Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

venerdì 6 novembre 2026

Eppur si muove..

 



 Come sottolineavo, diverso tempo fa sostenendo che l'elezione di Trump fosse stato un bene per gli USA e per il mondo, perché avrebbe di sicuro portato ad un risveglio delle coscienze, che si spera avvenga presto anche in Italia, riportando molti cittadini a votare, le mie previsioni si sono puntualmente avverate.

La mappa delle vittorie elettorali che all'indomani della elezione di Trump ci presentava un quadro degli Stati Uniti quasi totalmente dipinto di rosso, con maggioranza di Camera e Senato a suo favore, ora si è completamente ribaltato, la mappa elettorale degli USA da queste elezioni di mid term, esce quasi completamente dipinta di blu.

Sono passati solo circa due anni ma cosa è successo negli USA? Non solo la promessa di Trump di non iniziare le guerre, ma di por fine ad esse, non è stata mantenuta, ma le guerre sono addirittura aumentate senza che ci sia tuttora una prospettiva stabile di pace, la situazione economica interna degli USA non è migliorata, anzi, l'introduzione dei dazi l'ha peggiorata, portando ad un incremento dei prezzi per le importazioni in una nazione che produce industrialmente sempre meno, la percezione della sicurezza interna è drammaticamente crollata da quando gli agenti dell'ICE spadroneggiano nelle strade, colpendo anche normali cittadini americani di varia e diversa etnia, e portando infine l'immagine degli Stati Uniti ad un crollo di prestigio e di credibilità che mai si era visto fino ad ora in due secoli e mezzo di storia della democrazia più antica del mondo moderno, fin quasi a dubitare della sua identità e tenuta.

Ma il popolo americano si è finalmente risvegliato, è sceso a decine di migliaia nelle piazze a protestare, facendo sentire a gran voce la necessità di un cambiamento senza il quale la situazione avrebbe persino potuto radicalizzarsi fino alle estreme conseguenze di scontri violenti.

In America ha vinto il popolo e la democrazia che ancora stenta ad affermarsi in molti altri Paesi del mondo, il cittadino americano ancora una volta ha dimostrato di credere più ai fatti che alle parole, non essendo soggiogato dalle promesse elettorali di Trump che lo aveva persino sfidato dicendo che il voto era praticamente un referendum su di lui, che era come se il popolo avesse trovato il suo nome sulle schede elettorali. Ebbene il cittadino americano questa volta lo ha trovato, e indipendentemente dal valore di alcuni singoli candidati repubblicani, ha votato contro Trump, spingendosi fino ad eleggere un candidato musulmano, una candidata nativo americana, e un giovanissimo ex professore di scuola media in Texas, che da decenni era saldamente in mano ai repubblicani. Talarico ha vinto mobilitando i suoi elettori quasi in una campagna elettorale messianica, con toni che i predicatori usavano durante la conquista del West. Ma soprattutto capovolgendo un luogo comune, cosa che tutti in politica, oggi, dovrebbero apprendere presto e bene. Lui ha spostato il finto antagonismo tra destra e sinistra, verso quello vero, tra alto e basso, tra chi lotta per mantenere i suoi privilegi ed incrementarli e chi invece è costretto ad essere usato per il mantenimento dei privilegi altrui, tra chi cioè usa la politica per diventare sempre più ricco e chi invece dovrebbe usarla per essere meno povero.. Evidentemente è questa una lezione che noi dovremmo imparare presto e bene, spezzando finalmente una sorta di continuità tra destra e sinistra nel sostenere quelle lobbies i cui interessi finanziari sono in netto contrasto con le esigenze popolari.

In Europa questo processo è particolarmente evidente se osserviamo lo spostamento massiccio dei finanziamenti verso il settore degli armamenti, impoverendo sempre più settori cruciali come sanità, pensioni, scuola, trasporti e infrastrutture.

E' anche evidente che questo è il risultato dell'ascesa al potere di personaggi come Ursula von der Leyen, come Merz e persino come Crosetto, fortemente collusi con settori che producono armamenti, paventando un pericolo imminente di guerra che ad alcuni ricorda il clima che precedette la Prima Guerra Mondiale.

Però un secolo e più non è passato invano, perché allora folle di giovani invasati dal nazionalismo correvano ad arruolarsi verso quell'inferno e tritacarne che ancora non conoscevano, mentre oggi masse imponenti di giovani, non solo scendono a decine di migliaia in piazza a protestare, ma strappano persino, come in Germania le cartoline di arruolamento spedite dalla Bundeswher.

E' un segno evidente che l'unità europea è già in atto tra i giovani europei, ma in modo profondamente diverso da come vorrebbero i potentati di Bruxelles.

E la lezione che viene da queste ultime elezioni americane farà presto a valicare anche l'Atlantico.

Da noi il nostro governo si è rivelato completamente sordo alle proteste popolari, continua a perseguire una politica scellerata di finanziamento dei settori militari molto più di quanto sia disposto a spendere per settori cruciali che sono quelli che assicurano un futuro al Paese, come scuola e sanità, continuando a considerare le pensioni come un Bancomat da cui prelevare risorse ulteriori che non tornano affatto a vantaggio del popolo.

E pretende pure che i cittadini utilizzino i loro risparmi per finanziare un governo che sperpera i loro soldi? Acquistereste altri BTP, chiamati del tutto grottescamente Italia, sapendo che quei soldi servono per comprare e spedire armi altrove, in una guerra senza più capo né coda, il cui scopo è dichiaratamente solo quello di fare arricchire le lobbies degli armamenti?

Se davvero vogliamo fare la differenza, bisogna essere capaci innanzitutto di andare a votare in massa, come pure hanno fatto i cittadini americani, e poi presentare un programma realmente alternativo per promuovere la giustizia sociale e azzerare i livelli di povertà che ormai colpiscono ben sei milioni di italiani. Senza però ritrovarsi supertartassati, come in passato, ma semplicemente spostando la direzione degli investimenti sottraendoli agli sperperi clientelari come quello sullo stretto di Messina

L'alternativa deve partire dal netto rifiuto di buttare ben 40 miliardi in armamenti e dal rifiuto di massa della guerra presente e futura

Gli Stati Uniti, per quanto bistrattati e criticati, hanno dimostrato una loro vitalità democratica che altri non hanno, persino la vituperata Israele ha visto mettere in maggiore difficoltà Netanyhau che in passato, con le recenti elezioni, sono cose che non accadono né in Russia fossilizzata su potere assoluto di Putin, né in Ucraina dove i soldi che arrivano dall'esterno finiscono nelle tasche dei corrotti personaggi di una autocrazia che usa la guerra per inchiodare se stessa al potere, non accadono nel regime iraniano che manda sistematicamente alla forca i giovani che osano protestare, e nemmeno in Cina dove libere elezioni non esistono da sempre.

Il tanto vituperato Occidente deve potere dimostrare che la sua democrazia funziona meglio che altrove per i propri cittadini, la scusa che noi facciamo sempre quello che vogliono gli USA non è affatto valida né giustificabile, dato che altri Paesi come la Spagna dimostrano di fare diversamente, e dato che i governi di coloro che si presuppone dovremmo servire, mutano molto più facilmente dei nostri.

La realtà è che noi dovremmo fare quello che realmente conta per i nostri interessi, e in Italia si può fare, basta guardare alcune città come Roma, in cui il cambio di amministrazione ha significato davvero cambiare volto, saper spendere per quello che serve ai cittadini che la abitano e che la vanno a visitare. In più abbiamo anche un Papa piuttosto giovane che vota e che dà un grande esempio anche di impegno civile.

Per cui non resta che impegnarsi ed andare a votare..così si potrà dire anche di noi..eppur si muove!

Carlo Felici


domenica 18 ottobre 2026

UN DEBUTTO DOLOROSO

 




Come era prevedibile, il contagio parigino della sommossa giovanile, si sta estendendo, e in Italia è già arrivato, in particolare in alcune principali città come Milano, anche se abbiamo avuto manifestazioni in varie altre città ed una molto significativa e ben riuscita a Roma.

Quale la differenza? Evidentemente quella che c'è tra lo spontaneismo e l'organizzazione e convocazione tramite social, e una ben strutturata programmazione dell'evento gestito da buona parte delle forze politiche e sindacali.

Quando però il disagio aumenta a dismisura, è molto difficile canalizzare e controllare il dissenso, che tende a debordare in atti di violenza e devastazione incontrollati.

La situazione giovanile in Italia è molto allarmante, si moltiplicano episodi di criminalità che coinvolgono giovani persino minorenni, e in molti casi del tutto privi di una motivazione plausibile, accadono solo per sfogare una rabbia incontenibile e come effetto di un vuoto interiore pauroso.

Non possiamo certo dare alla scuola o alla famiglia tutte le colpe anche se un solido sistema educativo passa necessariamente per questi fondamentali pilastri di una società civile.

Possiamo però asserire con assoluta certezza che il contesto sociale della società massificata e consumista odierna, lascia poco spazio, se non nessuno, alla realizzazione di sogni giovanili, mentre l'ascensore sociale è del tutto fermo.

La conseguenza è il ripiegamento in un mondo in cui i valori etici e morali, che indirizzano la vita di un individuo nella sua crescita ed inserimento sociale, sono stati progressivamente azzerati e sostituiti dalla mera ricerca dell'utile, ovunque e a tutti i costi, in una sorta di conflitto permanente, di bellum omnium contra omnes, per ottenere semplici vantaggi materiali, in particolare denaro e potere. La politica ormai da più di 30 anni sta dando pessimi esempi in tal senso. Anzi, è la prima a rivolgersi alla gente esaltando il criterio dell'utile, nella maggior parte dei casi, individuale, a scapito dei valori morali e di un utile collettivo, espressione di ciò sono i capi di partito che creano liste bloccate e l'azzeramento della rappresentanza proporzionale espressa dal cittadino

La scuola è stata abbandonata a criteri burocratizzanti, al taglio di risorse preziose, al precariato, e affinché non vi sorgessero elementi di dissenso rilevanti, a una sorta di dirigismo aziendale, comprensibile solo in strutture repressive. Così siamo arrivati a dirigenti scolastici che ricevono il triplo dei compensi che spettano a ciascun docente, solo per imporre modelli, che se osserviamo i risultati, sono del tutto inefficaci e deludenti. Il docente è ridotto ad una sorta di piccolo burocrate, che impone programmi con finalità poco formative e del tutto selettive, in condizioni di disagio permanente, avendo spesso non solo studenti in numero esorbitante che si devono solo selezionare e controllare, ma anche genitori in permanente conflitto tra di loro e con il giudizio dato ai loro figli dato dai docenti, e presidi sempre più chiusi nella loro funzione dirigistica la cui unica finalità è soprattutto non avere problemi gestionali.

La famiglia poi, oggi, completamente atomizzata, e spesso costituita da genitori alla spasmodica ricerca di una identità non ben definita, non solo nel contesto famigliare, in cui i ruoli sono del tutto saltati, ma anche in quello sociale, in cui è sempre più difficile lottare ed affermarsi anche solo per ottenere beni di primaria importanza come casa e lavoro, è ormai non più l'ossatura della società, ma forse il suo anello più debole e fragile, perché non trasmette più valori. Il suo unico scopo sembra infatti solo quello di sopravvivere a se stessa oppure implodere violentemente, dato che ormai in Italia si muore più di conflitti famigliari che di criminalità.

Il risultato di questa unione di fattori, determinata dalla mancanza di riferimenti ideologici, morali  e sociali, da una scuola fatiscente e fallimentare usata solo come contenitore a basso costo di un disagio giovanile che ormai tende a straripare da essa, a un contesto famigliare del tutto in crisi permanente e senza uscita, lo vediamo palesemente, è del tutto esplosivo e generalizzato

A ciò aggiungiamo la difficoltà di integrare le nuove generazioni di immigrati e una crescente xenofobia e razzismo. 

In tali condizioni, senza una solida bussola di valori, un giovane è portato a perdere la sua speranza sia nel presente che nel futuro e a far diventare la sua fragilità interiore una sorta di violenta reazione spesso incontrollata

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, con il proliferare di baby gang, con le proteste di piazza, con gli omicidi persino in famiglia.

Ci può essere una alternativa a tutto questo? E' difficile dirlo in queste condizioni, possiamo solo cercare di invertire la tendenza, utilizzando maggiori risorse per la scuola, aprendo consultori famigliari con il supporto di medici e psicologi, offrendo maggiori strutture associativa e sportive dove si insegni non solo uno sport, ma soprattutto autocontrollo, disciplina e lealtà, e rendendo queste strutture efficienti e competitive. Sembra una utopia per una Italia che non partecipa a ben tre competizioni calcistiche mondiali, e sappiamo bene quanto conti un modello di squadra forte e vincente nel contesto internazionale per un popolo che ha nel calcio uno dei suoi principali riferimenti sociali e ricreativi.

Mens sana in corpore sano, una mente è sana quando si forma con una buona educazione, che viene soprattutto da buoni esempi e da buone strutture di formazione. Un corpo è sano quando lo abita una mente che sa gestirlo in maniera equilibrata e quando esistono strutture sanitarie alla portata di tutti senza attese spasmodiche che portano a privilegiare solo chi può permettersi cure immediate pagandole di tasca propria.

Noi, a partire dai vertici politici, abbiamo una società malata che non sa e non vuole curarsi, che spende per armare un altro Paese, per alimentare pericoli inesistenti, dirottando nell'acquisto di armi risorse preziose per i cittadini, un governo che non sa affrontare le questioni sociali, rimuovendo gli ostacoli alla radice, che non sa dialogare con i giovani, che è del tutto indifferente alle questioni salariali e a qualsiasi forma di sviluppo industriale.

E' un governo che ha perso completamente di prestigio internazionale, soprattutto nel contesto mediterraneo, che si barcamena tra un servilismo europeo e un cerchiobottismo atlantista. Stiamo arrivando a comprare materie prime a prezzi esorbitanti, mantenendo sanzioni che la stessa amministrazione americana esorta a togliere. E tutto ciò dentro una gabbia europea dove la parola d'ordine è sempre di più..tacere, obbedire e combattere..e ovviamente pagare

E ancora ci riempiamo la bocca di slogan antifascisti, senza osservare come il fascismo si stia riaffermando in una nuova veste burocratica e inflessibilmente vessatoria oltre che bellicista.

I giovani se ne sono accorti e non ne possono più e assieme a loro si stanno radunando sempre più forze sociali alimentate dal disagio di varie categorie penalizzate dall'aumento dei carburanti.

Se riprende il conflitto sociale che è l'anima di una democrazia che lotta perennemente per migliorarsi, bisogna saperlo canalizzare in nuovi programmi di governo attuabili ed attuati, prima che sia troppo tardi per mettere vecchie pezze su un vestito logoro. La tassazione degli extra profitti, delle multinazionali che operano nel settore mediatico, i forti disincentivi alle delocalizzazioni, una nuova politica per gli alloggi e per stabilizzare i posti di lavoro e incrementare salari e pensioni, una politica internazionale che privilegi la ricerca di vie alternative di approvvigionamento di fonti energetiche, una tassazione che non colpisca i piccoli proprietari ma li incentivi a calmierare gli affitti, come l'abolizione dell''IMU su seconde case speciamente se affittate, mettendo una patrimoniale oltre i due milioni, maggiori investimenti per sanità e scuole. Questi sono alcuni dei provvedimenti che possono rappresentare una svolta strutturale e non i soliti pannicelli caldi.

Altrimenti i giovani, per primi, ma seguiti da sempre più gente disagiata, continueranno ad urlare

“"Ce n'est qu'un début, continuons le combat!"”, e la lotta sarà sempre più dura e feroce.


 Carlo Felici

lunedì 12 ottobre 2026

Francia e Spagna, uniti si guadagna.

 




La Francia si può dire che abbia inaugurato la nascita dell'età moderna con la sua rivoluzione, la sua abolizione dei diritti feudali, e soprattutto con la sua Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, ricordiamo alcuni articoli introduttivi:

«1. Gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.

2. Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.

3. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un’autorità che da essa non emani espressamente.

4. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così l’esistenza dei diritti naturali di ciascun uomo non ha altri limiti che quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti non possono essere determinati che dalla Legge»

Sappiamo dunque, che tutte le Costituzioni moderne e persino la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, ricalca le fondamenta di questi principi.

Oggi Parigi brucia, attraversata da una vera e propria rivolta non solo giovanile ma sociale, dato che a proteggere i giovani in rivolta si sono mobilitate anche varie categorie di lavoratori e tutta la Sinistra di Melenchon. Perché? Solo per tutelare la scuola pubblica, che viene sottoposta sempre di più a tagli insostenibili e lasciata marcire senza fondi adeguati, con personale precario e sotto pagato ed edifici fatiscenti? No, c'è molto di più in questa rivolta che già coinvolge anche la Spagna per motivi socialmente analoghi, alimentati dal profondo disagio in merito alle esigenze sulla casa. Non sappiamo se siamo all'alba di un nuovo 68, ma di certo i vari poteri costituiti nelle varie nazioni europee temono non poco il dilagare della protesta e anche il suo consolidarsi.

Per questo già assistiamo a delle tecniche ben sperimentate da circa 50 anni, che in Italia abbiamo visto produrre risultati molto efficaci nello screditare le manifestazioni di piazza. Si tratta di infiltrare agenti in borghese tra i manifestanti e dar loro mandato di sfasciare tutto e persino, come accadde in Italia di sparare nel mucchio, con l'unico scopo di creare ulteriore caos e paura presso l'opinione pubblica orientandola verso scelte politiche repressive. Cossiga, a suo tempo, fu un maestro in questa strategia, nel 77, e fu persino premiato dalla sinistra comunista, allora, fino a diventare Presidente della Repubblica, iniziando l'opera di “picconamento” della nostra Costituzione, tuttora in atto e per fortuna ancora respinta dalle scelte referendarie degli elettori.

Ma torniamo ai principi della Dichiarazione, e vediamoli uno per uno, il primo ci dice che gli uomini nascono liberi e uguali e le distinzioni sociali sono basate solo sull'utile comune..beh..verrebbe da lacrimare per la commozione, osservando come palesemente, non solo in Europa, ma in tutto il mondo, si stia affermando il principio contrario, per cui le distinzioni sociali sono determinate dalla ricerca spasmodica di profitto, dalla corruzione, e spesso dalla creazione di smisurati oligopoli che non fanno altro che favorire gli oligarchi nella gestione del potere, direttamente o indirettamente, pagando i loro fiduciari e dando mandato ai loro sicari di eliminare personaggi troppo scomodi.

Passiamo al secondo principio ed applichiamolo ai partiti odierni e vediamo se effettivamente si impegnano per salvaguardare i diritti naturali dei cittadini, in primis la libertà. Ma quale libertà si può avere senza un lavoro dignitoso e con un salario con cui a stento si riesce a sopravvivere, quale libertà se non quella di ritrovarsi per strada o a dormire dentro una automobile, se non si ha una casa dove abitare, un reddito adeguato per la propria famiglia? Quindi quale proprietà, se non si hanno i mezzi per acquisirla dato che lo scopo di chi già ce l'ha è prevalentemente quello di difendere i suoi privilegi? Si può dunque parlare di sicurezza, quando non esiste un valido ed efficiente servizio sanitario per tutti, e quando esiste lo si manda in malora con i tagli, favorendo un sistema che funziona solo per chi se lo può permettere? La disparità sociale inevitabilmente crea disagio e conflitto sociale che, a sua volta, incrementa la criminalità.

E poi arriva il bello! La resistenza all'oppressione! Ecco, direi che siamo arrivati direttamente ad oggi in cui quando le masse si mobilitano per resistere ad una palese oppressione di massa che scardina le fondamenta civili di una nazione, colpendo settori nevralgici, come scuola, sanità e posto di lavoro, la resistenza viene repressa a suon di manganellate e certe volte anche in maniera peggiore.

Non dimentichiamoci però che nel corso della storia, la resistenza ad una oppressione divenuta insopportabile e quindi motivata dalla stessa sopravvivenza, è sfociata in una resistenza armata. Purtroppo le rivoluzioni armate, la storia ci insegna, che non di rado, preludono alla formazione di regimi, in cui per pagare il prezzo della giustizia sociale si elimina quasi del tutto la libertà.

E veniamo al terzo principio che è quello della sovranità popolare, giusto quella che dovrebbe garantire la democrazia e prevenire svolte autoritarie o violentemente rivoluzionarie. Ma quando si attua questo principio? Innanzitutto quando ci sono delle regole stabili che garantiscono al popolo la possibilità di essere rappresentato in ogni indirizzo democratico che non sovverta i principi su cui la Nazione è fondata, cioè quelli Costituzionali. E invece cosa accade? Che ogni governo, pur di restare al potere, cerca di cambiare la legge elettorale affinché gli sia favorevole, restringendo il principio della rappresentanza fino quasi a vanificarlo, mediante premi spropositati di maggioranza. Non ci dimentichiamo che il fascismo andò al potere con una legge Acerbo che garantiva un premio di maggioranza spropositato. E la legge varata di recente nel nostro Paese le assomiglia molto. A questo punto ci chiediamo...gli italiani hanno imparato qualcosa dalla loro storia oppure dormono imbambolati dai social, in cui ognuno si sente una specie di padreterno mentre di fatto resta una perfetta nullità isolata in se stessa?

La forza della sovranità popolare e della democrazia è sempre stata l'unità di intenti nel proteggere e combattere per tutelare la propria vita e la propria possibilità di azione, quindi ci chiediamo...cosa faranno gli Italiani se davvero questa legge elettorale passerà? Già più della metà di loro non vota più, e questo per una democrazia è un stato comatoso che prelude alla sua morte. E quando muore una democrazia, per farla rinascere ci voglio altre vite disposte a sacrificarsi fino alla morte ma questa volta davvero con le armi in pugno. Prima ci sono le civili proteste, che la politica deve necessariamente recepire e per cambiare i suoi indirizzi, altrimenti la conseguenza è solo l'instaurazione di regimi autoritari e di atti di sabotaggio al limite del terrorismo, per rovesciarli. Nulla di nuovo per chi conosce davvero una materia piuttosto trascurata nelle scuole: la Storia.

Il quarto principio è la conseguenza di tutti gli altri, e garantisce che la libertà di ciascuno non finisce soltanto dove inizia quella di altri che hanno gli stessi diritti e doveri, ma che che è partecipe di quella di ciascun altro, nell'ambito di ciò che la legge, emanazione della volontà popolare, stabilisce.  Ora però è del tutto evidente che se con una legge elettorale si truffa la sovranità popolare, il principio di rappresentanza va a svanire e le leggi assumono aspetti autoritari e non condivisi, anche per questo principio la Storia dà illustri lezioni sulle conseguenza, essa purtroppo insegna sempre, ma ha scolari sempre più distratti ed assenti.

In Europa, è del tutto evidente che l'opinione pubblica non è disposta a farsi ricattare dalla minaccia di una guerra permanente, che nasconde solo l'esigenza di dirottare fondi pubblici verso l'acquisto di armi che sono la fonte di arricchimento principale dei maggiori potentati economici esistenti al mondo. Anche il comune cittadino perché dovrebbe prestare soldi allo Stato con i suoi risparmi comprando BTP, se lo Stato non lo rappresenta o utilizza i suoi soldi per fini che esulano dalle esigenze sociali ed economiche del suo Paese? Quale politica salariale abbiamo visto negli ultimi anni da parte di un governo che si fregia di essere il più longevo della nostra storia? Quale politica industriale che impedisse la svendita delle nostre preziose risorse, quale misura contro gli exraprofitti delle grandi multinazionali soprattutto nel settore energetico, finanziario e mediatico? Quale misura volta a favorire il pluralismo dell'informazione, se il servizio pubblico è stato monopolizzato e blindato, spegnendo ogni forma di critica o di opposizione, e direi persino di satira?

I nostri mali non sono evidentemente solo nostri, ma condivisi da buona parte del mondo occidentale, che non può fregiarsi di combattere i regimi, che per altro esistono nella loro forma liberticida e forcaiola, mettendosi dalla parte di chi spiana intere aree popolate da donne e bambini, negando lo stesso diritto non solo alla resistenza all'oppressione, ma alla stessa esistenza per un intero popolo, oppure bombardando scuole di bambine innocenti. Non può permettersi più di truffare la gente affinché sia disposta a finanziare guerre per la democrazia, dopo avere abbandonato coloro che ha illuso di potere essere liberi, alla repressione, dopo circa 20 anni e come se non fosse successo nulla, come se gli stessi soldati andati a combattere e a morire lì non fossero mai esistiti.

La “truffa democratica” non può sopravvivere a lungo, soprattutto se la coscienza popolare non si limita allo sfogatoio e allo sproloquio nel web, perché la vera democrazia viaggia sempre sulle gambe dei cittadini che assumono una coscienza politica e civile, si organizzano, si uniscono e lottano in piedi, e che persino preferiscono morire in piedi per questo, e non vivere permanentemente in ginocchio anche quando si illudono di restare comodamente seduti in poltrona davanti a uno schermo che frigge loro il cervello.

Perciò cari concittadini, non è più il tempo di “Francia o Spagna, basta che se magna”, ma è quello di “Francia e Spagna, uniti si guadagna”

Hasta la victoria, siempre!

Carlo Felici

lunedì 14 settembre 2026

LA MAGIA DELL'AMORE..PRATICO



Pratical Magic 2 (Amori & Incantesimi 2 in Italiano) è un film che corrisponde esso stesso ad un incantesimo, lasciato sospeso nell'aria per quasi 30 anni e finalmente giunto a compimento.

La continuità narrativa, nonostante la diversità nelle atmosfere e nelle ambientazioni che però riprendono perfettamente le situazioni del primo film solo con un tocco di gotico in più, è palese. Tanto che ci permettiamo di suggerire al pubblico di rivedere il primo film (e sarebbe stato bello ripresentarlo anche nelle sale cinematografiche), prima di passare al secondo.

Le impareggiabili protagoniste sono le stesse, Sandra Bullock (mamma Sally) e Nicole Kidman (zia Gillan) nelle vesti delle sorelle Owen, a distanza di tempo, con lo stesso brio e la stessa chimica straordinaria nell'interagire con deliziosa ironia, ma con un tocco di raffinatezza e maturità in più che non toglie nulla al loro modo scanzonato e allegro di affrontare la vita, nonostante le tragedie famigliari e il perdurare dell'antica maledizione che le accompagna da molto tempo. A loro si aggiungono le due figlie di Sally, Kylie (interpretata da Joey King) e Antonia (interpretata da Maisie Williams) con le immancabili Dianne Wiest e Stockard Channing di nuovo nei panni delle effervescenti zie Fran e Bridget.

Mentre il primo film era giocato sulle differenze tra le due sorelle, una più calma e posata mentre l'altra più irrequieta e trasgressiva, in una dinamica di situazioni basate sulla suspense e sul divertente sviluppo della trama, questo secondo parte già da quello che sarà tutto il tema centrale del film, cioè la solidarietà famigliare e la simbiosi mutualistica tra le sorelle, con interessanti spunti di riflessione che preferiamo non anticipare.

Stavolta la sintonia dialettica tra due delle più grandi attrici del cinema contemporaneo non è solo ironica e divertente, ma rimanda a temi di meditazione universale. Pertanto l'essere strega non è più un espediente di una trama che si sviluppa attraverso situazioni paradossali e impreviste, come nel primo film, ma un vero e proprio “status” da proteggere e valorizzare

Questo secondo film ha infatti il pregio di fare piazza pulita di tutti gli stereotipi negativi inerenti alle streghe che si sono sviluppati nel tempo, non solo nell'immaginario collettivo, ma persino nella iconografia cinematografica, da Biancaneve a The Witch, passando per la saga di Harry Potter, in cui la strega ha assunto una fisionomia sempre più emancipativa, esprimendo da una parte una magia che è controllo sul proprio corpo e sul proprio destino e dall'altra, in un ritorno al folk horror, riprendendo le radici storiche della paura del diverso e del peccato, legando il tutto alla fisicità della danza e del dolore

In Pratical Magic 1 e 2 tutto questo fa parte solo dello sfondo, di una trama scenografica che accompagna la vicenda ma non emerge mai come tema principale, anche se il significato dell'essere strega resta quello originario e tante volte esorcizzato da una società e un contesto patriarcale e maschilista. La strega è sempre stata la donna libera, non soggetta ad alcun controllo maschile, con un legame occulto con la Madre Terra che le consente di fare incantesimi che, spesso nella storia, erano solo una forma di medicina naturale. Purtroppo i vincoli sociali e la società repressiva maschile hanno sempre relegato l'essere strega in un ambito demoniaco da esorcizzare e da distruggere, perché l'uomo nella gran parte dei casi, non solo non è capace di cogliere il fascino e la magia che la donna reca in sé per la sola sua natura ma, quando ne è colpito, fino ad essere attratto e affascinato irresistibilmente, nell'uomo si scatena la paura di non poter controllare quella forza dirompente. Di qui spesso la violenza esercitata su donne inermi con l'unico peccato di non voler essere messe sotto controllo o forzate a fare qualcosa che esse non sentono, di qui l'essere etichettate come streghe e purtroppo nei casi frequenti di disobbedienza al potere maschile, esse vennero mandate al rogo.

In Pratical Magic (preferisco mantenere il nome originario del film che evoca una magia del fare nella vita quotidiana) tutto ciò viene integrato in una sorta di saga famigliare, che deve sottrarsi alla maledizione che impedisce alle donne di innamorarsi, pena la morte dell'innamorato

Nello svolgersi della trama, dall'inizio alla fine, se si eccettuano gli spunti di magia spettacolare, la vera magia che emerge è quella del legame affettivo e famigliare, non solo intramontabile per le due sorelle che continuano dialetticamente a completarsi, ma tra tutte le donne della comunità Owen e anche tra coloro che sono a loro vicine. La vera magia è il loro amore e la loro capacità di interconnettersi, una magia che ognuno ha dentro di sé ma che troppo spesso non sa esprimere

Grazie a questa complicità affettiva la vicenda giungerà a compimento non senza però un sacrificio finale. Unica figura maschile di rilievo è quella del professore di arti magiche Ian Wright (Lee Pace) che potrà finalmente amare la sua strega solo a maledizione annullata

Un professore non è mai un mago senza una maga accanto...e anche in quel caso, la magia dell'amore femminile prevarrà sempre sulla sua dottrina..


Carlo Felici

mercoledì 29 luglio 2026

QUALE SINISTRA, QUALE SOCIALISMO?






Torno su un dibattito che ha visto coinvolti i compagni (io chi si proclama socialista lo chiamo ancora così) Francesco Di Lorenzi e Mauro del Bue rispettivamente sulle pagine dell'Avanti! e della Giustizia

La vextata quaestio è se i socialisti debbano stare a sinistra.

Il problema non è tanto definire i Socialisti, che dalla loro nascita hanno configurato la loro identità su due valori intramontabili, ricordati bene da Sandro Pertini: la libertà e la giustizia sociale, il problema la cui risoluzione, mi si consenta l'allegoria, è copernicana, è la sinistra.

Cosa è infatti la sinistra? Possiamo avere una definizione chiara di questa differenza fittizia tra destra e sinistra con le parole di Mazzini che già nel 1849, precisamente il 10 marzo, poco dopo essere giunto a Roma dove era stata proclamata la Repubblica, in seguito alla fuga di Pio IX, ebbe a dichiarare:

“Ho udito parlare intorno a me di diritta, di sinistra, di centro, denominazioni usurpate alla retorica delle vecchie raggiratrici monarchie costituzionali; denominazioni che nelle vecchie monarchie costituzionali rispondono alla divisione dei tre poteri, e tentano di rappresentarli; ma che qui sotto un Governo repubblicano, ch'è fondato sull'unità del potere, non significano cosa alcuna" 

Oggi l'unità del potere è rappresentata dall'Assemblea Parlamentare, la sola che dovrebbe legiferare, e non l'esecutivo a colpi di decreti e di maggioranze, ottenute anche con premi elettorali che indebitamente non rappresentano la sovranità popolare, così come non la rappresentano le liste bloccate che impediscono all'elettore di esprimere le sue preferenze.

Spesso ci si accapiglia sul mantenimento di una identità storica, senza considerare la prassi effettiva che l'essere socialisti oggi comporta.

Lo abbiamo ricordato, il socialismo intesto come libertà e giustizia sociale affonda le sue radici nella componente democratica risorgimentale che traeva ispirazione dalle idee di Mazzini e Garibaldi, che fu presente alla Prima Internazionale, ma che contestò, come fu contestato in seguito anche da Matteotti, non tanto il principio della lotta di classe per emancipare la componente più disagiata della società, quanto quello dell'odio di classe, del livore che allora portava a lotte fratricide e oggi a provvedimenti rancorosi come certe patrimoniali una tantum che non risolvono i problemi strutturali ma sono solo una toppa su un vestito logoro.

Il socialismo che vediamo oggi in azione, rifiorire in Europa e persino negli Stati Uniti, è quello che mette in risalto l'azione decisiva di chi governa, per potenziare i servizi sociali, per contrastare le manovre speculative delle grandi multinazionali, per arginare il loro potere e la loro influenza nella compagine politica degli Stati, in definitiva per impedire che il mondo finisca nelle mani di pochi multimiliardari senza scrupoli, i quali, pur di alimentare i loro profitti sono disposti a devastare gli ambienti naturali e a scatenare le guerre, perché per loro uomini e natura sono solo utili come merce per fini di profitto. Le ragioni della pace, della giustizia sociale, del rispetto della natura e della dignità umana, sono pilastri fondamentali di ogni azione che possa definirsi autenticamente socialista.

Negli USA il socialismo, anche se i nostri media asserviti alle amministrazioni vigenti non ce lo dicono, sta avanzando conquistando spazi mai immaginati prima, come è accaduto con il sindaco di New York che ha reso universale l'accesso ai servizi di cura ed assistenza per i bambini, ha lanciato un piano per la realizzazione di punti vendita alimentari di proprietà comunali per contrastare il caro vita e ha varato un piano di interventi mirati per la manutenzione urbana e per lo sviluppo di una mobilità accessibile. La Spagna sta dando un esempio di grande fermezza nella difesa di principi socialisti per quanto riguarda le misure sociali adottate, basti pensare alle più recenti in favore delle zone devastate dagli incendi dove è stato istituito un sussidio straordinario per i lavoratori che non possono lavorare a causa degli incendi, pari al 70% della base contributiva, durevole 4 mesi che non richiede contributi minimi, non intacca la futura indennità di disoccupazione, con uno Stato che copre integralmente i contributi previdenziali. 

Qui in Italia ci stiamo accapigliando ancora sulle legittimazioni storiche, sul pedigree dei socialisti, più che sull'opera concreta dei vari governi per invertire una tendenza che ha visto complici i governi di ogni schieramento da almeno 30 anni, fino a snaturare completamente la differenza tra destra e sinistra. Si sono infatti susseguiti tagli a servizi fondamentali come scuola, sanità e trasporti, non si è avuto uno straccio di politica salariale per adeguare gli stipendi alla media europea, né per altro per tutelare il potere d'acquisto dei pensionati, spesso usati come bancomat da uno Stato che arranca sempre nelle sue politiche fiscali e che si guarda bene dal colpire gli straripanti profitti delle grandi multinazionali che oggi operano soprattutto nel settore mediatico. La questione dell'ordine pubblico, spesso legata al problema migratorio è stata trattata come argomento di scontro tra due opposte demagogie, quella che vorrebbe introdurre il principio della remigrazione, magari deportando i migranti nei centri di raccolta dislocati altrove, e quella dell'accoglienza senza integrazione effettiva per sopperire ad una manodopera mancante, ma di fatto introducendo la prassi della schiavitù salariale, che è peggio di quella antica, perché non garantisce alloggio e sussistenza.

La Questione Meridionale tuttora critica, non è stata affrontata potenziando una serie di infrastrutture al Sud, dopo avere azzerato la possibilità che gli appalti cadano nelle mani di associazioni malavitose, ma resta sospesa nel limbo di opere faraoniche come il ponte sullo stretto che tuttora resta senza capo né coda.

I governi che si susseguono, e che sotto molti aspetti si oppongono in maniera del tutto fittizia, non escono dalla demagogia e non entrano in un piano di investimenti che produca servizi e lavoro, forse solo Roma, negli ultimi tempi, con la sua ultima amministrazione ha dimostrato di andare in controtendenza, tenendo però conto che non basta realizzare opere e dare lavoro, bisogna anche garantire la loro durata e manutenzione.

I governi italiani e in gran parte le strutture amministrative, spesso sono ostaggio di clientele e consorterie da accontentare, amici e amici degli amici, indipendentemente dal colore della “amicizia” e in questo rincorrere favori e clientele, se non proprio grandi lobbies, spesso le azioni decisive si perdono per strada.

Quando poi si blinda il consenso con leggi elettorali che minano la stessa base della rappresentanza, allora a farsi fottere non ci va solo il principio di ogni forma dignitosa di Socialismo, ma anche quella della sostanza della democrazia in uno Stato.

Negli USA i recenti successi nelle amministrazioni locali sono dovuti a personaggi, uomini e donne, basti pensare a Katie Wilson, eletta sindaco di Seattle, che si definiscono apertamente socialisti democratici in un Paese che fino a poco tempo fa considerava la stessa parola socialista come una bestemmia.

Da noi permane una sorta di “damnatio memoriae” rispetto ad un aggettivo che piuttosto dovrebbe essere considerato sostantivo senza attributi, dai tempi di Tangentopoli e dal fiorire della flora politica, ulivi, rose, garofani, mancano solo i crisantemi.

Il Socialismo ha fatto la storia di Italia è stato da sempre, pur nelle sue convulsioni interne, il tentativo di porre un argine di giustizia e di democrazia a governi che dall'Unità in poi, hanno operato per tutelare privilegi e ricchezza di ristrette minoranze. Tutto ciò tra vittorie e sconfitte e soprattutto tra tante azioni autolesioniste, come l'adesione ai patti di pacificazione con Mussolini, l'adesione al frontismo, l'appiattimento su un ruolo subalterno al PCI e anche l'immaginare di potere egemonizzare, sotto l'egida craxiana, un PCI che pur in dissoluzione rimaneva compatto e machiavellicamente proteso alla conquista del potere anche a costo di unirsi con i democristiani progressisti.

Per questo la sorte odierna dei socialisti italiani è dovuta in gran parte a loro e alla loro incapacità di unirsi e rinnovarsi, al parlare di poli, come se fossimo una specie rara di orsi polari o di foche da proteggere con il WWF, anche se si scannano tra loro, invece di parlare di cosa è il Socialismo oggi, anche sul piano internazionale. Come con l'Ucraina e la Palestina, in cui sono in atto dei veri e propri crimini di guerra, in una guerra senza fine che si è estesa anche ad altre zone nevralgiche del Medio Oriente. Può ridursi l'operato di un socialista al fornire armi ad oltranza senza capire come e quando il Paese che le ottiene possa conseguire una pace durevole? Ve la immaginate l'Italia dell'immediato dopoguerra che dopo avere cacciato i nazisti combatte ad oltranza contro gli Jugoslavi comunisti per non cedere nemmeno un centimetro del suo territorio magari rifornita da armi da altri paesi e perdurando la sua distruzione e le sue macerie?

Il Socialismo non può che difendere sempre le ragioni della pace e della libertà e democrazia dei popoli anche perché siamo perfettamente consapevoli che la democrazia è la prima vittima di tutte le guerre che sono imposte ai popoli, specialmente più poveri e disagiati. Il Socialismo da sempre vuole che si svuotino gli arsenali e si riempiano i granai, anche se questo può apparire utopistico, il Socialismo concepisce l'utopia senza dogmi, come qualcosa non di astratto, ma di concreto, da realizzare progressivamente. Questo è l'autentico significato dell'essere progressisti e socialisti

Ma il Socialismo altresì non è concepibile come cerchiobottismo o come semplice polo. Si è socialisti in quanto si appartiene e si milita in un Partito che si chiama Socialista, indipendentemente dalla sua collocazione, e si perseguono politiche coerenti con i principi di libertà e di giustizia sociale anche criticando l'operato del suo gruppo dirigente in modo costruttivo.

Quindi, per concludere, la questione fondamentale resta non tanto quella di stabilire quanto e come il Socialimo italiano sia o no di sinistra, ma quella di capire se chi si definisce socialista in Italia poi lo sia o no, nella sua prassi politica concreta.

Forse oggi a parlare autenticamente di Socialismo non tanto nella dottrina, quanto nella prassi pur scontrandosi fieramente con i poteri forti della nostra epoca, resta una Chiesa persino con un suo Papa americano e noi pure ci dovremmo ricordare di un prete coraggioso che diceva che l'obbedienza non è più una virtù, che difendeva rischiando la galera gli obiettori di coscienza e che si spendeva per emancipare culturalmente i più poveri e disagiati. Don Lorenzo Milani diceva infatti: “ Il sistema socialista rappresenta il più alto tentativo dell'umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e uguaglianza ai poveri” E i poveri oggi sono gli “invisibili” che per quattro soldi sono soggetti a schiavitù e se si ribellano vengono bruciati vivi, sono i giovani, senza futuro o con lavoretti da 800 euro al mese, che non avranno mai casa e famiglia senza aiuti dai genitori e dai nonni, quando li hanno, e che spesso finiscono per strada o all'estero, sono gli anziani e disabili, senza aiuti adeguati e soprattutto servizi a misura d'uomo spesso lasciati cronicizzarsi nelle loro malattie senza interventi o farmaci adeguati perché costano troppo oppure con reparti idonei perché i soldi vengono dirottati altrove.

Perché un Paese perennemente in ostaggio di mafie, consorterie e lobbies di vario genere può continuare a blaterare all'infinito e persino a perdersi in convulsioni interne su quanto il Socialismo possa essere di sinistra, ma nonostante un nome residuale, Socialista non lo sarà mai

Carlo Felici

lunedì 20 luglio 2026

GIUSTIZIA, NON GIUSTIZIERI

 




In questi giorni il caldo intenso non sembra bastare, dato che pare ci si debba ulteriormente “accalorare” per la vicenda di un gioielliere condannato per omicidio volontario, ampiamente strumentalizzata dal Governo e dalla Presidente del Consiglio.

I fatti sono ben noti, il gioielliere, una volta rapinato, si è messo ad inseguire e a sparare per strada ai suoi rapinatori, uno è morto colpito alle spalle, un altro per terra è stato freddato dopo essere stato ferito, un altro ancora, pur ferito, è riuscito a fuggire.

La pistola del gioielliere e corpo del reato, pare fosse detenuta illegalmente perché egli era stato condannato in precedenza per minaccia a mano armata e, come si sa bene, in questi casi, avviene il ritiro immediato di tutte le armi e del porto d'armi contestualmente.

La pena prevista per l'omicidio volontario è 30 anni di galera, che corrispondono all'ergastolo, ma lui è riuscito ad ottenere uno sconto di pena con attenuanti, riducendo così la pena a 14 anni. Il gioielliere è un settantenne, per cui il giudice potrebbe valutare la possibilità di scontarla ai domiciliari, oppure mediante dei servizi sociali, a ciò si aggiunge un notevole risarcimento pecuniario. Una vicenda questa, che dovrebbe essere piuttosto chiara, se non che il solerte personaggio, prima improvvisatosi giustiziere, si è mostrato poi nei social, ovviamente senza mostrare un minimo di pentimento, come una vittima di un sistema che tende a privilegiare le ragioni dei criminali su quelle degli onesti cittadini, e come si sa, i social sono la gran cassa di ogni corbelleria che un cittadino possa sparare alzandosi ogni mattina, e seguendo l'umore del momento, senza nemmeno risponderne con una identità chiara.

Come se non bastasse, questa triste vicenda è stata cavalcata senza ritegno alcuno da questo governo, impegnando in prima persona il Presidente del Consiglio e chiamando pure in causa il Ministro di Giustizia e addirittura il Presidente della Repubblica, per una richiesta di grazia

A che mira tutto questo? Diciamolo subito, prendere apertamente le parti di un omicida condannato con tre gradi di giudizio, esprime disprezzo per la Magistratura e si presta ad essere definito come “apologia di reato”, inaugurando una prassi pericolosissima, quella cioè di legittimare il giustizialismo spicciolo a colpi di arma da fuoco.

Io credo che nemmeno nel Far West si sparasse alle spalle e si freddassero malviventi feriti per strada. Ma ve lo immaginate cosa sarebbe potuto accadere se nei prossimi dintorni ci fosse stata una madre con il suo bambino, o un altro qualsiasi cittadino inerme ed innocente? Già che il gioielliere non poteva allenarsi a sparare bene in un poligono perché gli era interdetto il porto d'armi, poi era pure in movimento, infine i proiettili possono attraversare i corpi e colpire anche altri, oppure rimbalzare e colpire persone che non sono nella loro traiettoria. Nemmeno la polizia, sotto il fuoco dei malviventi è autorizzata automaticamente a reagire in tale modo, ma deve sempre valutare il contesto in cui la reazione viene messa in atto.

Quindi, tutto considerato, e in particolare l'evidenza e il cinismo mostrato attraverso le telecamere di sorveglianza, dovremmo ritenere che il gioielliere è indifendibile, che può solo sperare, per buona condotta e pentimento, di poter scontare e ridurre la pena ai domiciliari o mediante lavori socialmente utili.

E invece no, i nostri politici dell'ultra destra si sono affrettati a dirci che sono dalla sua parte, generale improvvisatosi politico, in testa. Hanno fatto a gara per chi avesse più da dire a sua tutela e difesa, mostrandolo solo come una vittima di una criminalità impunita. Possiamo asserire che se il solerte gioielliere invece di consegnare il bottino, di fronte alla minaccia di una pistola a salve che, senza tappo rosso, non è distinguibile da una vera, avesse sparato nel negozio ai rapinatori, sarebbe stato molto più comprensibile e giustificabile, avendo già subito altre rapine, e condannabile solo per porto d'arma abusivo, che però si sarebbe attenuato di fronte ad una reale minaccia alla sua incolumità e di chi gli stava vicino. Invece prima si è impaurito, poi preso dalla rabbia, si è messo a sparare per strada con un comportamento assolutamente criminoso e condannabile da chiunque possegga legalmente un'arma, e non solo dai giudici.

Perché tutta questa caciara dei politici che hanno persino richiesto la grazia a Nordio, pur avendo giurato su una Costituzione che prevede che la grazia possa essere concessa esclusivamente dal Presidente della Repubblica?

La strumentalizzazione di questa vicenda arriva dopo numerosi tentativi di imporre una legge elettorale favorevole alla continuazione dell'esercizio del potere da parte delle destre, sulla falsariga della legge Acerbo che spianò la strada a Mussolini, e per di più arriva dopo aver ribadito che è ora di un Presidente della Repubblica di destra dopo tutti gli innumerevoli di sinistra che ci sono stati. E' evidente che i Presidenti della Repubblica di sinistra sono stati solo tre: Saragat, Pertini e Napolitano, se proprio il migliorismo oltranzista si vuole considerarlo di sinistra con non poche forzature.

Quindi, in definitiva, considerando il quadro generale, l' “accaloramento” ora ci appare più chiaro. Il governo è a caccia di consensi tra la gente impaurita, che per paura si procura un'arma, proprio quando l'uso delle armi, anche solo per sport, dovrebbe essere vietato innanzitutto a gente turbata ed impaurita, perché esso richiede un estremo autocontrollo ed una calma assoluta.

Il fine è chiaro, varare una legge elettorale favorevole a chi è al potere, giovarsi di essa per eleggere un Presidente della Repubblica che è contiguo a tale potere, magari Nordio stesso, e infine procedere a quella manomissione della Costituzione che è tuttora antifascista, bypassando le tornare referendarie. Per di più disarmando i cittadini con la scusa che le armi sono pericolose e che solo le forze di Polizia possono usarle a certe condizioni

Se Mazzini diceva che una vera democrazia si ha solo quando un popolo vota per farsi rappresentare direttamente (e non con liste bloccate) quando ha un lavoro (e non una collezione di precariati) e infine una scuola per tutti efficace e moderna (e non allo sfascio per tagli e mancanza di fondi dirottati alle scuole private), e Garibaldi aggiungeva che per tutelare la libertà di un popolo è necessario che tutto questo popolo sappia usare le armi, e per questo inventò il poligono nazionale, più o meno come avviene tuttora in Svizzera. Ebbene considerando ciò, è ancor più necessario, soprattutto dopo l'abolizione della leva obbligatoria, che l'uso delle armi sia non solo consentito, ma garantito a tutti i cittadini solo in condizioni di piena sicurezza, scoraggiando e punendo ogni uso improprio

Per evitare derive autoritarie da cui poi è sanguinosissimo uscire, noi dobbiamo sempre associare la libertà del cittadino regolata dalle leggi con la responsabilità che consegue al loro rispetto assoluto. E garantire l'indipendenza dal potere politico della Magistratura affinché ciò possa avvenire senza rischi e forzature

Il cittadino è chiamato a farlo con il proprio voto in democrazia, e solo come ultima ratio, in armi come nel Risorgimento e nella Resistenza

Per cui la raccomandazione per tutti è..ESTOTE PARATI, con una coscienza libera, lucida, indipendente e informata, con l'unità degli intenti e con gli strumenti che possono tutelare responsabilmente l'incolumità e la vita dei cittadini liberi e consapevoli, qualsiasi deviazione non può, nell'interesse di tutti, essere tollerata


Carlo Felici

venerdì 17 luglio 2026

ODISSEA NOLAN, UN FUMETTONE DARK

 




Diciamolo francamente, Nolan sa far spettacolo, ma come sceneggiatore, almeno nel caso del suo ultimo kolossal: l'Odissea, lascia molto a desiderare. E sicuramente Omero merita di più di essere divulgato come un fumettone dark

In un'epoca in cui essere sorpresi dagli effetti speciali e vivere un film senza riflettere troppo, ma stando incollati sulla sedia senza un attimo di respiro, questo può pure funzionare.

Ma quando si ha a che fare con un poema che ha sfidato i millenni, che la civiltà ellenica usava come “manuale educativo” anche nelle scuole, che ha ispirato una miriade di artisti, in tutti i tempi  fino ad oggi, bisogna stare molto attenti, non tanto agli effetti, quanto ai contenuti

E questa trasposizione cinematografica, bisogna dirlo chiaramente, è davvero povera di contenuti, presenta infatti una sceneggiatura che pare scritta in quattro e quattr'otto, tanto per fare stare in piedi uno spettacolo che deve avere come scopo quello di stupire

Ma il povero Ulisse qui, nel suo delirio onirico nella sua vicissitudine bellica, non assomiglia nemmeno lontanamente al protagonista di Apocalypse now, sebbene evochi abbastanza apertamente la cattiva coscienza di un'America che va in guerra senza sapere perché, seguendo pedissequamente i suoi capi, per poi uscirne stordita e senza più nemmeno una identità

La bravura di Matt Damon nell'interpretare questo smarrimento è davvero straordinaria, bisogna dire un capolavoro di interpretazione artistica della serie..non so che sto facendo, né perché, non so nemmeno dove vado ma right or wrong this is my country.

Diciamo che un po' tutti gli attori si son dati un gran da fare, dalla splendida Anna Hathaway, che interpreta una Penelope combattuta tra la nostalgia e la brama di dimostrare che una donna governa come e più di un uomo, a Tom Holland, un Telemaco che vorrebbe dimostrare chissà che e menar sempre le mani, anche se poi le prende sempre, a John Leguizamo che interpreta un Eumeo molto invecchiato mezzo cieco che non si sa nemmeno come faccia a riconoscere Ulisse, al potente Menelao, ben interpretato da un  Jon Bernthal intabarrato in una armatura nera che starebbe bene ad un nazista ante litteram ma che, senza, pare un bullo del Bronx, e che dire di Robert Pattirson che interpreta un Antinoo manipolatore combattuto tra seduzione e cinismo assoluto e descritto senza un briciolo di umanità per cui non si capisce come Penelope potesse minimamente ascoltarlo, invece arriva quasi a sedurla, fino alla magnifica Charlize Theron, forse la più riuscita nella sua parte di Calypso, se non fosse perché è stata confusa un po' con qualcuno dei Lotofagi i quali dimoravano in ben altra sede, ebbene gli attori ce l'hanno messa tutta per dare il meglio di sé. Persino la povera Samantha Morton a cui è toccato l'ingrato compito di interpretare una Circe imbruttita oltre misura che pare una baraccata anziché una regina delle selve e che non si capisce come Ulisse possa aver trascorso un anno a deliziarsi con lei, come ci dice Omero ma che, giustamente, nel film scappa da lei più veloce della luce. Ma non senza che prima lei ci abbia ammannito sulla giustizia della sua punizione per quei soldatacci che sono in realtà dei porci imperialisti, andati ad ammazzare, bruciare e stuprare senza ritegno alcuno

Peccato che per i Greci la guerra di Troia fosse stata ben altro che una guerra imperialista, ma piuttosto una guerra di sopravvivenza, dato che Troia bloccava il passaggio verso il Mar Nero e quella che oggi si chiama Ucraina, martoriata più di allora per lo stesso motivo, le sue immense risorse alimentari (grano in primis) e minerarie. I Greci da Giasone in poi, il cui vello d'oro non era altro che il grano, dovevano per forza andare lì per sopravvivere e sopperire ad un terreno piuttosto impervio e pietroso.

Ci sono poi delle sequenze davvero esilaranti in questo film che ambirebbe ad essere onirico ma che manca del tutto del lirismo che accompagna ogni sogno ad occhi aperti, e a tratti fa davvero ridere come incontrando un Polifemo che non dice nulla, ha un solo occhio per giunta storto, e riesce pure a pizzicare ad ingoiare quasi al buio i compagni di Ulisse, o quando sbucano da un bosco giganti dotati di lucenti armature che sembrano uscite da un film di fantascienza o da un video game, e ributtano in mare i poveri Achei, rincorrendoli e maciullandoli davvero come fossero comandati da una Playstation. E che dire dell'Ade trasformato in una sorta di terra di Zombi i quali immancabilmente alla fine rincorrono i malcapitati venuti a disturbarli

In effetti questo è un film in cui scappano tutti, tranne lo spettatore che resta incollato dal capolavoro della fotografia di Hoyte van Hoytema che davvero supera in magia sia Circe che Calypso trasportandoci in un mondo dark, attraversato da lampi fugaci di luci, attraverso paesaggi incontaminati  e cangianti, quasi caleidoscopici fatti di acqua, deserto, notte, fuoco, grotte e tempeste con una fisicità tridimensionale che pochi film possono offrire. Anche il sonoro è davvero mirabile con Ludwig Göransson, che è riuscito ad evocare un tempo incastonato nel mito, restituendogli tutto il suo valore evocativo, con una partitura costruita anche su strumenti dell'antica Grecia e gong di bronzo.

Per cui forse questo film vale la pena di essere visto solo mediante le immagini e il sonoro, senza i dialoghi, che francamente spesso sono da fumetto, non da grande opera letteraria.

Purtroppo siamo abituati a queste operazioni cinematografiche che interpretano le grandi opere della letteratura mondiale solo in maniera spettacolare, e sempre più stupefacente con il passare del tempo, snaturando il valore letterario e i contenuti umani dei grandi capolavori del passato, specialmente in un'epoca in cui si leggono sempre meno libri, e si è sempre più ipnotizzati dai media e dalle piattaforme mediatiche televisive.

Non parliamo poi delle mutilazioni o storpiature iconografiche. Ulisse quando arriva all'isola di Nausicaa, personaggio chiave completamente rimosso, da Nolan, è nudo e ha perso tutto: nave compagni, bottino, persino i venti favorevoli, donatigli da un Eolo scomparso anch'esso in questo fumettone, e direi persino la sua identità, quando si presenta alla reggia dei Feaci, quasi non sa più che dire perché ha difficoltà persino a riconoscere se stesso. Sarà l'ospitalità e la gentilezza di coloro che rispettano la norma di Zeus onorando e non solo sfamando l'ospite, a restituirgli la sua regalità. L'amore vero di una donna che non potrà soddisfarlo, il vigore nel combattimento per i giochi istituiti in suo onore, e la sua autocoscienza nel racconto da cui si dipana l'Odissea e che invece Nolan fa fare da Ulisse a Calypso, a restituirgli se stesso. Solo un Re, riconosce un altro Re, così Ulisse potrà tornare ad Itaca con una nave regale, ma nelle vesti di un furbo mendicante, per poi vendicarsi facendo strage del Proci, una strage che nel film appare davvero estenuante, fino a non finire mai e che sicuramente poteva durare dieci minuti in meno.

Tralasciamo, per non incorrere nel “politicamente corretto” la carnagione scura di Elena, descritta da Omero “dalle bianche braccia λευκώλενος” e bionda anche da Esiodo e Saffo "ξανθὴν Ἑλένην", e Clitemnestra che era sua sorella  ma non gemella perché avevano padri diversi, Atena dagli occhi azzurri γλαυκώπις che non vediamo nemmeno da lontano nella sua fisionomia originaria  e che nel film invece di essere protagonista, appare quasi in sordina. Quando il woke si unisce al politically correct il risultato è solo esilarante e la vera cultura va a farsi benedire

Ma perché oggi non si fa più vera cultura ed arte con il cinema come qualche decennio fa? Perché come per i bilanci degli Stati, "ce lo dicono i mercati", se non si fa un gran spettacolo e cassetta accontentando i gusti di un po' tutti gli spettatori, anche se sono volgari ed ignoranti, l'opera non passa

Per cui godiamoci questo fumettone dark, ma se proprio volete un po' di cultura leggetevi l'Odissea e se non potete in greco usate almeno la traduzione di un grande poeta come Emilio Villa oppure rivedetevi il capolavoro prodotto dalla RAI quasi sessant'anni fa, non li dimostra davvero come Omero non dimostra mai la sua età, solo in questo caso, in quello di una vera opera d'arte si può davvero dire “age is only a number”

Per fare davvero cultura bisogna entrare in una dimensione in cui la fatica e il coraggio sono la via d'accesso, sicuramente non la fretta di ottenere risultati spettacolari..ce lo dice persino Omero quando si rivolge ad Ulisse prima che entri nel palazzo di Alcinoo, re dei Feaci e ritrovi se stesso:

“Entra, e non avere timore nell'animo: un uomo che ha coraggio riesce meglio in ogni cosa” 

Ma questo Nolan, che ha rimosso i Feaci, forse non lo sa

Carlo Felici