Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
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mercoledì 20 settembre 2017

I racconti del Partigiano Giorgio Salvati dai bomboloni Il cinismo degli americani. Il guado delle scatolette (terza parte)


  



                              di Giorgio Giannelli


Il 19 settembre è il 73° anniversario della liberazione di Forte dei Marmi. 73 anni fa. Liberazione dai tedesci e dalle cannonate americane. Forse l'unico posto d'Italia. Due fatti storici in un solo giorno. Gli ameicani li avevo visti la mattina prima. Si seppe da una donna che veniva dal Fiumetto. Uscii dalla buca dove ero stato nascosto con il mio cugino Fabio e corsi lungo la Versliana, a bosco allora fitto. A metà percorso incontrai una pattuglia tedesca con un ferito sdraiato su una carriola da muratore.
 Per fortuna camminavano guardandosi alle spalle dalla paura degli americani o dei partigiani. Feci un salto in un grosso cespuglio. Non mi videro. Li vidi io mentre si allontanavno. Avevano altro da pensare. Sanguinante per le spine che mi avevano salvato la vita, raggiunsi l'uscita della Versiliana sul viale Apua completamente invaso da camion di soldati neri che procedevano a passo d'uomo. Oscuri, occhi che uscivano da sotto l'elmetto, fucile in mano, preoccupati e silenziosi. Al di là del cancello gli ufficiali bianchi avevano occupato la villa Liana, lo stesso così intitolata ancor oggi. In gran parte erano seduti sul terrazzino, le gambe appoggiate sulla ringhiera. Sembravano attori del cinema, divisa pulita, pantaloni stirati, stivaletti atletici ai piedi. Distribuivno cewing gum e sigarette a tutti, soprattutto ai ragazzini. Mi avvicinai e chiesi una sigaretta anch'io.

lunedì 18 settembre 2017

I racconti del Partigiano Giorgio Il calcio in culo al nipote del Duce, l'8 dicembre del 1942. Il discorso di Mussolini parte 2



                                  

                                       di Giorgio Giannelli


Una volta terminato la terza a Pietrasanta, mi iscrissi alla quarta ginnasiale a Viareggio, tornando al Carducci, nel palazzaccio di Viareggio dove avevo già sofferto prima di andare in collegio a Firenze. Mi seguì il solito Gianfranco Tonini e mi trovai con Tuccio Schouten, Marco Bicchieri, Silio Bassi, i pietrasantini Roberto Pardini, Luciano Meccheri, Giuliano Luisi, Remzo Croci e Viliano Vitiil, il camaiorese Paolo Dinelli, Giancarlo Sbrana, Luca Sampaolesi e Giovanni Oliva. C'era anche il figlio del segretario del fascio viareggino Francesco della Santina. La guerra continuava e quando si sentiva il giornale radio delle 13 dovevi alzarti in piedi e metterti sull'attenti. I ragazzi era comunque rimasti ragazzi e sul trmvai se ne combinavano di tutti i colori.
 I più terribili erano i fratelli Cirillo, Luigi, e soprattutto Ruggero, Angelo Ricci e Alberto Giusti del Fiumetto, specialista in barzellette oscene. I primi tre erano specializzati nello staccare la motrice dal rimorcho in modo da lasciare i passeggeri del rimorchio fermi e quelli della motrice che si allontanavano. Poi quando finalmente il conducente se ne accorgeva,presentarsi doveva tornare indietro un paio di chilometri. A tutti quelli che, come il nostro gruppetto, stavano nella seconda parte del convoglio, veniva ritirata la tessera tranviaria che, per riaverla, dovevano presentasi i nostri genitori. Giorgio Donati, detto Pancetta, si dedicava invece alle fialette puzzolenti che spezzava durante il tragitto, impestano la gente quando lo riteneva opportuno.

sabato 16 settembre 2017

Memorie del partigiano Giorgio. Prima parte: 8 settembre, leggi razziali e preambolo della guerra




                                   di Giorgio Giannelli


Forte dei Marmi 8 settembre 1943. Come tutti i giorni mi trovavo al caffè Grand'Italia, gestito dalla famiglia Burchi, dove si riunivano tutti gli “antifascisti”, primo fra tutti Cesare Tarabella, compresi molti di coloro che, fino a qualche mese prima, erano fascisti. A un certo punto sentimmo dalla radio che il governo del Re aveva firmato l'armistizio con gli Alleati. Fu un esplosione di gioia. Solo un maresciallo di marina, che non era uno stupido, gridò: “E' inutile che gridiamo tanto. I tedeschi ce la faranno pagare”. Infatti a due passi da noi c'erano, seduti a un tavolo, dei soldati tedeschi che cercavano di passare il pomeriggio. Come fanno i bravi turisti. Quando seppero della notizia, esultarono anche loro, aumentarono il giro delle bibite, urlando “Guerra finita. Italia e Germania kaputt. Hitler e Mussolini merda”. Si ubriacarono. Poco dopo, avviandosi verso la caserma, che si trovava nell'albergo Imperiale nella stessa piazza Dante, continuarono a esaltare la loro allegria rotolandosi nell'erba del giardino pubblico e a sberciare le loro solite parole, questa volta in tedesco. Vistoli in quelle condizioni, uscì un loro ufficiale che li prese a calci nel culo e li riportò in caserma, il cui cancello fu chiuso a chiave e la sentinella ritirata. Osservata a scena, era quasi l'ora di cena, quando arrivò il maresciallo dei carabinieri in bicicletta e ci ordinò di tornare ciascuno a casa sua. “Il coprifuoco continua ancora”, si giustificò. Il giorno dopo tornai al caffè dei Burchi per commentare quant'era accaduto, finché qualcuno, sopraggiunse di corsa dalla spiaggia gridando: “Stanno a arrivando gli inglesi!”. In pochi minuti fummo in cima al ponte. Effettivamente stava arrivando un mezzo navale. Scrutammo un po' finché sentimmo delle urla:”Ci sono i tedeschi?”. Quando arrivarono a portata di voce rispondemmo: “Certo che ci sono i tedeschi, ma stanno rinchiusi in caserma”. Era un rimorchiatore della Marina militare italiana. Ci lanciarono una fune e scesero. Scappati da La Spezia, erano tutti sporchi, neri di nafta e terrorizzati. Qualcuno prese la via di Quercata per montare sui treni, ma una decina rimase in paese, ospitati nelle case del Forte. Andai in camera mia, presi dei vestiti e tutti i soldi che aveva della squadra ragazzi della Rondinella e i marinai si divisero le poche centinaia di lire e si cambiarono immediatamente. Sembra incredibile, ma molti si fidanzarono e poi sposarono con qualche ragazza fortemarmina. Gli altri si rifugiarono sui monti raggiungendo i partigiani di Gino Lombardi alla Porta di Farnocchia. Uno era un sardo e si chiamava Luigi Mulargia. Fu ucciso in combattimento dai fascisti e le sue orecchie, tagliate, vennero messe in evidenza nei caffè di Pietrasanta. Molti di noi sono andati con loro, ma la maggior parte dei giovani si arruolarono, parecchi volontari, altri no, nella Xa Flottiglia Mas. Qualche mese più tardi, alcuni di loro, come Giuseppe Spinetti, morto anch'esso in combattimento contro tedeschi, ci raggiunsero nelle vaie formazioni partigiane che operavamo tra l'Altissimo e il Gabberi. Gli “inglesi” arrivarono solo un anno dopo. 

mercoledì 13 settembre 2017

Lo stupro allo specchio






                                          di Carlo Felici


E' bene che si sappia che, in Italia, secondo le statistiche, avvengono circa 10 stupri al giorno, commessi per il 60% da italiani e per il 40% da stranieri, ma la maggior parte di essi avviene in famiglia, dentro le pareti domestiche, e Dio solo sa quanti altri ne avvengono anche se non se ne sa nulla.
Sono cifre che indicano la progressione di una barbarie, sempre più diffusa per mancanza di educazione e di buoni esempi, che dovrebbero innanzitutto avvenire in famiglia, nelle istituzioni e anche da parte dei religiosi.
Invece cosa abbiamo? Abbiamo un incremento vertiginoso di violenze famigliari, che spesso finiscono nel cosiddetto femminicidio, una parola che, già di per sé, è una violenza verbale ma che corrisponde ad una tristissima e tragica realtà sotto gli occhi di tutti, quasi 50 donne uccise dall'inizio dell'anno o da ex amanti o da ex mariti, in gran parte italiani.
Abbiamo delle classi politiche corrotte all'ennesima potenza forse anche più che ai tempi dei Borgia, per cui ormai se un premier fa sfoggio di avere amanti e “stagiste” (l'ultimo eufemismo per mascherare una prostituzione d'alto bordo) minorenni, l'opinione pubblica tutt'al più alza le spalle e ne ride, considerando che sono affari suoi. Festini a base di cocaina, corti di nani, ballerine e damigelle che allietano vecchi rimpinzati di viagra e via così..tanto chi ci metti sennò?


martedì 12 settembre 2017

La statuafobia antifascista





                                    di Carlo Felici

La storia non si cancella, se non altro perché non si ripete mai, dato che, quando si prova a replicarla, non si rivela altro che una tragica o grottesca burla
E' capitato così con tutti coloro che si sono illusi di ripercorrere il passato con i soli strumenti del loro presente. E continuerà ad essere sempre così per chi continuerà a provarci.
La storia del fascismo e lo storicismo oggi sono banditi anche dalle università (corsi monografici nel merito o su Croce, Gentile, Gramsci o Dilthey? Meglio la trasmissione Chi lo ha visto?), perché prevale la tendenza ad assolutizzare il presente, tanto che che c'è persino chi ha teorizzato la fine della storia, però siamo altresì sicuri che, se ciò accadesse, sarebbe anche la fine dell'umanità.
Da quando, infatti, l'uomo ha imparato a scrivere la storia e a studiarla, si è anche scoperto libero, di fronte al futuro e alla speranza di un avvenire diverso dal passato. Non più quindi schiavo dei suoi errori e orrori, proprio perché costretto a vedere e rivedere in continuazione quei monumenti e quelle testimonianze di quel passato che ci ricorda in continuazione come e perché siamo quel che siamo nel presente, e come e quanto ci è costato arrivarci.
Solo i regimi totalitari e liberticidi hanno provato a cancellare il passato e i suoi monumenti, azzerando persino il calendario, quasi come se nulla fosse accaduto prima della loro “era” che pretendevano trionfale.

Oggi il totalitarismo ha il volto di un nuovo modello di fanatismo, il quale vorrebbe fare della storia un uso strumentale, essere cioè nella condizione di ergersi a giudice di ciò che è degno o non è degno di essere visto e ricordato, cancellando tutto il resto.
Ci sono molte versioni di questo fanatismo, da quella più rozza e barbara che fa saltare per aria le statue dei Buddha o che mina le rovine di Palmira, espressione dell'integralismo religioso alla massima potenza, e c'è quella che se la prende con i generali sudisti, con le statue di Colombo, anch'essa espressione dell'integralismo, ma stavolta del politically correct elevato al cubo, in una disgustosa ipocrisia che vede abbattere le statue di colui che è accusato di avere iniziato il genocidio degli indios, mentre tuttora si umiliano i nativi americani con un un lungo oleodotto capace di trasportare, una volta terminato, circa 500.000 barili di petrolio grezzo al giorno dal Nord Dakota all’Illinois. Qualcuno è andato forse ad abbattere i bulldozer?
Ovviamente noi non ci facciamo mancare nulla ed abbiamo anche noi gli integralisti monumentali, nostrani, quelli che, ad esempio, quando vedono un monumento fascista fremono di indignazione e vorrebbero eliminarli tutti o almeno rasare le scritte inneggianti a Mussolini, magari segando anche le braccia delle statue che fanno il saluto romano.
Sono gli stessi personaggi della stessa parte politica che non si è fatta scrupolo a suo tempo di decorare ex criminali di guerra fascisti. Tutto fa brodo, tutto può contribuire alla distrazione di massa, a far credere che il vero nemico oggi sia quello annientato più di 70 anni fa. Ovviamente confermando così il fallimento di una democrazia sia sul piano culturale che educativo, se ancora oggi si ha bisogno di reprimere e temere ciò che nella storia non esiste più, anche se riecheggia in certa coreografia e propaganda.
Ma propaganda di che? Di un tempo in cui il fascismo divenne regime solo perché aiutato dai poteri forti di allora? Re, Papa, industriali, agrari, banchieri, multinazionali del petrolio, riciclatori di residuati bellici?
Da che parte stanno, mutatis mutandis, questi poteri oggi? Ma evidentemente dalla parte di chi fa i loro interessi: azzera il diritto del lavoro, precarizza, riduce le pensioni, alza l'età pensionistica, privatizza i beni comuni, specula sui risparmi dei cittadini, azzera o riduce i contratti di lavoro a elemosina e..ovviamente per ridurre la fatica, cerca infine di modificare la Costituzione secondo i suoi interessi.
Ebbene, questi politici, oggi, sono gli stessi che sbraitano contro il fascismo fino a voler abbattere i suoi monumenti, e contemporaneamente, ne decorano gli esponenti più spregevoli.
Perché, in definitiva, a loro del fascismo o dell'antifascismo importa ben poco, quello che conta è che la gente pensi ad altro. Che creda all'incombere del pericolo dell'avanzare del fascismo, mentre deve dimenticare o trascurare del tutto le nuove forme di autoritarismo che vengono spacciate per democrazia, in una società in cui non si ha più bisogno di usare il manganello, ma basta licenziare, precarizzare, ricattare, emarginare, ridurre tutti al ruolo di migranti senza meta né patria, che si spostano, o meglio, vengono spostati dove conviene sfruttarli meglio, secondo la legge inossidabile del profitto. Poi, magari se protestano, sono troppi e vanno in piazza, pure con gli studenti..beh, allora il manganello torna sempre utile!
Questo è il vero autoritarismo odierno, senza più previdenza sociale, né opere per l'infanzia, senza più né piccole o grandi opere pubbliche se non destinate a sfasciarsi in pochi mesi, senza monumenti, con milioni varati e non spesi, che restano ad ingrassare istituti finanziari o banche, e non producono opere necessarie per il territorio che va in fumo o si sbriciola al primo nubifragio e per i cittadini che ci restano sotto.
Forse questo livore e quest'ira contro il passato che si lascia distruggere o si lascia marcire, come molti monumenti dell'antichità romana, deriva da un profondo senso di inadeguatezza, dal fatto che non si sa tramandare al futuro nulla che non sia un cumulo infinito di immondizia che ormai non si sa più nemmeno dove mettere.
Sarà quindi solo una grande discarica il monumento che ricorderà questi tempi così squallidi e consumisti. E in questa feroce e disperata consapevolezza si vorrebbe che ne facessero parte anche le rovine del passato.
Magari affinché nessuno in futuro possa pensare che un passato è mai esistito ed assuefacendosi e ammorbandosi nell'unico infernale presente a cui l'umanità si è condannata, non possa nemmeno immaginare che altro c'è stato e che altro è possibile.
Questo è l'unico destino che l'umanità dei monnezzari vorrebbe imporre: una grande discarica più alta e gloriosa di ogni obelisco.

lunedì 14 agosto 2017

L'IMPRONTA DI SATANA








                                                di Leonardo Boff


Il giorno due agosto 2017 è avvenuto un fatto preoccupante per l’umanità e per ciascuno di noi individualmente. E’ stato il giorno cosiddetto: “ Sovraccarico della Terra “ (Overshoot Day). Cioè: è stato il giorno in cui abbiamo consumato tutti i beni e servizi naturali, alla base della vita. Prima stavamo in quello verde e adesso siamo entrati nel rosso, ossia nello scacchiere speciale. Quello che consumeremo d’ora in poi sarà violentemente strappato alla Terra per venire incontro alle indispensabili richieste umane e, quel che è peggio, mantenere il folle livello di consumo dei paesi ricchi.

Questo fatto viene chiamato comunemente “ Orma ecologica della Terra”. Con questa si misura la quantità di terra fertile e di mare necessari a creare i mezzi di vita indispensabili come acqua , granaglie, carni, pesci, vegetali, energia rinnovabile e altro ancora. Disponiamo di 12 miliardi di ettari di terra fertile (foreste, pascoli, coltivi) ma in verità avremmo bisogno di 20 miliardi di terra fertile.

Come coprire questo deficit di 8 miliardi? Spremendo sempre più la Terra…ma fino a quando? Stiamo lentamente rivalutando la Madre Terra. Non sappiamo quando succederà il suo collasso: Ma a continuare con il livello di consumo e lo spreco dei paesi opulenti arriverà con conseguenze nefaste per tutti.

Quando parliamo di ettari di terra non pensiamo soltanto ai suoli, ma a tutto cio che permette di produrre come per esempio legni per mobili, tessuti di cotone, coloranti, principi attivi naturali per la medicina, minerali e altri.

Ogni persona avrebbe bisogno in media per la sua sopravivenza di 1,7 ettari di terra. Quasi metà dell’umanità ( 4,3 % ) sta sotto di questo come i paesi in cui imperversa la fame: l’Eritrea con un’orma ecologica di 0,4 ettari, Bangladesch con 0,7 il Brasile al di sopra della media mondiale con 2,9, 54 % della popolazione mondiale sta molto al di sopra delle loro necessità come gli USA con 8,2 ettari, Canadà con 8,2, Lussemburgo con 15,8, Italia con 4,6 e India con 1,2.

Questo sovraccarico ecologico è un prestito che prende alle generazioni future per il nostro uso e consumo attuale. E quando arriverà il loro turno in che condizioni potranno soddisfare le loro necessità di alimentazione, acqua, fibre, granaglie, carni, e legname? Potranno ereditare un pianeta impoverito.

giovedì 3 agosto 2017

I RUDERI ED IL PANTHEON DEL SOCIALISMO ITALIANO di Carlo Felici




Dio solo sa quanto chi scrive sia appassionato di storia e di valori socialisti e quanto sia immalinconito dalla sorte dell'ultimo partito che in Italia reca questo nome, purtroppo ridotto ad una sorte democritea, all'atomismo politico.
Inutile ripercorrerne la storia dopo la fine di Craxi, la conoscono tutti e non farebbe altro che aggiungere pena alle altre numerose ed attuali.
Fatto sta che quando da parte di tutti sarebbe necessario uno sforzo comune per ritrovare e rilanciare una tradizione che ha accompagnato la crescita della civiltà democratica e repubblicana di questo Paese indissolubilmente, ci guardiamo intorno e troviamo solo macerie, e compagni intenti più che altro a scavarle per cercare di rimettere insieme qualche rudere, facendone il sostegno di qualche architettura moderna in via di costruzione, più o meno come quel che è successo al teatro di Marcello a Roma, di cui si vede una parte di ciò che un tempo fu esternamente, ma che è ormai pienamente inglobato nelle costruzioni successive, e non è più percepibile per quello che era, non ha più la sua pianta originaria.