Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

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Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

lunedì 25 giugno 2012

Socialist International gravely concerned by summary removal from office of President Lugo in Paraguay


24 June 2012

The Socialist International has learned with grave concern of the summary removal from office of the democratically elected President of the Republic of Paraguay, Fernando Lugo, following a hastily arranged vote in the senate upon charges presented by the lower house.

The lack of a fair process, including the failure to clearly define the details of the charges against the president and the responsibilities which he is accused of bearing, the restriction of debate, and above all, the denial of the president’s right to a due defence, is not acceptable. Although the procedure for the recall of the president by parliament was presented within the constitutional framework, the aforementioned deficiencies have severely undermined the legitimacy of the entire process.

These actions, describe by President Lugo as “a parliamentary coup and a coup against the democracy of Paraguay” are in contradiction with the very nature of a democratic presidential political system.

President Lugo’s election in 2008 marked the end of 61 years of rule by the Colorado Party, a period which included the one-party dictatorship of Alfredo Stroessner. These recent developments, ten months before presidential elections are due, run contrary to the democratic integrity of Paraguay and the democratic commitment of nations in the region, which have enshrined respect for democracy as a pillar of regional cooperation. In this difficult moment, the Socialist International expresses its full solidarity to all those in Paraguay who are seeking to guarantee respect for democracy in that country.
 

Un casus belli?


La NATO voleva il casus belli per attaccare la Siria; mandando avanti la Turchia, suo paese membro, con un Phantom che ha violato lo spazio aereo siriano e che è stato prontamente abbattuto, tale pretesto è stato infine ottenuto. Adesso la Turchia e la NATO tutta potranno invocare il famoso art. 5 del Trattato Atlantico che equipara un "attacco" ad un suo singolo Stato membro come uno rivolto a tutti i membri dell'Alleanza. Martedì ci sarà il vertice della NATO dove verrà molto probabilmente deliberato l'inizio della guerra alla Siria, senza neppure più il bisogno di un previo avallo dell'ONU (che, comunque, finora ha lavorato proprio perchè tale intervento ci fosse: pensiamo alle parole di Kofi Annan di questi ultimi giorni).
Siria, Iran ed Hezbollah sono uniti da un trattato che li vincola a reagire congiuntamente qualora uno dei tre venga colpito da nemici esterni. Ci sono 11mila missili iraniani puntati su Israele mentre Hezbollah ha già dimostrato la sua temibilità sconfiggendo per ben due volte Israele (Operazione "Pace in Galilea" degli Anni '80 e '90 e guerra del 2007). Inoltre in Siria sono già presenti forze russe ed altre sono in dirittura d'arrivo. Siamo, molto probabilmente, alla vigilia d'un nuovo conflitto mondiale.
M'auguro che qualcuno, in Occidente, abbia un ravvedimento. O che, al limite, si faccia prendere da quell'umanissimo sentimento chiamato paura, che è anche istinto d'autoconservazione. In questo caso, autoconservazione della specie umana.


Filippo Bovo

Bolivianos marcharán a La Paz en rechazo a intento de golpe de Estado

Organizaciones y movimientos sociales en Bolivia tienen previsto marchar este lunes hacia La Paz (oeste) para defender y apoyar el proceso de cambio adelantado por el Gobierno; además de manifestar su rechazo a intentos de golpe de Estado contra el presidente Evo Morales a raíz del conflicto policial que inició el pasado jueves.
De acuerdo con información difundida a través de los medios de comunicación por la secretaria ejecutiva de la Confederación Nacional de Mujeres Campesinas Indígenas Originarias de Bolivia "Bartolina Sisa", Julia Ramos, un grupo de movimientos campesinos marcharán desde la ciudad de Caracollo, al norte de la capital, para defender la democracia en el país.
En opinión de Ramos en Bolivia se trató de romper el hilo constitucional como ocurrió en Paraguay, con el golpe de Estado que causó la destitución del presidente Fernando Lugo el pasado viernes.
En ese sentido también han manifestado su opinión los movimientos sociales y campesinos en Bolivia. La Coordinadora Departamental para el Cambio en Cochabamba, Leonilda Zurita, afirmó que "se defenderá el gobierno del presidente Evo Morales de los intentos de desestabilización impulsados por grupos infiltrados en la institución policial".
El viceministro de Régimen Interior, Jorge Pérez, y el comandante de la Policía Boliviana, Víctor Maldonado, aseguraron en la víspera que los cuerpos policiales están funcionando bien y normalmente en todas sus unidades tras el acuerdo entre el Gobierno y la policía.
El conflicto con los cuerpos policiales se tornó difícil este domingo, cuando un grupo de policías de La Paz y otras ciudades del interior del país rechazaron el aumento salarial a dos mil 65 bolivianos (unos 300 dólares), y la mayor dotación de víveres, entre otros beneficios.
Esta situación fue rechazada por el presidente Evo Morales quien sostuvo que "la derecha está buscando muertes al impulsar el conflicto con los cuerpos policiales". Mientras tanto, la ministra de Comunicación, Amanda Dávila, advirtió que la intransigencia y la violencia configuraban un escenario de golpe de Estado.

teleSUR - telam.com.ar - jornadanet.com - PL / gp -YIB

domenica 24 giugno 2012

Paraguay, rovesciato Fernando Lugo, il vescovo dei poveri che non ha saputo difenderli



Un massacro di contadini orchestrato dalla multinazionale Monsanto è stata infine l’occasione per le oligarchie paraguayane per far fuori il presidente Fernando Lugo, usando i poteri peculiari dei quali dispone il Senato di quel paese, che può rimuovere il capo dello Stato semplicemente con un giudizio politico.
Tecnicamente, solo tecnicamente, non è un colpo di Stato ma nella sostanza ci troviamo di fronte all’ennesimo passo della storia dell’ignominia delle classi dirigenti paraguayane e latinoamericane in sinergia con i grandi interessi economici internazionali. Nella sostanza, come si legge nel comunicato di Unasur, la legittimità continua a risiedere in Lugo (che pure ha accettato la destituzione con poche e deboli parole) e nel popolo e il nuovo governo non sarà riconosciuto.
Quello paraguayano, per ora senza sangue, ricorda non solo il 2009 hondureño, quando cavilli legali differenti eppure simili giustificarono il golpe. Allora però l’assalto al cielo del presidente Manuel Zelaya era tale: un referendum per una nuova Costituzione partecipativa che desse davvero una base democratica al paese centroamericano. Adesso perché cade Lugo? Lui, che senz’altro conosce San Paolo, cade come conseguenza di una sorta di cupio dissolvi, un lungo stallo nel quale sono infine state le destre a giocare la carta decisiva. Allora Zelaya era disponibile a dar battaglia in una resistenza democratica che sta cambiando l’Honduras. Adesso Lugo appare ritrarsi in un atteggiamento non certo combattivo per una resistenza necessaria.
Ricorda anche il rovesciamento di Jacobo Arbenz in Guatemala. In quel golpe di oramai quasi sessant’anni fa gli interessi dell’oligarchia locale e delle multinazionali si coniugarono con quelli dell’Ambasciata contro un governo non certo rivoluzionario ma che aveva la colpa di essere degno del popolo che l’aveva eletto.
È, è stato, un governo appena dignitoso, quello dell’ex-vescovo Lugo. Non aveva mai attaccato direttamente gli interessi delle oligarchie ma non per questo avevano smesso di complottare contro di lui. La sua colpa era quella di stare aprendo spazi di democrazia intollerabili nel paese più isolato del Sud America. S’è fatto spolpare giorno per giorno in questi quattro anni Fernando Lugo, incapace di affidarsi ai movimenti sociali che lo avevano portato al governo ma non al potere, alla piazza che invocava per poi dissolverla, placarla, rinviando a domani necessità di oggi. Non aveva saputo affrontare, come invece da altre parti s’è fatto, quel nodo di complicità tra media e classi dirigenti. Dalle tivù, dalle radio, dai giornali, avevano continuato a bombardarlo giorno per giorno, senza che potesse difendersi. Aveva anche evitato di affidarsi pienamente all’America latina integrazionista Fernando Lugo, come testimonia la vicenda indecorosa dell’ancorare per quattro anni al voto di quello stesso infame, corrottissimo Senato che lo ha destituito, il voto per il pieno ingresso del Venezuela nel Mercosur. Una vicenda che testimonia la diretta dipendenza di quel Senato dall’Ambasciata statunitense.
Non si era reso conto Lugo, e forse non si renderà mai conto, della sostanza delle cose, di quel crinale tra democrazia formale e democrazia sostanziale che l’ha irretito in mille minuetti parlamentari senza capire che solo dai movimenti sociali derivava la sua stessa legittimità e che solo appoggiandosi pienamente a questi –e giammai nella pattuizione defatigante col nemico- avrebbe potuto salvare il processo popolare. Non si era reso conto, o forse n’è semplicemente stato sconfitto, che le oligarchie sono irredimibili, irriconducibili a processi democratici. Li usano, usano le elezioni, usano i voti parlamentari, usano i media come hanno usato la sua pazienza che non ha portato a nulla e adesso lo destituiscono per “inettitudine e mancanza di decoro” in quella che è di fatto l’unica (pseudo)democrazia parlamentare del Continente. “Legale ma non legittima” hanno detto della destituzione. Vero: e per il cambiamento necessario Lugo in questi anni ha scelto la legalità leguleia piuttosto che la legittimità e ora viene spazzato via da questa stessa legalità illegittima. Come nel 2009 con Manuel Zelaya in Honduras, gli azzeccagarbugli delle destre hanno di nuovo trovato dei cavilli che fanno apparire legale quello che è illegittimo.
La Monsanto, l’Ambasciata, i narcos, le oligarchie locali festeggiano per essere riusciti a irretire prima e liberarsi ora di quella speranza chiamata Latinoamerica che aveva osato spingersi fino ad Asunción. Adesso Unasur, una sorta di consiglio di sicurezza delle democrazie integrazioniste latinoamericane, dovrà decidere quali sanzioni prendere verso il governo presieduto da Federico Franco, che ha giurato stanotte, e che non riconoscerà. La schiena dritta dei governi integrazionisti latinoamericani in queste ore continua ad essere la certezza ma in queste periferie d’America, Asunción come Tegucigalpa, il tempo scorre più lentamente e neanche l’escatologia cristiana del vescovo Lugo ha potuto accelerarlo.

sabato 23 giugno 2012

AHMED BEN BELLA, UNO DEI NOSTRI, di Roberto Massari


L’11 aprile 2012 è morto ad Algeri Ahmed Ben Bella. Era nato a Maghnia nel dicembre 1918. Con lui scompare uno degli ultimi grandi rivoluzionari del dopoguerra, uno dei pochi che abbiano diretto una lotta di liberazione contro l’imperialismo senza cadere nel campo stalinista o in altre forme di dipendenza dall’Urss, ma soprattutto senza rinnegare i valori originari per i quali la rivoluzione algerina era stata condotta sino alla vittoria sul colonialismo francese.
Formatosi nel movimento nazionalista di Messali Hadj, il giovane Ben Bella aveva partecipato alla fondazione del Fronte di liberazione nazionale, iniziando la lotta armata nel 1952-54. Imprigionato nel 1955, fu liberato dopo la vittoria del Fln (accordi di Evian del 1962), divenendo presidente dell’Algeria indipendente. Alla guida del Paese, contrariamente alla prassi usuale in tutte le altre rivoluzioni politiche vittoriose in paesi coloniali e neocoloniali, Ben Bella realizzò una riforma agraria molto avanzata, non rinunciando al programma di trasformazione sociale in cui credeva e in cui aveva dimostrato di credere (per es. avviando processi embrionali, ma pionieristici, di liberazione della donna algerina). Durante la lotta armata aveva accettato - lui islamico e non-marxista - la collaborazione con Michel Pablo, all’epoca dirigente della Quarta internazionale, imprigionato a sua volta per una fornitura di armi ai combattenti algerini, continuando ad avvalersi in seguito della sua consulenza.
Ben Bella non dichiarò mai apertamente un vero e proprio programma socialista per la Rivoluzione algerina, ma nella veste di Presidente cominciò a realizzare delle riforme che andavano in una direzione socialista. Per realizzare tale programma, Ben Bella dovette rompere con i comunisti prosovietici algerini (per non parlare della rottura storica con lo sciovinismo degli staliniani del Pcf che avevano addirittura osteggiato in alcune fasi la lotta di liberazione). Fra destra e sinistra, fra nazionalismo e socialismo, Ben Bella tentò di mantenere un difficile equilibrio di centro nettamente orientato a sinistra e in parte vi riuscì per la grande popolarità di cui godeva tra le masse algerine e più in generale nel movimento di emancipazione panarabo.

Nei tre anni alla guida del governo, Ben Bella stabilì rapporti molto stretti di collaborazione con la Rivoluzione cubana e in modo particolare con Che Guevara. Ormai sappiamo - per varie sue dichiarazioni e altre testimonianze - che  l’entroterra di Algeri fu per un certo periodo il luogo principale di addestramento dei guerriglieri che Cuba inviava a combattere in America latina. Questo raro esempio di internazionalismo concreto e operativo fu rivelato per la prima volta dallo stesso Ben Bella in una memoria su Guevara (scritta nel ventennale della morte - 1987 - per una commemorazione ad Atene, e da noi pubblicata in italiano in due diverse antologie sul Che) e in tempi più recenti nell’intervista a Silvia Cattori (a Ginevra, 16 aprile 2006 http://www.silviacattori.net/article3085.html).

Ad ennesima dimostrazione che un programma ardito di riforme sociali non può essere realizzato dalla borghesia nazionale nemmeno nei paesi ex coloniali senza una rottura del quadro delle compatibilità capitalistiche e a causa del suo radicalismo, il governo di Ben Bella fu rovesciato a giugno 1965 da un colpo di stato che portò al potere il ministro della Difesa, Houari Boumedienne. Il golpe troncò definitivamente qualsiasi evoluzione in senso socialista dell’Algeria, istituendo col tempo una forma specifica di capitalismo burocratico di stato, in difficile equilibrio tra il nazionalismo algerino e gli interessi petroliferi delle compagnie imperialistiche. Per molti anni Boumedienne (sino alla morte nel 1978) incarnò falsamente gli ideali di liberazione e socialismo dell’Algeria (per es. nel Movimento dei paesi cosiddetti “non-allineati”), mentre Ben Bella finiva agli arresti domiciliari sino al 1980, quando fu esiliato in Svizzera, da dove poté tornare nel 1990, sempre guardato a vista e con sospetto.
Ben Bella non ha mai rinnegato la propria visione radicale del processo di liberazione delle masse arabe. Valorizzò la propria adesione alla fede islamica, ma non volle mai confondersi con le correnti integralistiche, cresciute nel frattempo per influenza popolare nella stessa Algeria. Dal 2007 fece parte della Commissione dei Saggi in seno all’Unione africana, continuando a rivendicare la necessità di un ampio coinvolgimento delle masse arabe nel processo di liberazione dall’imperialismo.

A gennaio del 2001 Ben Bella partecipò attivamente al primo Forum mondiale di Porto Alegre, ponendo per primo la firma su un appello antimperialistico proposto dal suo vecchio compagno d’armi Douglas Bravo (testo redatto insieme a chi scrive) e diffuso tra i partecipanti al Social forum. Quella dichiarazione [che riportiamo in appendice] doveva servire a differenziare le componenti più radicalmente antimperialistiche dalle posizioni più ingenuamente pacifistiche e in ultima analisi filocapitalistiche che dominavano già allora l’orientamento dei primi Social forum. Sappiamo che quel tentativo non ha dato i risultati che si sarebbero potuti sperare, ma resta il fatto molto significativo che Ben Bella abbia fornito un  proprio contributo in tale direzione. Con lo stesso spirito egli partecipò ai lavori del Primo Incontro mondiale in difesa dell’umanità  (Caracas, dicembre 2004), in un periodo di massima radicalizzazione della rivoluzione bolivariana chavista.
A questo punto va data un’ultima informazione riguardo alla volontà di Ben Bella di proseguire sino alla fine l’itinerario rivoluzionario cominciato da giovane nella lotta contro il colonialismo. Nella primavera del 2011, in occasione di una sua visita in Italia, l’ex comandante guerrigliero e dirigente di Tercer Camino, Douglas Bravo - esponente di Utopia Rossa a livello internazionale - ci informò che Ben Bella avrebbe potuto aderire a sua volta a Utopia rossa e che glielo avrebbe proposto personalmente in occasione di un loro prossimo incontro. Ma per i problemi che Douglas ha poi avuto con la polizia venezuelana (ivi compresa la proibizione di prendere l’aereo per il suo nuovo viaggio in Italia a ottobre del 2011), quell’ultimo incontro tra i due combattenti rivoluzionari non si è verificato e quindi non si è potuta formalizzare la richiesta a Ben Bella di aderire ufficialmente al progetto rivoluzionario di Utopia rossa.
Ma anche se l’atto formale di adesione non si è potuto realizzare in tempo prima della sua morte, dobbiamo e possiamo sentirci moralmente autorizzati a considerare questo inflessibile combattente della causa di liberazione dei popoli come il primo grande utopista rosso del mondo arabo e quindi come uno dei nostri.
Hasta siempre, compagno Ahmed Ben Bella…





Da
www.utopiarossa.blogspot.com

La lettera di Massari a me indirizzata e pubblicata ieri su UR, è stata ritirata perché ritenuta dall'autore confidenziale, anche se in un primo tempo mi aveva invitato a diffonderla.
C.F.

Tutto è possibile



Oggi tutto è possibile, purchè lo si voglia. La Storia quindi non è un fenomeno lineare, bensì una convulsione schizofrenica, fino a quando non avremo imparato a distruggere tutte quelle cause che producono questa realtà effettuale pregna di ingiustizie, di ripetitività, di sopraffazioni, di sfruttamenti e di conflitti.

A tutto questo oggi si aggiunge la minaccia dell'estinzione della vita sul pianeta, dovuta all'inseguimento insensato di uno sviluppo incontrollato. In un sistema "finito", un consumo teso all'infinito, prima o poi, porta all'autodistruzione, all'emergere di nuovi padroni: gli insetti e gli stercorari.

La partecipazione diretta e l'autogestione dei programmi e delle lotte per l'emancipazione sono le uniche scelte ancora disponibili per opporsi a questo disastro e la volontà cosciente degli uomini il carburante necessario ed indispensabile per avanzare verso una società sobria, giusta, libera e solidale.

Alfredo Mazzucchelli

"COCINAN NUEVO PACTO DE PUNTO FIJO", entrevista a Douglas Bravo

Tercer Camino
DUGLAS BRAVO (PRV-TERCER CAMINO) no descarta acuerdos Gobierno-oposición.
  


"Chávez y Capriles representan la vieja civilización capitalista” advierte Douglas Bravo, ex guerrillero y líder del Partido Revolucionario de Venezuela Tercer camino.
Por: Myriam Mosquera
Tomado de La Razon
Nuevamente, ex comandante guerrillero y líder del Partido de la Revolución Venezolana-Tercer Camino, Douglas Bravo, recurre al escepticismo que lo caracteriza, ante la situación política del país, especialmente con las venideras elecciones presidenciales del venidero 7 de Octubre.

Con una tesis que dice ser original, revela que si hay salidas democráticas, pacificas, populares y de fuerza, “con un  hecho constituyente originario, de pueblo desde abajo, un 19 Abril, pues, que tumba todo un gobierno”. Pero, para algunos analistas políticos esta situación estaría fuera de contexto, aunque Bravo sostiene que ninguno de los candidatos a la presidencia, ni Chávez ni Capriles, ofrecen el cambio de timón que necesita Venezuela.
Tal vez, por reminiscencia a su vocación abstencionista extremo, el ex guerrillero afirma: “soy disidente electoral, estoy en la utopía, no acompaño a ninguno de los dos candidatos, me voy por el tercer camino, la tercera vía, como una forma de tener la nueva oposición que necesita el país”
¿Continua vigente su tesis de constituyente originaria, y si esta se diera, participaría como candidato a la presidencia como lo afirmo en una oportunidad?
La tesis de constituyente originaria la empezamos a plantear en una asamblea de obreros, con gente de utopía-tercer camino. Se planteó porque nos basamos en que la constituyente originaria se lleva a cabo, cuando es producto de hechos constituyentes originarios, es decir, hechos desde el pueblo hacia arriba, como por ejemplo un 19 de abril que tumbo todo un gobierno. Para nosotros continuar vigentes y hacemos análisis concretos del cuadro electoral venezolano que presenta varios escenarios: una elección donde participe Chávez y su contendor Capriles, pero esto no producirá ningún cambio favorable para el país, tenemos otro escenario, un golpe de estado de fuerzas conservadoras, tampoco favorable para la soberanía nacional. También tenemos un auto golpe para que no se den las elecciones, con el argumento de desestabilización.
Un hecho constituyente originario, es una movilización popular como la del 19 de Abril, con todo el pueblo en la calle, sin distingos de ideologías, también puede ser un 21 de Enero, que fue cuando se hizo la huelga contra Pérez Jiménez. Aquí participaría el pueblo, eso es un hecho constituyente originario. Yo, lanzaría mi candidatura presidencial si me dan el respaldo las corrientes que me representan o se pudiera lanzar un candidato que emerja dentro de las corrientes verdaderamente patrióticas, no las que hoy tenemos que son capitalistas, es decir, la de Chávez y Capriles”
Aquí hay que ponerle mucho cuidado con eso que llaman Consejo de Estado, puede ser que Chávez se refiera a esto cuando se presente en el CNE, a inscribir su candidatura.
A usted se le ha acusado de hacerle el juego a la extrema derecha, pues en febrero del 2011 habló de conducir una manifestación de 50 ó 100 mil personas para tomar Miraflores ¿Sigue creyendo en esa tesis?
A mi me acusaron de eso, nosotros propusimos una manifestación popular, pero no era de extrema derecha, llamamos al pueblo al tercer camino, a la tercera vía como solución para resolver tantos conflictos del País. Nosotros no estamos ni con Rusia, China, ni con Estados Unidos. En el mundo entero, no ha habido felicidad, igualdad, tampoco en Venezuela. Queremos que surja en Venezuela la nueva oposición.

CHAVEZ Y CAPRILES
Ahora que estamos a punto de comenzar una nueva campaña electoral, ¿Cómo evalúa a ambos candidatos?
Chávez y Capriles representan la vieja civilización capitalista. No esboza el capitalismo occidental privado, norteamericano y el otro, el capitalismo de estado. Esto lo hemos dicho muchas veces. Este gobierno es el que mas ha favorecido a las multinacionales energéticas, aquí se entregan lotes a empresas extranjeras y estas ejercen una soberanía extranjera por más de 30 años.

¿Usted no piensa votar por estos candidatos?
Yo soy donde los que no se inscriben nunca soy un disidente electoral. Es una protesta, pues.

¿Esta preparado Henrique Capriles para gobernar en Venezuela?
Para nosotros no es si están preparados o no. No te sorprendas y veas mañana, un nuevo acuerdo entre gobierno y oposición, aquí se esta cocinando un nuevo pacto de punto fijo entre ambos bandos, sera lo mismo que AD y COPEI, como los liberales y conservadores. Ellos están buscando una salida a la crisis de poder, pero la crisis de poder la pueden resolver los verdaderos lideres patrióticos revolucionarios. Son las fuerzas populares, que pueden llegar también a un acuerdo político.
LA NUEVA OPOSICION GANARA.
De acuerdo a su experiencia  y al conocimiento de los procesos políticos en el país, ¿Quién cree que triunfe en las elecciones presidenciales?
Aquí va a ganar la disidencia, que llega al 40%, esa es la mayoría frente a Chávez y Capriles.
Usted expreso en el año 2010 en la entrevista a la razón que “el rechazo a Chávez y a la oposición tradicionales mayor que sumando a ambos, y hay una nueva oposición, que es lo significativo, compuesta por los sectores que están desprendiéndose de Chávez, y los revolucionarios tradicionales que nunca han estado con este gobierno”. Sin embargo, esa nueva oposición no se ve por ninguna parte, y los dos candidatos para la preferencia de millones de venezolanos, hasta ahora nadie ve esa nueva oposición ¿No tiene vida, entonces un “tercer polo”, una “tercera opción”, un “tercer camino”?
La nueva oposición es la que va a organizar al país. Usted me dice que no ve a esa nueva oposición, pero déjeme decirle que las encuestas pagadas  por la oposición y el gobierno, no van a decir que hay más de un 40% de disidentes. El tercer camino si tiene vida, no como usted menciona.  Esa oposición de la disidencia electoral, que se sumaran jóvenes que aun no tienen edad para votar, es la que hará el hecho constituyente originario.
¿Cree que este proceso electoral corre el riesgo de ser uno de los más violentos vista los intereses en juego de uno  y otro sector?
Pueden presentarse situaciones difíciles.  Aquí hay una crisis de poder en Venezuela, esto se expresa en el plano económico, político, militar y social.  Ay organismos económicos internacionales, que ya le hacen campaña a Chávez, lo dan como ganador, ya hay un acercamiento entre el actual gobierno y sectores económicos de los Estados Unidos.
¿Considera usted que el presidente Chávez no le ha hablado claro al país en cuanto a su enfermedad?
Cree que los venezolanos no pueden estar pensando que si Chávez esta o no esta enfermo.  Hay que concentrarse en cosas más esenciales, pero yo si creo que esta enfermo, se le ve enfermo.
BANQUEROS SON UN PODER.
Usted ha dicho que varios banqueros han aumentado su fortuna durante este gobierno, ¿quienes son esos banqueros? ¿Cree que esos mismos banqueros financian a ambos sectores políticos?
Los banqueros son un poder en el mundo entero, financian sectores políticos.  Aquí también lo hacen.
¿Como se explica que en un gobierno que se hace llamar socialista, el sector mas beneficiado económicamente es el de la banca privada?
Porque este gobierno creo una burguesía capitalista, que tiene plata de verdad.  Este no es ningún gobierno socialista.

¿Luego de catorce años de ‘’revolución bolivariana’’ considera usted que se ha democratizado el poder político en Venezuela o al contrario se ha concentrado en menos manos?
En Venezuela aunque el gobierno lo niega hay una represión silenciosa que se manifiesta desde el propio partido de gobierno, hay una concentración del poder de tal manera, que no hay ni siquiera independencia de las instituciones del Estado.  Todo depende del ejecutivo, no hay democracia, libertad sindical, de ningún tipo.
¿Hay  ahora una mejor y más justa distribución de la riqueza?
Hay una entrega de dinero a sectores populares, que si se hubiera planificado mejor, otra cosa seria el país.

NI CUBA, NI EEUU

Su movimiento “Rescate Nacional”, ¿continúa funcionando? ¿Qué planes tienen a efecto de la actual coyuntura política?
Si continúa funcionando. En estos días sacaremos un documento, los que militamos en esta estructura para sumarnos a este pedir por el país.

Comparte usted el apoyo irrestricto que le ha dado el gobierno cubano y los hermanos Castro al gobierno de Chávez?
Aquí no hay solución extranjera, ni Cuba, ni Estados Unidos, tampoco China, ni Rusia, ni Bielorrusa.

¿Comparte usted los acuerdos petroleros con China, Rusia y Bielorrusia?-¿Venezuela es mas independiente en materia petrolera?
La ley de Empresas Mixtas nos sometió mas a los acuerdos energéticos mundiales, con contratos de mas de 40 años. Venezuela esta pisada por empresas internacionales. Venezuela privatizo su petróleo con las Empresas Mixtas. No estoy de acuerdo con esos convenios con China y otros países, se esta comprometiendo al pais, se esta comprometiendo su soberania.
Mientras gobierno y oposición estan discutiendoen la mesa democratica y Miraflores, la mesa electoral, Estados Unidos y Rusia, discuten el secreto que aun no sabemos, sobre aquien le tocara Venezuela.
“LOS MEDIOS ME TIENEN MIEDO”

¿Su ex compañero el comandante Magoya sigue molesto con usted por haber dado entrevistas al canal Globovisión? ¿Pudo hablar con Magoya y aclarar conceptos?
Yo ya aclare todo con Magoya, además déjame decirte que a mi los medios me tienen miedo, ni siquiera me invitan. En Globovisión, he asistido a algunos programas. Tuve dos entrevistas, una con William Echeverría y Situ Pérez, el gobierno fue el que me acuso de ser un imperialista, de ser un agente contrarrevolucionario, pero lo que no se dice, es que quienes hicieron a Chavez fueron los mismos canales de televisión.
A mi me acusa también ese señor de La Hojilla.
COMANDO DE LAS FARC NO PARTICIPA EN NARCOTRAFICO

¿La guerrilla de las FARC participa en el narcotráfico, tal como se ha venido señalando?
El comando de las FARC no participan en narcotráfico, quizás miembros de este comando sí.

¿Cómo le costa eso?
Porque hay eventos, como el Foro de Social de Porto Alegre, donde estaban los de las FARC, esta gente ha estado en congresos, reuniones internacionales.

Al gobierno, desde sectores opositores externos e internos se le ha acusado de tener nexos con el narcotráfico ¿Comparte o no, esa posición?
Hay una acusación dirigida por personeros del propio gobierno, como la de los ex magistrados Aponte Aponte y Velásquez Alvaray. El narcotráfico penetro no solamente a Colombia y otros países tambien esta en Venezuela, es un enemigo poderoso, algo pervertido en el mundo.

¿A oído hablar usted  del llamado “Cartel de Soles”, presuntamente integrado por altos jefes de la Fuerza Armada?
Si, he oido, lo he leido en la prensa.

¿Qué opina de las confesiones del ex magistrado Aponte Aponte en las que señala a varios jefes de la FAN [Fuerza Armada Nacional] que estan involucrados en operaciones de narcotráfico?
Son confesiones que deberían ser investigadas a profundidad. Primero, porque proviene desde el mismo gobierno.

Por su parte, el ex magistrado Velásquez Alvaray ha confesado que el ex vicepresidente Jose Vicente Rangel es el maximo jefe de una banda llamada “Los Enanos” que controla los tribunales y lo señala de ser el actor intelectual del homicidio del Fiscal Danilo Anderson ¿Qué opina usted al respecto?
Pero, si estas denuncias vienen del mismo gobierno por que no se investiga.
“NO HAY REVOLUCION”
¿La revolución bolivariana esta llegando a su fin? ¿Chávez esta al borde de una derrota electoral?
No hay fin porque no hay revolución.
¿Cuál de los pretendidos sucesores de Chávez podrá ser mas convenientes para ’proseguir exitosamente la “revolución”?  (me refiero a Adán Chávez, Diosdado Cabello, José Vicente Rangel, Nicolás Maduro y Elías Jagua)
Es natural que eso exista. En todas las fuerzas políticas, hay factores disidentes. Hay sectores en el gobierno, que ahora están en la oposición y queda mucha gente que se va a salir del gobierno, le va a pasar lo mismito que AD.
CONOCI A GADAFI PERO NO APOYE A LA REVOLUCION LIBIA
¿Conoció usted a Gadafi? ¿Apoyaba usted a la revolución verde de Libia?
Si, lo conocí, no apoye a esta revolución verde, simplemente fui a Libia a un congreso.
¿No a visitado usted en la cárcel al General Raúl Baduel?
Nunca lo he visitado en la carcel. Lo que se es que quien lo acompañaba ahora lo acusa.

¿Qué sabe usted de ese caso?
No conozco el caso.
SECTORES DE FAN (Fuerza Armada Nacional) RECHAZAN AL GOBIERNO

¿Sigue creyendo que en la FAN hay “sectores patrióticos” que se pronunciaran en algún momento?
Si lo creo, En la FAN hay sectores que rechazan a este gobierno, les llegara su momento de actuar. Yo puedo mencionar nombres de oficiales que no están con el gobierno, son los que ahora están retirados y trabajan contra el propio gobierno.

¿Quiénes son esos oficiales?
No te lo puedo decir ahora, pero ya aparecerán en estos días, ya tu misma los vas a ver. Hay un documento que me llego y dice, que el presidente Chávez es ilegitimo, hay otro documento con otros términos, pero si  los militares lo firman los hacen presos.
Además hay muchos dirigentes gremiales, académicos, sindicales, que eran del gobierno y ahora te los consigues en la oposición. Son hombres de capacidad para estar en alto poder.

¿Aceptaría la FAN una victoria opositora cuando importantes mandos de la institución han dicho que son “chavistas” y que no aceptaran otro comandante en jefe que no sea el actual mandatario?
Lo que dijo el actual ministro de la Defensa, que no aceptaran a otro lider en Venezuela y la de otros generales de la Republica, implica una violación de la Constitución. Algunos aceptaran resultados, pero si el gobierno da ordenes para reprimir manifestaciones, entonces si habrá oficiales que rechazaran estas medidas gubernamentales.
"Este gobierno es que mas a favorecido a las Multinacionales Energeticas"
"Se entregan lotes a empresas extrangeras y estan ejercen una soberania por mas de 30 años"

Publicado en: http://ruptura.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1866:qcocinan-nuevo-pacto-de-punto-fijoq&catid=51:tercer-camino

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