Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

sabato 9 febbraio 2013

SORTIRNE INSIEME



di Carlo Felici

Chi segue i miei interventi sa che non ho mai smesso di riferirmi ad una questione di cruciale importanza che è alla base della metastasi che sta divorando questo paese, fin quasi a minarne le basi costituzionali e la sua stessa unità nazionale: è la questione del lavoro ormai purtroppo indissolubile da una continua emorragia di risorse umane e di vite di imprenditori e lavoratori.
Oggi, paradossalmente, si muore per precarietà, mancanza o perdita di lavoro più al Nord che al Sud, e in particolare, in quella zona che, fino a qualche tempo fa, veniva descritta come una sorta di isola felice e di modello innovativo e propulsivo per l'economia italiana: nel Nord-Est.
Lì, infatti si è sviluppata da circa trenta anni, ma, analizzando bene la situazione, anche da molto prima, una forma particolare di economia produttiva, e cioè da quando il fascismo scardinò profondamente il sistema della cooperazione che si era prepotentemente affermato negli anni 1919-20, con il controllo delle Case del Popolo e delle Leghe di contadini e operai, e ad esso sostituì forzosamente un altro sistema di piccola imprenditoria, di mezzadria sotto ricatto padronale, ove fosse necessario, in ogni caso incentivando più la conduzione del piccolo padroncino, magari responsabile verso i suoi lavoratori, che un sistema produttivo basato su una struttura più grande di produzione, fondata su una contrattazione permanente e organizzata, o magari anche autogestita per stabilire orari di lavoro e salari. L'economia produttiva del “piccolo è bello perché è nostro”, fondata sul legame quasi famigliare e paternalistico tra imprenditore e lavoratore, non funziona più in un mondo scardinato dalla globalizzazione.
Ricordiamoci poi, che tutto ciò,allora, venne imposto con una guerra civile, a suon di bastonate, di omicidi, di devastazioni e di ricatti messi in opera con la metodologia della criminalità organizzata.
Perché ricordare tutto questo? Ebbene, perché Monti, pochi giorni fa, ha fatto riferimento proprio al 1921, e non a caso, accennando ad un Partito Democratico che alcuni vorrebbero complice ed artefice di tutti i mali ma che, invece, va seguito con molta attenzione nella sua prassi e sicuramente molto di più di un pifferaio magico dell'ultima ora come Grillo.
Bersani ha fatto una proposta significativa che è la premessa per rivedere tante altre misure che stanno stringendo il cappio intorno al collo degli italiani, in vista della loro balcanizzazione definitiva.
Bersani ha infatti dichiarato: “Se toccherà a noi, nel 2013, pagheremo gli arretrati alle aziende che hanno lavorato per la Pubblica Amministrazione per un importo pari a 10 miliardi di euro l’anno per 5 anni” Ciò comporterebbe la necessità di emettere Titoli di debito pubblico vincolati, per un totale di 50 miliardi di euro in 5 anni, per saldare i debiti delle P.A. nei confronti di molte piccole e medie imprese.
Questa, al di là dell'aria fritta su cui molti stanno facendo a gara per dimostrarsi i più esperti nel settore, mi pare effettivamente la proposta più ragionevole e concreta che un politico potesse fare in questa campagna elettorale, oltre, evidentemente, a quella su una forte riduzione dell'IMU sulla prima casa.
Molti non sanno, o forse non vogliono sapere infatti, che la maggior parte delle aziende bonsai, del Nord-Est, in cui il suicidio di massa sta dilagando, falliscono proprio perché lo Stato e gli enti locali, in particolare, sono insolventi nei loro confronti, nel senso che non pagano o pagano con forti ritardi, i servizi da essi erogati.
Con l'unico risultato che a permettersi di poter eseguire servizi in stato di insolvenza risultano essere solo aziende che hanno alle spalle magari ingenti capitali, provenienti da attività illecite, o comunque fuori controllo. Inutile aggiungere da chi e come esse possono essere controllate.
L'Europa, in ogni caso, tra le altre norme ha emanato una direttiva 2011/7 UE, la quale prevede che le Pubbliche Amministrazioni paghino le imprese entro 30-60 giorni al massimo. L’Italia l' ha recepita con il Dlgs 192/2012 e, con la Circolare del 23 gennaio 2013 ed ha dichiarito che le norme sui pagamenti valgono anche per il settore edile.
Il problema è come finanziare tale onere. Ma la soluzione sarebbe ottenuta per il 60% tagliando l’acquisto di cacciabombardieri F35, e per il 40% attingendo ai Fondi strutturali europei. Possiamo dire che questa sicuramente, nella situazione assai critica in cui ci troviamo, è una proposta concreta non solo fattibile, ma anche sicuramente in controtendenza, perché è del tutto evidente che una emissione di titoli farebbe nell'immediato aumentare il debito, ma porterebbe anche inevitabilmente a rimettere seriamente in discussione il capestro del fiscal compact.
La maggior parte del debito pubblico nostrano è in mano a banche e istituti finanziari che con tutta probabilità, non reggerebbero ad uno sforzo del genere se non in condizioni di pieno risanamento e di mancata esposizione a titoli tossici, non è escluso quindi che lo stesso PD, per acquisire maggior credibilità, abbia voluto avviare verso un profondo risanamento quella che molti definiscono una banca ad esso contigua: il Monte dei Paschi di Siena. I cui titoli, come sempre avviene quando si mette in opera una procedura del genere, prima vanno a picco e poi però volano, a tutto vantaggio di chi ha fiuto speculativo
Se dunque Monti che è “salito” in campo, proprio perché ha visto sfumare la prospettiva della Presidenza della Repubblica e avvicinarsi sempre di più lo spettro di una sua estromissione dalla futura Presidenza del Consiglio, a favore di Bersani che, anche se con margini di vantaggio minori, i sondaggi danno tuttora in testa, oggi entra a gamba tesa, evocando addirittura con toni berlusconiani l'origine comunista del PD, nel 1921, non è un caso. Vuol dire che anche il compassato professore può perdere le staffe.
Quelli che danno quindi per scontata l'intesa tra Monti e Bersani dopo le elezioni, a tutto svantaggio del secondo, a mio avviso prendono un sonoro abbaglio.
Monti non vuole che il debito aumenti di un centesimo, in ossequio a quella che è oggi la politica dominante della Germania in Europa, e indipendentemente da chi ha o non ha in mano il debito pubblico italiano.
Bersani invece conta proprio su un suo aumento parziale e a breve termine (sempre che in Europa glielo lascino fare) e, comunque, su Monti è stato piuttosto esplicito e lapidario: «Ognuno pensi ai poli suoi. Monti pensi alla sua coalizione. Ancora non ho visto la sua foto con Fini e Casini» Battute elettoralistiche destinate a svanire nel nulla, nel dopo voto? Può darsi, ma consideriamo quali potranno essere gli scenari futuri più probabili e sempre secondo l'andamento dei sondaggi..
Quello che fino ad ora era voto astensionista, probabilmente andrà all'ultimo demagogo di turno, pluridecorato con cinque stelle (in effetti per il suo mestiere è perfetto)
Chi voterà l'ultima falce e martello rimasta si immolerà sul ponte della nave come il capitano prima che affondi, dato che il quorum non sarà mai conseguito e quelli saranno tutti voti andati a mare.
Chi non voterà, farà la scelta di Celestino, definito da Dante: "colui che fece per viltade il gran rifiuto" egli non lo fece per viltade, lo sappiamo benissimo, ma con altrettanta certezza sappiamo che al suo posto andò Bonifacio VIII, con tutto quello che ne seguì..
Chi voterà la lista Ingroia che pare sia piuttosto lontana dal superare abbondantemente il 4%, di fatto, indebolendo Il PD al senato, non favorirà altro che il ricatto di Monti, qualora il PD non avrà forze sufficienti in quella sede per una maggioranza solida.
Chi voterà SEL invece, potrà cercare di vincolare l'operato del PD ad una direzione contraria a quella verso la quale Monti vorrebbe portarlo, quest'ultimo infatti ha dichiarato più volte che con Vendola non governerà mai.
L'unica prospettiva dunque che potrebbe riportarlo prepotentemente al potere sarebbe quella di un sostanziale pareggio delle forze politiche in campo, che metterebbe in evidenza i limiti già per altro noti da tempo di una legge porcata e illiberale che nessuno si è curato di cambiare. E proprio a questo pare che, in queste ultime settimane, di fatto, egli stia puntando.
E' del tutto evidente che un ritorno di Monti al potere sarebbe considerato da molti peggio di una ennesima vittoria berlusconiana, e sarebbe anche ingenuo sottovalutare le risorse dell'indomabile illusionismo del Cavaliere, che si sta inventando di tutto pur di accaparrarsi qualche percentuale di consensi in più: condono tombale, edilizio e fiscale, restituzione dell'IMU, e via dicendo, manca solo che prometta agli italiani e soprattutto alle italiane, di restituire loro la verginità perduta...magari per prenderci più gusto la prossima volta..
Se l'Italia vuole ripartire deve, indipendentemente da chi vincerà le elezioni, cambiare il suo modello di sviluppo, favorendo quell'unico merito che è degno di essere valorizzato, quello cioè che risalta dal mettere le proprie capacità creative al servizio di uno sforzo di innovazione e competizione di cui anche altri possano avvantaggiarsi, è quell'impegno responsabile che presuppone di non invadere indebitamente il campo altrui, per impedire anche ad altri di trovarvi spazio, ma, al contrario, di poterci stare tutti, a condizioni di pari vantaggio. In un sistema dinamico ed interattivo.
Non più quindi l'ottica della impresa famigliare di dimensioni bonsai, o della avidità padronale incentivata dal monopolio indiscusso, ma quella del progresso cooperativo e della partecipazione statale, come incentivo allo sviluppo e alla responsabilità. Non solo dell'imprenditore verso i suoi operai, ma anche degli operai e degli imprenditori, di aziende di ogni tipo, verso un sistema-paese. E soprattutto con un sistema-paese fondato sulla responsabilità verso chi fornisce servizi, e che onora il lavoro senza ritardi e senza essere evasivo.
Come si può infatti tollerare una amministrazione che esige la riscossione di tasse in maniera estremamente sollecita, pena il sequestro dei beni, mentre, allo stesso tempo non onora i suoi debiti a tempo indeterminato verso i cittadini? Può un cittadino reclamare il sequestro a suo vantaggio di un bene dello Stato, se tale Stato è insolvente? No! Questa dunque è la prova che uno Stato di questo genere va incontro alla sua autodistruzione. Il suicidio di cittadini messi in condizione di non dovere essere sollecitamente pagati dallo Stato per i servizi che essi gli hanno erogato, è la prova più chiara e lampante che lo Stato è talmente irresponsabile fino a diventare un feroce carnefice che induce i suoi cittadini alla violenza contro se stessi, e ad una disperazione tale che può portare, alla fine, anche alla violenza contro delle istituzioni ritenute non più credibili e fortemente oppressive.
Noi che crediamo nella Costituzione, invece, vogliamo onorare i suoi principi, a partire dal primo suo articolo. Noi, per questo, esigiamo che essa venga pienamente applicata, prima ancora che qualcuno ci ammannisca con le sue litanie, che è una costituzione borghese o che è troppo datata .
Noi sappiamo che non si tutela la casa di ogni singolo cittadino senza prima tutelare bene la casa di tutti, che è lo Stato. Perché se crolla la casa di tutti e non c'è contemporaneamente un'altra casa in cui tutti possano trovare rifugio, la tua casa sarà presto invasa da chi avrà un'arma migliore della tua.
Diceva Matteotti poco prima dell'avvento definitivo del fascismo, osservando i suoi primi provvedimenti: “I profitti della speculazione e del capitalismo sono aumentati di tanto, di quanto sono diminuiti i compensi e le più piccole risorse della classe lavoratrice e dei ceti intermedi, che hanno perduta insieme ogni libertà, ed ogni dignità di cittadini” E noi aggiungiamo oggi..molto tristemente..anche la loro vita. Noi abbiamo avuto ed abbiamo ancora, di fatto, in Italia una sorta di “fascismo morbido e subdolo” con intenti analoghi che però ha imparato a conquistarsi l'impunità usando al posto del manganello e dell'olio di ricino, i mezzi mediatici e la precarietà endemica.
Oggi il primo dovere di forze che vogliono seriamente creare una discontinuità, sia rispetto ad un ventennio berlusconiano, interrotto solo da tiepide varianti di un modello politico che ha considerato il problema del lavoro come un sorta di bollettino meteorologico degli inevitabili tsunami speculativi a cui attrezzarsi solo con qualche sacchetto di sabbia, oppure con la bacchetta magica dell'illusionista, sia rispetto al tutoraggio dei padrini di tale quadro “atmosferico” dato per ineluttabile, quelli che ti fanno sopravvivere finché paghi il pizzo e poi ti invitano a buttarti nella discarica da solo se non puoi più farlo, è quello di unirsi con una cultura, con una prassi e con un impegno volto a promuovere e valorizzare i beni comuni ed una democrazia partecipativa, il quale implica, come condizione indispensabile, l'abbandono della concezione della politica legata al nome di un leader.
Per far questo, è necessario un grande partito di ispirazione democratica e socialista, pienamente rispondente alle esigenze dei cittadini ed espressione dei loro bisogni più vitali. Oggi non c'è, perché manca la sua forza propulsiva, mancano delle efficaci organizzazioni politiche che non vadano a ruota dei partiti, ma siano il loro propellente migliore. Ma noi possiamo vogliamo e dobbiamo guidare questo processo di formazione ancora, come sempre, con il suo vessillo più congeniale: la Bandiera Rossa. 
I risparmi degli italiani stanno finendo o sono già finiti, inutile dunque risparmiare anche altro tempo. La dignità e il valore della persona umana sono il primo comandamento necessario per far sopravvivere uno stato democratico degno di tale nome
Non votiamo dunque per un nome, votiamo per una democrazia viva e partecipativa, perché come diceva Lorenzo Milani: “Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia”

C.F

venerdì 8 febbraio 2013

Sei concetti basilari da rivedere


Di L. Boff, teologo-filosofo-scrittore.


Nutro la convinzione, condivisa da altri analisti, che la crisi sistemica attuale ci lascerà come eredità e sfida l'urgenza di ripensare la nostra relazione con la Terra, affinché attraverso i modi di produzione e consumo, reinventiamo una forma di governance globale e una convivenza che includa tutti nell'unica e identica Casa Comune. Per questo è obbligatorio rivedere i concetti-chiave, che come una bussola ci possano indicare il nuovo Nord. Buona parte della crisi attuale scaturisce da premesse false.

Il primo concetto da rivedere è quello di «sviluppo». In pratica esso viene identificato con la crescita materiale, che si esprime attraverso il PIL. La sua dinamica è di essere il più grande possibile, il che implica sfruttamento spietato della natura e generazione di grandi diseguaglianze nazionali e mondiali . Occorre abbandonare questa comprensione quantitativa e assumere quella qualitativa, questa sì come sviluppo, ben definito da Amartya Sen (premio Nobel) come «processo di espansione delle libertà sostanziali», vale a dire, l'ampliamento delle opportunità di modellare la propria vita e dargli un senso che valga la pena. La crescita è imprescindibile perché sta nella logica di qualsiasi essere vivente, ma questo vale a partire dalle interdipendenze delle reti della vita, che garantiscono la biodiversità. Invece di crescita/sviluppo dovremmo pensare a una ridistribuzione di quello che è già stato accumulato.

Il secondo è il concetto manipolato di sostenibilità che, nel sistema vigente, è irraggiungibile. Al suo posto dovremmo introdurre la tematica, già approvata dall'ONU dei diritti e la Terra e della natura. Se noi li rispettassimo, avremmo garantita la sostenibilità, frutto dell’adattameto alla logica della vita.

Il terzo concetto è quello del medio ambiente. Questo non esiste. Quello che esiste è l'ambiente intero nel quale tutti gli esseri convivono e si mettono in relazione. Invece che medio ambiente faremmo meglio usare l'espressione della Carta della Terra: comunità di vita. Tutti gli esseri viventi posseggono lo stesso codice genetico di base, per questo tutti sono parenti tra di loro: una reale comunità vitale. Questo modo di vedere ci porterebbe ad avere rispetto per ogni essere, dato che hanno valore in se stessi, al di là del loro uso da parte degli umani.

Il quarto concetto è quello di Terra. Bisogna superare la visione povera della modernità che la vede soltanto come realtà estesa e senza intelligenza. La scienza contemporanea ha mostrato e questo è già stato incorporato perfino nei manuali di ecologia, che la Terra non solo alloggia la vita su di lei ma è viva; è un super organismo, Gaia, che articola il fisico, il chimico ed energie terrene e cosmiche per produrre sempre vita.
Il 22 aprile 2010 l'ONU ha approvato la denominazione di Madre Terra. Questo nuovo modo di vedere, ci porterebbe a ridefinire la nostra relazione con lei, non più di sfruttamento ma di uso razionale e di rispetto nostra madre. Alla mamma noi non vendiamo nulla, da lei non compriamo; la mamma, si rispetta e ama. Così con la Madre Terra.

il quinto concetto è quello di essere umano. Questi nella modernità è stato pensato come slegato, fuori e sopra dalla natura, facendone il «maestro e signore» di lei (Descartes). Oggi l'essere umano è inserito nella natura, nell'Universo, e come quella porzione di Terra che sente, pensa, ama e venera. Questa prospettiva ci porta ad assumere la responsabilità per il destino della Madre Terra e dei suoi figli e figlie, se sentendoci curatori e guardiani di questo bello piccolo e minacciato Pianeta.

Il sesto concetto è quello di spiritualità. Questa è stata delegata alle religioni mentre è la dimensione del profondo umano universale. La spiritualità sorge quando la coscienza si percepisce come parte di Tutto e intuisce ogni essere e l'universo intero sostenuti e penetrati da una forza potente e amorevole: quell'Abisso di energia, generatore di ogni essere. È possibile captare l’asse misterioso che lega e rilega tutte le cose, formando il cosmo e non il caos. La spiritualità ci conferisce sentimento di venerazione per la grandezza dell'universo e ci riempie di autostima per perché possiamo ammirare, godere e celebrare tutte le cose. Dobbiamo ancora cambiare molto perché tutto questoi diventi un dato di coscienza collettiva! Ma è quello che si deve fare. È quello che deve essere ha forza di essere realizzato.

Leonardo Boff è autore de Opzione-Terra: la soluzione per la terra non cade dal cielo, Record 2010.

venerdì 4 gennaio 2013

Il coraggio per rinnovarsi




di Leonardo Boff




Più di quindici anni fa pubblicai nel Jornal do Brasil, che oggi esiste solo in versione on line, un articolo con il titolo "Ringiovanire come aquile". Rileggendo quelle riflessioni mi sono reso conto di quanto sono attuali e adeguate ancora nei brutti tempi che viviamo e soffriamo oggi. Le riprendo ora per alimentare la nostra speranza indebolita per le minaccia che pesano sulla Terra e sull'Umanità. Se non teniamo ferma qualche speranza, perdiamo l'orizzonte del futuro e rischiamo di consegnarci all’impotenza paralizzatrice o a alla sterile rassegnazione.

In questo contesto mi ricordai di un mito del' antica cultura mediterranea sopra il ringiovanimento delle aquile.

Ogni tanto, dice il mito, l'aquila come la fenice egiziana, si rinnova totalmente. Vola ogni volta più in alto fino ad arrivare al sole. Allora le piume prendono fuoco e incomincia a bruciare. Quando arriva a questo punto, precipita dal cielo e si lancia nelle fredde acque del lago. E il fuoco si spegne. Attraverso questa esperienza di fuoco e acqua, la vecchia aquila ringiovanisce totalmente: ritorna ad avere grinfie affilate, occhi penetranti e il vigore della gioventù.

Questo mito è sicuramente il substrato culturale del salmo 103 quando dice: “il Signore fa rinnovare la mia giovinezza come un aquila”.
E qui dobbiamo rivisitare a C.G. Jung, che capiva molto di miti e del suo senso esistenziale. Secondo lui, fuoco e acqua sono opposti, ma, quando si uniscono, diventano potenti simboli di trasformazione.

Il fuoco simboleggia il cielo, la coscienza e le dimensioni mascoline nell'uomo e nella donna. L'acqua, invece, la terra, l'inconscio e le dimensioni femminili dell'uomo e della donna.

Passare per il fuoco e per l'acqua significa dunque integrare in sé gli opposti e crescere in identità personale. Nessuno che passa per il fuoco, rimane uguale. O si soccombe o si trasfigura, perché l'acqua pulisce e il fuoco purifica.
L'acqua ci fa anche pensare alle grandi piene come quelle che abbiamo sofferto nell'anno 2010 nelle città delle montagne dello Stato di Rio. Con la loro forza portarono via tutto, specialmente ciò che non aveva consistenza e quello che non era solido. Sono gli infortuni della vita.

E il fuoco ci fa immaginare il crogiolo o le fornaci che bruciano e purificano tutto ciò che è pula e non è essenziale. Sono le note crisi esistenziali. Nel fare questa traversia attraverso la notte buia e terribile, come dicono i maestri spirituali, lasciamo affiorare il nostro io profondo senza le illusioni dell'ego. Allora maturiamo grazie a quello che di autenticamente umano e vero c’è in noi. Chi riceve il battessimo del fuoco e dell'acqua ringiovanisce come l'aquila dell'antico mito.


Ma lasciando da parte le metafore, che cosa significa ringiovanire come l’aquila? Significa lasciare alla morte tutto quello vecchio che esiste in noi, in modo che il nuovo possa irrompere e intraprendere la sua strada. Il vecchio in noi sono le abitudini e gli atteggiamenti che non ci rendono grandi: voler avere sempre ragione e cercare il vantaggio in tutto, la noncuranza con se stessi, col nostro linguaggio, la mancanza di rispetto per la natura e di solidarietà con i bisognosi, vicini e lontani. Tutto questo deve morire in modo che si possa inaugurare un modo di convivere con gli altri che abbia cura della nostra Casa Comune e sia generoso col destino delle persone. In una parola, significa morire e risorgere.
Ringiovanire come un' aquila significa anche liberarsi di cose che erano buone e di idee che erano brillanti ma che lentamente, nel corso degli anni, sono state superate e non sono in grado di ispirare una via per il futuro. La attuale crisi persiste e si approfondisce perché coloro che controllano il potere hanno vecchi concetti e non sono in grado di dare nuove riposte.
Ringiovanire come un’aquila significa avere il coraggio di ricominciare da capo e di essere sempre aperti ad ascoltare, imparare e rivedere. Non è questo quello che ci proponiamo ogni nuovo anno?
Che quest’anno 2013 che inauguriamo sia l’opportunità di domandarci quanto di gallina che vuole soltanto camminare sulla terra è in noi, e quanto c'è ancora dell'aquila, pronta a ringiovanire per affrontare con coraggio le difficoltà e le crisi della vita, e per cercare un nuovo paradigma di convivenza.
E non possiamo dimenticare quella Energia poderosa e amorosa che sempre ci accompagna e che muove tutto l’universo. Lei ci abita, ci anima e ci dà un senso permanente per lottare e per vivere.
Che lo Spiritus Creator non ci manchi mai!

lunedì 31 dicembre 2012

BILANCIO ANNUALE DEI SISTEMI MACROECONOMICI: STIAMO ANDANDO DI MALE IN PEGGIO.


di Leonardo Boff*

La realtà mondiale è complessa. È impossibile fare un bilancio unitario. Proverò a farne uno che riguarda la macroeconomia del nostro tipo di civilizzazione, organizzata nella realtà e un altro che riguarda la microeconomia.

Se consideriamo il modo in cui i padroni del potere stanno affrontando la crisi che deriva dallo sfruttamento sfrenato della natura, e anche dall’accumulo illimitato delle risorse e nella conseguente creazione di una duplice ingiustizia: quella sociale, con le perverse diseguaglianze a livello mondiale e quella ecologica, con la destrutturazione della rete della vita che garantisce la nostra sussistenza e se prendiamo inoltre come punto di riferimento la “COP 18”, realizzata in questo fine d’anno a Doha, nel Qatar, sul riscaldamento globale, possiamo dire senza esagerazione: stiamo andando di male in peggio. Se seguiamo questo sentiero, troveremo là davanti – e non ci vorrà molto – un “abisso ecologico”.

Finora non sono state prese le misure necessarie per cambiare il corso delle cose. L’economia speculativa continua a fiorire, i mercati sempre più competitivi, il che equivale a dire sempre meno regolati, e l’allarme ecologico reso tangibile dal riscaldamento globale messo praticamente da parte. A Doha è mancato soltanto di dare l’estrema unzione al Trattato di Kyoto. E per ironia si dice nella prima pagina del documento finale che nulla è stato risolto perché è stato rimandato tutto il 2015: “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta e questo problema ha bisogno di essere affrontato senza indugio da tutti i Paesi.” E invece non viene affrontato. Come ai tempi di Noè, noi continuiamo a mangiare, a bere e a sistemare le tavole del Titanic che sta affondando, ascoltando ancora la musica. La casa sta prendendo fuoco e noi ci raccontiamo storie l’un l’altro.

Vedo due ragioni per questa conclusione realista che pare pessimista. Direi con José Saramago: “Io non sono pessimista, è la realtà che è pessima, io sono realista.”

La prima ragione ha a che fare con la premessa falsa che sostiene e alimenta la crisi: l’obiettivo è la crescita materiale illimitata (aumento del PIL), realizzato sfruttando l’energia fossile e con il flusso totalmente liberato dei capitali, specialmente speculativi.

Questa premessa si trova presente in tutte le programmazioni dei Paesi, incluso quello brasiliano. La falsità di questa premessa risiede nella completa mancanza di considerazione dei limiti del "sistema terra". Un pianeta limitato non riesce a sostenere un progetto illimitato. Questo non possiede sostenibilità, anzi, si evita la parola sostenibilità che viene dalle scienze della vita; essa è non-lineare, si organizza in reti di interdipendenza di tutti con tutti, che mantengono in funzione tutti e fattori che garantiscono la perpetuazione della vita e della nostra civiltà. Si preferisce parlare di "sviluppo sostenibile", senza rendersi conto che si tratta di un concetto contraddittorio perchè è lineare, sempre crescente, e suppone la dominazione della natura e la rottura dell'equilibrio ecosistemico. Mai si arriva a un qualche accordo sul clima perchè i magnati del petrolio influenzano politicamente i governi e boicottano qualsiasi misura che diminuisca i loro guadagni e per questo non appoggiano le energie alternative. Soltanto cercano la crescita annuale del PIL.

Questo modello viene rifiutato dai fatti: non funziona più nemmeno nei Paesi centrali, come lo dimostra la crisi attuale, e nemmeno nei periferici. O si cerca un altro tipo di crescita, che è essenziale per il sistema-vita, ma che per noi deve essere fatto rispettando la capacità della Terra e i ritmi della natura, oppure andremo incontro all'innominabile.

La seconda ragione è più di ordine filosofico e per questa io mi sono battuto per circa trent'anni. Essa implica conseguenze paradigmatiche: il riscatto dell'intelligenza cordiale o emozionale per equilibrare il potere distruttore della ragione strumentale, sequestrata già da secoli dal processo produttivo di accumulazione. Come ci mostra il filosofo francese Patrick Viveret "La ragione strumentale senza l'intelligenza emozionale può perfettamente portarci alla peggiore barbarie" (Por uma sobriedade feliz, Quarteto 2012, p. 41); tieni conto della nuova mappa dell'umanità disegnata nel progetto di Himmler e che è culminata con lo Shoa, la liquidazione degli zingari e dei deficienti.

Se non unissimo l'intelligenza emozionale alla ragione strumentale-analitica, mai sentiremmo il grido della madre-Terra, il dolore delle foreste abbattute e la devastazione attuale della bio-diversità nell'ordine di quasi centomila specie ogni anno (E. Wilson).

Insieme con la sostenibilità deve esserci la cura, il rispetto e l’amore per tutto ciò che esiste e vive. Senza questa rivoluzione della mente e del cuore andremo, di sicuro, di male in peggio.

Vedi il mio libro Proteger a terra - cuidar da vita: como escapar do fim do mundo, Ed. Record 2010.

* Leonardo Boff teologo, filosofo.
Traduzione: Romano Baraglia (romanobaraglia@gmail.com)





martedì 25 dicembre 2012

Natale: un mito cristiano vero




di Leonardo Boff

Poche settimane fa, con ricchezza di preparativi e circostanze studiate, il Papa si è mostrato nuovamente teologo, lanciando un libro sull'infanzia di Gesù. Ha presentato la visione classica e tradizionale, che vede in quelle relazioni idilliche una narrazione storica. Il libro ha lasciato i teologi perplessi, visto che l'esegesi biblica su questi testi, già da almeno 50 anni, ha mostrato che non si tratta di relazioni storiche, ma di alta e raffinata teologia, elaborata da Matteo e Luca (Marco e Giovanni non dicono nulla dell'infanzia di Gesù), per dare la prova che Gesù era davvero il Messia, il figlio di David e il figlio di Dio. A questo scopo ricorrono a generi letterari, che hanno l'aspetto di storia, ma che di fatto sono espressioni letterarie, come per esempio i Magi dell'oriente (per dire i pagani), i pastori (i più poveri, considerati peccatori, perché stanno sempre in giro con gli animali), la stella e gli angeli (per dimostrare il carattere divino di Gesù); Betlemme, che non sarebbe un referente geografico, ma un luogo teologico, il luogo da dove verrebbe il Messia, differente da Nazareth, totalmente sconosciuta e dove probabilmente Gesù sarebbe nato di fatto.
Possiamo die che davanti al racconto commovente del Natale stiamo in presenza di un grandioso mito, inteso positivamente come si usa in antropologia, il mito come la trasmissione di una verità così profonda, che soltanto il linguaggio mitico, figurato e simbolico è adeguato a esprimere. È quello che il mito fa. Il mito è vero quando il senso che vuole trasmettere è vero e illumina tutta la comunità.Così il Natale è un mito cristiano pieno di verità.
Noi oggi usiamo altri miti per dimostrare l'importanza di Gesù. Per me, è di grande importanza un mito antico che la Chiesa ha usato per significare la commozione cosmica davanti alla nascita di Gesù. Lì si dice: «quando la notte stava a metà del suo corso e si faceva un profondo silenzio, le foglie smisero di tremolare come se fossero morte; il vento che prima sussurrava restò come fermo nell'aria, il gallo che cantava troncò il suo canto a metà; le acque del ruscello che scorrevano, rimasero bloccate; le pecore che pascolavano, rimasero immobili; il pastore che aveva alzato il bastone per colpirle, rimase come pietrificato. Insomma tutto rimase fermo, tutto in silenzio, tutto sospeso perché nasceva Gesù, Il salvatore dell'umanità e dell'universo».
Il Natale ci vuol comunicare l'idea che Dio non è quella figura severa e di occhi penetranti che scruta le nostre vite. No lui si erge come un bambino. I bambini non giudicano. Solo vogliono carezze e poter giocare.
Ecco che dal presepio mi viene una voce che mi sussurra: «O umana creatura, perché hai paura di Dio? Non vedi che sua madre ha fasciato il suo corpicino fragile? Non senti che non minaccia nessuno, non condanna nessuno? Non senti il suo pianto flebile? Più che aiutare noi, è lui che ha bisogno d'aiuto e di essere coperto di tenerezza. Non sai che lui è il Dio-con-noi- come-noi? A questo punto non pensiamo più, ma lasciamo spazio al cuore che sente, è compassionevole e ama. Che altro potremmo fa e davanti a un bambino, sapendo che è Dio fatto uomo?
Nessuno forse há scritto meglio sul Natale che il poeta Portoghese Fernando Pessoa: "Egli è l'eterno bambino, il Dio che ci mancava. Lui è il divino che sorride e scherza. È un bambino così umano che è divino".
Più tardi hanno trasformato il Bambino Gesù in Santa Claus e alla fine in Babbo Natale. Poco male, perché in fondo è lo spirito di bontà, del farsi prossimi e del regalo divino sta là. Ha colto nel segno l'editorialista Franz Church del giornale The New York Sun nel 1897, rispondendo a una bambina di 8 anni, che gli aveva scritto: “llustre Giornalista, mi dica la verità, Babbo Natale esiste o no?" E lui saggiamene rispose: "Sì, Babbo Natale esiste di sicuro come è sicura l'esistenza dell'amore e della devozione. E tu sai che tutto questo esiste davvero e porta più bellezza e allegria alla nostra vita. Non ci sarebbe la fiducia dei bambini e nemmeno la poesia e la fantasia che rendono la nostra esistenza bella e leggera. Ma per questo dobbiamo imparare a vedere con gli occhi del cuore e dell'amore. Dunque capiamo che non c'è nessuna prova che Babbo Natale non esista. Se esiste Babbo Natale? Grazie a Dio lui vive e vivrà sempre fino a quando ci saranno bambini grandi e piccoli che hanno imparato a vedere con gli occhi del cuore”.
In questa festa, proviamo a vedere con gli occhi del cuore, dato che tutti siamo stati educati a guardare con gli occhi della ragione. Per questo siamo freddi. Oggi andiamo a riscattare i diritti del cuore. Lasciarci commuovere con i nostri bambini, permettere che sognino e ci facciano fremere di tenerezza, davanti al Divino Bambino che ha sentito piacere e allegria a decidere di essere uno di noi.

domenica 23 dicembre 2012

NATALE: ATTUALITA' DEL PUER AETERNUS, DEL BAMBINO ETERNO



 di Leonardo Boff

Il Natale rappresenta sempre un'occasione per ritornare al cristianesimo originario. In primo luogo, esiste il messaggio di Gesù: l'esperienza di Dio come padre, con tratti di madre, l'amore incondizionato, la misericordia e l'abbandono totale a un sogno: il regno di Dio. In secondo luogo, esiste il movimento di Gesù: di quelli che senza aderire a nessuna confessione o dogma, si lasciano affascinare per la sua saga generosa e radicalmente umana e lo tengono come valore di riferimento. In terzo luogo, ci sono le teologie su Gesù, già contenute nei Vangeli, scritti 40/50 anni dopo la sua esecuzione sulla croce. Le comunità soggiacenti a ciascun evangelo, elaborarono la loro interpretazione sulla vita di Gesù, il suo comportamento, i suoi conflitti con le autorità, la sua esperienza di Dio e sul significato della sua morte e resurrezione.
Nel frattempo coprono la sua figura com tante dottrine, che diventa difficile sapere qual era il Gesù storico, vissuto tra di noi. Infine esistono le chiese, che tentano di portare avanti l'eredità di Gesù. Tra queste la Chiesa cattolica, con la rivendicazione di essere l'unica vera guardiana del suo messaggio e interprete esclusiva del suo significato. Tale pretesa rende praticamente impossibile il dialogo ecumenico e l'unità delle chiese, se non mediante la conversione. Oggi la tenenza consiste nell'affermare che nessuna chiesa può appropriarsi di Gesù. Lui appartiene all'umanità e rappresenta un dono offerto da Dio a noi in qualsiasi quadrante. Prendendo a riferimento la Chiesa Cattolica, notiamo che nella sua storia millenaria, due tendennze – tra altre minori - hanno fatto molta strada. La prima si fonda molto sulla colpa, sul peccato e sulla penitenza. Su tali realtà volteggia lo spettro dell'Inferno, del Purgatorio e della paura.
Effettivamente possiamo dire che la paura sia stata uno dei fattori fondamentale nella penetrazione del Cristianesimo, come ha dimostrato Delumeau nel suo classico Paura in Occidente (1978). Il metodo ai tempi di Carlo Magno era: o ti coverti o verrai passato a fil di spada. Leggendo i primi catechismi fatti in America Latina, come il primo di frei Pedro de Cordoba, Doctrina Christiana(1510 e 1544) si vede chiaramente questa tendenza. Si comincia com una descriziane idilliaca del cielo, una terrificante dell'Inferno, dove stanno tutti i vostri antenati, padri madri, nonni, parenti e dove andrete anche voi se non vi convertirete. Settori dell'attuale chiesa maneggiano ancora oggi le categorie della paura e dell'Inferno.
Un'altra tendenza più contemporanea e – penso – più vicina a Gesù, enfatizza la compassione e l'amore, la giustizia originale e il fine buono della creazione, intendendo che la storia della salvezza avviene dentro la storia umana e non come alternativa ad essa. Da qui appare un profilo di Cristianesimo più gioviale in dialogo con le culture e con i valori moderni.
La festa del Natale si riallaccia a questa ultima tendenza del cristianesimo. Quello che si celebra è un dio-bambino, che piagnocula tra una vacca e un asinello, che non fa paura e non giudica nessuno. E' bene che i cristiani tornino a questa figura. Archetipicamente essa rappresenta il PUER AETERNUS, l'eterno bambino, che in fondo non abbiamo mai tralasciato d'essere. Una delle migliori alunne di C.G.Jung, Marie-Louise von Franz, ha analizzato nei dettagli questo archetipo nel suo libro Puer Aeternus (Paoline, 1992) esso possiede una certa ambiguità. Se mettiamo il bambino dietro di noi, questo rilascia energie regressive di nostalgia di un mondo che è passato e che non è stato completamene superato e integrato. Continuiamo a essere infantili. Ma se mettiamo il bambino davanti a noi, allora egli suscita in noi rinnovamento di vita, innocenza, nuove possiblità di azione in direzione del futuro.
Insomma sono questi i sentimenti che vogliamo incrementare in questo Natale, in mezzo a una situazione buia della Terra e dell'umanità. Sentimenti da cui ancora avremo futuro e che possono salvarci, perchè la stella è maganima e il puer è eterno e perché lui si è incarnato in questo mondo e non permetterà che affondi del tutto. In lui si è manifestata l'umanità e la giovialità del Dio di tutti i popoli. Tutto il resto è vanità.
Leonardo Boff ha scritto O Sol da Esperança: Natal, Histórias, Poesias e Símbolos (Mar e Idéias, Rio 2007).
Traduzione: Romano Baraglia

venerdì 21 dicembre 2012

BISOGNI FONDAMENTALI



di Leonardo Boff

L'essere umano è, per sua natura un essere carente sotto molti aspetti. Ha bisogno di un grande impegno per sodisfarle e poter vivere, non una vita miserabile ma una vita di qualità.
Dietro ogni bisogno, si nasconde un desiderio e un timore: desiderio di poter soddisfarlo nella forma più conveniente possibile e il timore di non riuscirci e quindi dover soffrire. Chi possiede, teme di perdere: chi non ha, desidera avere. Questa è la dialettica dell'esistenza. Maestri delle più grandi tradizioni dell'umanità e delle scienze dell'umano, convengono più o meno sui seguenti bisogni fondamentali: abbiamo bisogni biologici: in una parola dobbiamo mangiare, bere, abitare, vestirci e avere sicurezza. Gran parte del tempo è impegnato nel soddisfare tali bisogni. Le grandi maggioranze dell'umanità li soddisfano in forma precaria o per mancanza di lavoro o perché la solidarietà e la compassione sono beni scarsi.
La prima petizione del Padre Nostro, è per il pane quotidiano perché la fame non può aspettare. Ma noi non chiediamo a Dio che ogni giorno faccia miracoli e così ci lasci liberi di produrre il pane. Chiediamo che il clima e la fertilità dei suoli siano favorevoli.
Oltre a questo abbiamo bisogno di sicurezza. Possiamo ammalarci e soccombere a rischi che ci privano della vita. Possono provenire dalla natura, dalle tempeste, dai fulmini, da secche prolungate, dasmottamenti di terreno, da qualsiasi tipo di incidente. Possono provenire soprattutto dall’essere umano, che ha dentro di sé non solo l’istinto della vita, ma anche quello della morte. Può perdere l’autocontentamento e eliminare l’altro. Tutto questo genera in noi paura. E nutriamo la speranza di neutralizzarlo. Il fatto che siamo vissuti in caverne e poi in case dimostra la nostra ricerca di sicurezza.
Il fatto è che mai controlliamo tutti i fattori. Sempre possiamo essere vittime innocenti o colpevoli. E’ a questo punto che gridiamo invocando Dio, non perché ci allontani dall’abisso, ma perché dia il coraggio di evitarlo e così continuare a vivere.
In terzo luogo abbiamo bisogno di appartenenza: siamo esseri societari, apparteniamo a uma famiglia, a una etnia, a un determinato luogo, a un paese, al Pianeta Terra. Quello che rende penosa la sofferenza è la solitudine, il non poter contare con una spalla amica e una mano accogliente, dato che siamo il frutto delle attenzioni delle nostre mamme, che ci hanno tenuti in braccio, vogliamo moriré stringendo la mano di qualche vicino o di chi ci ama.
In fondo all’abisso esistenziale invochiamo gridando la mamma o Dio e sappiamo che lui ti dà retta, perché lui è sensibile alla voce dei suoi figli e delle sue figlie, e sente il batticuore del nostro cuore spaventato.
Per questo bisogna garantire il sentimento di appartenenza, caso contrario noi ci sentiamo come cani sperduti e abbandonati.
In quarto luogo abbiamo bisogno di autostima. Esistere non basta. Noi abbiamo bisogno che qualcuno ci dica: “Sii benvenuto in mezzo a noi, tu sei importante per noi. Il rifiuto ci fa provare ancora da vivi l’esperienza della morte. Abbiamo quindi bisogno di essere riconosciuti come persone con le nostre differenze e individualità. Caso contrario siamo come una pianta senza nutrienti che va peggiorando fino a morire. E come è importante quando qualcuno ci chiama per nome e ci abbraccia. La nostra umanità negata ci viene resa e possiamo continuare il cammino con speranza e senza paura.
Infine abbiamo necessità di autorealizzazione. Questo è il grande miraggio, la grande e sfida dell’essere umano: di poter realizzarsi e diventare umano. Siamo un mistero per noi stessi. Non è che non sappiamo niente dell’essere umano. Al contrario, quanto più sappiamo, tanto più si allargano le dimensioni di quello che non sappiamo. Abbiamo nostalgia delle stelle da cui siamo venuti.
Ma sappiamo quanto basta per poterci definire esseri di apertura all’altro, al Tutto. Per quanto andiamo alla ricerca dell’oggetto che sazi il nostro desiderio, non lo troviamo tra gli esseri che ci stanno intorno, ma sappiamo quanto basta per poterci definire esseri di apertura all’altro. Siamo esseri dal desiderio illimitato. Desideriamo l’essere essenziale e troviamo solo esseri accidentali. Come riusciremo dunque la nostra autorealizzazione, se ci percipiamo come progetto infinito?
E’ in questo cammino affannoso há um senso parlare di Dio come essere essenziale e oscuro oggetto del nostro desiderio infinito. Autorealizzarsi pertanto implica un coinvolgersi con Dio. Coinvolgersi con Dio è risvegliare in noi la spiritualità, quella capacità di sentire un’energia poderosa e amorosa, che sorpassa tutta la realtà. È poter vedere il mare in un’onda e in una goccia d’acqua l’immensità dell’Amazzonia.
Spiritualità è avere sete e fame di un estremo abbraccio riposante, dove finalmente tutte le nostre necessità saranno soddisfatte, dove spariscono tutti i timori e ci riposeremo. Fino a quando non elaboriamo questo centro, ci sentiamo nella preistoria di noi stessi, esseri interi ma non rifiniti e letteralmente frustrati. Entrando in comunione con l’essere essenziale, per abbandonarci a lui, silenziosamente e senza condizioni, con l’orazione e la meditazione, apriamo una fonte di energie incomparabile e irresistibile. Effetto: gioia pura, leggerezza di vita, beatitudine come consentita a viandanti.
Traduzione; Romano Baraglia
romanobaraglia@gmail.com