Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

martedì 4 marzo 2025

INTER DUAS TERTIUM NON DATUR

 


Il recente vertice di Londra si è rivelato degno di una seduta spiritica magari forse meglio da svolgersi in un castello scozzese sempre che la Scozia resti nella Gran Bretagna

Già, perché più che un vertice europeo, esso è sembrato una allegra (ma non troppo) rimpatriata di fantasmi che, di recente, non hanno fatto di meglio che aleggiare sul continente senza decidere nulla di serio, tranne osservare scrupolosamente bilanci e tasse e programmare altre spese.

Poche settimane fa abbiamo avuto un vertice a sei, ora la riunione è stata con ben 19 membri, della più varia e singolare provenienza

Immancabilmente presente Ursula con der Leyen che però, oltre a reclamare guerra ad oltranza contro la Russia, non pare sia capace prendere decisioni o di fare altro altro se non proporre missili, carri armati, aerei, cannoni e via dicendo. Non sembra che ospedali, scuole, trasporti, infrastrutture per la sicurezza idrogeologica interessino molto alla campionessa delle grandi coalizioni europee.

La sua presenza infatti, in qualità di Presidente della Commissione europea e quella di Costa, che presiede il Parlamento europeo, non sono qualificate per prendere decisioni in nome di tutti i Paesi della UE.

Ci stava pure il Ministro degli Esteri turco, nonostante la spocchia che l'Europa ha sempre mostrato sull'entrata della Turchia nella UE, e solo perché l'esercito turco è uno dei più qualificati e potenti dell'area europea e mediterranea.

La singolare presenza anche del Presidente rumeno contestato a furor di popolo e quella di un cancellerie tedesco appena silurato dalle recenti elezioni politiche in Germania, ha reso questa riunione alquanto farsesca

Infine, nonostante la presenza delle maggiori autorità danesi, finlandesi e svedesi, mancavano del tutto i rappresentanti delle Repubbliche Baltiche che rischiano di più nel confronto con la Russia.

Allora si capisce bene che, nonostante le velleità dei leaders inglese e francese che magari, sotto sotto, ambiscono ad avere una egemonia militare in Europa o almeno ad assumere un ruolo di guida nell'eventualità di un confronto militare con la Russia, intervenendo in Ucraina, gli “allegri fantasmi” riuniti a Londra non hanno prodotto una emerita onanistica soluzione, tanto per usare un elegante eufemismo

Più o meno come a Parigi poche settimane fa, il vertice europeo si è concluso con un nulla di fatto. Né Francia né Inghilterra sono in grado di raccogliere intorno a sé un concreto consenso che assicuri una azione decisa e risolutiva.

L'Europa è una forza economica, ma resta una nullità sul piano politico e militare.

Con buona pace di tutti quelli che andranno a manifestare in piazza convocati dal menestrello di Repubblica, reclamando una Europa che non c'è come nell'opera teatrale "Aspettando Godot".

Dalla caduta del Muro di Berlino la UE ha solo saputo allargarsi come un organismo che ingrassa, ma più diventa grosso e più resta impacciato a condurre la sua vita sedentaria, senza un minimo di agilità e forza. Dalla crisi jugoslava a quella ucraina, l'Europa ha brillato solo per la sua impotenza

E adesso si agita scompostamente perché tra Trump che minaccia dazi e ritiro dalla NATO (che non farà mai) non sa più trovare ciò che dai tempi dell'Impero Romano, non ha più avuto: unità territoriale, politica e militare

Forse quindi, mutatis mutandis, varrebbe la pena di indossare un cappellino rosso con scritto Make Roman Empire Great Again, se non ci fosse dietro l'angolo il rischio di essere accusati di neofascismo. Il fatto è però che mentre il fascismo fu una caricatura dell'antica Roma, quella che dovrebbe essere l'Europa unita nata appunto dai trattati di Roma, quasi settanta anni fa, nasce proprio dall'ossatura del Diritto Romano, debitamente aggiornato ed applicato in un modo o nell'altro a tutti gli Stati europei

Perché l'Europa non sa trovare una leadership? Mentre l'Impero romano la trovava nonostante a guidarlo fossero gli imperatori provenienti dalle etnie più disparate al suo interno?

Perché l'Europa, nonostante la UE, è tuttora sciovinista. È tuttora protesa ad esaltare le singole identità dei singoli Stati Europei, a discapito di quella identità che un tempo, valse, dall'imperatore Caracalla in poi, per il civis romanus in tutto l'impero, dall'Atlantico al Mar Nero o Ponto Eusino, come si chiamava allora.

Noi non siamo e non vogliamo essere ancora cittadini europei, in primo luogo e minacciamo tuttora come in certi Stati europei, ulteriori scissioni identitarie interne, su cui le grandi potenze hanno buon gioco per sobillare gli appetiti locali anche a scapito di guerre e contrasti politici dirompenti, come vediamo pure in Italia, con i nostalgici della Padania o addirittura del Regno delle due Sicilie

Il “civis romanus” è molto lontano dall'identità europea e ad evocarlo non sarà certo il saluto pseudo-romano di qualche esaltato nostalgico di una romanità di cartapesta.

L'essenza del “civis romanus”, quella per cui si poteva andare in battaglia “scatenando l'inferno” era connaturata all'indissolubile legame che, la parola “civitas”, nel suo significante, evocava col duplice significato di “civiltà” e di “città”, nel riconoscimento cioè che il diritto della "città" di Roma era una forma di "civiltà" condivisa tra popoli tra i più eterogenei per religione, etnia e cultura, tale era la discriminante tra il “fas” e il “nefas” che separava il giusto, il lecito, dall'ingiusto e dall'illecito, che dovrebbe essere tuttora l'anima del diritto internazionale. Dove lo “ius” che garantiva il “fas” era calpestato, Roma interveniva con tutta la forza delle sue legioni etnicamente molto eterogenee, ma unite nel riconoscersi nella “civitas” che in molti casi ambivano a guidare e rappresentare anche quando l'Impero lasciò il posto ai cosiddetti “regni romano-barbarici”

Nella storia millenaria della civiltà umana, forse solo l'Islam è stato in grado di contrastare questa sorta di diritto universale, ponendosi di fronte ad esso come una “civitas” alternativa. Ma non di certo a livello globale, in cui nelle istituzioni universalmente riconosciute, tuttora la “civitas” del diritto romano costituisce, debitamente aggiornata, l'ossatura delle principali istituzioni legislative mondiali

Siamo perciò portati a credere che la mancanza di vera unitarietà della prassi politica e militare europea risieda nella mancanza di una identità comune radicata nell'animo dei popoli europei

Cosa mai potrà evocarla di nuovo?

Chissà, magari la lingua latina recentemente ripristinata nelle scuole medie italiane

Se il suo studio diventasse, come avveniva fino al 1600, obbligatorio per tutte le istituzioni politiche e culturali europee, se diventasse la lingua ufficiale, non solo della Chiesa Cattolica, ma di tutta l'Europa, anche a livello di contatti internazionali e diplomatici, forse gli europei, comincerebbero a pensare con un'altra mentalità, più logica, più concreta, più produttiva

Fino a capire definitivamente che INTER DUAS TERTIUM NON DATUR. Che tra gli interessi di due superpotenze militari e politiche, un terzo soggetto politicamente e militarmente insignificante non ha alcuna possibilità di inserirsi per esercitare un ruolo che sia al contempo vantaggioso, e universalmente e civilmente valido

E in conclusione saprebbero nel loro animo e nel loro cuore, prima ancora di tradurlo, cosa vuol dire

UBI MAIOR MINOR CESSAT, con buona pace delle facce blu a stelle gialle.

Carlo Felici


domenica 2 marzo 2025

ABBANDONARE GLI INCUBI



Se la situazione non fosse estremamente seria con tutti i morti che si susseguono in Ucraina da ben più di dieci anni, e le macerie di interi villaggi e città spianate, l'incontro tra Trump e Zelensky che resterà nella storia come uno dei più singolari in campo diplomatico, tanto per usare un eufemismo, si potrebbe tranquillamente inserire in una puntata delle “comiche finali”. Mancava infatti solo Pulcinella che facesse capolino dietro Zelensky con il suo “mazzarocco” a dare la “legnata” ultimativa, in effetti come ha sottolineato Trump, in tempi di spettacolarizzazione di tutto, una “ottima televisione”

Ma siccome la situazione è alquanto problematica, cerchiamo di non lasciarci suggestionare solo dagli ultimi minuti enfatizzati da tutti i media, e analizziamo l'incontro nella sua interezza.

L'incontro non era iniziato male, con Trump che riconosceva l'importanza del lavoro fatto con Zelensky e la disponibilità ad un incontro con Putin per trovare un accordo risolutivo.

Zelensky, pur riconoscendo la disponibilità e il lavoro di Trump esordisce con una frase che lascia preludere tutto il resto “se Trump riuscirà a fermare Putin, questo dovrà essere affisso sulle pareti della Casa bianca”, frase questa ad effetto che dimostra il pieno scetticismo del leader ucraino sulla riuscita dell'impresa

Il resto non è un altro che un seguito di battute tra chi è convito di riuscire a trovare una soluzione negoziale, e un altro che invece è pienamente scettico che tale impresa non avverrà mai oppure non verrà rispettata da Putin. Praticamente un cortese dialogo tra sordi

Il Presidente USA che ripete di essere convinto di arrivare al “cessate il fuoco” e quello ucraino che ripete sommessamente che anche se ci si arriverà non verrà rispettato, praticamente lasciando intendere a tutta la stampa e al pubblico americano che Trump è un illuso e un incapace e non manterrà mai quello che ha promesso e che solo Putin deve pagare i danni di guerra.

A quel punto si scatena anche l'ironia del pubblico sul vestiario di Zelensky che non ha mai abbandonato il suo monotonissimo grigioverde in una sorta di look bellicistico ad oltranza. Ma Trump persino lo difende dicendo che gli piace come è vestito.

Ce n'è abbastanza perché la “rissa dialettica” possa scatenarsi con una sorta di “tiro al piccione viaggiatore”. Quando Vance interviene ricordandogli che si stanno tentando tutte le strade ed è inutile dire che tanto non si approderà a nulla, Zelensky risponde con una certa supponenza chiamando il Vicepresidente JD e non con il suo titolo istituzionale, inevitabilmente JD si irrita e gli ricorda però senza alzare i toni che Zelensky è il primo ad avere problemi militari perché non ha più gente disposta a combattere e deve costringere gli uomini ad andare al fronte

Ma lui a questo punto sale sul piedistallo, lui che è venuto a chiedere garanzie per il suo Paese, preferirebbe dire agli americani cosa devono fare, e si mostra incredulo e scettico su quello che faranno e gli stanno dicendo.

Il confronto con il Vicepresidente, che gli ricorda di avere fatto campagna elettorale per i suoi avversari battuti, culmina quando Zelensky si rivolge a lui chiedendogli se è mai stato in Ucraina, come a replicare..tu non sai di cosa stai parlando e diventa insostenibile quando lo stesso Zelensky si rivolge a Trump dicendogli testualmente “durante una guerra ognuno ha problemi, persino voi, ma voi avete un bell'oceano e non sentite i problemi ora, ma voi li sentirete nel futuro”

A questo punto la comica finale è bella che partita. Zelensky, non solo è arrivato ad un incontro dicendo in continuazione che non ha fiducia nelle capacità del Presidente americano di arrivare ad un accordo, ma indossa ora pure gli abiti del profeta di sventura per tutto il popolo americano...con il suo sottinteso...non sapete a cosa andate incontro.

Inevitabilmente Trump interviene ricordandogli che lui non ha alcun diritto di dire agli americani cosa sentiranno in futuro, che sta solo cercando di risolvere un problema e se è venuto per quello, non ha nessun diritto di dare ordini o presagire il futuro di chi cerca di aiutarlo a risolverlo. Le parole testuali di Trump sono “you are not in the position to dictate that”, non sei nella posizione di dare direttive (ovvio dati i suoi risultati sul campo e nonostante gli aiuti militari ricevuti).

Ricordiamoci che Zelensky è riuscito a silurare l'unico suo generale vittorioso, perché troppo popolare e troppo “stratega”, più o meno come se, mutatis mutandis, ci fosse stato Cadorna a governare l'Italia nel 1917 e non volesse cambiare una strategia suicida.

Ma Zelensky più che, mutatis mutandis, sembra ora essere “in mutande”, dato che non sa più che pesci prendere e ne becca solo in faccia dall'unico che ha forza e mezzi per poterlo aiutare

Il “nuovo sceriffo” in città sta quindi per cacciarlo, ricordandogli che è solo un “giocatore d'azzardo” con una posta troppo alta per lui e senza uno straccio di carta in mano per potere vincere.

In effetti, a questo punto, manca solo Pulcinella che sbuchi alle spalle del povero Zelenzsky con il suo “mazzarocco” castigatore.

Plaudire alla gogna mediatica e al “trappolone” in cui si è ficcato il leader ucraino ci pare davvero poco opportuno, non mancheremo quindi di stile, enfatizzando una umiliazione diplomatica in diretta televisiva mondiale che sicuramente ha fatto piegare in due dalle risate l'unico responsabile dell'invasione di uno Stato sovrano che però non ha saputo rispettare le sue minoranze interne. Da noi lo fece Hitler quando, con la complicità inerte delle autorità e dei combattenti residuali fascisti e repubblichini si riprese in un batter d'occhio Trentino Alto Adige e Venezia Giulia ribattezzandoli con i nomi di province del Reich tedesco. Non lo ha fatto l'Italia democratica e repubblicana concedendo ampia autonomia fiscale, economica e culturale alle regioni tedescofone, tanto che oggi abbiamo un campione di fama mondiale in campo tennistico, che proviene da quei territori, il quale sventola il Tricolore italiano, non quello Austro ungarico. Forse perché i sudtirolesi sono più contenti di gestire le loro tasse nel loro territorio anziché farsi spremere dall'Austria.

Ma questo esempio di grande civiltà purtroppo non ha fatto scuola né dalle parti di Zelensky e nemmeno da quelle di Putin

E' del tutto evidente che abbiamo due personaggi in guerra tra loro che non sono affatto democratici, né rispettosi delle minoranze zittite inesorabilmente, e persino quelle religiose in Ucraina, e tanto meno disposti ad avere un dialogo interno con i loro oppositori

Quindi la panzana che andiamo a difendere la democrazia in Ucraina, per favore, cerchiamo di non bercela. Uno che vieta in Costituzione le elezioni durante la guerra che fa scriverci pure che non si devono fare negoziati con Putin, evidentemente è solo arroccato sul suo potere sperando di spaventare tutti coloro a cui chiede aiuto. Ma quando è arrivato a voler spaventare la più grande superpotenza militare globale, davvero è tornato penosamente alla sua vocazione iniziale di comico televisivo.

Ne abbiamo avuti anche noi di comici con velleità politiche, ma almeno hanno lasciato un movimento, o partito che ha dimostrato di poter sopravvivere, il premier ucraino sta dimostrando di non lasciar sopravvivere nemmeno il suo popolo e va a negoziare un trattato sullo sfruttamento di terre rare, senza supporre minimamente che chi le sfrutterà si guarderà bene dal non tutelare i suoi interessi. Ma è ovvio che questo Trump non può dirlo senza che le trattative non siano nemmeno iniziate.

Ora Zelensky andrà in Europa cercando di avere le stesse garanzie che non è riuscito ad ottenere per ora da Trump, magari dall'Inghilterra o dalla Francia, pur sapendo benissimo che nessuno Stato europeo è in grado da solo di tutelarne altri, anche solo per il fatto che una egemonia di un qualsiasi Stato in Europa, riporterebbe il nostro continente più guerrafondaio del mondo, nel baratro più profondo della sua storia. L'Europa, a questo punto, è messa alla prova e se riuscirà a bypassare Trump ottenendo una pace negoziata da Putin, farà la sua storia come mai prima, dalla seconda guerra mondiale in poi. E' dubbio che possa ottenerla minacciando una guerra ad oltranza contro la Russia, così come è dubbio che Putin possa trovare validi interlocutori, con la stessa forza di Trump.  Ma certamente il futuro resta aperto

Si dovrà trovare prima o poi una soluzione a questa crisi. Personalmente credo che Putin sia più interessato a fare affari con l'Europa piuttosto che a dominarla, garantendosi una fascia di sicurezza ai suoi confini. Ovviamente l'Europa non deve farsi mettere i piedi in testa da Putin. Il problema è che un conflitto permanente con la Russia per l'Europa tutta è solo un modo per autodistruggersi, in una sorta di suicidio continentale, di cui saranno solo altri continenti già sviluppati o in via di sviluppo ad avvantaggiarsi. Prima tra tutti la Cina. 

Putin ha un problema interno molto grosso, mantenere la sua popolarità ad un livello molto alto, per contrastare gli oligarchi che minacciano il suo potere e per tenere buono un popolo che non ha mai amato la guerra, e che fu l'unico in Europa, ad abbandonarla in nome di una rivoluzione. Oltre a ciò, anche a vincere il nazismo prima degli americani e degli inglesi. Ma quello era il popolo sovietico, ancora fiducioso in ideali non ancora traditi dalla sua nomenklatra. Oggi il popolo russo non è diverso da quei popoli occidentali in cui benessere, denaro, ricchezza, spettacoli e buoni ristoranti e vacanze sono le maggiori attrattive con il profitto che generano e con i beni che vengono consumati. Quindi Putin è per forza spinto a dover compensare i sacrifici militari con i sogni di gloria e di grandezza non tanto di un impero che non fu capace di sostenere né vincere un confronto bellico mondiale, ma di quella che fu la vera grandezza della Russia con l'URSS.

 La Russia non ha più soldati sovietici a combattere, quelli che si gettavano alla carica contro i carri armati tedeschi gridando URRAH. Ha giovani europei che vorrebbero godersi una Europa di pace esattamente come tutti gli altri giovani europei che circolano in Europa. La chiave per risolvere questa crisi è rimuoverne gli artefici e rendere di nuovo protagonisti i popoli ucraino e russo. Che sono da sempre popoli fratelli.

 Peccato che l'ideologia di un tempo sia morta del tutto. Il Socialismo pacifista da sempre tradito in Europa dallo sciovinismo fin dalla prima guerra mondiale, ma non in Russia e nemmeno in Italia (almeno di questo dovremmo vantarci con buona pace del mascellone nostrano finito come si sa) dovrebbe tornare protagonista e non sostenitore della guerra e dei dittatori, come pure appare nel laburismo inglese odierno.

 Allora forse rivedremo come in un effimero Natale del primo degli anni della Grande Guerra, soldati uscire dalle trincee e abbracciarsi abbandonando le loro armi e confidando in un comune futuro di vita, libertà e giustizia. 

Solo un sogno? 

Forse, ma tutt'altro che un incubo come quello odierno. 


Carlo Felici






giovedì 27 febbraio 2025

L'ETA' DELLA NEBBIA DORATA

 



In genere scrivo recensioni per film, non per brevi video auto celebrativi postati su Facebook ma stavolta mi tocca perché, uno di quelli è decisamente fuori misura.

Sappiamo bene che Trump va spesso fuori dalle righe con i suoi interventi che non sempre corrispondono ai suoi propositi, per cui non è il caso di prenderlo troppo sul serio, a volte.

I fatti recenti comunque dimostrano che l'intento di “pacificatore” lo sta perseguendo, sia in Ucraina che in Palestina.

E' il “come” che ci lascia alquanto perplessi, sia in un caso che nell'altro

Nel caso Ucraino siamo passati da una amministrazione USA che pareva rivolta a sostenere una guerra ad oltranza per cacciare l'invasore russo, con tutto l'accodamento europeo al suo seguito, ad un'altra che invece persegue l'obiettivo opposto: pace ad oltranza, fino a votare contro una risoluzione ONU di condanna della Russia come Paese invasore. Pochi sono stati nella storia voltafaccia di tale portata, di tale natura e di così grandi conseguenze, ovviamente anche in questo caso l'Europa, che è come l'isola che “non c'è” di Peter Pan, e che segue pedissequamente gli USA anche quando questi ultimi la disprezzano, è costretta a una curva parabolica che, a confronto, quella di Monza impallidisce, rischiando ovviamente di andare a schiantarsi fuori pista con il suo sostegno ad oltranza ad una causa già persa in partenza, quella di cacciare e umiliare i russi. In questo l'Europa è ormai sola, nonostante i sogni napoleonici di Macron e le velleità belliciste del partito Laburista inglese che dovrebbe invece, da buon partito socialista, sostenere la causa della pace. Non parliamo poi della Germania che ormai si è consegnata ad una grande coalizione guidata dal conservatore tedesco Friedrich Merz, ex fiduciario di uno dei gruppi finanziari più potenti negli USA: BlackRock, avendo vinto le elezioni in Germania con un plagio del programma dell'ultradestra di AFD,

Gli USA avranno vinto, avendo incassato già l'entrata di Svezia e Finlandia nella NATO, assicurandosi lo sfruttamento mediante le loro multinazionali, delle rare risorse minerarie e anche alimentari di una parte cospicua dell'Ucraina e, dopo avere venduto armi per miliardi di dollari ai poveri ucraini che si sono fatti massacrare per la loro indipendenza, faranno accordi convenienti anche con la Russia, già avendo in programma di riprendere i rapporti commerciali interrotti in passato con le sanzioni. E ovviamente avendo reso impossibile definitivamente ogni vantaggiosa collaborazione tra Russia ed Europa

Di sicuro anche Putin canterà vittoria nella nuova “guerra patriottica” condotta a suon di mercenari, importati pure dalla Corea del Nord, incassando consensi e potere che ovviamente lo renderanno insostituibile.

Gli unici perdenti saranno gli europei, esclusi da accordi bilaterali e frustrati sia nei loro intenti libertari e bellicisti sia pure da ogni eventuale vantaggio in Ucraina ed in Russia. L'Europa anziché battere un colpo per far sentire la sua presenza, batte in ritirata ed è battuta su tutti i fronti. E intanto finché non si giunge ad un vero cessate il fuoco, la guerra sembra incrudelirsi sempre di più, per una sorta di gara sanguinosissima per ottenere il maggior vantaggio territoriale possibile.

Anche in Palestina la situazione resta precaria, nonostante la consegna di ostaggi e la fragile tregua raggiunta, però Trump pare sia ormai convinto che Gaza diverrà una sorta di Bengodi in cui piovono dollari dal cielo, svettano grattacieli come a Dubai, danzano trans in spiaggia alla faccia del dichiarato “esistono solo due generi”, evidentemente il nuovo sceriffo in città sa bene che quando circolano tanti soldi, questi moltiplicano anche i generi, facendo crescere la barba pure alle danzatrici del ventre. Immancabilmente compare anche il fedelissimo Elon, che trangugia dolci a profusione, senza riguardo ovviamente per chi a Gaza è morto di fame e stenti

Svetta su tutto la statua d'oro di Trump a segnare una nuova era, che finché dura fa verdura, anzi no, verdoni, la quale assomiglia molto a quelle che un tempo erano erette in Irak a Saddam Hussein con la variante del modello “vitello grasso d'oro”

Ma la cosa più disgustosa di questo video non è tanto il bimbo col palloncino d'oro formato Trump, né la danzatrice del ventre che sculetta danzando con lui. No, è lo stesso Trump sulla spiaggia seduto su una sdraio accanto a colui che ha spianato Gaza come un rullo compressore senza badare ad organizzazioni umanitarie, a morti ammazzati senza pietà tra donne, vecchi e bambini e diremmo pure a ostaggi sepolti dalle macerie, che ora si gode con lui il sole in una Gaza da cui sono stati deportati, “ripulendola”, quasi tutti i Palestinesi. E quei bimbi che escono dalla caverna, non sono certo quelli che, come nel mito platonico, vanno incontro alla luce del buono, del bello e del vero. Perché l'unica verità bella e buona del loro futuro, in questa prospettiva così ben delineata da una Intelligenza tanto artificiale quanto artificiosa, potrà essere, nella migliore delle ipotesi, quella dei camerieri o dei servi a buon mercato dei ricconi che arriveranno a Gaza come in un porto franco in cui si eludono il fisco e si fanno affari di tutti i tipi, riciclando ogni cosa, persino le danzatrici barbute. Dove il dissenso è rimosso come le macerie e la spazzatura, dove nessun palestinese potrà reclamare il diritto di essere padrone a casa propria.

Così una nebbia nefasta è destinata a coprire le illusioni artificiali che restano a delineare il nostro destino di trogloditi mediatici, mentre sparisce il vero Sole dell'Avvenire che alimentava gli ideali di Libertà e Giustizia Sociale.

Chissà se pure il buon Dio se ne è accorto, di sicuro un Papa che, anche con un filo di fiato in gola rimasto e confinato in ospedale, non smette di predicarlo, sì, se ne è accorto

Un meteorite si sta avvicinando alla Terra, l'asteroide 2024 ON, per ora gli scienziati dicono che il rischio di collisione è basso..

Speriamo che il buon Dio, nel frattempo non cambi idea, trovando ancora sul nostro pianeta almeno ancora “cinquanta giusti”, ma forse, dato l'andazzo, ne basterebbero tre...io mammeta e tu.


Carlo Felici

lunedì 17 febbraio 2025

PERDERE "UTILMENTE" LA SPERANZA

 



Le cronache di questi giorni sono state focalizzate su due discorsi importanti, uno è quello del Presidente Mattarella, l'altro quello del Vicepresidente americano Vance.

Il denominatore comune di questi discorsi è l'Europa, difesa a spada tratta da Mattarella che ne ha lodato la storia e la imprescindibilità come modello di pace e di integrazione tra popoli, avendo garantito quasi 80 anni di pace tra gli Stati più rissosi e guerrafondai del mondo, parlando tra l'altro di “Cooperazione e non competizione. Fraternità laddove regimi e governi avevano voluto seminare odio” Il Presidente ha anche lodato le opportunità giunte con la globalizzazione affermando che essa “ha prodotto un livello di integrazione internazionale e di crescita senza precedenti nel corso della storia. Miliardi di persone sono uscite dalla povertà. Scambi di conoscenze e opportunità sono aumentati esponenzialmente, il progresso scientifico ha compiuto passi in avanti impensabili e ha permesso applicazioni pratiche in ogni settore della vita umana”

Il discorso è proseguito con alcune domande cruciali: “L’Europa intende essere oggetto nella disputa internazionale, area in cui altri esercitino la loro influenza, o, invece, divenire soggetto di politica internazionale, nell’affermazione dei valori della propria civiltà?

Può accettare di essere schiacciata tra oligarchie e autocrazie? Con, al massimo, la prospettiva di un “vassallaggio felice”. Bisogna scegliere: essere “protetti” oppure essere “protagonisti?”

Purtroppo però il passaggio tanto enfatizzato, per la reazione russa è stato quello con un paragone storico a dir poco alquanto azzardato, Mattarella infatti, in una parte del suo discorso in cui ricorda un periodo della storia d'Europa in cui prevalse il criterio della dominazione anziché quello della cooperazione, generando guerre di conquista, in particolare con il progetto del Terzo Reich, afferma testualmente che “L'odierna aggressione russa all'Ucraina è di questa natura”. Questa dichiarazione è sicuramente sbrigativa e decontestualizzata sia diacronicamente che sincronicamente, anche se ogni invasione di uno Stato sovrano è da condannare fermamente, soprattutto quando comporta un numero esorbitante di vittime civili.

Cominciamo col dire che Terzo Reich e URSS adottarono sicuramente un criterio di cooperazione che facilitò la nascita del conflitto mondiale con il patto Molotov Ribbentrop, finalizzato però ad una dominazione non tanto dell'Europa tutta, ma di quella orientale inizialmente.

Questo patto consentì per quasi due anni alla Germania di giovarsi di derrate alimentari e materie prime necessarie per invadere il resto d'Europa, sconfiggere la Francia e costringere l'Inghilterra ad avere un bisogno vitale degli Stati Uniti. Fu solo dalla primavera inoltrata del 1941 che Hitler ruppe quel patto scellerato e attaccando la Russia, andò incontro alla sua fine.

Nessuno poteva pensare allora che l'URSS avrebbe resistito alle armate naziste che penetrarono in una Ucraina anche compiacente, come un coltello nel burro, anche a costo di più di 25 milioni di morti che sacrificarono le loro vite affinché il mondo conoscesse anche l'orrore di Auschwitz.

Quell'Armata Rossa per prima liberò l'Europa dall'orrore nazista, e lo sbarco in Sicilia e in Normandia avvennero ben dopo la vittoria che a tutti sembrava impossibile dei russi a Stalingrado. Quei russi combattevano per la “Santa Russia” più che per una ideologia, tanto che quella guerra viene tuttora ricordata in Russia come “grande guerra patriottica”, è quindi comprensibile che paragonare la Russia al Terzo Reich possa essere considerato “blasfemia” verso una “santa Patria” e oltraggioso verso più di 25 milioni di morti immolatisi non tanto per Stalin ma soprattutto per quella “santa causa”

Demonizzare la Russia fino a paragonarla al Terzo Reich esattamente come il pietoso tentativo di equiparare la svastica nazista alla Falce e Martello, in una corbelleria storica senza eguali, dimostra non soltanto una penosa conoscenza della storia, ma anche una arrogante velleità di manipolarla, né più e né meno di come fanno certi regimi totalitari

Questa Europa di cui tanto ci si prodiga nel lodare “le magnifiche sorti e progressive”, ma forse sarebbe meglio “prograssive” dato che, come abbiamo visto con la Grecia, non si fa scrupolo di ingrassare anche sulle miserie altrui, quanta pace ha saputo garantire non solo nel mondo ma anche al suo interno? Pensiamo alla ex Jugoslavia, al Kosovo, a Cipro, all'Irlanda, ai Paesi Baschi, persino alla Catalogna, e ai numerosi e perduranti fenomeni sciovinisti e terroristi al suo interno.

Pensiamo, ma pare ci abbia già pensato un Vance anche con qualche velleità di presbiopia, a come il politically correct sia divenuto ferrea legge e disciplina soprattutto nell'addomesticamento dei media, tutti uguali, che ormai nascondono il dissenso soprattutto quando genera scontri ad opera delle classi sociali più disagiate

Citiamo alcuni passaggi non riportati dai media del discorso di Vance: “lo scorso ottobre, solo pochi mesi fa, il governo scozzese ha iniziato a distribuire lettere ai cittadini le cui case si trovano all’interno delle cosiddette zone di accesso sicuro. Avvertendoli che anche la preghiera privata all’interno delle proprie case può costituire una violazione della legge. Naturalmente, il governo invita segnalare qualsiasi concittadino sospettato di reato di pensiero. In Gran Bretagna e in tutta Europa, la libertà di parola, temo, è in ritirata.”... “Ora siamo al punto in cui la situazione è diventata così grave che lo scorso dicembre la Romania ha annullato i risultati delle elezioni presidenziali sulla base dei fragili sospetti di un’agenzia di intelligence e delle enormi pressioni dei suoi vicini continentali....”Ma se la vostra democrazia può essere distrutta con poche centinaia di migliaia di dollari di pubblicità digitale da un paese straniero, allora non era molto forte fin dall’inizio.” In effetti in America si può udire tutto e il contrario di tutto, ma alla fine la democrazia emerge comunque, ancora non sappiamo se e con quanto margine avesse vinto Biden le elezioni, ma di sicuro sappiamo che Trump le ha stravinte. E nessuno ha avuto il minimo dubbio nel merito.

Negli USA la polizia che compie abusi viene sbattuta senza pietà in prima pagina, e anche nei media. Da noi non bastano nemmeno le denunce di coloro che vengono umiliati e malmenati, purtroppo in certi casi fino alla morte per fare emergere subito la verità.

E non parliamo di fenomeni non meno eclatanti avvenuti in Grecia, Germania, Francia ed altri paesi durante le proteste di massa in piazza e soprattutto per tutelare la vita e la dignità di chi ha abitato sino ad ora in Palestina. Ma su questo anche gli USA sono ampiamente reticenti.

Se vogliamo davvero apprendere la lezione della storia non facciamo paragoni assurdi, né in senso diacronico mettendo sullo stesso piano svastica e falce e martello, né in senso sincronico, lasciando intendere che siamo tornati al 1938, se non altro perché manca un altisonante Duce con la pretesa di cartapesta di fare l'arbitro della pace.

Oggi manca tutta una Europa che ha rivelato palesemente la sua impotenza e pochezza in ambito internazionale nel corso di tutte le crisi avvenute negli ultimi 35 anni, dalla caduta del muro di Berlino, mai l'Europa è riuscita all'unisono a imporre una pace e nemmeno ad accreditarsi seriamente per una efficace mediazione, vedendo al suo interno vanificarsi il futuro stesso delle sue giovani generazioni, ridotte a stipendi da fame e a un destino da nomade itinerante, per qualche soldo in più, con l'aggravante di non essersi presa cura del suo debito collettivo né di avere rimesso ai Paesi più poveri i loro debiti. E l'Europa cristiana ancora prega dicendo “Rimetti a noi i nostri debiti così come noi li rimettiamo ai nostri debitori”?

Per forza che ha ormai bisogno di imporre i suoi assurdi veti anche sulla sua stessa identità storica e persino sui presepi a scuola...Non era evidentemente una congrega di affaristi che si adattano a qualsiasi evenienza per trarne profitto sia in pace che in guerra, ciò che pensavano i padri fondatori di una cittadinanza europea. Non era certamente una Europa che ha rinunciato da tempo ai criteri di Libertà e Giustizia Sociale, lasciando intrappolare i media dalle sue classi dirigenti e lasciando marcire i suoi servizi pubblici e sociali con privatizzazioni selvagge e speculative.

Ora questa Europa che una volta sembrava avere una grande testa e piedi d'argilla, vede chinare anche il suo bel testolone che pende e si scuote ormai perso nella sua demenziale impotenza. Le grandi locomotive d'Europa non sanno più che pesci prendere, fino a ieri sostenitrici della guerra ad oltranza per respingere la Russia, dopo che hanno lasciato incancrenire la situazione ucraina dal 2014, ignorando gli eccidi, l'incendio della casa dei sindacati ad Odessa con tutti i suoi morti bruciati vivi, i bombardamenti nelle zone russofone, ad opera dell'esercito di Kiev e delle milizie neonaziste. Ecco sig. Presidente Mattarella si ricordi per cortesia che le uniche bandiere con croce uncinata durante questa guerra, hanno sventolato a fianco dell'esercito ucraino in quel Paese, spianando interi villaggi ben prima che intervenisse l'esercito russo, anche con bandiere rosse e falce e martello, ma ovviamente, nulla a che vedere con una Armata Rossa che avanzava a furor di popolo senza milizie mercenarie.

Ora i tanti detrattori del “nuovo sceriffo in città” devono fare i conti con l'unico che può assicurare la pace sia in Europa che in Palestina, anche se con il rischio di trasformare Gaza in un mega resort, meta privilegiata di tutte le mafie come un tempo era Cuba

C'è una alternativa, cara e vecchia Europa? Sai trovarla? Sai fare giustizia con la tua politica e il tuo esercito più del nuovo sceriffo in città con il tuo Settimo Cavalleggeri o sudi sette camicie solo per restare a guardare? O non riesci nemmeno a battere un colpo per far vedere che ci sei? Non parliamo poi del nostro governo, prima in tanta fregola di assistere al giuramento del “nuovo sceriffo”, e ora completamente snobbato sui dazi e costretto a barcamenarsi tra un allineamento europeo e una genuflessione allo sceriffo. E questo sarebbe il Paese di Garibaldi e Mazzini...ma anche di Moro, Craxi, Berlinguer, La Malfa e Andreotti? Quando votavi chi ti rappresentava e la percentuale era di più dell'80%, e oggi è meno della metà?

Un Paese nella terra di mezzo del Mediterraneo, dimezzato in prestigio ed importanza e ridotto a mezza sega nel contesto internazionale, coi giovani che girano l'Italia e l'Europa in cerca di un job, un lavoretto a meno di mille euro al mese, dove in famiglia ci si scanna e i figli li fanno soprattutto gli immigrati

IL buon Monicelli diceva: “Quello che in Italia non c’è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione che non c’è mai stata in Italia… c’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti”.

Il fatto è che qui i “rivoluzionari” alla fine si rivelano o comici o affaristi e te li compri con quattro soldi. Molto lontano è il tempo in cui si moriva per amor di Patria e di libertà, con Mazzini e Garibaldi sui bastioni di Roma, troppo lontano per sentirsi davvero “Fratelli di Italia”. E' stato deturpato pure l'ultimo anelito di un giovane poeta guerriero, ridotto a slogan per uno dei tanti partiti abbarbicati al potere che si tengono dentro anche ministri rinviati a giudizio

Così è morta anche la speranza, ma è un bene, sempre richiamando alla mente le parole del Maestro Monicelli: “la speranza di cui parlate è una trappola, una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni. La speranza è quella di quelli che ti dicono che Dio…state buoni, state zitti, pregate che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà. Intanto, perciò, adesso, state buoni: ci sarà un aldilà. Così dice questo: state buoni, tornate a casa. Sì siete dei precari, ma tanto fra 2 o 3 mesi vi riassumiamo ancora, vi daremo il posto. State buoni, andate a casa e…stanno tutti buoni. Mai avere speranza ! la speranza è una trappola, una cosa infame inventata da chi comanda.”

Ecco forse bisognerebbe insegnare a scuola, come prima cosa, a perdere la speranza e finirla di fare gli imbonitori, perché perdere la speranza magari è anche meglio di avere una coscienza di classe, perché perdere davvero ogni speranza rende ciascuno pronto a tutto, cosciente che davvero non ha più nulla da perdere.

Carlo Felici

martedì 4 febbraio 2025

ITACA IL RITORNO

 




Il film “Itaca, il ritorno” ci offre una nuova prospettiva per scrutare un mito e un topos, cioè una storia che è stata una delle fondazioni, se non proprio la fondazione per eccellenza, della letteratura occidentale ed un luogo non solo della memoria, ma anche dell'animo e della profondità della nostra psiche

E' il ritorno dell'eroe nella sua Patria, Odisseo, come giustamente viene chiamato col suo originario nome greco, approda ad Itaca e affronta l'ultima fase del suo destino.

Sballottato dai marosi e da divinità avverse o invidiose, il politropos, l'uomo dalle mille risorse mentali, torna ormai nudo nella sua terra e deve riscattare il suo nome, il suo rango e la sua sposa dalle insidie dei pretendenti che aspirano a lei e contemporaneamente al trono di Itaca.

Il protagonista è uno straordinario Ralph Fiennes scolpito nella sua nudità segnata dal tempo e intatto nella sua carica espressiva con una intramontabile Juliette Binoshe dopo quasi 30 anni dal “Paziente inglese” ancora a recitare insieme.

La sceneggiatura a tre mani, quelle di Pasolini, Edward Bond e John Collee ci offre uno sguardo nuovo su un personaggio intramontabile che ha riempito migliaia di pagine di letteratura antica e moderna. Anche il “nostos”, il tema del ritorno, come metafora esistenziale e non solo come esperienza itonerante, è piuttosto ricorrente anche nell'antichità. Basti solo pensare al De Reditu (Il ritorno) di Rutilio Namaziano come struggente viaggio all'interno di una civiltà romana in disfacimento, o anche all'Ulisse di Joyce come straordinario percorso interiore negli oscuri meandri della psiche umana.

Ulisse è il protetto di Atena, la dea della phronesis, la saggezza del saper fare la cosa giusta anche nelle circostanze peggiori, la dea che ha dato il nome alla città madre della civiltà ellenica.

Ulisse incarna quella figura umana che è prototipo dell'agire, dell'estraniarsi e del saper tornare, anche se completamente trasformati o nudi, alla propria identità

Ed il film inizia proprio così, con un Odisseo nudo sbattuto sulla sua isola dalla sua nemesis, dall'aver saputo vincere una guerra, ma senza bottino, senza nemmeno riportare i suoi compagni a casa. Finalmente vediamo un Odisseo che non ha l'orgoglio del re tradito, la smania di riprendere una moglie perduta, o la brama di riconquistare il potere.

Vediamo un Odisseo che torna in Patria profugo, ormai estraneo ai suoi luoghi più famigliari e la cui missione è più salvarsi e salvare i suoi cari da una imminente caccia all'uomo, che ritrovare trionfante il suo trono, vediamo un uomo messo a nudo da un destino che, come compenso per avere distrutto una città e una civiltà con tutte le sue vittime innocenti, gli ha tolto tutto, mettendolo a nudo, lo ha privato di tutto, tranne la sua caparbia astuzia.

Ma proprio con quella saprà ritrovare il suo talamo nascosto e condividere la sua nostalgia con una sposa ancora fedele ad un uomo, con tutte le sue debolezze, e non ad un eroe di una guerra vinta ma perduta al tempo stesso. La maschera dell'uomo segnato dal tempo e dalle sue disavventure, Ralph Fiennes ha saputo indossarla magnificamente anche senza tanti artifici, e nella sceneggiatura c'è un punto in cui anche la vendetta feroce, accompagnata dal ménos, il sacro furore, si arresta stupefatta proprio davanti al peggiore antagonista di Odisseo, un Antinoo che quasi aveva fatto breccia nel cuore di Penelope per l'ostinato desiderio di amarla come donna anziché come regina, tanto da volere la morte del suo figlio, per non avere nessun antagonista. E proprio Telemaco sarà il suo giustiziere, mentre sua madre urla di non farlo.

Ciascuno di noi ha dentro un Odisseo, ciascuno di noi si perde nel corso della vita, nelle più variegate vicissitudini quotidiane, da quelle più banali a quelle più tragiche. Ma ognuno di noi conserva la nostalgia del suo genius loci, quella dimensione esistenziale originaria, quella età dell'oro della psiche, a cui fare ritorno disperatamente nel corso di tutta una vita. Talvolta è un genitore, talvolta un congiunto, talvolta un figlio, talvolta un nonno, una spiaggia, un bosco, una casa, persino uno sgabuzzino per nascondersi. Itaca non è mai troppo lontana per chi ha un cuore e non dimentica di averlo. “τέτλαθι δὲ κραδίη, καὶ κύντερον ἄλλο ποτ᾽ ἔτλης” «cuore sopporta, soffristi dolori anche più “mordaci”» (Odissea XX, 18)

Carlo Felici

venerdì 31 gennaio 2025

BABYZEN





Babygirl non è un film per tutti, e non perché è vietato ai minori di 14 anni, non è nemmeno un film erotico e neppure un thriller

Io lo definirei una commedia hegeliana a sfondo iniziatico. Infatti presenta una tesi, con una donna in carriera potente ma inconsapevole delle sue paure e frustrazioni, una antitesi, con l'irruzione nella sua vita di un giovane che dovrebbe dipendere da lei ma che rovescia non solo il suo ruolo di potere, ma anche i suoi consolidati riferimenti esistenziali, mediante una intensa relazione sessuale, finalizzata allo scardinamento del suo ego di donna matura, ma ancora bambina inconsapevole dei suoi desideri più profondi. E alla fine una sintesi, in cui alla conclusione della storia, dopo un bagno in piscina che assume un valore purificatore, una sua confessione che assume il valore di una kenosis, e un confronto scontro a tre, finito senza traumi, con lei che recupera se stessa in una dimensione di maggiore forza e consapevolezza.

Non è un film per tutti perché la maggior parte della gente non sa leggere la dinamica profonda della storia e si ferma ad una sbrigativa lettura erotica o ai rapporti di potere.

Ma il ragazzo che la protagonista incontra e la quale è interpretata da una stupenda Nicole Kidman capace nel pieno della sua maturità di dare al suo personaggio una complessità e completezza straordinaria, ebbene lo stagista che diventa padrone non è la parte maschile di un rapporto sado-maso. Egli piuttosto agisce come un monaco Zen che frantuma l'ego della donna e sfugge da ogni attaccamento e dipendenza per poi lasciare la donna alla sua ritrovata forza e consapevolezza di vivere meglio la sua vita  famigliare e professionale.

La donna infatti alla fine non solo è in grado di vivere meglio anche sessualmente il suo rapporto matrimoniale, ma anche di reagire con forza al ricatto sessuale del suo capo.

Non c'è una morale nel film, ma soltanto il dispiegamento dialettico di un itinerario interiore che bisogna saper leggere con intelligenza e sensibilità forse per capire che Dio talvolta ci viene incontro anche travestito da demonio, ma non per farci del male, se sappiamo riconoscerlo e cogliere la sua opportunità. Nicole Kidman ha meritato in pieno il riconoscimento conferitole con la coppa Volpi e forse meriterebbe anche di più per aver saputo fare da straordinario fulcro in una storia che ruota tutta intorno al suo personaggio in un misto di straordinaria forza, fragilità e versatilità che probabilmente sono le doti non solo dell'attrice ma anche di una donna con una bellezza e con una bravura  intramontabili.

Carlo Felici

venerdì 15 novembre 2024

WHO'S AFRAID OF THE BIG BAD WOLF?





La canzoncina “Chi ha paura del lupo cattivo?” si adatta in particolare a quanto viene scritto da molti su Elon Musk in questi giorni, soprattutto dai detrattori di Trump che imputano alle immense risorse di Musk la sua vittoria, sottovalutando completamente la scelta del popolo americano.

Ma chi è veramente Elon Musk? Un genio della creatività mediatica e tecnologica attuale, una sorta di Leonardo dei nostri giorni (considerando che anche Leonardo non disdegnava di mettersi al servizio dei potenti di allora, costruendo anche macchine da guerra)? Oppure il capo di una sorta di Spectre, che ci ricorda i primi film di 007, con lo scopo di arrivare a costruire una rete talmente potente da condizionare più o meno tutti i governi dell'Occidente?

Nell'uno e nell'altro caso mi pare che si sopravvaluti questo personaggio e non lo si inquadri nella sua giusta dimensione.

Chi ha visto Megalopolis non avrà difficoltà ad associare Elon Musk al Cesare-Catilinia del film che si erge nella sua città e nel suo tempo con la sua genialità futurista, capace di concepire l'impossibile per una sorta di utopia da realizzare in particolare per le classi dirigenti del futuro, parte di una famiglia di eletti, in base alle loro capacità intellettive e creative.

Ma Elon Musk non è nemmeno quello.

E' sempre quel ragazzino bullizzato, che ha saputo, grazie alla sua resilienza e alle sue straordinarie capacità intellettive, superare ogni difficoltà nella sua vita, facendo di ogni ostacolo una risorsa, e sapendo cogliere perfettamente i segni del suo tempo, con straordinaria rapidità ed efficacia.

La sua storia è una sequela di continui cambiamenti e di impegno per realizzare continuamente progetti innovativi, e non tanto per acquisire sempre maggiore potere. Musk ha ottenuto sempre maggiore influenza spesso perché le sue intuizioni si sono rivelate efficaci, anche se hanno prodotto enormi resistenze nell'ambito di un apparto che ha continuato a lungo a speculare su armamenti e sfruttamento di materie prime fossili.

Non è un caso che Alan Friedman, sempre compromesso con i “poteri forti” in America, lo consideri un pericolo. Ma Elon Musk è davvero un pericolo per l'umanità oppure una straordinaria opportunità?

Sappiamo bene, anche mediante le riflessioni filosofiche di Heidegger, Severino e Galimberti, che la Tecnica con la T maiuscola è la vera padrona, da tempo, del destino umano, film come Matrix hanno saputo rappresentare da anni questo fenomeno dei nostri giorni. La Tecnica è la padrona dei “rimedi” che Nietzsche già definiva da oltre un secolo “peggiori dei mali” con cui l'umanità ha cercato di esorcizzare il “thauma”, non la meraviglia, ma l'orrore arcano di dover vivere, ammalarsi e morire, da cui sono nate tutte le religioni e le filosofie, e che il Buddha aveva scoperto per primo. Quei “rimedi” spesso sono finiti in pseudo valori fittizi, vincolati ad esigenze di potere, e talmente conflittuali tra loro da produrre guerre di religione, ideologiche ed olocausti, sacrificando per primi i loro fondatori.

Ebbene Elon Musk ha capito che, se non si può addomesticare la Tecnica, si può almeno tentare di montare sulla sua groppa e cavalcarla come fa un bravo cow boy in un rodeo, senza esserne disarcionato.

Le sue creazioni, in campo mediatico e tecnologico hanno avuto sempre lo stesso fine: cercare di configurare un futuro per una umanità che, se continua a sperperare risorse e a sfruttare con intensità crescente le materie prime fossili di questo pianeta, rischia seriamente di suicidarsi. O a causa di guerre sempre più dirompenti per il controllo di tali fonti energetiche oppure per l'innalzamento della temperatura globale e per l'invadenza dei rifiuti in ogni angolo del pianeta

L'errore principale di chi critica Elon Musk è quello di inquadrarlo in categorie ammuffite: destra sinistra che persino Mazzini 175 anni fa definiva obsolete, ma sulle quali si sono costruite consorterie di potere inossidabili che solo apparentemente si contrappongono, ma in realtà sono perfettamente solidali nel voler mantenere i loro privilegi e il controllo totale della politica e dell'economia dei loro Paesi

Elon Musk ha saputo muoversi nel panorama politico del suo Paese, molto più duttile rispetto al nostro, avendo sempre chiaro il suo obiettivo il quale non è avere potere a tutti i costi, ma poter innovare  senza avere intralci. Non di rado il suo ottimismo e il suo entusiasmo lo hanno reso molto poco diplomatico e apparentemente molto poco democratico, ma non si può non essere consapevoli che, per quanti soldi possa avere investito nella campagna elettorale di Trump, quelli dei suoi oppositori erano persino maggiormente cospicui, e che senza che lo stesso popolo americano fosse stato convinto delle opportunità mostrate sia da Trump che da Musk, per rimettere seriamente in moto gli USA, con gran parte dell'apparato mediatico contrapposto a lui, Trump non avrebbe mai vinto.

Musk pensa ed agisce con la velocità cibernetica, non con i tempi della diplomazia e della politica, sembra già vivere in una terra futura, non di anni, ma di secoli, che noi vediamo solo in film di fantascienza, ma che sta diventando rapidamente realtà, dove solo le persone che hanno seriamente introiettato l'esigenza di migliorarsi a beneficio del miglioramento di tutta l'umanità, possono efficacemente essere artefici dell'evoluzione di cui oggi il mondo ha bisogno

Forse è una famiglia di iniziati a tale compito? O solo un gruppo di persone che, superando gli steccati ideologici, politici, religiosi, senza lasciarsi condizionare da altro, focalizza la sua intenzione sul futuro necessario e possibile per tutti noi?

E' del tutto evidente che, procedendo con le vecchie categorie della politica, che presuppongono dialettica, confronto, scontro, lotta di classe e via dicendo, tutto ciò appare solo come un terribile processo autoritario. Ma, a pensarci bene, cosa c'è di più autoritario di una politica rivelatasi del tutto autoreferenziale, lasciando marcire le esigenze vere del popolo, servizi sociali, beni comuni, possibilità di lavoro stabili, opportunità di crescita e di innovazione?

Chiedete agli apparati di sicurezza e di polizia se sono in grado di anticipare seriamente le truffe e gli hackeraggi telematici, specialmente se viaggiano alla velocità della luce sfruttando le monete virtuali. Le economie di molti Paesi oggi sprofondano nei debiti, perché non sanno crescere mediante l'innovazione specialmente mediatica e tecnologica, e questo impaludamento rende i governi sempre più autoritari e insensibili a qualsiasi sorta di opposizione, fino a manganellare senza pietà chi protesta

Allora dove sta l'autoritarismo? 

Musk ha fondato e ristrutturato varie aziende con estrema competenza, altrimenti sarebbe già fallito e sarebbe stato fatto fuori da un mercato mobilissimo ed estremamente basato sull'efficienza. Uno dei suoi progetti è stata OpenAI per rendere accessibile le AI a tutti, il suo scopo dichiarato è “contrastare le grandi aziende che possono guadagnare troppo potere attraverso il possesso di sistemi super-intelligenti dedicati agli utili, così come i governi che possono utilizzare le AI per ottenere il potere, ma anche per opprimere i cittadini” E questo vi sembra un progetto autoritario o rivoluzionario in un mondo sempre più oligarchico in cui la tecnologia viene messa sempre di più al servizio di precisi interessi economici e politici?

Acquisendo Twitter Elon Musk ha condotto una straordinaria campagna di pulizia mediatica, agendo in nome della trasparenza e della efficienza. Molti account erano stati scoperti falsi, prima dell'accordo e oltre a denunciarli Musk licenziò anche i manager e tutti i responsabili

Nel 2022 bloccò i profili di alcuni giornalisti che avevano violato la sua privacy, e la Commissione Europea considerò persino tale violazione come libertà di informazione e dei media.

Nonostante gli attacchi permanenti che egli subisce e sicuramente continuerà a subire per la sua straordinaria influenza, esattamente come altri personaggi alla stregua di Julian Assange o Pavel Durov, Musk continua ad essere nel mirino dei suoi potenti nemici, quindi non stupisce che egli abbia trovato dei potenti amici a sostenerlo.

Ma i suoi riconoscimenti parlano da soli, per quanto riguarda le sue abilità.

L'American Institute of Aeronautics and Astronautics lo ha premiato con il George M. Low Space Transportation Award, per il  “contributo più rilevante nello sviluppo di sistemi di trasporto spaziale commerciale, usando innovativi approcci a basso prezzo" La Kitty Hawk Fondation lo ha definito “Living Legend in Aviation”. Ha vinto il premio Werner Von Braun della Società Spaziale Nazionale e anche il  Premio Heinlein per avanzamenti nella commercializzazione spaziale La Space Foundation lo ha inserito nell'ambito degli eroi spaziali più popolari.

Non si può dubitare quindi che i suoi successi derivino da competenze estremamente rilevanti e precise, e non certamente soltanto da opportuni appoggi politici

Elon Musk ha un solo difetto, quello di pensare che tutto il mondo possa agire e pensare con la sua stessa velocità e che gli apparati istituzionali possano essere influenzati dalle sue opinioni, ma forse questo è quello che temiamo noi e non lui.

Se vuole esercitare una delicata funzione pubblica come quella che gli è stata affidata, mettendolo a capo del Dipartimento di Efficienza Governativa, deve anche imparare che un uomo con tali responsabilità deve sapere tenere a freno la lingua, perché le sue affermazioni non vengono lette mai come semplici opinioni, ma come tendenza di un apparato politico in costruzione.

Quindi una opinione sull'operato dei nostri apparati di giustizia, per quanto possa essere motivata da una palese inefficienza e da un riscontrato debordamento di settori della nostra magistratura in ambito politico, fino ad avere determinato con tangentopoli un vero e proprio terremoto globale istituzionale in Italia e senza alcun miglioramento in ambito politico, ebbene tale opinione resta comunque inopportuna. Sia perché viene facilmente strumentalizzata sia perché esula dal compito che un personaggio con tali responsabilità ha nel suo Paese e mette a serio rischio la compattezza e la efficacia della sua squadra.

Se Elon Musk vuole fare anche il politico, ebbene deve imparare molto rapidamente che le qualità di un politico efficace sono quelle di avere molta accortezza per ogni parola che dice in ogni contesto, molta diplomazia anche con i suoi più feroci avversari, molta fiducia da dare e ricevere nell'ambito della sua squadra e infine non deve mai perdere di vista il suo obiettivo con la carica che gli è stata conferita in base al consenso popolare

In una democrazia non si governa per privilegio dinastico o per una sorta di iniziazione al governo, ma solo perché il popolo conferisce un mandato, esercitando la sua sovranità nella convinzione che tale mandato venga svolto solo nell'interesse generale della volontà del popolo e che produca risultati efficaci per tutto il popolo

La più antica democrazia moderna del mondo non deve assolutamente dimenticare questo principio, assumendo piuttosto la fisionomia di un impero decadente, nemmeno per altro paragonabile a quello millenario romano, che cerca di rilanciarsi attraverso una élite di maghi delle cripto valute e della innovazione tecnologica e mediatica

 Il rischio di una configurazione di un sistema ipertecnologico e di comunicazione che vada oltre i controlli dei singoli Stati in maniera globale connesso alla introduzione e diffusione generalizzata di valute virtuali private è sempre più evidente. Così come lo è il rischio dell'uso di queste cripto valute in valori di scambio del tutto estranei alle economie che sono alla base di quelle che permangono essere le realtà socioeconomiche legate agli Stati democratici e alle loro istituzioni finanziarie e monetarie connesse alle loro Banche Centrali

Per di più si rischia lo scontro diretto tra cripto valute di diversa tendenza politica emergenti anche da Stati legati ad altre alleanze socio economiche come i BRICS, oltre che fornire lo strumento occulto di acquisto di beni illeciti come armi, droghe, materiale umano (dal commercio degli organi allo sfruttamento sessuale, fino all'immigrazione clandestina) nel dark web.

Di conseguenza se davvero Musk vuole raggiungere dei chiari obiettivi di innovazione e di progresso con il mandato che un Presidente eletto dal popolo gli ha conferito, deve essere consapevole di dovere agire con estrema prudenza, diplomazia e anche assoluta trasparenza. Una sua mossa falsa infatti può mettere a serio rischio non solo una squadra nascente, ma la stessa credibilità del progetto su cui si fonda l'alternativa che la nuova Amministrazione Americana ha proposto al suo elettorato vincendo le elezioni.

Diceva Charles Reese: “La credibilità, come la verginità può essere persa solo una volta e mai più recuperata” Attento dunque a come puoi perdere la tua come politico, Elon. Perché non potrai tornare indietro.

Carlo Felici