Diciamolo francamente, Nolan sa far spettacolo, ma come sceneggiatore, almeno nel caso del suo ultimo kolossal: l'Odissea, lascia molto a desiderare. E sicuramente Omero merita di più di essere divulgato come un fumettone dark
In un'epoca in cui essere sorpresi dagli effetti speciali e vivere un film senza riflettere troppo, ma stando incollati sulla sedia senza un attimo di respiro, questo può pure funzionare.
Ma quando si ha a che fare con un poema che ha sfidato i millenni, che la civiltà ellenica usava come “manuale educativo” anche nelle scuole, che ha ispirato una miriade di artisti, in tutti i tempi fino ad oggi, bisogna stare molto attenti, non tanto agli effetti, quanto ai contenuti
E questa trasposizione cinematografica, bisogna dirlo chiaramente, è davvero povera di contenuti, presenta infatti una sceneggiatura che pare scritta in quattro e quattr'otto, tanto per fare stare in piedi uno spettacolo che deve avere come scopo quello di stupire
Ma il povero Ulisse qui, nel suo delirio onirico nella sua vicissitudine bellica, non assomiglia nemmeno lontanamente al protagonista di Apocalypse now, sebbene evochi abbastanza apertamente la cattiva coscienza di un'America che va in guerra senza sapere perché, seguendo pedissequamente i suoi capi, per poi uscirne stordita e senza più nemmeno una identità
La bravura di Matt Damon nell'interpretare questo smarrimento è davvero straordinaria, bisogna dire un capolavoro di interpretazione artistica della serie..non so che sto facendo, né perché, non so nemmeno dove vado ma right or wrong this is my country.
Diciamo che un po' tutti gli attori si son dati un gran da fare, dalla splendida Anna Hathaway, che interpreta una Penelope combattuta tra la nostalgia e la brama di dimostrare che una donna governa come e più di un uomo, a Tom Holland, un Telemaco che vorrebbe dimostrare chissà che e menar sempre le mani, anche se poi le prende sempre, a John Leguizamo che interpreta un Eumeo molto invecchiato mezzo cieco che non si sa nemmeno come faccia a riconoscere Ulisse, al potente Menelao, ben interpretato da un Jon Bernthal intabarrato in una armatura nera che starebbe bene ad un nazista ante litteram ma che, senza, pare un bullo del Bronx, e che dire di Robert Pattirson che interpreta un Antinoo manipolatore combattuto tra seduzione e cinismo assoluto e descritto senza un briciolo di umanità per cui non si capisce come Penelope potesse minimamente ascoltarlo, invece arriva quasi a sedurla, fino alla magnifica Charlize Theron, forse la più riuscita nella sua parte di Calypso, se non fosse perché è stata confusa un po' con qualcuno dei Lotofagi i quali dimoravano in ben altra sede, ebbene gli attori ce l'hanno messa tutta per dare il meglio di sé. Persino la povera Samantha Morton a cui è toccato l'ingrato compito di interpretare una Circe imbruttita oltre misura che pare una baraccata anziché una regina delle selve e che non si capisce come Ulisse possa aver trascorso un anno a deliziarsi con lei, come ci dice Omero ma che, giustamente, nel film scappa da lei più veloce della luce. Ma non senza che prima lei ci abbia ammannito sulla giustizia della sua punizione per quei soldatacci che sono in realtà dei porci imperialisti, andati ad ammazzare, bruciare e stuprare senza ritegno alcuno
Peccato che per i Greci la guerra di Troia fosse stata ben altro che una guerra imperialista, ma piuttosto una guerra di sopravvivenza, dato che Troia bloccava il passaggio verso il Mar Nero e quella che oggi si chiama Ucraina, martoriata più di allora per lo stesso motivo, le sue immense risorse alimentari (grano in primis) e minerarie. I Greci da Giasone in poi, il cui vello d'oro non era altro che il grano, dovevano per forza andare lì per sopravvivere e sopperire ad un terreno piuttosto impervio e pietroso.
Ci sono poi delle sequenze davvero esilaranti in questo film che ambirebbe ad essere onirico ma che manca del tutto del lirismo che accompagna ogni sogno ad occhi aperti, e a tratti fa davvero ridere come incontrando un Polifemo che non dice nulla, ha un solo occhio per giunta storto, e riesce pure a pizzicare ad ingoiare quasi al buio i compagni di Ulisse, o quando sbucano da un bosco giganti dotati di lucenti armature che sembrano uscite da un film di fantascienza o da un video game, e ributtano in mare i poveri Achei, rincorrendoli e maciullandoli davvero come fossero comandati da una Playstation. E che dire dell'Ade trasformato in una sorta di terra di Zombi i quali immancabilmente alla fine rincorrono i malcapitati venuti a disturbarli
In effetti questo è un film in cui scappano tutti, tranne lo spettatore che resta incollato dal capolavoro della fotografia di Hoyte van Hoytema che davvero supera in magia sia Circe che Calypso trasportandoci in un mondo dark, attraversato da lampi fugaci di luci, attraverso paesaggi incontaminati e cangianti, quasi caleidoscopici fatti di acqua, deserto, notte, fuoco, grotte e tempeste con una fisicità tridimensionale che pochi film possono offrire. Anche il sonoro è davvero mirabile con Ludwig Göransson, che è riuscito ad evocare un tempo incastonato nel mito, restituendogli tutto il suo valore evocativo, con una partitura costruita anche su strumenti dell'antica Grecia e gong di bronzo.
Per cui forse questo film vale la pena di essere visto solo mediante le immagini e il sonoro, senza i dialoghi, che francamente spesso sono da fumetto, non da grande opera letteraria.
Purtroppo siamo abituati a queste operazioni cinematografiche che interpretano le grandi opere della letteratura mondiale solo in maniera spettacolare, e sempre più stupefacente con il passare del tempo, snaturando il valore letterario e i contenuti umani dei grandi capolavori del passato, specialmente in un'epoca in cui si leggono sempre meno libri, e si è sempre più ipnotizzati dai media e dalle piattaforme mediatiche televisive.
Non parliamo poi delle mutilazioni o storpiature iconografiche. Ulisse quando arriva all'isola di Nausicaa, personaggio chiave completamente rimosso, da Nolan, è nudo e ha perso tutto: nave compagni, bottino, persino i venti favorevoli, donatigli da un Eolo scomparso anch'esso in questo fumettone, e direi persino la sua identità, quando si presenta alla reggia dei Feaci, quasi non sa più che dire perché ha difficoltà persino a riconoscere se stesso. Sarà l'ospitalità e la gentilezza di coloro che rispettano la norma di Zeus onorando e non solo sfamando l'ospite, a restituirgli la sua regalità. L'amore vero di una donna che non potrà soddisfarlo, il vigore nel combattimento per i giochi istituiti in suo onore, e la sua autocoscienza nel racconto da cui si dipana l'Odissea e che invece Nolan fa fare da Ulisse a Calypso, a restituirgli se stesso. Solo un Re, riconosce un altro Re, così Ulisse potrà tornare ad Itaca con una nave regale, ma nelle vesti di un furbo mendicante, per poi vendicarsi facendo strage del Proci, una strage che nel film appare davvero estenuante, fino a non finire mai e che sicuramente poteva durare dieci minuti in meno.
Tralasciamo, per non incorrere nel “politicamente corretto” la carnagione scura di Elena, descritta da Omero “dalle bianche braccia λευκώλενος” e bionda anche da Esiodo e Saffo "ξανθὴν Ἑλένην", e Clitemnestra che era sua sorella ma non gemella perché avevano padri diversi, Atena dagli occhi azzurri γλαυκώπις che non vediamo nemmeno da lontano nella sua fisionomia originaria e che nel film invece di essere protagonista, appare quasi in sordina. Quando il woke si unisce al politically correct il risultato è solo esilarante e la vera cultura va a farsi benedire
Ma perché oggi non si fa più vera cultura ed arte con il cinema come qualche decennio fa? Perché come per i bilanci degli Stati, "ce lo dicono i mercati", se non si fa un gran spettacolo e cassetta accontentando i gusti di un po' tutti gli spettatori, anche se sono volgari ed ignoranti, l'opera non passa
Per cui godiamoci questo fumettone dark, ma se proprio volete un po' di cultura leggetevi l'Odissea e se non potete in greco usate almeno la traduzione di un grande poeta come Emilio Villa oppure rivedetevi il capolavoro prodotto dalla RAI quasi sessant'anni fa, non li dimostra davvero come Omero non dimostra mai la sua età, solo in questo caso, in quello di una vera opera d'arte si può davvero dire “age is only a number”
Per fare davvero cultura bisogna entrare in una dimensione in cui la fatica e il coraggio sono la via d'accesso, sicuramente non la fretta di ottenere risultati spettacolari..ce lo dice persino Omero quando si rivolge ad Ulisse prima che entri nel palazzo di Alcinoo, re dei Feaci e ritrovi se stesso:
“Entra, e non avere timore nell'animo: un uomo che ha coraggio riesce meglio in ogni cosa”
Ma questo Nolan, che ha rimosso i Feaci, forse non lo sa
Carlo Felici

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