Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

sabato 12 luglio 2014

La memoria sessuale: base biologica della sessualità umana

 
 
 
Leonardo Boff, teologo e scrittore
 
 
 
Perché possiamo comprendere la profondità della sessualità umana, abbiamo bisogno di intendere che essa non esiste isolata, ma rappresenta un momento di un processo maggiore: quello biogenico.
La nuova cosmologia ci ha abituati a considerare ogni realtà singolare dentro un tutto che è stato ordito già 13,7 miliardi di anni fa e la vita da 3,8 miliardi di anni. Le realtà singolari (elementi fisico-chimici, microrganismi, rocce, piante, animali ed esseri umani) non si giustappongono ma si intrecciano in reti interconnesse costituendo una totalità sistemica, complessa e variegata.
Così, la sessualità è emersa 1 miliardo di anni fa come un momento avanzato della vita. Dopo la decifrazione del codice genetico da Crick e Dawson negli anni 50 del secolo passato, sappiamo oggi con prove alla mano che vige l'unità della catena della vita: batteri, funghi, piante, animali e esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle perché discendiamo da un'unica forma originaria di vita. Abbiamo, per esempio, 2758 geni uguali a quelli di una mosca e 2031 identici a quelli di un verme.
Questo dato si spiega per il fatto che tutti, senza eccezione, siamo costruiti a partire da 20 proteine di base combinate con quattro acidi nucleici (adenina, timina, citosina e guanina). Tutti discendiamo da un antenato comune, che ha dato origine alla ramificazione progressiva dell'albero della vita. Ogni cellula del nostro corpo, anche la più esteriore epidermica, contiene le informazioni di base di tutta la vita che conosciamo c'è, poi, una memoria biologica iscritta nel codice genetico di ogni organismo vivo.

giovedì 3 luglio 2014

Il fiore reciso della primavera della Patria. (a Goffredo Mameli)





                                                   di Carlo Felici

Non c'è mai stato in Italia un eroe romantico tanto grande, appassionato e devoto alla causa quanto dimostrò di esserlo, in tutta la sua breve vita, Goffredo Mameli, artista, poeta rivoluzionario, di cui purtroppo molti tra gli italiani (o quelli che almeno sono rimasti a considerarsi seriamente tali) sanno solo che è l'autore del nostro inno nazionale. Nessuno, infatti, ne parla nelle scuole, nessuna antologia scolastica contiene le sue poesie o i suoi interventi politici, nessuna casa editrice, dal centenario della sua nascita, si è più preoccupata di ristampare la sua intera opera, tuttora reperibile solo nel mercato antiquario dei libri.
La sua fu, e decisamente resta, una sorte sfortunata, se almeno consideriamo la dovuta conoscenza che egli avrebbe meritato e gli onori che avrebbe dovuto avere sin da dopo la sua morte.
E invece proprio dopo la sua morte iniziò una serie di disgraziate vicissitudini, destinate a concludersi quasi un secolo dopo.
Mameli morì con la Repubblica Romana, primo, straordinario e fulgido esempio di democrazia socialmente avanzata in Italia e nel mondo. Una Repubblica non atea o giacobina, o tanto meno inficiata di bonapartismo, come quella francese, né di fatto timocratica come quella americana e neppure schiacciata su una ideologia da imporre a tutti, ma che rispettò ed attuò pienamente la sovranità popolare, combatté il potere temporale del clero, senza minimamente minacciare i principi religiosi su cui essa stessa si fondava, inserendo nella sua bandiera il detto “Dio e Popolo”, che spezzò i monopoli, le rendite parassitarie, distribuì terre ai contadini, case ai più poveri e che diede persino un albergo di villeggiatura, già appartenuto ai gesuiti, ai malati di mente prima reclusi dalle autorità ecclesiastiche in una zona malsana di Roma . Sarebbe opportuno parlarne a lungo, ma lo faremo magari in un'altra occasione con un intervento specifico a parte.

domenica 29 giugno 2014

Una democrazia che si rivolta contro il popolo

 
 
 
Leonardo Boff, professore emerito di etica

Un generale grido della corporazione dei "media", di parlamentari dell'opposizione e di analisti sociali legati allo status quo di conservatorismo strisciante, si è alzato furiosamente contro il decreto presidenziale che istituisce la "Politica nazionale di partecipazione sociale". Il decreto vuole solo coordinare i movimenti sociali esistenti, alcuni arrivati a noi dagli anni 30 del secolo passato, ma che negli ultimi anni si sono moltiplicati esponenzialmente, al punto che Noam Chomsky e Vandana Shiva considerano il Brasile primo paese al mondo per numero e varietà di movimenti organizzati. Il decreto riconosce questa realtà e la stimola perché arricchisca il tipo di democrazia rappresentativa vigente con un elemento nuovo che è la democrazia partecipativa. Questa non ha potere decisionale ma soltanto consultivo, di informazione, di scambio di suggerimenti per problemi locali e nazionali.
Pertanto quegli analisti che affermano, di fronte alla chiarezza del testo del decreto, che la presenza dei movimenti sociali toglie potere decisionale al governo, al Parlamento e al potere pubblico, o si affaticano nell'errore o accusano in malafede. E la cosa è spiegabile. Sono abituati a muoversi all'interno di un tipo di democrazia a bassissima intensità, dando di spalle alla società e liberi da qualsiasi controllo sociale.

giovedì 19 giugno 2014

L'alternativa al blocco di marmo




Questo mio intervento vorrebbe parlare della sinistra italiana senza mai nominare la parola sinistra, ma, come è evidente, è già sbagliato in partenza perché l'ho già nominata due volte..direi troppe, sarà quindi meglio mettere un punto e andare a capo, come se non avessi già scritto nulla.
Perché, in effetti, il rischio che si corre in questo caso, è proprio quello di parlare del nulla.
Ma quand'è che si parla e si straparla del nulla? Spesso e volentieri quando non si vuole parlare concretamente di altro, di ciò che conta davvero.
E in Italia quel che conta davvero è il degrado politico, civile, morale e infine della stessa democrazia a cui stiamo assistendo, paradossalmente anche ad opera di chi ha messo l'attributo democratico nel suo simbolo.
In un contesto fossilizzato a monte dall'imperativo categorico ma non kantiano, perché assolutamente immorale, dell' “alternativlos” (la assoluta mancanza di alternative all'assetto economico imposto dal neoliberismo), la vera parola “eversiva” (nel senso etimologico di svolta radicale) non è dunque “sinistra” (e già sono tre volte che mi rinnego) ma più autenticamente “alternativa” o “antagonismo”. La ricerca cioè di un modello di sviluppo e di sistema diversi, fin dalle fondamenta, rispetto a quello vigente.
E non è difficile, se usciamo dai parametri embedded della mediocre mediaticità dominante, non è difficile perché l'inverso di un sistema fondato sulla riduzione dell'essere umano a merce per fini di profitto e sulla conseguente sistematicità di tale assunto a tutti i livelli, persino scolastici e formativi, con l'immiserimento del percorso di studi in una serie interminabile di crediti e di debiti (nemmeno la cultura fosse una sorta di labirinto bancario), ebbene, il contrario di tutto ciò è l'alternativa del bene comune anteposto agli interessi di parte, individuali e collettivi. Un bene comune che è, in primis, lavoro per la comunità e, parallelamente ed indissolubilmente, una sinergia ed un rispetto per le risorse naturali che lo consentono: quelle fonti, possibilmente rinnovabili, che accrescono la ricchezza data dalla biodiversità a tutti i livelli.

sabato 14 giugno 2014

Ognuno ha il suo tempo per entrare nelle braccia dell'Eterno.



Leonardo Boff, teologo e scrittore

Il primo testamento comprende anche l’Ecclesiaste (in ebraico Qoélet), un libro curioso che non menziona l'elezione del popolo di Dio, né l'alleanza divina e nemmeno la relazione personale con Dio. Rappresenta la fede giudaica inculturata nella visione greca della vita. Possiede uno sguardo acuto sulla realtà così come si presenta e nutre rispetto verso tutti i popoli. C'è un passaggio assai noto che parla del tempo: «Tempo di nascere, tempo di morire, tempo di piantare, tempo di sradicare, tempo di ridere e tempo di piangere, tempo di amare e tempo di odiare, tempo di guerra e tempo di pace», e così via (c. 3,2-8). Ci sono molte forme di tempo.
Dobbiamo liberarci dal tipo di tempo dominante, quello degli orologi. Tutti siamo ostaggi di questo tipo di tempo meccanico. Conosciamo orologi - il primo è stato l'orologio solare - già 16 secoli. Pare che siano stati gli asiatici a inventare l'orologio. Nel 725 della nostra era, un monaco buddista escogitò un orologio meccanico che, che rifornito di acqua a secchiate,faceva una rotazione completa in 24 ore. In Occidente si attribuisce a un altro monaco, benedettino, dopo papa Silvestro II (950-1003), l'invenzione dell'orologio meccanico attuale.

mercoledì 11 giugno 2014

Il riscatto del contratto naturale con la Terra






Leonardo Boff, teologo e scrittore

Fino a questo momento, il sogno dell'uomo occidentale e bianco, diventato universale a causa della globalizzazione, era quello di dominare la terra e spremerla per trarne benefici senza limiti. Questo sogno, dopo quattro secoli, è diventato un incubo. Come mai prima, l'apocalisse può accadere provocata proprio da noi stessi, come ha scritto prima di morire il grande studioso di storia Arnold Toynbee.
Per questo, è necessaria una ricostruzione della nostra umanità e della nostra civiltà con un altro tipo di relazione con la Terra perché sia sostenibile. Vale a dire: affinché riesca a mantenere le condizioni di manutenzione di riproduzione della vita. Tutti loro hanno valore intrinseco e per questo sono soggetti di diritti.
Ogni contratto è fatto a partire dalla reciprocità, dallo scambio e del riconoscimento di diritti di ognuna delle due parti. Dalla Terra abbiamo ricevuto tutto: la vita e i mezzi per vivere. In cambio, nel nome del contratto naturale, abbiamo il dovere di gratitudine, di contraccambio e di cura perché essa abbia sempre la vitalità per fare quel che ha sempre fatto per noi tutti. Ma noi, da molto tempo, abbiamo invalidato questo contratto.
Per rifarlo, dobbiamo fare come il figlio prodigo della parabola di Gesù. Tornare alla Terra, la Casa Comune, e chiedere perdono. Questo perdono si traduce in un cambio di condotta nel senso del rispetto e delle attenzioni che essa merita. La Terra è nostra Madre, la Pacha Mama degli Andini e la Gaia dei moderni.

lunedì 9 giugno 2014

Ortoprassi per un'etica di relazione (saggio filosofico sull'etica dell' Ecosocialismo)




di Carlo Felici

Saggio filosofico introduttivo all'etica dell'Ecosocialismo

Inizieremo questa serie di considerazioni cercando di definire il concetto di prassi
e di ortoprassi, nell’ambito di una dinamica dell’agire relazionato.
Il filosofo argentino Enrique Dussel ci dà la seguente definizione: “con prassi e pratico si intende l’atto umano orientato verso l’altra persona; l’atto verso un’altra persona e la relazione che lega una persona all’altra” E continua: “Prima di tutto prassi è un ATTO che compie una persona, un essere umano, il quale, però, si dirige ad un’altra persona o direttamente (una stretta di mano, un bacio, un dialogo frontale, una botta) o indirettamente (per mezzo di qualcosa, per esempio quando si spartisce un pezzo di pane [o condivide aggiungo io l’uso di un mezzo informatico])…In secondo luogo prassi è la RELAZIONE stessa che intercorre tra due o più persone.”