Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

venerdì 18 gennaio 2019

Il misterioso destino di ognuno di noi





Leonardo Boff* 

Ognuno di noi ha l'età dell'universo, che ha 13,7 miliardi di anni. Eravamo tutti virtualmente insieme in questo puntino, più piccolo della testa di uno spillo, ma pieno di energia e materia. La grande esplosione avvenne e generò le enormi stelle rosse all'interno delle quali si formarono tutti gli elementi fisico-chimici che compongono l’universo e tutti gli esseri. Siamo figli e figlie delle stelle e della polvere cosmica. Siamo anche quella porzione della Terra vivente che è arrivata a sentire, a pensare, ad amare e a venerare. Secondo noi la Terra e l'universo sentono di formare un grande “Tutto”. E possiamo sviluppare la consapevolezza di questa appartenenza.
Qual è il nostro posto all'interno di questo “Tutto”? Più precisamente, nel processo di evoluzione? All'interno di Madre Terra? All'interno della storia umana? Non ci è ancora permesso saperlo. Forse questa sarà la grande rivelazione quando faremo il passaggio alchemico da questo  lato della vita all'altro. Li, spero, tutto sarà chiaro e saremo sorpresi perché saremo tutti collegati, in modo ombelicale, formando l'immensa catena di esseri e il tessuto della vita. Cadremo, credo, nelle braccia di Dio-Padre-e-Madre di infinita misericordia per coloro che ne hanno bisogno a causa delle loro cattive azioni e in un eterno abbraccio amorevole per coloro che sono stati guidati dal bene e dall'amore. Dopo aver attraversato la clinica di Dio-misericordia, arriveranno anche gli altri.

domenica 13 gennaio 2019

CARLO ROSSELLI E TROZKI




                                                       di Carlo Felici

Varie volte il pensiero e l’esempio di Carlo Rosselli sono stati utilizzati da una certa pseudosinistra per giustificare una sorta di distacco dal marxismo, oppure un riformismo di tipo liberale, molto annacquato e sostanzialmente collateralista rispetto alla deriva neoliberista in atto, con un modello a senso unico di globalizzazione che tende a sfruttare popoli e materie prime per puri fini di profitto.
Lo fece Veltroni in Italia, ma ancor prima Craxi, ora ci prova maldestramente anche Calenda assieme ai sostenitori di un fantomatico terzo polo, e  bisogna dire che tali tentativi di recupero del pensiero di Rosselli appaiono sempre piuttosto grossolani e strumentali, almeno a chi conosce seriamente il pensiero e gli scritti di Carlo Rosselli. Il tutto rimane confinato nell’ambito di slogan, senza invece portare ad un serio approfondimento delle opere di Carlo Rosselli che, purtroppo, non sono nemmeno state ristampate frequentemente.
In particolare, è stato completamente messo in ombra sia il taglio rivoluzionario del contributo di Rosselli sia il forte legame che egli cercò di intraprendere con i movimenti rivoluzionari internazionalisti, compreso quello bolscevico di Trotsky.
Non molti sanno che Rosselli incontrò personalmente il rivoluzionario bolscevico ed ebbe con lui un fruttuoso scambio di idee, che però non si tradusse in una prospettiva ad ampio raggio, di collaborazione attiva ma che avrebbe potuto preludere, almeno in Spagna, ad una convergenza di azioni comuni.

Il tutto è documentato in un articolo-intervista di Carlo Rosselli uscito su Giustizia e Libertà a Parigi il 25 maggio 1934. Lo scritto è addirittura preceduto da una citazione dagli scritti giovanili dello stesso Trotsky in cui si dice: “La gioia più grande è quella della lotta per la grande causa della giustizia e della libertà” Rosselli volle quell’incontro per proporre al rivoluzionario sovietico una collaborazione alla rivista di GL, e nell’articolo trapela una chiara ammirazione nei suoi confronti, scrive Rosselli: “Vi fu mai nella storia esule più vittorioso? Una dopo l’altra si chiudono davanti a lui le frontiere, proletarie, borghesi. Le classi di governo sono prese da un immenso sgomento a ragione di quella vittoria che Trotsky porta seco, la rivoluzione d’Ottobre, onde il suo nome sarà ricordato nei secoli accanto a quello di Lenin. Né sorprende che la frontiera più arcigna sia quella della sua rivoluzione. L’eroe di ottobre è troppo dinamico, non c’è posto per lui in Russia nei periodi di quiete. E’ un genio da ammirarsi in segreto e a distanza, vicino è troppo incomodo e pericoloso..”
La conversazione tra i due non fu particolarmente lunga ma restò comunque significativa. Trotsky non escluse la sua collaborazione anche se conservò delle riserve pregiudiziali verso il movimento socialista rivoluzionario di Rosselli che gli ricordava la sua prima esperienza, poi superata, di social rivoluzionario a Nicolaieff. Gli disse Trotsky: “Credo di conoscervi e di essere abbastanza informato sul movimento Giustizia e Libertà, vi ho già incontrato più volte nella mia vita, nella lotta rivoluzionaria in Russia..” ma poi replicò seccamente: “Oggi siete feroci contro Mussolini e il fascismo, è naturale. Ma domani? Domani, quando tornerete in Italia e gli abissi tra le classi si spalancheranno, da che parte starete?”
Ma Rosselli replicò altrettanto duramente da vero rivoluzionario: “Crediamo di avere capito la lezione di Ottobre, la vostra lezione. Non attenderemo Costituenti. Non forniremo Kerenskj. Gli obiettivi supremi li conquisteremo subito. Giustizia e Libertà è un movimento giovane, appena agli inizi, non potete imprigionarlo nelle formule ed esperienze del passato”
Trotsky allora quasi si persuase e replicò: “Finché il fascismo era un fatto che si svolgeva ai margini della vita europea, si poteva supporre che il popolo italiano si sarebbe sottratto alla legge comune. Ma dopo la Germania, una rivoluzione italiana non sfuggirà ai binari obbligati” e quindi, messo di fronte ai concreti fatti dell’azione antifascista, non si sottrasse alla possibilità, un giorno, di poter collaborare, però, da vecchio bolscevico non si fece molte illusioni e concluse: “Ma domani, in pieno processo rivoluzionario, vi combatterò”. Egli infatti prevedeva una rottura netta tra borghesia e proletariato in Italia, insistendo sull’aut aut tra l’essere bolscevichi e leninisti o alleati della borghesia. Naturalmente Rosselli non ebbe difficoltà a replicare che in Italia il proletariato doveva necessariamente tener conto dei ceti medi e piccolo borghesi e che Trotsky stesso aveva sostenuto la tesi che dove la rivoluzione non segue il disastro militare è necessaria e inevitabile una lunga fase di transizione.
Il colloquio infine si chiuse per la necessità di Trotsky di adempiere ad altri impegni e l’impressione di Rosselli fu che il rivoluzionario russo fosse “prigioniero del suo passato, e della storia polemica con Stalin, col bolscevismo, che lo ha saccheggiato rinnegandolo”
Pur tuttavia Rosselli torna ad ammirarlo chiudendo il suo articolo con queste parole: “Trosky è la rivoluzione vittoriosa...e la limitazione [della sua opera] è piuttosto dovuta alla straordinaria forza di astrazione di un pensiero che si svolge nel suo intimo in modo così coerente e completo da non aver bisogno dei contributi altrui”..L’unico contributo di cui può avere bisogno uno come lui è quello di un popolo, conclude Rosselli, anche se dubita che questo popolo possa essere quello occidentale.
Perché ricordare oggi tutto questo?
Innanzitutto per sfatare una sorta di uso strumentale del pensiero di Rosselli in funzione pseudo liberale e antirivoluzionaria o contraria ad una vera e propria lotta di classe, di cui Rosselli, con Gobetti, lo ricorda esplicitamente in quel dialogo, voleva ardentemente essere partecipe e che oggi si configura nella contrapposizione tra potentati economico-finanziari, grandi multinazionali e masse destinate alla marginalizzazione, al precariato e allo sfruttamento delocalizzato. E poi anche per capire che attualmente, la migliore attuazione del pensiero social rivoluzionario di Rosselli che, non dimentichiamocelo, intende il liberalismo come il cammino della lotta per la libertà dall’oppressione del capitalismo che impone la miseria ai lavoratori, è la creazione di un partito che sia coerente con quel che egli stesso scrisse pochi mesi prima di morire, in circostanze non ancora del tutto chiarite, e che forse videro, proprio in funzione antisocialista e antitroskista, convergere gli sforzi congiunti dei servizi segreti fascisti e stalinisti.
Ricordiamo le sue parole sul bolscevismo e sulla Rivoluzione Russa:
"Prima di ogni consacrazione marxista e di ogni atrocità dittatoriale sta la rivoluzione che ha distrutto l’autocrazia, che ha dato la terra ai contadini. Questa rivoluzione noi l’amiamo e la difenderemo.
La rivoluzione non è la dittatura di Stalin, è evidente. Ma se fossimo posti a scegliere tra il mondo capitalista, così come ci fu rivelato dalla guerra e dalla crisi, e il mondo bolscevico dovremmo risolverci, non senza angosce, per il secondo.
Ma è questa alternativa che rifiutiamo; è questo dualismo rozzo e brutale – Dio o il Diavolo; il comunismo o il capitalismo – che ci ripugna. Tra Dio e il Diavolo stiamo, molto semplicemente, per l’Uomo. Il nostro sforzo sarà rivolto a superare il dissidio nel nome di una nuova sintesi; nel nome di un socialismo penetrato dall’idea di libertà nel quale i Piani servano gli uomini, e non gli uomini i Piani.
Se oggi difendiamo la rivoluzione russa è anche perché essa, malgrado tutti i suoi errori ed orrori, rappresenta nel mondo dell’economia l’alternativa. La dimostrata possibilità di esistenza di una economia collettivista è una esperienza interessante per il genere umano. L’economia collettivista era sino a ieri per la scienza ufficiale una eresia, una economia impossibile; in ogni caso una economia statica destinata al rapido crollo per la sua impotenza a risparmiare e accumulare" 
«Quaderni di Giustizia e Libertà», n. 2, marzo 1932
 Cosa scrisse Rosselli sui comunisti italiani è noto: "Probabilmente il Partito Comunista, così come è oggi è costituito e funziona, non può modificare i suoi caratteri essenziali.
Ma un nuovo partito unito del proletariato nel quale i comunisti portassero le loro grandi virtù di organizzazione, di disciplina, di entusiasmo, di lavoro, e trovassero quella libertà intellettuale, quel fermento critico che loro difetta, consentirebbe non solo di superare su un piano di rinnovamento e di vita la scissione proletaria, ma di condurre con risolutezza e con frutto la nuova politica dai comunisti auspicata."

 Rosselli lo scrisse quasi come in un testamento, il 9 aprile 1937..solo due mesi prima di morire.
 Questo oggi potrebbe essere tranquillamente il programma fondativo di un vero grande partito della sinistra solidamente ancorato all'Internazionale Socialista.  Carlo Rosselli resta un grande rivoluzionario sostenitore, ieri come oggi, di una lotta di classe che attualmente è da intendersi in forma globale, esattamente come Trotsky intendeva dovesse svolgersi la sua “rivoluzione permanente”. Cambiano senza dubbio, nel contingente, gli strumenti per concretizzarla, perché non abbiamo un’armata rossa in cui arruolarci, ma un mondo in cui scegliere da che parte stare. O dalla parte degli speculatori che fanno crescere i prezzi delle derrate alimentati e lucrano oltre che sui prezzi del cibo e delle materie prime anche sui fattori eversivi che spingono i popoli a ribellarsi, traendo enormi profitti dalle guerre che ne conseguono, oppure dalla parte di chi si ribella e coordina i suoi sforzi su scala globale, avendo ben chiaro in mente che una lotta comune, non può avere obiettivi meramente nazionalistici, ma mete convergenti condivise su scala planetaria.
“Il compito di una società socialista non è di distruggere la concorrenza degli uomini e delle organizzazioni ma di renderla veramente effettiva e libera” affermava Carlo Rosselli.

Carlo Felici

PS L'articolo-intervista di Rosselli si può trovare integralmente nel libro edito da Massari Editore della collana Contro Corrente, intitolato: Lev Trotsky "Scritti sull'Italia" introduzione e cura di Antonella Marazzi.

mercoledì 9 gennaio 2019

Contro il nuovo governo di ultra-destra san Giorgio ci aiuti




Leonardo Boff* 

Contro il nuovo governo di ultra-destra, furioso e persecutore, che già tocca i diritti fondamentali dei cittadini, in particolare i salari e le persone di un diverso orientamento sessuale, dobbiamo unire le nostre forze di resistenza e di critica, per l’imperativo etico di salvaguardare la democrazia e i beni comuni, che appartengono al popolo brasiliano.
Oltre a questo sforzo civico, abbiamo bisogno dell'aiuto del santo preferito dai cariocas, San Giorgio. La sua storia leggendaria può darci coraggio e forza.
Un terribile drago minacciava una piccola città nel Nord Africa. Richiedeva vite umane scelte a sorte. Un giorno, la sorte cadde sulla figlia del re. Questa con l’abito di sposa andò incontro alla morte. Ecco che San Giorgio irruppe con il suo cavallo bianco e la sua lunga lancia. Ferisce il drago e lo doma. Lega la sua bocca con la cintura della principessa e lo guida, docile come un agnello, fino al centro della città.
Dobbiamo interpretare questa leggenda in quanto può migliorare la nostra consapevolezza di chi siamo veramente. Seguo qui le riflessioni sulla psicologia analitica di Jung, soprattutto del suo allievo preferito, Erik Neumann (vedi la “Storia della origini della coscienza”, Astrolabio 1978). Secondo lui, il drago spaventoso e il cavaliere eroico sono due dimensioni dello stesso essere umano. Il drago in noi è il nostro inconscio, la nostra oscura ancestralità, le nostre ombre, la nostra rabbia e odio.

lunedì 24 dicembre 2018

Nonostante le tribolazioni celebriamo ancora il Natale


Leonardo Boff*

Viviamo nel mondo e nel nostro paese tempi oscuri. C'è molta rabbia e persino odio. Soprattutto, c'è una mancanza di sensibilità verso i nostri simili, specialmente verso i bambini, come il Bambino Gesù, che vivono per le strade e vengono maltrattati. Eppure viviamo l'umanità del nostro Dio che ha assunto la nostra condizione umana in modo contraddittorio.

Il cristianesimo non annuncia la morte di Dio, ma l'umanità, la benevolenza e l'amore misericordioso di Dio. Guardiamo il Bambino tra il bue e l'asino: in lui sorride la giovialità e l'eterna giovinezza di Dio stesso.

Sono passato per Betlemme di Giuda e udii un tenero sussurro. Era la voce di Maria cullando il suo figliolo: “Sole, figlio mio, come posso coprirti con i vestiti? Come ti allatterò, se sei tu a nutrire tutte le creature?

Dal presepe venne anche una voce angelica che mi disse: “O creatura umana, perché hai paura di Dio? Non vedi che sua madre avvolge in fasce il suo fragile piccolo corpo? Un bambino non minaccia nessuno. Ne condanna nessuno. Non ascolti il suo dolce pianto? Più che aiutare, ha bisogno di essere aiutato e portato in grembo”.

Non lasciamo che sia vero ciò che scrisse l'evangelista San Giovanni: “Venne fra i suoi e il suoi non lo hanno ricevuto”. Vogliamo essere tra coloro che Lo ricevono come nostro fratello e compagno.

L'arrivo di Dio nel mondo non è stato rumoroso. È sucesso ai margini della storia ufficiale, fuori città, nel mezzo della notte buia, in una grotta di animali. A Roma, capitale dell'impero e a Gerusalemme, il centro religioso del popolo di Israele, nessuno sapeva nulla. Quasi nessuno l’ha notato. Solo quelli che avevano un cuore semplice come i pastori di Betlemme andarono alla grotta dove il Divino Bambino tremava.

Il Natale ci offre la chiave per decifrare alcuni misteri insondabili della nostra dura esistenza. Gli esseri umani si sono sempre chiesti e richiesti: perché la fragilità della nostra esistenza? Perché l'umiliazione e la sofferenza? E Dio taceva. Ecco, a Natale arriva una risposta: Lui è diventato fragile come noi. Si è umiliato e ha sofferto come tutti gli umani. Questa era la risposta di Dio: non con parole ma con un gesto di identificazione. Non siamo più soli nella nostra immensa solitudine. Lui è con noi. Il suo nome è Gesù.

Il Natale rivela anche una risposta definitiva al significato dell'essere umano. Siamo un progetto infinito. Solo un infinito può realizzare la nostra piena umanità. Ecco, l'infinito diventa umano per l'umano per realizzare il suo progetto infinito. L'infinito divenne un essere umano così che l'essere umano divenne Infinito.

Per concludere niente di più toccante di questi versi di Fernando Pessoa, il grande poeta portoghese, sul Gesù Bambino:

È l'Eterno Bambino, il Dio che mancava.

Lui è l'umano che è naturale,

È il divino che sorride e gioca.

Ecco perché io so per certo

Che lui è il vero bambino Gesù.

È un bambino così umano che è divino.

Andiamo così d'accordo l'uno con l'altro.

In compagnia di tutto

Che mai pensiamo all'uno o all'altro.

venerdì 14 dicembre 2018

AUGURI, LEONARDO BOFF!

Con questo nuovo post di Leonardo Boff, festeggiamo i suoi 80 anni, di impegno, di preghiera, di condivisione della sorte delle creature più disgraziate della Terra, non solo umane, ma comprese le piante e gli animali.
Ne valeva la pena?
"Tutto vale la pena se l'anima non è piccola" lo diceva Pessoa e lo conferma Leonardo Boff.
E l'anima, con una vita come la sua, si dilata fino a raggiungere la dimensione dell'eternità e dell'infinito
Come e quando lo sa solo Dio
Auguri, Leonardo con tutto il nostro cuore!


STUPIDITÀ DELL’ANTI-GLOBALISMO
Leonardo Boff*



Si sta gonfiando in giro per il mondo un’onda anti-globalista. Forse perché poche erano le stupidaggini altrettanto retrive sparate nel mondo attuale. C’era un certo anti-globalismo, frutto del protezionismo di vari paesi che non minacciava il processo generale e irreversibile della globalizzazione. Questa è stata assunta come piattaforma politica da Donald Trump il quale, secondo il premio Nobel in economia Paul Krugman, sarebbe uno dei presidenti più stupidi della storia nordamericana. Lo stesso vale per il presidente eletto recentemente, capitano Bolsonaro e i suoi ministri dell’educazione e degli affari esteri negazionisti di questo fenomeno che soltanto i disinformati e pieni di preconcetti non riescono a percepire.

Perché si tratta di una sparata delle più insensate? Perché va direttamente contro la logica del processo storico irrefrenabile. Abbiamo raggiunto un livello nuovo della storia della Terra e dell’Umanità. Vediamo: sono migliaia di anni, che gli esseri umani, sorti e nati in Africa (siamo tutti Africani), cominciarono a disperdersi in giro per tutta la Terra, a cominciare dall’Eurasia e terminando con l’Oceania. Alla fine del paleolitico superiore, circa quaranta mila anni fa, circa un milione di persone già occupava tutto il pianeta. A partire dal secolo XVI cominciò una nuova diaspora.
Nel 1521 Fernando Magellano fece il periplo del pianeta,  comprovando che è rotondo. Ogni luogo può essere raggiunto a partire da qualsiasi luogo.

Il progetto colonialista europeo occidentalizzava il mondo. Grandi reti, specialmente commerciali allacciarono tutti con tutti. Questo processo è durato dal secolo XVII al secolo XIX quando l’imperialismo europeo, a ferro e fuoco, sottomise ai suoi interessi il mondo intero. Noi dall’estremo occidente siamo nati già globalizzati. Questo movimento si rinforzò nel secolo XX, dopo la seconda guerra mondiale. È arrivato al suo culmine ai giorni nostri quando le reti sociali avvicinano tutti alla velocità della luce, l’economia si è impadronita del processo, specialmente attraverso la “Grande Trasformazione” (K. Polanily) che ha significato il passaggio da un’economia di mercato a una società di mercato. Tutto e tutti, perfino le cose più sacre della verità e della religione diventarono merce. Karl Marx nella “Miseria della filosofia” (1847) chiamò questa cosa “corruzione generale” e “venalità universale”.

mercoledì 5 dicembre 2018

Dedicato ai soloni del sì come un disco rotto





                                               di Carlo Felici


Una delle scuse più frequenti adottate da coloro che non accettano che un governo democraticamente eletto, a prescindere dal fatto che piaccia o no, sia legittimato a governare, è che gli eventuali mali derivanti dal suo operato, sono dovuti ad un mancato nuovo meccanismo costituzionale del tutto superato con la vittoria del No nel recente referendum costituzionale, la quale, ricordiamolo bene, è stata una vittoria di larga maggioranza, acquisita anche con una partecipazione notevole di cittadini, cosa ben rara ormai in tornate referendarie, vittoria tale, del 60% circa dei No e con un'affluenza di più del 65% dei partecipanti, che, in genere è ormai anche difficile raggiungerla in normali tornate elettorali. Una vittoria, dunque, soprattutto della democrazia
Segno evidente che una Costituzione come la nostra, sebbene inapplicata, manomessa e più volte aggirata, riscuote ancora un larghissimo consenso popolare.
Basterebbe solo questo per non farne una battaglia di parte, per sostenere cioè che essa appartiene tuttora a tutto il popolo ed è consustanziale quindi anche a quel che resta della cosiddetta sinistra italiana.
Invece ci tocca ad assistere tuttora alle maledizioni di certi soloni della sinistra mai esistita come sinistra, che adducono tutti i mali proprio alla nostra Costituzione ed alla sua permanenza, considerandola un meccanismo che tiene tuttora ingessato il paese e gli impedisce di fare riforme fondamentali, che è servita solo per combattere Renzi nell'ambito stesso del suo partito e che addirittura è espressione di un “conservatorismo borbonico”.

mercoledì 14 novembre 2018

La Democrazia davanti all’abisso


Leonardo Boff*
C’è un momento nella vita in cui dobbiamo scegliere da che parte  stare politicamente. O dal lato della democrazia che rispetta le libertà, permette le manifestazioni dei cittadini e si considera appartenente a uno Stato democratico di Diritto oppure stiamo al lato di coloro che la negano, che tessono le lodi della dittatura militare del 1964, esaltano i suoi torturatori, che, secondo loro, non dovevano proprio torturare, ma semplicemente  fucilare, a cominciare dall’ex presidente Fernando Henrique Cardoso; che ha in spregio i gay e ne predica la repressione; che sparla degli abitanti dei quilombos, che – secondo lui – non servono nemmeno per la riproduzione; che disprezza gl’indigeni; che difende come ideale che ogni brasiliano abbia in mano un’arma e che pubblicamente umilia la sua stessa figlia, frutto di una “scappatella” e che, ‘infine’ sarebbe incapace di amare un figlio gay.
Lui un capitano in pensione, senza la minima esperienza di pubblica amministrazione, che confessa di essere digiuno di economia, di Sanità, di Educazione, visto che a questo scopo devono provvedere i ‘rispettivi Ministri… e non si rende conto che è compito di un Presidente definire le politiche pubbliche, indicare un obiettivo alla nazione e lasciare che i ministri competenti sviluppino il progetto. Un simile candidato che ha la maggioranza al primo turno e anche al secondo, visto il distacco dal suo concorrente mostra chiaramente lo stampo nazifascista nel linguaggio, nei gesti e nella brutalità delle sue espressioni.