Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

martedì 28 ottobre 2014

SU COSA RIFONDARE L’ETICA E LA MORALE

 



                    Leonardo Boff, teólogo e scrittore
Una delle richieste attualmente più frequenti nei gruppi, nelle scuole, nelle università, nelle imprese, nei seminari è la questione dell’etica. Le sollecitazioni più frequenti che ricevo sono esattamente un invito ad affrontare questi temi.
Cosa particolarmente difficile oggi, dato che non possiamo imporre a tutta l’umanità l’etica elaborata in occidente sulla scia di grandi maestri, come Aristotele, Tommaso d’Aquino, Kant o Habermas. Nei contatti delle culture attraverso la globalizzazione ci troviamo a confronto con altri paradigmi di etica. Come trovare, al di là delle diversità, un consenso etico minimo valido per tutti?
Una possibilità è cercare nella stessa essenza umana, di cui tutti siamo portatori, il suo fondamento : come dobbiamo relazionarci tra noi esseri personali e sociali con la natura e con la Madre Terra? L’etica è di ordine pratico, anche se basata su una visione teoricamente ben fondata.
Se non agiremo nei limiti di un consenso minimo in questioni etiche, potremmo causare catastrofi socio-ambientali di magnitudine mai vista prima.
Valida l’osservaziopne dello stimato psicanalista nordamericano Rollo May che scrive: “Nell’attuale confusione di episodi correlati con la ragione e con la tecnica, abbiamo perso di vista e non ci siamo preoccupati dell’essere umano; c’è bisogno di fare un’umile marcia indietro verso la cura ; credo che molte volte solo la cura ci permette di resistere al cinismo e all’apatia che sono malattie psicologiche del nostro tempo”. (Erose repressao,Vozes,1973 p.318 e tutta la parte 318-340).

sabato 27 settembre 2014

Il sostegno di Leonardo Boff a Dilma

 
 
 
                                  di Leonardo Boff , teologo e scrittore.
 
Riconoscendo gli obiettivi raggiunti e gli errori degli ultimi 12 anni del governo Lula-Dilma e vedendo in anteprima i progetti politici presentati dai partiti di opposizione, sono convinto che il progetto animato dal  PT con Dilma rimane ancora il più adeguato alla situazione brasiliana. Anche solo per questo il mio voto è per Dilma Roussef.
 
Ma ho altre ragioni da offrire alla riflessione.
 
La prima si riferisce a un qualcosa di magnitudine storica innegabile. A partire dal 2002 con Lula e i suoi ancorati allo zoccolo duro della società, si è fatto per la prima volta in Brasile una rivoluzione democratica e pacifica.
 
È necessario dirlo chiaramente:  Quello che è avvenuto non è stata soltanto alternanza di potere, ma alternanza di classe sociale. Le classi dominanti, che lungo la storia hanno occupato lo Stato, garantendo più i propri privilegi che i diritti di tutti, sono state  appiedate:  private dello  Stato e della stanza dei bottoni. Un rappresentante delle classi subalterne, Lula, arriva a essere Presidente e  realizza una vera rivoluzione nel senso che Caio Prado Junior dà al termine nel  suo  classico La rivoluzione brasiliana (1996): Rivoluzione significa "trasformazioni capaci di assecondare le aspirazioni delle grandi masse che mai erano state considerate nel modo giusto; la rivoluzione che porta la vita del paese verso un nuovo destino".

giovedì 18 settembre 2014

Il socialismo non è andato al limbo





 In memoria di Eduardo Campos 

Leonardo Boff, teologo e scrittore

La nostra generazione ha visto cadere due muri apparentemente incrollabili: il muro di Berlino nel 1989 e il muro di Wall Street nel 2008.  Con il muro di Berlino è crollato il socialismo realmente esistente, segnato da statalismo, autoritarismo e violazioni dei diritti umani. Il muro di Wall Street ha delegittimato il neoliberismo come ideologia politica e il capitalismo come modo di produzione, con la sua arroganza, la sua accumulazione illimitata (greed is good: buono = il profitto è buono), al prezzo della devastazione della natura e dello sfruttamento delle persone.

Si sono presentate come due visioni del futuro e due modi di abitare il pianeta, ormai incapace di dare speranza e di riorganizzare l'armonia planetaria,  in cui tutti essere possano garantire le basi naturali che sostengono la vita in un grado avanzato di erosione.

 E 'in questo contesto che riaffiorano sia le proposte lanciate nel passato ma che ora possono avere la possibilità di realizzarsi (Bonaventura de Souza Santos), come la democrazia comunitaria e il "vivere bene" dei popoli  andini, sia quelle del socialismo originario pensato come una forma avanzata di democrazia.

Scarto in anticipo il capitalismo realmente esistente (la società di mercato) perché è così nefasto che seguitando con la sua devastante logica, può distruggere la vita umana sul pianeta. Oggi opera per una piccola minoranza: 737 gruppi economici-finanziari controllano l'80% delle società transnazionali, e all'interno di questi, 147 gruppi controllano il 40% dell' economia mondiale (secondo i dati del famoso Istituto Tecnologico svizzero), o gli 85 individui più ricchi che accumulano l'equivalente di ciò che guadagnano 3,57 miliardi di poveri (rapporto Intermon Oxfam de 2014) del mondo. Tale malvagità non può promettere nulla per l'umanità, se non crescente impoverimento, fame cronica, terribili sofferenze, la morte prematura e, in ultima analisi, l'Armageddon della specie umana.

mercoledì 3 settembre 2014

La scuola di Topolino


                                                   di Carlo Felici
 
 
Quando le montagne partoriscono i topolini, l'unico problema è cercarli finché non li si trova concretamente, perché, evidentemente, in questi casi, non fanno a tempo a nascere che già si perdono in spazi infiniti.
E' così per il tanto strombazzato “patto sulla scuola” del neo governo affetto da uno spasmodico riformismo giovanilista.
I punti che vanno emergendo partono da un assunto sacrosanto che però appare, appunto, come quando una montagna in preda alle doglie si agita, solleva un gran polverone..da cui esce timidamente un topolino che, tra tanto clamore e tante nuvole di terriccio, non si sa più dove sta e né dove va.
L'assunto è che la scuola deve essere il cardine di una società, e aggiungiamo, però anche la ricerca, l'innovazione, la capacità di competere. Se non si comincia infatti a praticare queste qualità da quando si è piccoli, difficilmente le si potrà mettere in campo da grandi, specialmente se poi non ti danno né mezzi né risorse per farlo, costringendoti così a trovarle all'estero.
Stabilizzare gli insegnanti è dunque la prima cosa, ma cominciamo da quelli già in ruolo, che le precedenti riforme, con ritmo asfitticamente sincopato, hanno costretto oggi a ballare da un corso all'altro e a fare spesso e volentieri i tappabuchi senza più uno straccio di continuità didattica. Lo conferma il sottoscritto che, insegnando Lettere, prima che il furore riformista venisse messo in campo aveva due corsi con continuità didattica assicurata, mentre oggi, invece, ne ha cinque ballerini e svolge anche una sola ora a settimana in una classe, facendo concorrenza alla collega di religione.
Immettere in ruolo i precari è sacrosanto, ma non per costringerli a fare i supplenti a vita, bensì per coprire cattedre scoperte che vanno integrate con una adeguata e piena continuità didattica. E in ogni caso, non si vede perché la figura del supplente debba sparire, specialmente se si prevede che chi si candiderà per insegnare dovrà fare dell'opportuno tirocinio, prima di avere una cattedra tutta sua..se mai l'avrà.
Un piano di assunzione pluriennale poi, esattamente come l'elargizione degli 80 euro a pioggia (e senza meriti famigliari di vario genere), corrisponde all'ennesima democristiana politica clientelare, per cui, “se duro” forse avrai il posto e se “cado” invece no..per cui votami..

venerdì 29 agosto 2014

INCITATUS, MELIUS QUAM NOMINATUS (tr. meglio un cavallo di un parlamentare nominato)

           
                                               
                                                           di Carlo Felici
Il 31 Agosto del 12, nasceva Gaio Cesare Germanico, figlio di Agrippina Maggiore, a sua volta figlia di Giulia, che era figlia di Augusto. Egli discendeva dunque direttamente dal primo grande imperatore di Roma, che regnò anche su di lui per soli due anni durante la sua primissima infanzia.
Fu un personaggio tra i più diffamati nel corso della storia, ma, a ben vedere, la ragione c'è: ed è quella che egli, anche se in poco tempo, seppe inaugurare una forma di nuovo assolutismo democratico, che probabilmente corrispondeva maggiormente a quello che avrebbero voluto fare e che avrebbero messo in atto Cesare e Marco Antonio se entrambi non fossero stati stati tolti di mezzo rispettivamente dagli scherani senatori e dal rivale Augusto, il quale regnò più come un garante che come un sovrano dotato di pieni poteri, e per altro, sempre con un certo altezzoso distacco dal popolo di Roma.
L'assolutismo democratico non deve essere confuso con la tirannide né con il dispotismo illuminato, retaggio di altre epoche e che, in ogni caso, restano profondamente differenti per la loro vocazione autarchica ed autoreferenziale.
L'assolutismo democratico, infatti, non poteva attuarsi senza il consenso di quella che era la stragrande maggioranza del popolo di Roma: la plebe e l'esercito, prova ne è il fatto che ogni qual volta il consenso di una di queste componenti fondamentali veniva meno, con esso rotolava nella polvere anche la vita dell'imperatore che lo aveva incarnato, fino almeno a che esso non fu talmente consolidato, che si tramandò per “adozione”, scegliendo cioè, in fase preventiva, il migliore dei successori, nel periodo che caratterizzò l'età d'oro degli imperatori Antonini.

domenica 17 agosto 2014

La Grande Trasformazione e le sue promesse.

 
 
 
                            Leonardo Boff, teólogo e scrittore
 
 
La grande trasformazione consiste nel passaggio da una economia di mercato alla società di mercato. Voglio dire, una società con mercato per una società solo di mercato Il mercato è sempre esistito nella storia dell'umanità, ma mai una società di solo mercato, cioè una società che colloca l'economia come l'asse strutturante unico dell'intera vita sociale, sottomettendo ad essa la politica e annullando l'etica. Tutto è merce, anche le cose sacre.
Non si tratta di qualsiasi tipo di mercato. È il mercato che si regge attraverso la competizione e non attraverso la cooperazione. Quello che conta è il beneficio economico individuale o corporativo e non il bene comune di tutta la società. Generalmente questo beneficio viene raggiunto a costo di devastazioni della natura e di gestione perversa delle diseguaglianze sociali. In questo senso la tesi di Thomas Piketty in "Il capitale nel secolo 21º" è inconfutabile. 
Il mercato deve essere libero, pertanto, rifiuta controlli e vede lo Stato come il suo grande impedimento, la cui missione, sappiamo, è ordinare con leggi e norme la società, anche il campo il economico e coordinare la ricerca comune del bene comune. La Grande Trasformazione postula uno stato minimo, limitato praticamente alle questioni legate alle infrastrutture della società, al fisco, mantenuto il più basso possibile e alla sicurezza. Tutto il resto deve essere ricercato nel mercato, pagando.
Il genio della mercantilizzazione di tutto è penetrato in tutti i settori della società. La salute, l'educazione, le sport, il mondo delle arti e dell'intrattenimento e persino importanti gruppi di chiesa e di religione. Queste incorporano la logica del mercato: la creazione di una massa enorme di consumatori di beni simbolici, chiese povere in spirito, ma ricche quanto a mezzi di fare soldi. Non raramente nello stesso plesso funziona un tempio e accanto ad esso uno shopping. Infine si tratta sempre della stessa cosa: porta via rendite sia con beni materiali sia con beni "spirituali".
Chi ha studiato in dettaglio questo processo distruttore è stato lo storico dell'economia, l'Ungaro-nord-americano Karl Polanyi (1886-1964). Lui ha coniato l'espressione la Grande Trasformazione, titolo di un libro scritto prima della seconda guerra mondiale nel 1944. Allora la sua opera non meritò particolari attenzioni. Oggi, quando le sue tesi vengono confermandosi ad una ad una, è diventato lettura obbligatoria per tutti coloro che si propongono di capire quello che sta succedendo nel campo dell'economia con ripercussioni in tutti gli ambiti dell'attività umana, non esclusa quella religiosa. Sospettiamo che lo stesso Papa Francesco si sia ispirato a Polanyi per criticare l'attuale mercantilizzazione di tutto persino degli esseri umani e dei loro organi.
Questa forma di organizzare la società intorno agli interessi economici del mercato ha spaccato l'umanità da cima a fondo: una fossa enorme si è creata tra i pochi ricchi e molti poveri. È stata gestita una spaventosa sociale  ingiustizia sociale con moltitudini trattate come materiale usa e getta, ’olio esausto, non più interessante per il mercato: producono quote risibili e non consumano quasi niente.
Simultaneamente la Grande Trasformazione della società in mercato ha creato anche una iniqua ingiustizia ecologica. Nell'ansia di accumulare, sono state sfruttate in forma predatoria beni e servizi della natura devastando interi ecosistemi, contaminando suoli, acque, aria e alimenti, senza nessun'altra considerazione etica sociale o sanitaria.

martedì 5 agosto 2014

Lo humour come espressione di salute psichica e spirituale

 
                                 Leonardo Boff, teólogo e scrittore
Tutti gli esseri viventi superiori possiedono un accentuato senso ludico. Basta osservare i gattini e i cani delle nostre case. Ma lo humour è proprio solo degli esseri umani. Lo humour non è mai stato considerato un tema "serio" dalla riflessione teologica, nonostante che sia risaputo che esso si trova in tutte le persone sante e mistiche, che poi sono gli unici cristiani veramente seri. In filosofia e nella psicanalisi ha avuto una sorte migliore.
Lo humour non è sinonimo di arguzia, dato che può esserci arguzia senza humour e humour senza arguzia irripetibile. L'arguzia è irripetibile. Se ripetuta, perde la sua bellezza. Una storiella piena di humour conserva sempre la sua bellezza. Ci piace risentirla parecchie volte.
Lo humour può essere compreso soltanto a partire dalla profondità dell'essere umano. La sua caratteristica è di essere un progetto infinito, portatore di inesauribili desideri, utopie sogni e fantasie. Un tale dato esistenziale fa sì che esista sempre  un gap tra il desiderio e la realtà, tra il sogno e la sua concretizzazione. Nessuna istituzione, religione, stato e leggi riesce a inquadrare totalmente l'essere umano, anche se esistono esattamente per inchiodarlo a un certo tipo di ordine. Ma esso esonda da queste determinazioni. Da ciò l'importanza della violazione dell'inedito per vivere la libertà e perché sorgano cose nuove. Questo in arte, nella letteratura e anche nella religione.