E’ ancora opportuno capire se oggi esistano delle reali dicotomie politiche o ideologiche? E in particolare se quella rappresentata dalla contrapposizione destra-sinistra sia ancora valida oppure consista soltanto in una meschina millantatura?
Vediamo di partire da due grandi esempi storici.
Il primo, Mazzini: "Ho udito parlare intorno a me di diritta, di sinistra, di centro, denominazioni usurpate alla retorica delle vecchie raggiratrici monarchie costituzionali; denominazioni che nelle vecchie monarchie costituzionali rispondono alla divisione dei tre poteri, e tentano di rappresentarli; ma che qui sotto un Governo repubblicano, ch'è fondato sull'unità del potere, non significano cosa alcuna" Giuseppe Mazzini. 10 Marzo 1849 alla Repubblica Romana.
Il governo repubblicano romano del 1849 fu, a tutti gli effetti, un governo rivoluzionario, sia perché rovesciò radicalmente un assetto istituzionale preesistente, sia perché ebbe una larga partecipazione popolare, sia perché tentò di cambiare il tessuto economico e sociale dell’epoca, dando un esempio che potesse essere da guida per il resto d’Italia. Purtroppo ebbe breve vita, in quanto fu soppresso manu militari da una repubblica francese che avrebbe dovuto essere sorella amorevole e invece fu fratricida e caina, sperimentando quel bonapartismo che fu, mutatis mutandis, il prologo di tutti i fascismi.
Mazzini immaginava una Repubblica nel senso originario ed etimologico del termine, e cioè come “bene comune”, intendendo con ciò un superamento della contrapposizione delle classi sociali, in nome di un interesse collettivo che fosse basato sulla libertà e sulla giustizia sociale, e che non dovesse avere come arbitro né un papa e nemmeno un re, ma solo il popolo nella sua totalità, integrità e libertà.
Vediamo di partire da due grandi esempi storici.
Il primo, Mazzini: "Ho udito parlare intorno a me di diritta, di sinistra, di centro, denominazioni usurpate alla retorica delle vecchie raggiratrici monarchie costituzionali; denominazioni che nelle vecchie monarchie costituzionali rispondono alla divisione dei tre poteri, e tentano di rappresentarli; ma che qui sotto un Governo repubblicano, ch'è fondato sull'unità del potere, non significano cosa alcuna" Giuseppe Mazzini. 10 Marzo 1849 alla Repubblica Romana.
Il governo repubblicano romano del 1849 fu, a tutti gli effetti, un governo rivoluzionario, sia perché rovesciò radicalmente un assetto istituzionale preesistente, sia perché ebbe una larga partecipazione popolare, sia perché tentò di cambiare il tessuto economico e sociale dell’epoca, dando un esempio che potesse essere da guida per il resto d’Italia. Purtroppo ebbe breve vita, in quanto fu soppresso manu militari da una repubblica francese che avrebbe dovuto essere sorella amorevole e invece fu fratricida e caina, sperimentando quel bonapartismo che fu, mutatis mutandis, il prologo di tutti i fascismi.
Mazzini immaginava una Repubblica nel senso originario ed etimologico del termine, e cioè come “bene comune”, intendendo con ciò un superamento della contrapposizione delle classi sociali, in nome di un interesse collettivo che fosse basato sulla libertà e sulla giustizia sociale, e che non dovesse avere come arbitro né un papa e nemmeno un re, ma solo il popolo nella sua totalità, integrità e libertà.



