Premessa
Il Partito Socialista fu fedele alla tradizione umanitaria che ha sempre portato i suoi militanti sin dai padri fondatori a considerare la vita umana come fine ultimo e valore assoluto e non secondo a nessun valore astratto ed a nessun obiettivo teorico.
Lo Stato come valore “etico” anche al di sopra della persona umana è concetto hegeliano ed è alla base di ogni concezione idealistico autoritaria che è stata il fondamento di tutte le deviazioni nazionalistiche totalitarie del ‘900.
La ragione di Stato, o di partito, non ha mai prevalso tra i socialisti sulle ragioni della coscienza.
I Socialisti furono presentati nella loro denigrazione durante la campagna per la liberazione di Aldo Moro come dei “romantici irresponsabili” che per la vita di un uomo sacrificano l’astratta ma essenziale convenzione delle leggi oppure come dei “mestatori” che sul Caso volevano costruire le proprie fortune politiche o elettorali, dimenticando e facendo passare sotto silenzio la posizione di sindacalisti di CISL,CGIL e UIL favorevoli alla linea della trattativa e altresì di intellettuali cattolici, socialisti e comunisti che si espressero con spontaneità.
L’iniziativa socialista fu innanzitutto “Costituzionale” ovvero imposta dai principi più alti e solenni contenuti nell’art2 della Costituzione che contempla il Diritto alla Vita che la Repubblica è tenuta a garantire. Diritto peraltro riconosciuto da norme internazionali e convenzioni come la dichiarazione universale dei diritti derll’uomo e la Convenzione Europea allora già in vigore.
I Socialisti furono in quei cinquantacinque isolati e financo denigrati fino al paradosso di essere rappresentati come il partito del lassismo dinnanzi all’eversione che molti continuavano ostinatamente ascrivere ad un generico fascismo mentre essi, si sapeva bene , erano epigoni drammatici dell’ideologia rivoluzionaria ultimo frutto avvelenato del leninismo e dello stalinismo. Vi erano radici ideologiche ben definite e collegamenti internazionali (copiosi).
Nei cinquantacinque giorni della prigionia di Aldo Moro probabilmente vi fu un rifiuto dell’aiuto che proviene dalla ragione, un rifiuto che si chiama paura dell’ignoto e dello sforzo di immaginazione che prevedesse qualche “via d’uscita”.
Successivamente lo Stato Italiano ebbe a comportarsi in modo assai diverso, con leggi “premiali” e con una duttilità di fondo nel negoziare in favore di vittime in pericolo di vita.
Esisteva per il Partito Socialista e per Craxi “ un’altra via” oltre a quella del “ cedimento al ricatto ed al rifiuto pregiudiziale alla trattativa”


