Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

martedì 11 aprile 2017

LA PLANETIZZAZIONE / GLOBALIZZAZIONE





Leonardo Boff*

Oggi c’è un forte confronto con il processo di globalizzazione, esacerbato da Donald Trump che ha calcato la mano su “l’America innanzi tutto,” diciamo meglio, “solo l’America”. Muove  guerra contro le corporazioni globalizzate a favore delle corporazioni dentro gli Stati Uniti.
Importante capire che si tratta di una lotta contro le grandi società economico- finanziarie che controllano grande parte della ricchezza mondiale nelle mani di un numero piccolissimo di persone. Secondo J. Stiglitz premio nobel per l’economia, abbiamo l’1 % dei miliardari contro il 99% di dipendenti impoveriti.
Questo tipo di globalizzazione è di natura economico-finanziario, mastodontica e a dire di Edgar Morin, siamo all’era di ferro della globalizzazione, che è più di una semplice economia. Si tratta di un processo irreversibile, una nuova tappa della evoluzione della Terra, a partire dal momento in cui l’abbiamo scoperta. Contemplandola venendo dal di fuori, come ce lo testimoniarono gli astronauti a partire dalle loro navi spaziali. Qui è chiaro che la Terra e l’Umanità formano una unica entità complessa.
E’ il grande impatto la testimonianza dell’astronauta nord-americano John W. Young, in occasione del quinto viaggio alla luna il giorno 16 aprile 1972: “Laggiù in basso, sta la Terra, un pianeta azzurro-bianco, bellissimo, risplendente, la nostra patria umana. Da qui alla luna io lo trattengo sul palmo della mia mano. E da questa prospettiva non ci sono sulla Terra né bianchi né neri, né divisioni tra est e ovest, né comunisti né capitalisti, né nord né sud. Tutti formiamo un’unica Terra. Dobbiamo imparare ad amare questo pianeta di cui facciamo parte”.

martedì 21 marzo 2017

ALLA CULTURA DELLA VIOLENZA OPPONIAMOLA CULTURA DELLA PACE




Leonardo Boff*

Il mio sentimento del mondo mi dice che viviamo all’interno di una violenza mondiale sistemica. Troppo lungo enumerare tutti i tipi di violenza, che però è così globalizzata, che il vescovo di Roma, il papa Francesco ha affermato per tre volte, che siamo dentro a una terza guerra mondiale. Non è impossibile che una nuova guerra fredda tra USA, Russia e Cina finisca per scatenare un conflitto nucleare.
Se si verifica questa tragica eventualità, sarà la fine del sistema vita e della specie umana. Questo stato di permanente belligeranza deriva dalla logica del paradigma civilizzatore affermatosi lentamente per secoli fino, ad arrivare alla forma parossistica dei nostri giorni: l’illusione che l’essere umano sia un “piccolo dio” che si colloca al di sopra delle cose per dominarle e accumulare benefici a costo di danneggiare la natura e intere popolazioni. Abbiamo perso la nozione di appartenenza alla terra e che siamo parte della natura. Tale coscienza ci porterebbe a una confraternizzazione con tutti gli esseri di questo magnifico pianeta.
Urge un nuovo rapporto con la natura e con la Terra, rapporto fatto di sinergia, rispetto, convivenza, attenzioni e senso di responsabilità collettiva.
Questa relazione conviviale è sempre stata viva in tutte le culture dell’Occidente e dell’Oriente, specialmente tra i nostri popoli nativi, che nutrono un profondo rispetto verso la Terra.

mercoledì 1 marzo 2017

CONTRO I LINKAROLI EUROFOBI

                                                            





                                                      Carlo Felici


Pare proprio che il fronte degli eurofobi in Italia stia crescendo a vista d’occhio, tanto da coinvolgere ormai uno schieramento trasversale che va allegramente da destra a sinistra, passando per il populismo isolazionista schizoide dei grillini i quali strombazzano contro l’euro a casa loro, ma cercano alleanze pro euro in Europa, salvo però essere messi alla porta con molta solerzia ed essere ricacciati così tra gli stessi eurofobi inglesi di prima.
I linkaroli eurofobi, nonostante anche Lafontaine abbia non poche difficoltà a far passare nella sua stessa Linke la linea del ritorno al “serpentone monetario europeo”, che poi non sarebbe altro, in definitiva, che il modo migliore per sancire la supremazia monetaria assoluta del marko redivivo, dopo il superamento della crisi dovuta alla riunificazione tedesca, ebbene i nostri “imitatori” hanno decisamente imboccato la via che segue l’ispirazione di un leader che, tra l’altro, è stato tra quelli che hanno “inventato” l’euro pro domo loro.
Ma la moneta unica è davvero il frutto avvelenato di una Europa perfida e assolutista? Uscirne per chi ora è indebitato molto di più di quando entrò nell’eurozona, è davvero un vantaggio?

lunedì 27 febbraio 2017

LA TOLLERANZA NECESSARIA E URGENTE



di Leonardo Boff

Oggi nel mondo e anche in Brasile, impera   
molta intolleranza verso qualche partito come il  
PT e nei confronti di quell’area socialista o  
comunista. Intolleranza grave, a volte criminale,  
che alcune chiese neo pentecostali diffondono e  
alimentano  contro le religioni  afro-brasiliane,  
demonizzandole  e perfino invadendo e  
danneggiando i  loro ”terreiros”, come avvenuto  
in  Bahia alcuni anni fa. C’è intolleranza che  
porta al crimine specialmente contro il gruppo   
LGBT. Vittima di intolleranza è anche papa  
Francesco, attaccato e calunniato perfino con  
manifesti affissi su muri di Roma, perché si  
mostra  misericordioso e accogliente con tutti,  
specialmente con gli emarginati, cosa che i  
conservatori non sono abituati   a vedere nelle  
rappresentazioni tradizionali di un papa. 

         Il cristianesimo delle origini, della tradizione  
di  Gesù storico -  contrariamente all’intolleranza  
della  Inquisizione e ad una visione  
esclusivamente  dottrinaria della fede – era  
estremamente tollerante. Gesù ci ha insegnato   
che dobbiamo tollerare che il loglio cresca  
insieme col grano.  Soltanto alla mietitura si fa la  
separazione.   Pietro, già scelto come Apostolo,  
seguiva costumi dei Giudei, che  non dovevano  
entrare nelle case dei pagani, non potevano  
mangiare certi cibi, che li avrebbero resi impuri.  
Ma una volta che un Ufficiale romano,  di nome  
Cornelio lo aveva invitato,  finì per fargli visita.  
Così constatò la profonda umanità dell’Ufficiale  
e le sue attenzioni verso i poveri. E concluse:  
“Dio mi ha mostrato che nessun uomo  
dev’essere considerato profano o impuro; ora  
riconosco veramente che non esiste in Dio  
nessuna discriminazione di persone, ma gli è  
gradito, in qualsiasi nazione, chi ha rispetto  
verso  Dio e pratica la giustizia (Atti, 10,28-35). 

lunedì 20 febbraio 2017

ATTUALI MINACCE ALLA CONVIVENZA UMANA





LEONARDO BOFF                         

L’onda d’odio che avanza nel mondo, e chiaramente in Brasile, discriminazioni contro afrodiscendenti, nordestini, indigeni, donne, LGBT e membri del PT, per non dire dei rifugiati e dei migranti respinti dall’ Europa, le misure autoritarie del Presidente Donald Trump contro immigranti mussulmani stanno facendo a pezzi il tessuto sociale della convivenza umana a livello internazionale e locale.
La convivenza è un dato essenziale della nostra natura, in quanto esseri umani, perché noi non esistiamo, co-esistiamo, non viviamo, conviviamo. Quando si dilacerano le relazioni di convivenza, qualcosa di inumano e violento avviene nella società e in generale nella nostra civiltà in franca decadenza.
La cultura del capitale oggi globalizzata non offre incentivi per coltivare il “noi” della convivenza, ma enfatizza l’ “io” dell’individualismo in tutti i campi. L’espressione maggiore di questo individualismo collettivo è la parola di Trump: “Al primo posto (first) degli USA”, e, interpretata correttamente, è “soltanto (only) gli USA”. 
Abbiamo bisogno di riscattare la convivenza di tutti con tutti noi che abitiamo nella medesima Casa Comune. Divisi e discriminati percorreremo un cammino che potrà essere tragico per noi e per la vita sulla terra.
Notoriamente la parola “convivenza”, come riconosciuto da ricercatori stranieri (per esempio, un accademico tedesco T. Sundermeier Konvivenz und Differenz, 1995) ha come luogo di nascita due fonti brasiliane: nella pedagogia di Paulo Freire e nelle Comunità Ecclesiali di Base.

domenica 19 febbraio 2017

Il sovranismo asfittico della sinistra italiana



                                                  di Carlo Felici


L’Italia è un Paese nato negli intrallazzi e nella corruzione che sono mali endemici, perduranti e mai morti, nella storia degli ultimi 150 anni d’Italia.
Tra i primi a denunciare questo male cronico nascente fu un ex garibaldino: Felice Cavallotti, morto in un duello, perché insultato e ammazzato da un sostenitore di Crispi che Cavallotti aveva smascherato varie volte, con scritti e discorsi parlamentari che oserei definire, per quel tempo, “epici”.
Giolitti, definito non a caso da Salvemini “il ministro della malavita”, non fu da meno, seguì la tradizione, inaugurata da De Pretis, del clientelismo e del trasformismo, riuscendo anche a coinvolgere, sebbene marginalmente, i socialisti di allora che, con Turati, cercarono validamente di favorire un processo di riforma e di emancipazione popolare il quale venne interrotto bruscamente con la Grande Guerra, a cui seguì il biennio rosso e la stagione del sindacalismo rivoluzionario arrestata, manu militari, dal fascismo lautamente sovvenzionato  dai latifondisti e dai padroni del vapore. Lo stesso fascismo che si affermò con tangenti e intrallazzi politici, praticando anch’esso quel trasformismo che gli servì per conquistare il potere con una lista maggioritaria nazionale, e, ahimè, purtroppo a poco servì allora la coraggiosa denuncia di Matteotti, uomo di straordinaria integrità morale oltre che politica, ammazzato da sgherri fascisti al soldo dei pescecani speculatori e tangentari di quel tempo.
Il mito del duce onesto e laborioso è stato smentito ormai non solo dai documenti storici ma anche dai programmi televisivi, così come quello sugli “italiani brava gente” soldati della guerra fascista.

Nel dopoguerra, dopo la grande ma effimera stagione della Resistenza e della Costituente, lo sappiamo molto bene, la corruzione e le mazzette sono diventate parte integrante di un modello di democrazia malata e mai diventata concretamente matura, sia per la mancanza di alternanza politica, sia perché i due principali concorrenti nell’alveo democratico e costituzionale: DC e PCI, furono rispettivamente sempre sovvenzionati dagli antagonisti di una guerra fredda ultradecennale. Il sistema era endemicamente basato su finanziamenti illeciti, ma l’unico a pagare per tutto questo fu il leader socialista Craxi che, sebbene inaugurasse rovinosamente la stagione assolutista della leadership politica e partitica, almeno ebbe il coraggio di dire con una certa onestà e chiarezza certe cose in Parlamento, così come avvertì che l’Europa fondata sui rigidi parametri di Maastricht era destinata a diventare un inferno.

lunedì 16 gennaio 2017

Quo vadis Risorgimento Socialista?



                                                  


                                                 di Carlo Felici


La nuova formazione politica socialista finalmente è nata con il suo statuto, il suo simbolo e la sua piattaforma programmatica, come molti auspicavano da tempo, in piena autonomia, ma anche in perfetta sinergia con quelle forze che essa stessa dovrebbe contribuire a rianimare e a rinnovare.
Diciamocelo francamente, compagni, la cosa più difficile, oggi, è proclamare e fare cose di sinistra, senza però pronunciare quella parola invano, dato che per molti è diventata quasi una rabbiosa bestemmia.
E lo sappiamo bene perché, per anni di pietosa ipocrisia e di collateralismo che, tuttora, a non pochi suscitano solo rabbia e risentimento.
Ma non si può buttare “il bambino con l’acqua sporca”, non si può liquidare una intera storia ed una cultura ultrasecolare, così come una tradizione di valori intramontabili, solo perché lo sport preferito della “sinistra” (mettiamola sempre tra virgolette) è stato reiteratamente quello di chiedere ed ottenere un piattino di lenticchie da chi, invece, ha sempre preferito lo sport del “trasformismo”

E’ per questo che Risorgimento Socialista, giustamente, è nato con la caratteristica specifica di rifiutare ogni legame con il PD, che negli ultimi tempi ha assunto una fisionomia trasformista tale da fare invidia sia a De Pretis che a Giolitti e, se il riferimento dei Socialisti Italiani resta Matteotti, che pagò con la vita la sua strenua opposizione al neotrasformista Mussolini, vincitore elettorale solo con brogli, intimidazioni e trasformismo all’ennesima potenza, suffragato da una legge elettorale che lo favorisse e da un listone nazionale in cui riuscì a mimetizzarsi, oggi, noi, non possiamo che ribadire le stesse ragioni di intransigenza.
Diciamoci chiaramente un’altra cosa: non esiste una sorta di identità comune di tutti i provenienti dal PSI, e questo sia perché il PSI non c’è più, come forza politica protagonista, da almeno 20 anni, sia perché aveva già iniziato a diversificarsi al suo interno fortemente dagli anni di Craxi. Di Craxi oggi si può occupare la storia, riconoscendone meriti e demeriti “sine ira et studio”, senza accanimento ideologico e con adeguata documentazione, ma il perdurare nel definirsi socialisti craxiani è un assurdo impraticabile, tanto anacronistico quanto deleterio sul piano politico.