il cappuccio, che però limita la visuale. Nella penombra si muovono due persone da identificare, una scappa, l'altra sembra fuggire, ma torna indietro e si ferma. L'agente sa di essere in pericolo, lo separano una decina di metri dal malvivente, si qualifica gridando “fermo Polizia!” Ma l'altro, invece di alzare le mani, estrae una pistola e la punta minacciosamente contro di lui, a questo punto egli estrae prontamente la sua arma e fa fuoco, mosso evidentemente dalla necessità di neutralizzare la minaccia e di proteggere la sua vita. L'individuo, già noto, per vari reati alle Forze dell'Ordine, cade colpito a morte. Questa la dinamica dei fatti, secondo le testimonianza del poliziotto e di chi era con lui in loco. Tutto regolare? No, la pistola del malvivente, si scopre che era una copia perfetta delle armi in dotazione alle nostre Forze di Polizia, a salve, priva di tappo rosso.

Chiunque sa che puntare una pistola verso qualcuno, finta o vera che sia, anche dotata di tappo rosso, con fare minaccioso costituisce reato penale. In questo caso il poliziotto non era tenuto a chiedere se la pistola fosse finta o vera né aveva modo di proteggersi, se la pistola fosse risultata autentica, per cui la sua reazione appare pienamente legittima, specialmente dopo che aveva intimato a quell'individuo di arrestarsi e si era qualificato come poliziotto.

Ebbene, nonostante le indagini sul campo condotte dalla stessa polizia abbiano dato riscontri tali da confermare la versione del poliziotto, che sicuramente, data la sua grande esperienza, sapeva cosa stava facendo e cosa stava rischiando, lo stesso poliziotto è stato messo sotto indagine per “omicidio volontario”

Ora, anche senza conoscere bene la giurisprudenza, sappiamo che spesso in questi casi, l'indagine è un “atto dovuto” anche per cautelare chi si suppone abbia commesso un reato, ipotesi per altro inverosimile dato il compito che il poliziotto aveva, la tipologia degli omicidi però include anche quello preterintenzionale e quello colposo

L'omicidio volontario comporta la volontà di uccidere, che non è affatto ipotizzabile in questo caso, al massimo si può presupporre che essa possa essere una conseguenza di una azione volta solo a difendere la propria incolumità e che abbia preso una piega inaspettata, essendo stata colpita la vittima alla testa e non ad una spalla. Ma evidentemente in circostanze del genere, si agisce più d'istinto che non ponderatamente prendendo la mira. Perché nel caso di minaccia reale con una arma vera, ripetiamo, non distinguibile in questo caso da una finta, un solo attimo di esitazione può costare la vita. Quindi se l'indagine per omicidio “preterintenzionale” o “colposo” ci può stare, volendo proprio verificare tutti gli elementi che possono portare ad una eventuale archiviazione, quella di “omicidio volontario” non sussiste per nulla, perché manca la “deliberata volontà di uccidere”

Un agente in servizio d'Ordine, mettiamolo bene in chiaro, in Italia, il quale svolge regolarmente il suo lavoro, non ha MAI la deliberata volontà di uccidere, per questo le nostre Forze di Polizia sono migliori di quelle americane, che hanno dimostrato palesemente questa deliberata volontà contro persone inermi, senza essere minacciate da armi vere o finte. Per questo non abbiamo affatto bisogno di chi pensa di surclassare le nostre Forze di Polizia introducendone altre da altri Paesi

Noi abbiamo semplicemente bisogno di dotare le nostre Forze dell'Ordine dei mezzi di indagine e di tutela più avanzati, abbiamo bisogno di incrementare la loro professionalità con strumenti sempre più sofisticati, e soprattutto di sostenerle nel loro difficile e rischioso compito quotidiano

Non sappiamo cosa abbia mosso un Pubblico Ministero a muovere una accusa così grave ad un nostro concittadino impegnato professionalmente nell'adempimento del suo dovere, sappiamo solo che non solo l'evidenza dei fatti riscontrati ma anche le testimonianze raccolte, appaiono escludere ogni elemento di volontarietà nell'uccidere. Quella del poliziotto non è stata una esecuzione ma semplicemente una legittima difesa.

Sappiamo altresì che la nuova norma sulla legittima difesa prevede che, rispetto alla normativa precedente che comportava il fatto che ci si potesse difendere solo non potendo scappare o non potendo chiamare la Polizia o i Carabinieri, in situazioni cioè di rischio estremo per la propria vita e in modo proporzionale all'offesa, ora invece, con la legge numero 39/219, si è introdotto il principio di presunzione di proporzionalità, in situazioni di pericolo imminente per la propria incolumità e quella dei propri cari conviventi.

Secondo la riforma, chi si trova in pericolo imminente all’interno della propria abitazione o del proprio esercizio commerciale può reagire senza dover giustificare la proporzionalità della difesa, riconoscendo l’impatto emotivo che un’aggressione può causare. Tuttavia la distinzione tra l'eccesso di difesa e quella legittima resta a discrezione del Pubblico Ministero

Quindi permangono elementi di criticità, però abbiamo assistito ad un caso di un giovane che si è difeso dall'aggressione di un ladro penetrato in casa con un coltello, uccidendolo e che non risulta sia stato nemmeno indagato.

Che cosa vuol dire questo? Che forse un membro delle Forze dell'Ordine nell'esercizio del suo dovere è meno tutelato di un comune cittadino, o che l'arbitrarietà nel valutare tali situazioni è talmente varia da determinare esiti diametralmente opposti?

Tutti siamo d'accordo nel voler tutelare la libertà della Magistratura e nel dover rispettare il suo difficile e complesso lavoro, per questo ogni strumentalizzazione politica di casi del genere è non non solo illecita, ma anche ignobile

La Magistratura, secondo la nostra Costituzione esercita una funzione che deve essere garantita nella sua indipendenza ed imparzialità, ma non esercita un potere come nel caso del Parlamento e del Governo, essa assicura soltanto che le leggi emanate dal Parlamento e rese esecutive dal Governo vengano applicate scrupolosamente e senza divergenze o parzialità

Perché evidentemente ad ogni libertà, ad ogni forma di indipendenza, corrisponde una responsabilità sul proprio operato. Colui che agisce infatti con libertà ma senza responsabilità, lo fa con arbitrio, mentre colui che è solo responsabile e non libero, è soggetto a servitù

Una società libera e responsabile è l'unica dotata di vera civiltà umana, ed quella in cui i cittadini si danno liberamente le regole per essere poi responsabili nella loro applicazione

Chi sbaglia deve essere messo di fronte alla sua responsabilità non pretendere di essere al di sopra della legge o tutelato da chi come lui, dovrebbe farla rispettare, mentre invece gli riserva impunità e privilegi

Un Paese civile, libero e soprattutto credibile è quello in cui il sistema giudiziario funziona bene, è solerte, efficiente, e imparziale. Solo così chi vuole investire in questo Paese ha sufficienti garanzie per farlo. Se invece il sistema giudiziario appare parziale, inefficace contraddittorio, o addirittura incomprensibile ed autoreferenziale, tutto il Paese stesso perderà di credibilità

Un sistema giudiziario  efficace non può pretendere di azzerare una intera classe politica o di condannarne una parte salvandone un'altra, un sistema giudiziario che funziona bene, controlla tutto il territorio e mette ciascuno che lo amministra nella seria condizione di assumersi le sue responsabilità, punisce chi sbaglia, con l'intento di rieducarlo. Ma è pronto anche a rispondere dei suoi errori, in maniera limpida, e tale da punire chi sbaglia nel suo settore, senza parzialità, o protezioni politiche di alcun genere

Allo stato attuale dei fatti, noi abbiamo ancora una bellissima Costituzione, purtroppo non del tutto applicata i cui principi fondamentali vanno difesi fino a costo della propria vita. Purtroppo però abbiamo anche un sistema giudiziario non sempre pienamente efficiente e all'altezza dei suoi compiti, per questo delle riforme sono necessarie, nello scrupoloso rispetto della Magistratura, ed è giusto che queste riforme non le faccia la Magistratura stessa ma chi l'Organo Costituzionale ha deputato a legiferare e a governare, rispondendo scrupolosamente soltanto alla sovranità popolare.

Siamo di fronte ad un referendum con cui il popolo è pienamente chiamato ad esercitare direttamente la sua sovranità, senza nemmeno che ci sia un quorum a limitarla.

Quindi, io non dirò votate in un modo o nell'altro, non dirò seguite le indicazioni del vostro partito, e nemmeno quelle dei vostri amici, più o meno competenti

Dirò semplicemente esercitate la vostra sovranità che vi distingue dall'essere sudditi, perché in democrazia repubblicana non si è soggetti ad altro che alla volontà popolare

Vi dirò semplicemente, informatevi con tutti i mezzi che avete (e oggi sono tanti), e VOTATE, in questo caso è un imperativo categorico, in cui la libertà riconosce ciò che è assolutamente giusto e necessario per tutti.

Un esempio di popolo che vota in massa potendo esercitare la sua sovranità, è sempre un grande esempio di civiltà, la migliore


Carlo Felici

mercoledì 28 gennaio 2026

WE ARE ALL ALEX PRETTI

 



La morte di Alex Pretti, un vero e proprio eroe americano che ha dato la sua vita per salvarne un'altra, segna un punto di svolta drammatico nelle vicende che riguardano la stessa identità e storia degli Stati Uniti

Essa indica infatti il tentativo di instaurare un regime di tipo autoritario e fascista in quel Paese, con la stessa tecnica con la quale si sono affermate tutte le dittature, in Europa, nere o rosse che fossero, usando milizie armate per imporre la volontà di chi pretendeva di esautorare ogni opposizione.

Il tentativo di giustificare questo assassinio di un uomo che nella sua vita si era solo dedicato alla cura degli altri in un ospedale per veterani, assume anche una dimensione simbolica, vale a dire che rappresenta anche il disprezzo per chi ha speso la propria vita per alleviare le sofferenze di chi l'ha sacrificata servendo come militare il proprio Paese

Questo intento giustificatorio, già emerso precedentemente, con lo stesso assassinio di una donna inerme nella propria auto, mentre tentava di allontanarsi, rende chiara la stessa natura di chi si è appropriato del potere negli USA. Diciamolo chiaramente: questa amministrazione americana è stata eletta, ma, se guardiamo al passato più nefasto, pure Mussolini e Hitler vennero eletti, prima di liberarsi di ogni opposizione anche con la violenza e l'assassinio sistematico

Possiamo dunque dire che un tentativo di instaurare una sorta di regime autoritario negli USA è pienamente in atto ed è dimostrabile anche con le velleità di Trump in campo internazionale che hanno calpestato ogni norma di diritto internazionale, sostituendo ad essa la “morale del suo potere”

E se viene definita “morale” l'uccisione di una donna e un uomo a sangue freddo, allora ci sta da preoccuparsi seriamente.

Si dice che Alex Pretti avesse una pistola detenuta legalmente, ma anche in questo caso le testimonianze e persino i video. da qualsiasi angolazione, smentiscono seccamente quanto dichiarato con intenti giustificatori. Innanzitutto appare poco probabile che un uomo vada ad una manifestazione con una pistola, poi, anche se fosse, l'arma da lui posseduta era regolarmente registrata e lui aveva un regolare porto d'armi. Inoltre la sua pistola è identica a quella in uso alle Forze Armate americane, compreso l'ICE, quindi nessuno ci toglie il dubbio che quella mostrata possa essere stata una dei suoi carnefici, anziché sua. Qualcuno controllerà la matricola o verrà insabbiato tutto?

Un qualsiasi agente in ogni parte del mondo, persino in Italia, è legittimato a sparare se si vede puntare una pistola addosso, non importa se finta o vera, se essa appare verosimilmente vera e senza tappo rosso di sicurezza.

E nessun filmato o testimone conferma che Alex possa avere estratto una pistola, nei video lo si vede chiaramente cercare di riparare una donna, che poi ha anche testimoniato a suo favore, mentre viene assalito alle spalle da numerosi agenti dell'ICE, spinto a terra e sparato vigliaccamente alle spalle per addirittura una decina di volte. Nessuno di questi agenti  ci risulta per ora indagato.

In Italia, dove un poliziotto per essersi difeso da un delinquente che gli puntava una pistola addosso, ma che lui non poteva sapere essere finta, data la sua verosimiglianza, è stato indagato per omicidio volontario. Possibile che una situazione del genere negli USA debba passare per lecita?

Possibile che l'impunità sia garantita fino a rendere lecito non solo l'assassinio palese ma anche la menzogna?

Abbiamo detto che questo è un punto di svolta e di non ritorno per gli USA, se infatti non varrà fatta chiarezza, non solo il popolo americano ma anche chiunque, nel mondo, saprà che gli Stati Uniti dove 250 anni fa nacque con la divisione dei poteri la prima democrazia moderna, sono tornati all'assolutismo, ben peggiore di quello storico, perché fondato sulla violenza e sulla ipocrita menzogna.

Il popolo americano sta già reagendo e questo è decisamente un segnale positivo, credo che sia dovere di tutti i democratici del mondo esprimere una sincera solidarietà a tutti coloro che sfidando il freddo, le botte e persino la morte, manifestano ininterrottamente in America affinché venga fatta giustizia. 

Alcuni segnali positivi stanno già giungendo, non solo con le dichiarazioni di senatori ed ex presidenti democratici, ma anche con la rimozione del capo dell'ICE e con la dichiarazione da parte di Trump di voler ritirare l'ICE da Minneapolis...però lui continua a dire che ha fatto “un buon lavoro”  e questo è decisamente insopportabile...quale buon lavoro? Assassinare persone inermi?

Decisamente l'unico buon lavoro che potrebbe fare Trump a questo punto, è dimettersi, data la sua incapacità e arroganza, sia nel settore interno che in quello internazionale, sarebbe l'unica cosa moralmente valida da fare per quanto lo riguarda.

Però non solo l'ICE continua a spadroneggiare, ma viene pure “esportato”, si parla infatti di fare venire i suoi agenti persino in Italia a “proteggere” la rappresentanza americana alle Olimpiadi invernali che si svolgeranno nell'Italia settentrionale avendo come fulcro Milano, nonostante agenti dell'ICE abbiano anche minacciato nostri giornalisti

Evidentemente gli Italiani non vogliono l'ICE, non solo perché le nostre Forze dell'Ordine sono perfettamente addestrate e capaci di garantire la sicurezza, come hanno dimostrato ampiamente in altre manifestazioni internazionali sportive e religiose, ma anche perché l'ICE non è una Forza di Polizia deputata alla difesa delle autorità Statunitensi o dei loro atleti.

Chi scrive fu in servizio di guardia alla caserma di Castro Pretorio per garantire la sicurezza quando Regan atterrò in Italia col suo elicottero e ricorda benissimo che con lui c'erano i Marines, non l'ICE. Trump forse non si fida dei Marines, nonostante le basi americane presenti in Italia?

O vuole una guardia armata nel nostro territorio, in grado di spadroneggiare come negli USA, sottratta al controllo delle autorità italiane? Oppure vuole solo provocare, tentando di accendere gli animi pure qui e sperando che il nostro governo, tanto servile prenda anche questa volta il cattivo esempio da lui?

Bene fanno coloro, sindaco di Milano in testa, a rifiutare la presenza di agenti ICE sul nostro territorio, bene faranno coloro che manifesteranno pacificamente, come stanno facendo in tanti negli USA rischiando la propria vita, per la democrazia, la pace e contro le milizie armate che sparano codardamente alle spalle senza un valido motivo

L'autoritarismo nel mondo è purtroppo in crescita, e se a fermarlo non bastano i meccanismi istituzionali della democrazia, anche in sede di Magistratura, specialmente con spericolate riforme che rischiano di snaturare la Costituzione, allora il popolo stesso deve scendere in campo, numeros0, pacifico ma irremovibile, prima che sia troppo tardi, prima che tutto degeneri.

C'è una citazione di Gramsci a proposito degli indifferenti che vale la pena di leggere integralmente ed è la seguente: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Peccato che le statistiche dicano che Gramsci è più conosciuto negli USA che in Italia, mentre oggi per non essere indifferenti bisogna dire a chiara voce “Siamo tutti  Alex Pretti” e non solo nelle finestre del web.

Carlo Felici


martedì 20 gennaio 2026

LO JUS SIVE POTENTIA E L'IMPOTENZA DI TRUMP

 





Lo jus sive potentia, ovvero la identificazione della norma in base alla quale il diritto individuale coincide con la sua potenza effettiva, è un concetto che si deve a Spinoza. E non è limitato da leggi esterne ma soltanto dalla estensione della sua potenza o capacità di agire.

Esso è da ricondursi alla sfera del diritto naturale che ha animato la filosofia politica moderna.

Se il Diritto Naturale è solo l'espressione e la capacità di ogni essere di perseverare nella sua essenza, la Potenza ne esprime il diritto nella misura in cui più un individuo è potente, più sarà in grado di determinare la propria esistenza.

Da ciò si evince che l'unica legge è determinata dalla natura, senza che esista un bene o un male assoluto, ma solo la capacità di ogni essere di affermarsi in base alla sua “potenza naturale” di esistere.

Attenzione, però, lo jus sive potentia, non è la mera legge del più forte, non è una semplice lex roboris, perché è legato al Lògos, cioè alla consapevolezza razionale che in natura tutte le potenze interagiscono fino a raggiungere un loro equilibrio che consente loro di non autodistruggersi, per il sovrastare di una potenza sulle altre. Questo in politica si traduce nella necessità di interagire per co-determinare leggi e istituzioni che soddisfino le necessità individuali e collettive e nella consapevolezza che una potenza culturale sovrasta sempre una brutale, così accadde in passato (Graecia capta ferum victorem cepit) e così accade tuttora, anche se in tempi lunghi

Senza approfondire ulteriormente, e passando alla realtà odierna, stiamo assistendo, mentre osserviamo gli scenari internazionali, ad una veloce rideterminazione proprio dello jus sive potentia, il mondo infatti dopo la seconda guerra mondiale ha trovato un equilibrio tra due superpotenze, passando poi progressivamente alla rottura di questo equilibrio in nome di un nuovo multipolarismo, basato su sfere di influenza, tanto che tale principio oggi si rivela più fragile proprio nel continente che lo ha partorito.

Il caso Groenlandia, con l'arrivo di Trump, sta mettendo seriamente a soqquadro ogni determinazione geopolitica acquisita in precedenza. Non soltanto, infatti, abbiamo ormai il dispiegarsi di forze militari contrapposte e pur appartenenti alla stessa alleanza militare, ma per di più, quello che sembrava fino a ieri il nemico numero uno dell'Europa, cioè la Russia, appare invece, in base alle ultime dichiarazioni di Putin e del cancelliere tedesco che hanno rispettivamente affermato che la Groenlandia fa parte della Danimarca e che la Russia fa parte dell'Europa, più che un nemico, un alleato che potrebbe rivelarsi prezioso almeno nella dissuasione

Ora è palese che l'Europa prima di farsi “difendere” da Putin ci penserà mille volte, ma non è questo il punto. La questione effettiva è invece rappresentata dal capo di una superpotenza che si sta comportando come un ragazzino bullo. Sbraita per avere la Groenlandia con la buone o con le cattive, minaccia di innalzare i dazi a chi non gli dà retta, protesta dicendo che non gli importa più di tanto della pace perché non ha avuto il premio Nobel, pretende di avere mano libera su tutto il continente americano da Nord a Sud, quasi fosse di sua proprietà, e si mostra palesemente più nemico dell'Europa di quanto l'Europa abbia considerato fino ad ora il suo nemico, cioè Putin.

D'altra parte ormai certi stati europei, chiamiamoli così, "volenterosi", stanno agendo per proprio conto, indipendentemente dalle alleanze militari, mentre altri stanno a guardare per ora. Non potranno però farlo per molto, se davvero la Groenlandia verrà occupata militarmente dagli USA, pur reclamando la loro appartenenza alla NATO, perché scatterebbe in questo caso l'obbligo di intervenire. L'articolo 5 della Alleanza Atlantica impone infatti l'intervento di tutti i Paesi membri a difesa di quello che tra di loro viene attaccato, e anche l'articolo 42 par.7 per la UE, impone ai Paesi aderenti la partecipazione alla difesa coordinandosi con la NATO.

Qui però non siamo di fronte ad un attacco esterno ma ad uno interno di un Paese NATO verso un altro Paese membro della stessa alleanza, caso fino ad ora nemmeno immaginabile. E' del tutto evidente che esiste anche in questo senso una clausola secondo la quale in base al trattato di Washington, il Paese membro aggressore verrebbe espulso dall'Alleanza ma resterebbe l'obbligo per gli altri Paesi di intervenire a difesa del Paese aggredito.

Questo vuol dire che anche l'Italia che oggi dichiara per tramite di chi la governa che interverrà solo su richiesta NATO, se l'Alleanza dovrà difendersi dall'aggressione di un suo membro, dovrà intervenire.

E' dunque credibile una guerra tra USA ed Europa? Allo stato attuale dei fatti, è difficile prevederlo, ma sicuramente se tale dovesse essere, non riguarderà di sicuro solo il territorio della Groenlandia, lo scenario di uno scontro diretto, a meno che Trump non decida di fare con il governo danese lo stesso che ha fatto con quello venezuelano, è per ora piuttosto remoto.

Più credibile è invece che gli USA e Trump decidano di allargare il loro controllo sul territorio della Groenlandia, a partire da dove le loro basi militari sono già presenti. Per questo, onde evitare di trovarsi di fronte al fatto compiuto, alcune forze militari europee, sono già sul territorio della Groenlandia, per monitorarlo e prevenire eventuali incrementi di presenze militari USA.

Di fronte ad uno scenario del genere, è più che evidente come la UE dovrà riconfigurarsi rapidamente, dandosi una capacità di decisione e di azione molto più snella e immediata di quanto possa mostrare tuttora. Appare in questo senso significativa la posizione della Gran Bretagna che non ha mai sopportato nel corso della sua storia ingerenze di ogni sorta, dai tempi dell'egemonia spagnola fino a quelli delle pretese napoleoniche o hitleriane sul continente europeo, ma anche oltre oceano. Non dimentichiamo il suo rapido intervento per rivendicare la sovranità delle isole Falkland , messa in discussione dall'aggressione dell'Argentina, dispiegando forze militari, navali, aeree e terrestri, e conseguendo una vittoria immediata.

In questo caso il governo britannico ha dichiarato esplicitamente che, in caso di aggressione alla Danimarca con una invasione USA della Groenlandia, le basi militari USA in GB saranno chiuse e gli americani costretti ad andarsene. E' evidente che una tale decisione, non potrà che essere presa anche da altri Paesi, compreso il nostro, se effettivamente la NATO cesserà di esistere

A chi gioverà e in gran parte sta giovando tutto questo? Non è difficile capirlo e il primo a dichiararlo apertamente è stato lo stesso premier che si sta notevolmente avvantaggiando da questa situazione e cioè Putin.

Putin, nonostante le dichiarazioni minacciose e roboanti dei suoi generali o fedelissimi, non è affatto interessato a conquistare l'Europa e credo nemmeno a smantellare la UE, per lui e per i suoi oligarchi, infatti, l'Europa è un continente in cui si possono fare ottimi affari e arricchirsi notevolmente, si tratta solo di creare legami più solidi e prevenire le minacce militari e politiche.

Tutto ciò era più che palese prima del 2014, cioè prima che scoppiasse la crisi ucraina con la disponibilità della Russia a partecipare anche alla NATO come ebbe anche a dichiarare Putin, ma che fu nettamente respinta, nel periodo influenzato dagli accordi di Pratica di Mare. 

Ora la situazione è nettamente diversa, ma Putin che ha come suo punto di riferimento Pietro il Grande più che Stalin, è perfettamente cosciente, e lo ha dichiarato molte volte, che la posizione naturale della Russia è in ambito più che europeo che asiatico, per cultura, civiltà, arte e letteratura e interessi economici..

L'avvicinamento alla Cina è stato un ripiego, ma la Russia non ha mai rinunciato a far parte della civiltà europea, ovviamente la crisi ucraina ha messo seriamente in dubbio che tale intento potesse essere realizzabile. Se guardiamo alla storia dell'Europa, in effetti, il nostro continente ha mantenuto la sua potenza ed autonomia, pur nei suoi conflitti interni e nelle sue mire colonialiste ed imperialiste, fino alla prima guerra mondiale, fino a quando cioè la storia della Russia era perfettamente integrata con quella degli altri Paesi europei. Solo la rivoluzione sovietica e la seconda guerra mondiale hanno determinato una rottura negli equilibri tra Russia e resto d'Europa, di cui gli USA sono stati i maggiori beneficiari

Ebbene oggi, questa situazione potrebbe essere seriamente ribaltata, se effettivamente dovesse giungere una fine rapida del conflitto in Ucraina e si generasse invece un altro conflitto in Groenlandia, con il rischio che si possa allargare al resto d'Europa.

Le dichiarazioni del premier tedesco e di Putin, lasciano intendere proprio l'aprirsi di un nuovo scenario, finora del tutto sconosciuto per gli europei

E' chiaro che ciò rappresenterebbe un pericolo terrificante per l'egemonia politica e militare USA sull'Europa. Ed è altrettanto chiaro che Trump non è il Presidente capace di attirare consensi per una avventura che metta a serio rischio la presenza militare americana in Europa.

Trump è palesemente incapace di svolgere il suo mandato, per pressioni economiche a cui si stanno aggiungendo quelle popolari determinate dalle sue brutali azioni repressive, per il rallentamento della crescita che non è affatto quello che egli stesso auspicava, per la debolezza del manifatturiero americano, e in particolare per la competizione internazionale per il controllo delle risorse energetiche e tecnologiche.

L'establishment americano è alquanto vasto e complesso, e i suoi interessi ramificati in ogni parte del mondo sono in buona parte gestiti dalle sue corporations, l'apparato militare è imponente, sofisticato e dotato dei mezzi più moderni ed efficienti, tutto ciò comporta una leadership, una guida particolarmente attenta e competente, non si può infatti mettere nelle mani di un bulletto di 13 anni un bolide Ferrari.

Ma è purtroppo quello che è accaduto, quindi prima che vada a sbattere e oltre a danneggiare il bolide faccia anche danni ad altri, bisogna che qualcuno e qualcosa lo fermi, prima che sia troppo tardi o invochi l'emergenza nazionale e l'amor di Patria per restare al governo, esattamente come fanno tutti i dittatorelli delle Repubbliche delle banane, quando vedono seriamente minacciato il loro potere

Non dubito che gli USA troveranno un modo per farlo, oltre alla pace nel mondo, è in gioco anche lo stesso destino della più antica democrazia moderna fondata 200 anni fa proprio sulla divisione di quei poteri che Trump minaccia di ridurre ad un nuovo assolutismo. Ricordando sempre che la riduzione dello jus sive potentia a ius roboris è sempre una manifestazione di irragionevolezza e di impotenza

Carlo Felici

venerdì 16 gennaio 2026

MORIRE PER LA GROENLANDIA?

 



Contrariamente ad altri, credo che l'elezione di Trump sia stato un bene, ma non per quello che egli sta facendo, quanto piuttosto per suonare una sveglia forte e chiara non solo agli americani (e considero tali non solo gli statunitensi ma tutti gli abitanti di quel continente da Nord a Sud), ma anche a tutti gli europei.

Non si poteva andare avanti con un falso progressismo e con una minaccia costante di un radicalismo di destra, era del tutto evidente che la gente si era stufata, un po' ovunque, di sostenere il “meno peggio” e alla fine ha finito per votare “il peggio del peggio”.  Non credo infatti che la costante divaricazione tra ricchi e poveri, la perdurante minaccia al diritto individuale e internazionale, la violazione di ogni criterio di buon senso anche nelle relazioni economiche tra nazioni alleate, e infine la minaccia di invadere un territorio europeo di un Paese membro della NATO, possa avere paragoni con qualcosa di peggio. O meglio, di peggiore ci sta solo una guerra generalizzata e intercontinentale, e che Dio ce ne scampi.

Trump ha detto esplicitamente che l'unico limite alle sua azioni non sono le regole internazionali ma la “sua morale”, difficile immaginare come la sua “morale” sia condivisibile su scala non solo nazionale, ma globale.

Un Paese fondato e cresciuto, fino a divenire una superpotenza, grazie al lavoro e all'integrazione di immigrati di ogni genere (anche Trump ha antenati immigrati) ora ha aperto una vera e propria “caccia all'immigrato” con milizie mascherate e armate fino ai denti, che operano infischiandosene delle leggi locali e agendo impunemente e senza alcun controllo, ovunque negli USA.

Il presidente americano ora non solo minaccia tutto il suo continente con una esplicita volontà egemonica imperialista che si è già tradotta nel rapimento di un Capo di Stato regolarmente eletto in Venezuela e la prospettiva di fare lo stesso, ovunque nel Sudamerica gli interessi degli USA siano minacciati, mostrando apertamente la pretesa di volere annettere pure il Canada, ma ambisce pure a invadere la Groenlandia che, con le buone o con le cattive, deve essere sottoposta al dominio statunitense per prevenire presunte ingerenze cinesi o russe su quell'isola.

La questione della Groenlandia è abbastanza complessa e non riducibile a dispute territoriali su un territorio abitato da soli 56.500 abitanti e una densità di popolazione di circa 0,03 ab./kmq. Il territorio è vasto ma piuttosto ricco di risorse minerarie come oro, diamanti, petrolio, rame, grafite, ferro, nichel, titanio, tungsteno, zinco e terre rare, tutte però di difficile sfruttamento data la presenza di ghiacci e di un clima molto rigido che però, con il surriscaldamento climatico, presenterà probabilmente una fisionomia futura diversa.

Più cruciale è la posizione strategica per le rotte commerciali e per le traiettorie dei missili intercontinentali in particolare tra Russia e USA, tanto che le basi radar USA ai tempi della guerra fredda erano molto più numerose.

Recentemente il comandante NATO in Europa ha dichiarato che si sono intensificate manovre navali congiunte tra Cina e Russia nella zona artica, ma non ha menzionato in alcun modo la Groenlandia e non ci sono stati avvistamenti di sottomarini russi lungo le sue coste, quindi non esiste attualmente una minaccia russa o cinese nei confronti della Groenlandia.

Siamo solo al paradosso che, mentre quest'isola dovrebbe essere tutelata da manovre congiunte dei Paesi della Nato, tutte con lo stesso scopo, ora invece assistiamo al rafforzamento della presenza di alcuni Paesi “volenterosi” europei appartenenti alla NATO, nel territorio della Groenlandia, per difenderlo dalla minaccia del principale Paese che appartiene alla NATO, cioè gli Stati Uniti.

Probabilmente questa presenza, per ora si limiterà a studiare il territorio in vista di ulteriori strategie di difesa e della presenza più cospicua di militari europei, però non può non risaltare il fatto che questo agire in ordine sparso rappresenta una minaccia alla stessa esistenza della NATO la quale, per stessa dichiarazione delle autorità danesi, se gli USA effettivamente invaderanno la Groenlandia, non esisterà più. Ovviamente a tutto beneficio di Russia e Cina che stanno rafforzando la loro collaborazione nel settore militare

Se dunque il nostro Ministro della Difesa dichiara che questa situazione equivale ad una “barzelletta”, la questione in realtà, si presenta assai più seria.

La domanda molto seria infatti è: se l'Europa si trova di fronte ad una doppia minaccia militare ad Est da parte della Russia e ad Ovest da parte degli USA, ha la forza diplomatica e militare per reagire e tutelarsi efficacemente? E soprattutto ha una adeguata unità di intenti per difendere la sua integrità territoriale e la sua dignità in campo internazionale?

Non è facile rispondere soprattutto considerando che le divisioni in tal senso già appaiono particolarmente evidenti, tra l'interventismo di alcuni e l'inerzia di altri, soprattutto dove un certo sovranismo da operetta si sta affermando con malcelata sudditanza verso l'una o l'altra delle grandi potenze che minacciano il nostro continente, e si affermerà ancora di più se certe destre radicali avanzeranno ulteriormente. E' così del tutto evidente che un intervento militare non solo rischia di decretare la fine della NATO, ma anche di spaccare profondamente la UE, minando le basi stesse della sua esistenza e il risultato sarebbe solo una nuova divisione dell'Europa in base alle nuove sfere di influenza, per non parlare di scenari bellici che rischierebbero di allargarsi tragicamente.

Una risposta efficace dovrebbe essere invece, di fronte alle palesi minacce di Trump, quella di palesare il blocco delle trattative commerciali tra USA e UE, così come si è fatto con le sanzioni verso la Russia. Ma per ora, non abbiamo altro che unanimità di dichiarazioni di vari intenti ben lungi dall'essere applicati.

D'altra parte Trump, che ha di fronte una nazione con un debito stratosferico e in preda a conflitti sociali crescenti a causa del costo della vita, della mancanza di adeguate tutele sanitarie, con un livello di povertà crescente soprattutto tra neri e ispanici, invece di prendere seriamente in considerazione la necessità di applicare un minimo di criterio di giustizia sociale, come in tutti i regimi autoritari, scarica le tensioni interne sull'esterno e pratica all'interno una repressione brutale, minacciando di sparare ai manifestanti come se essi fossero truppe insurrezionali

Gli Stati Uniti non devono dimenticare che la guerra più sanguinosa che hanno combattuto è stata quella contro loro stessi, che ha mietuto più vittime di tutte le altre combattute durante la loro storia. In duecento anni la guerra con maggiori vittime statunitensi è stata la loro guerra di secessione, questa è la tristissima verità e le tensioni generate da quel conflitto non sono tuttora esaurite se perdura la minaccia di abbattere persino le statue dei generali confederati.

Trump invece preferisce distogliere l'attenzione puntando sulle proteste che avvengono in altri Stati lontani come l'Iran, lasciando credere di poter intervenire quando si sa bene che avrebbe contro la gran parte degli Stati dell'area Mediorientale e persino la Turchia.

Quindi il suo apparente sostegno ai manifestanti che in Iran, Paese dalla cultura e tradizioni laiche millenarie radicate nella religione zoroastriana, dove tuttora si impiccano omosessuali, adulteri e prostitute, reclamano la fine di un regime teocratico, in realtà non serve ad altro che a far uscire allo scoperto una massa di persone che si illudono di avere appoggi esterni, ma che concretamente, in tal modo, risultano solo più facilmente perseguibili dal regime al potere.

Perché a guardar bene, un cambio radicale di regime non conviene nemmeno ad Israele tuttora governata dal un regime sionista che è tra i principali sostenitori e finanziatori di Trump e che lo ha spinto a dare con i suoi “bombardamenti mirati” un segnale forte al governo iraniano. Un altro governo sarebbe infatti una mina vagante per Israele e quindi più difficile da prevedere e da controllare

La storia contemporanea è purtroppo un palcoscenico in cui i principali attori appaiono sempre più autoreferenziali, e più di tutti nel regime che si è affermato negli USA. In questo scenario le ragioni della libertà e della responsabilità sembra stiano tramontando a favore di quelle della sicurezza di pochi a danno dei molti, è evidente che con esse si esaurisce il fondamento stesso della democrazia e dei diritti civili e sociali che hanno animato le pagine migliori della storia di un Occidente che vinse più di 80 anni fa il feroce autoritarismo e la dittatura.

Il mondo attuale è un mondo molto più popoloso di quello di 80 anni fa e molto più interdipendente con i mezzi di comunicazione e con quelli di trasporto, farlo ricadere di nuovo nel tribalismo nazionalista significherebbe sancire il suo suicidio di massa, o meglio l'omicidio delle sue oligarchie nei confronti delle masse popolari, cosa che avviene in tutte le guerre su larga scala.  E' ora che queste imparino a difendersi, e ad insorgere, se necessario, saldandosi tra loro, indipendentemente dai confini nazionali e dai regimi oligarchici che le opprimono.

Lo diceva Aristotele nella sua Politica, già nel IV secolo A.C. “Ciò per cui la democrazia e la oligarchia differiscono l'una dall'altra, sono la povertà e la ricchezza, così che dove dominano i ricchi, in molti o in pochi che siano, ci sarà necessariamente una oligarchia” 

Basta guardarsi intorno, direi ovunque nel mondo, per verificare quale dominio sia in atto oggi. E i suoi servi sono sempre meno disposti a morire per cambiarlo, anche se il loro strapuntino si riduce sempre di più, peccato che la "coscienza di classe" oggi sia ormai una espressione pressoché sconosciuta 


Carlo Felici