Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

martedì 20 gennaio 2026

LO JUS SIVE POTENTIA E L'IMPOTENZA DI TRUMP

 





Lo jus sive potentia, ovvero la identificazione della norma in base alla quale il diritto individuale coincide con la sua potenza effettiva, è un concetto che si deve a Spinoza. E non è limitato da leggi esterne ma soltanto dalla estensione della sua potenza o capacità di agire.

Esso è da ricondursi alla sfera del diritto naturale che ha animato la filosofia politica moderna.

Se il Diritto Naturale è solo l'espressione e la capacità di ogni essere di perseverare nella sua essenza, la Potenza ne esprime il diritto nella misura in cui più un individuo è potente, più sarà in grado di determinare la propria esistenza.

Da ciò si evince che l'unica legge è determinata dalla natura, senza che esista un bene o un male assoluto, ma solo la capacità di ogni essere di affermarsi in base alla sua “potenza naturale” di esistere.

Attenzione, però, lo jus sive potentia, non è la mera legge del più forte, non è una semplice lex roboris, perché è legato al Lògos, cioè alla consapevolezza razionale che in natura tutte le potenze interagiscono fino a raggiungere un loro equilibrio che consente loro di non autodistruggersi, per il sovrastare di una potenza sulle altre. Questo in politica si traduce nella necessità di interagire per co-determinare leggi e istituzioni che soddisfino le necessità individuali e collettive e nella consapevolezza che una potenza culturale sovrasta sempre una brutale, così accadde in passato (Graecia capta ferum victorem cepit) e così accade tuttora, anche se in tempi lunghi

Senza approfondire ulteriormente, e passando alla realtà odierna, stiamo assistendo, mentre osserviamo gli scenari internazionali, ad una veloce rideterminazione proprio dello jus sive potentia, il mondo infatti dopo la seconda guerra mondiale ha trovato un equilibrio tra due superpotenze, passando poi progressivamente alla rottura di questo equilibrio in nome di un nuovo multipolarismo, basato su sfere di influenza, tanto che tale principio oggi si rivela più fragile proprio nel continente che lo ha partorito.

Il caso Groenlandia, con l'arrivo di Trump, sta mettendo seriamente a soqquadro ogni determinazione geopolitica acquisita in precedenza. Non soltanto, infatti, abbiamo ormai il dispiegarsi di forze militari contrapposte e pur appartenenti alla stessa alleanza militare, ma per di più, quello che sembrava fino a ieri il nemico numero uno dell'Europa, cioè la Russia, appare invece, in base alle ultime dichiarazioni di Putin e del cancelliere tedesco che hanno rispettivamente affermato che la Groenlandia fa parte della Danimarca e che la Russia fa parte dell'Europa, più che un nemico, un alleato che potrebbe rivelarsi prezioso almeno nella dissuasione

Ora è palese che l'Europa prima di farsi “difendere” da Putin ci penserà mille volte, ma non è questo il punto. La questione effettiva è invece rappresentata dal capo di una superpotenza che si sta comportando come un ragazzino bullo. Sbraita per avere la Groenlandia con la buone o con le cattive, minaccia di innalzare i dazi a chi non gli dà retta, protesta dicendo che non gli importa più di tanto della pace perché non ha avuto il premio Nobel, pretende di avere mano libera su tutto il continente americano da Nord a Sud, quasi fosse di sua proprietà, e si mostra palesemente più nemico dell'Europa di quanto l'Europa abbia considerato fino ad ora il suo nemico, cioè Putin.

D'altra parte ormai certi stati europei, chiamiamoli così, "volenterosi", stanno agendo per proprio conto, indipendentemente dalle alleanze militari, mentre altri stanno a guardare per ora. Non potranno però farlo per molto, se davvero la Groenlandia verrà occupata militarmente dagli USA, pur reclamando la loro appartenenza alla NATO, perché scatterebbe in questo caso l'obbligo di intervenire. L'articolo 5 della Alleanza Atlantica impone infatti l'intervento di tutti i Paesi membri a difesa di quello che tra di loro viene attaccato, e anche l'articolo 42 par.7 per la UE, impone ai Paesi aderenti la partecipazione alla difesa coordinandosi con la NATO.

Qui però non siamo di fronte ad un attacco esterno ma ad uno interno di un Paese NATO verso un altro Paese membro della stessa alleanza, caso fino ad ora nemmeno immaginabile. E' del tutto evidente che esiste anche in questo senso una clausola secondo la quale in base al trattato di Washington, il Paese membro aggressore verrebbe espulso dall'Alleanza ma resterebbe l'obbligo per gli altri Paesi di intervenire a difesa del Paese aggredito.

Questo vuol dire che anche l'Italia che oggi dichiara per tramite di chi la governa che interverrà solo su richiesta NATO, se l'Alleanza dovrà difendersi dall'aggressione di un suo membro, dovrà intervenire.

E' dunque credibile una guerra tra USA ed Europa? Allo stato attuale dei fatti, è difficile prevederlo, ma sicuramente se tale dovesse essere, non riguarderà di sicuro solo il territorio della Groenlandia, lo scenario di uno scontro diretto, a meno che Trump non decida di fare con il governo danese lo stesso che ha fatto con quello venezuelano, è per ora piuttosto remoto.

Più credibile è invece che gli USA e Trump decidano di allargare il loro controllo sul territorio della Groenlandia, a partire da dove le loro basi militari sono già presenti. Per questo, onde evitare di trovarsi di fronte al fatto compiuto, alcune forze militari europee, sono già sul territorio della Groenlandia, per monitorarlo e prevenire eventuali incrementi di presenze militari USA.

Di fronte ad uno scenario del genere, è più che evidente come la UE dovrà riconfigurarsi rapidamente, dandosi una capacità di decisione e di azione molto più snella e immediata di quanto possa mostrare tuttora. Appare in questo senso significativa la posizione della Gran Bretagna che non ha mai sopportato nel corso della sua storia ingerenze di ogni sorta, dai tempi dell'egemonia spagnola fino a quelli delle pretese napoleoniche o hitleriane sul continente europeo, ma anche oltre oceano. Non dimentichiamo il suo rapido intervento per rivendicare la sovranità delle isole Falkland , messa in discussione dall'aggressione dell'Argentina, dispiegando forze militari, navali, aeree e terrestri, e conseguendo una vittoria immediata.

In questo caso il governo britannico ha dichiarato esplicitamente che, in caso di aggressione alla Danimarca con una invasione USA della Groenlandia, le basi militari USA in GB saranno chiuse e gli americani costretti ad andarsene. E' evidente che una tale decisione, non potrà che essere presa anche da altri Paesi, compreso il nostro, se effettivamente la NATO cesserà di esistere

A chi gioverà e in gran parte sta giovando tutto questo? Non è difficile capirlo e il primo a dichiararlo apertamente è stato lo stesso premier che si sta notevolmente avvantaggiando da questa situazione e cioè Putin.

Putin, nonostante le dichiarazioni minacciose e roboanti dei suoi generali o fedelissimi, non è affatto interessato a conquistare l'Europa e credo nemmeno a smantellare la UE, per lui e per i suoi oligarchi, infatti, l'Europa è un continente in cui si possono fare ottimi affari e arricchirsi notevolmente, si tratta solo di creare legami più solidi e prevenire le minacce militari e politiche.

Tutto ciò era più che palese prima del 2014, cioè prima che scoppiasse la crisi ucraina con la disponibilità della Russia a partecipare anche alla NATO come ebbe anche a dichiarare Putin, ma che fu nettamente respinta, nel periodo influenzato dagli accordi di Pratica di Mare. 

Ora la situazione è nettamente diversa, ma Putin che ha come suo punto di riferimento Pietro il Grande più che Stalin, è perfettamente cosciente, e lo ha dichiarato molte volte, che la posizione naturale della Russia è in ambito più che europeo che asiatico, per cultura, civiltà, arte e letteratura e interessi economici..

L'avvicinamento alla Cina è stato un ripiego, ma la Russia non ha mai rinunciato a far parte della civiltà europea, ovviamente la crisi ucraina ha messo seriamente in dubbio che tale intento potesse essere realizzabile. Se guardiamo alla storia dell'Europa, in effetti, il nostro continente ha mantenuto la sua potenza ed autonomia, pur nei suoi conflitti interni e nelle sue mire colonialiste ed imperialiste, fino alla prima guerra mondiale, fino a quando cioè la storia della Russia era perfettamente integrata con quella degli altri Paesi europei. Solo la rivoluzione sovietica e la seconda guerra mondiale hanno determinato una rottura negli equilibri tra Russia e resto d'Europa, di cui gli USA sono stati i maggiori beneficiari

Ebbene oggi, questa situazione potrebbe essere seriamente ribaltata, se effettivamente dovesse giungere una fine rapida del conflitto in Ucraina e si generasse invece un altro conflitto in Groenlandia, con il rischio che si possa allargare al resto d'Europa.

Le dichiarazioni del premier tedesco e di Putin, lasciano intendere proprio l'aprirsi di un nuovo scenario, finora del tutto sconosciuto per gli europei

E' chiaro che ciò rappresenterebbe un pericolo terrificante per l'egemonia politica e militare USA sull'Europa. Ed è altrettanto chiaro che Trump non è il Presidente capace di attirare consensi per una avventura che metta a serio rischio la presenza militare americana in Europa.

Trump è palesemente incapace di svolgere il suo mandato, per pressioni economiche a cui si stanno aggiungendo quelle popolari determinate dalle sue brutali azioni repressive, per il rallentamento della crescita che non è affatto quello che egli stesso auspicava, per la debolezza del manifatturiero americano, e in particolare per la competizione internazionale per il controllo delle risorse energetiche e tecnologiche.

L'establishment americano è alquanto vasto e complesso, e i suoi interessi ramificati in ogni parte del mondo sono in buona parte gestiti dalle sue corporations, l'apparato militare è imponente, sofisticato e dotato dei mezzi più moderni ed efficienti, tutto ciò comporta una leadership, una guida particolarmente attenta e competente, non si può infatti mettere nelle mani di un bulletto di 13 anni un bolide Ferrari.

Ma è purtroppo quello che è accaduto, quindi prima che vada a sbattere e oltre a danneggiare il bolide faccia anche danni ad altri, bisogna che qualcuno e qualcosa lo fermi, prima che sia troppo tardi o invochi l'emergenza nazionale e l'amor di Patria per restare al governo, esattamente come fanno tutti i dittatorelli delle Repubbliche delle banane, quando vedono seriamente minacciato il loro potere

Non dubito che gli USA troveranno un modo per farlo, oltre alla pace nel mondo, è in gioco anche lo stesso destino della più antica democrazia moderna fondata 200 anni fa proprio sulla divisione di quei poteri che Trump minaccia di ridurre ad un nuovo assolutismo. Ricordando sempre che la riduzione dello jus sive potentia a ius roboris è sempre una manifestazione di irragionevolezza e di impotenza

Carlo Felici

venerdì 16 gennaio 2026

MORIRE PER LA GROENLANDIA?

 



Contrariamente ad altri, credo che l'elezione di Trump sia stato un bene, ma non per quello che egli sta facendo, quanto piuttosto per suonare una sveglia forte e chiara non solo agli americani (e considero tali non solo gli statunitensi ma tutti gli abitanti di quel continente da Nord a Sud), ma anche a tutti gli europei.

Non si poteva andare avanti con un falso progressismo e con una minaccia costante di un radicalismo di destra, era del tutto evidente che la gente si era stufata, un po' ovunque, di sostenere il “meno peggio” e alla fine ha finito per votare “il peggio del peggio”.  Non credo infatti che la costante divaricazione tra ricchi e poveri, la perdurante minaccia al diritto individuale e internazionale, la violazione di ogni criterio di buon senso anche nelle relazioni economiche tra nazioni alleate, e infine la minaccia di invadere un territorio europeo di un Paese membro della NATO, possa avere paragoni con qualcosa di peggio. O meglio, di peggiore ci sta solo una guerra generalizzata e intercontinentale, e che Dio ce ne scampi.

Trump ha detto esplicitamente che l'unico limite alle sua azioni non sono le regole internazionali ma la “sua morale”, difficile immaginare come la sua “morale” sia condivisibile su scala non solo nazionale, ma globale.

Un Paese fondato e cresciuto, fino a divenire una superpotenza, grazie al lavoro e all'integrazione di immigrati di ogni genere (anche Trump ha antenati immigrati) ora ha aperto una vera e propria “caccia all'immigrato” con milizie mascherate e armate fino ai denti, che operano infischiandosene delle leggi locali e agendo impunemente e senza alcun controllo, ovunque negli USA.

Il presidente americano ora non solo minaccia tutto il suo continente con una esplicita volontà egemonica imperialista che si è già tradotta nel rapimento di un Capo di Stato regolarmente eletto in Venezuela e la prospettiva di fare lo stesso, ovunque nel Sudamerica gli interessi degli USA siano minacciati, mostrando apertamente la pretesa di volere annettere pure il Canada, ma ambisce pure a invadere la Groenlandia che, con le buone o con le cattive, deve essere sottoposta al dominio statunitense per prevenire presunte ingerenze cinesi o russe su quell'isola.

La questione della Groenlandia è abbastanza complessa e non riducibile a dispute territoriali su un territorio abitato da soli 56.500 abitanti e una densità di popolazione di circa 0,03 ab./kmq. Il territorio è vasto ma piuttosto ricco di risorse minerarie come oro, diamanti, petrolio, rame, grafite, ferro, nichel, titanio, tungsteno, zinco e terre rare, tutte però di difficile sfruttamento data la presenza di ghiacci e di un clima molto rigido che però, con il surriscaldamento climatico, presenterà probabilmente una fisionomia futura diversa.

Più cruciale è la posizione strategica per le rotte commerciali e per le traiettorie dei missili intercontinentali in particolare tra Russia e USA, tanto che le basi radar USA ai tempi della guerra fredda erano molto più numerose.

Recentemente il comandante NATO in Europa ha dichiarato che si sono intensificate manovre navali congiunte tra Cina e Russia nella zona artica, ma non ha menzionato in alcun modo la Groenlandia e non ci sono stati avvistamenti di sottomarini russi lungo le sue coste, quindi non esiste attualmente una minaccia russa o cinese nei confronti della Groenlandia.

Siamo solo al paradosso che, mentre quest'isola dovrebbe essere tutelata da manovre congiunte dei Paesi della Nato, tutte con lo stesso scopo, ora invece assistiamo al rafforzamento della presenza di alcuni Paesi “volenterosi” europei appartenenti alla NATO, nel territorio della Groenlandia, per difenderlo dalla minaccia del principale Paese che appartiene alla NATO, cioè gli Stati Uniti.

Probabilmente questa presenza, per ora si limiterà a studiare il territorio in vista di ulteriori strategie di difesa e della presenza più cospicua di militari europei, però non può non risaltare il fatto che questo agire in ordine sparso rappresenta una minaccia alla stessa esistenza della NATO la quale, per stessa dichiarazione delle autorità danesi, se gli USA effettivamente invaderanno la Groenlandia, non esisterà più. Ovviamente a tutto beneficio di Russia e Cina che stanno rafforzando la loro collaborazione nel settore militare

Se dunque il nostro Ministro della Difesa dichiara che questa situazione equivale ad una “barzelletta”, la questione in realtà, si presenta assai più seria.

La domanda molto seria infatti è: se l'Europa si trova di fronte ad una doppia minaccia militare ad Est da parte della Russia e ad Ovest da parte degli USA, ha la forza diplomatica e militare per reagire e tutelarsi efficacemente? E soprattutto ha una adeguata unità di intenti per difendere la sua integrità territoriale e la sua dignità in campo internazionale?

Non è facile rispondere soprattutto considerando che le divisioni in tal senso già appaiono particolarmente evidenti, tra l'interventismo di alcuni e l'inerzia di altri, soprattutto dove un certo sovranismo da operetta si sta affermando con malcelata sudditanza verso l'una o l'altra delle grandi potenze che minacciano il nostro continente, e si affermerà ancora di più se certe destre radicali avanzeranno ulteriormente. E' così del tutto evidente che un intervento militare non solo rischia di decretare la fine della NATO, ma anche di spaccare profondamente la UE, minando le basi stesse della sua esistenza e il risultato sarebbe solo una nuova divisione dell'Europa in base alle nuove sfere di influenza, per non parlare di scenari bellici che rischierebbero di allargarsi tragicamente.

Una risposta efficace dovrebbe essere invece, di fronte alle palesi minacce di Trump, quella di palesare il blocco delle trattative commerciali tra USA e UE, così come si è fatto con le sanzioni verso la Russia. Ma per ora, non abbiamo altro che unanimità di dichiarazioni di vari intenti ben lungi dall'essere applicati.

D'altra parte Trump, che ha di fronte una nazione con un debito stratosferico e in preda a conflitti sociali crescenti a causa del costo della vita, della mancanza di adeguate tutele sanitarie, con un livello di povertà crescente soprattutto tra neri e ispanici, invece di prendere seriamente in considerazione la necessità di applicare un minimo di criterio di giustizia sociale, come in tutti i regimi autoritari, scarica le tensioni interne sull'esterno e pratica all'interno una repressione brutale, minacciando di sparare ai manifestanti come se essi fossero truppe insurrezionali

Gli Stati Uniti non devono dimenticare che la guerra più sanguinosa che hanno combattuto è stata quella contro loro stessi, che ha mietuto più vittime di tutte le altre combattute durante la loro storia. In duecento anni la guerra con maggiori vittime statunitensi è stata la loro guerra di secessione, questa è la tristissima verità e le tensioni generate da quel conflitto non sono tuttora esaurite se perdura la minaccia di abbattere persino le statue dei generali confederati.

Trump invece preferisce distogliere l'attenzione puntando sulle proteste che avvengono in altri Stati lontani come l'Iran, lasciando credere di poter intervenire quando si sa bene che avrebbe contro la gran parte degli Stati dell'area Mediorientale e persino la Turchia.

Quindi il suo apparente sostegno ai manifestanti che in Iran, Paese dalla cultura e tradizioni laiche millenarie radicate nella religione zoroastriana, dove tuttora si impiccano omosessuali, adulteri e prostitute, reclamano la fine di un regime teocratico, in realtà non serve ad altro che a far uscire allo scoperto una massa di persone che si illudono di avere appoggi esterni, ma che concretamente, in tal modo, risultano solo più facilmente perseguibili dal regime al potere.

Perché a guardar bene, un cambio radicale di regime non conviene nemmeno ad Israele tuttora governata dal un regime sionista che è tra i principali sostenitori e finanziatori di Trump e che lo ha spinto a dare con i suoi “bombardamenti mirati” un segnale forte al governo iraniano. Un altro governo sarebbe infatti una mina vagante per Israele e quindi più difficile da prevedere e da controllare

La storia contemporanea è purtroppo un palcoscenico in cui i principali attori appaiono sempre più autoreferenziali, e più di tutti nel regime che si è affermato negli USA. In questo scenario le ragioni della libertà e della responsabilità sembra stiano tramontando a favore di quelle della sicurezza di pochi a danno dei molti, è evidente che con esse si esaurisce il fondamento stesso della democrazia e dei diritti civili e sociali che hanno animato le pagine migliori della storia di un Occidente che vinse più di 80 anni fa il feroce autoritarismo e la dittatura.

Il mondo attuale è un mondo molto più popoloso di quello di 80 anni fa e molto più interdipendente con i mezzi di comunicazione e con quelli di trasporto, farlo ricadere di nuovo nel tribalismo nazionalista significherebbe sancire il suo suicidio di massa, o meglio l'omicidio delle sue oligarchie nei confronti delle masse popolari, cosa che avviene in tutte le guerre su larga scala.  E' ora che queste imparino a difendersi, e ad insorgere, se necessario, saldandosi tra loro, indipendentemente dai confini nazionali e dai regimi oligarchici che le opprimono.

Lo diceva Aristotele nella sua Politica, già nel IV secolo A.C. “Ciò per cui la democrazia e la oligarchia differiscono l'una dall'altra, sono la povertà e la ricchezza, così che dove dominano i ricchi, in molti o in pochi che siano, ci sarà necessariamente una oligarchia” 

Basta guardarsi intorno, direi ovunque nel mondo, per verificare quale dominio sia in atto oggi. E i suoi servi sono sempre meno disposti a morire per cambiarlo, anche se il loro strapuntino si riduce sempre di più, peccato che la "coscienza di classe" oggi sia ormai una espressione pressoché sconosciuta 


Carlo Felici

venerdì 9 gennaio 2026

BREAKING ICE

 



L'assassinio in diretta avvenuto a Minneapolis di una donna inerme e indifesa alla guida della sua auto è solo la punta dell'iceberg di una violenza repressiva in atto negli USA, che sta trasformando la stessa ragione civile e sociale di quel Paese nato 250 anni fa, in nome della libertà, della democrazia e della divisione dei poteri, che l'attuale governo sta riducendo ad uno strisciante e xenofobo assolutismo. Gli Stati Uniti sono una nazione di migranti, gli unici nativi di quel Paese sono stati confinati nelle riserve indiane, stravolgendo completamente la loro cultura.

La forza degli Stati Uniti è stata, fino ad ora, la loro capacità di unire popoli di religioni, culture e lingue diverse dando loro nuove opportunità per affermarsi e crescere nel tessuto collettivo, per competere e far crescere la Nazione, senza limitare i diritti individuali

Ma tutto questo oggi rischia di essere vanificato dalla pretesa di un potere che si arroga il diritto di stravolgere non solo il diritto internazionale, ma anche quello delle singole persone con una brutalità che ha precedenti solo in quelle feroci dittature che nel passato gli Stati Uniti hanno combattuto

Quello che è avvenuto a Minneapolis è stato un assassinio filmato in diretta, una vergogna immane immortalata senza ombra di dubbio. Nei video infatti, si vede benissimo una automobile di traverso alla strada, non si sa se per fare manovra o per altri motivi, due agenti che scendono dalla loro auto e si dirigono velocemente armati contro la donna alla guida, le intimano di scendere, lei spaventata cerca di fuggire, uno degli agenti prova a mettersi davanti all'auto che lo urta leggermente, a quel punto lui estrae la pistola e spara alla donna uccidendola, l'auto prosegue per qualche metro, probabilmente perché la donna è ormai incapace di sollevare il piede dall'acceleratore, poi si schianta al lato della strada.

Queste immagini hanno fatto il giro del mondo, sulla loro attendibilità quindi non esiste ombra di dubbio, nonostante l'amministrazione americana ci propini una versione che tende a legittimare questo omicidio spacciandolo per legittima difesa. E' del tutto evidente invece che si tratta di omicidio volontario, perché l'agente non era minacciato, non era in pericolo di vita e per fermare l'auto gli sarebbe bastato sparare alle gomme dell'auto la quale non avrebbe potuto così procedere anche dato il suolo gelato e coperto di neve.

Sono in corso manifestazioni di massa che crescono un po' ovunque negli Stati Uniti, ma che sono solo il risultato non di un episodio isolato, bensì di una tendenza repressiva in atto, che in quel Paese minaccia le basi stesse della sua democrazia, facendolo apparire la brutta copia di qualche dittatura Sudamericana degli anni 70.

Se gli USA ora agiscono apertamente ed impunemente come una potenza con ambizioni imperiali, minacciando non solo il Sudamerica con il rapimento del Presidente del Venezuela, ma anche l'Europa con la pretesa di annettere la Groenlandia che appartiene ad uno Stato europeo, come le isole Falkland che la Gran Bretagna ha difeso con una guerra contro l'Argentina che ne reclamava l'annessione, ebbene se tutto ciò è più che palese, l'ICE, la polizia federale che ha l'incarico di occuparsi del settore immigrazione, sta agendo come una vera e propria odiosa guardia pretoriana, per non azzardare paragoni con milizie di altre recenti feroci dittature.

La Immigration and Customs Enforcement nata solo due anni fa sotto il controllo del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, ha sempre giustificato le sue azioni per combattere i cartelli del narcotraffico e l'immigrazione clandestina organizzata in bande anche paramilitari, ma noi sappiamo bene, anche mediante le serie televisive che questi compiti solo stati sempre svolti negli USA dall'FBI, dalla SWAT e talvolta anche da reparti dei SEALS, specialmente quando questi hanno ramificazioni internazionali.

E' dunque difficile credere che fosse necessario creare un altro apparato federale repressivo se non per compiti di polizia interna capace di agire in spregio alle norme e polizie locali e anche indipendentemente dalle direttive dei Governatori dei singoli Stati Federali

Fatto sta che, dalla sua creazione, l'ICE, ha messo in atto numerose deportazioni, detenzioni con un crescendo esponenziale di morti, infatti nel 2022 i morti erano solo due, nel 2023 erano 11, nel 2024 32, così pure nel 2025. Quasi tutte causate da convulsioni, problemi cardiaci, insufficienza respiratoria, ictus, tubercolosi e suicidi, situazioni che spesso si verificano in seguito a pesanti percosse o pestaggi, oppure come in quest'ultimo caso, da omicidio

Molte sono state le sparatorie che hanno visto coinvolte le forze dell'ICE. E questo ultimo episodio segue un altro del settembre scorso in cui un messicano era stato ucciso in circostanze analoghe, accusato di avere investito un altro agente che lo inseguiva.

Il New York Times cita ben nove sparatorie che hanno preso di mira persone alla guida dei loro veicoli, si capisce così la convinzione dell'agente che ha sparato alla donna a Minneapolis di potere agire impunemente. Anche il giornale NewsWeek ne riporta 11 dall'arrivo di Trump alla Casa Bianca.

Ben 170 miliardi sono stati stanziati per il periodo in cui Trump resterà in carica, a contrasto dell'immigrazione dei quali la gran parte per l'ICE, e per l'assunzione di nuovi agenti che spesso avviene senza che i reclutati abbiano uno specifico titolo di studio o mansioni qualificate, vengono semplicemente addestrati e armati fino ai denti, anche con slogan che ricordano gli anni del reclutamento per motivi bellici del tipo “Uncle Sam needs you” e specificando esplicitamente che “Non è necessaria una laurea” perché è più che evidente che, in tal caso, è solo obbligatorio “credere, obbedire e combattere” e, come in tutti i regimi, pensare non è opportuno.

Con Trump le assunzioni sono raddoppiate, passando da diecimila a ventidue mila funzionari anche se non tutti operativi, ma con capacità di azioni in tutti gli Stati Americani.

Le regole di ingaggio in teoria sono abbastanza chiare, gli agenti possono sparare solo in presenza di una “ragionevole convinzione” che abbiano di fronte “una minaccia imminente di morte o di gravi lesioni personali” evitando però scrupolosamente “di mettersi intenzionalmente e irragionevolmente in posizioni in cui non hanno alternative all'uso di forza letale”

Nonostante ciò, gli abusi denunciati non solo dalle vittime, ma anche dai numerosi testimoni delle azioni dell'ICE sono numerosissimi, il caso più eclatante è quello denunciato dal Washington Post riguardante molti minori senza precedenti penali e con famiglie disposte ad accoglierli, trasferiti invece in un carcere di massima sicurezza in Pennsylvania, all'interno di una struttura a Morgantown della Abraas Alliance, in cui sono stati riscontrati frequenti casi di maltrattamenti, abusi fisici e sessuali.

Il quadro di queste vicende all'alba delle celebrazioni per i 250 anni dalla nascita degli Stati Uniti, ci presenta un Paese che è tutt'altro che campione di democrazia nel mondo e faro di civiltà, tanto da pretendere pure di esportarla altrove. Siamo di fronte infatti ad una Nazione profondamente lacerata non solo dai conflitti sociali e dalla profonda disparità di livelli tra ricchi e poveri in cui la classe media è in via di estinzione e i senza fissa dimora ormai dilagano, includendo anche moltissimi veterani con problemi mentali, completamente abbandonati dal Paese per il quale avevano creduto necessario combattere e sacrificarsi, ma anche in profonda crisi di valori che, nelle vesti del suo Presidente e della oligarchia finanziaria che lo circonda, agita i pugni e sbraita come un bullo per nascondere la sue profonde paure e la sua insicurezza, esattamente nello stesso stile di ogni regime autoritario

Non è però legittimo condannare in blocco gli USA, decretando che siano “l'impero del male” perché, contrariamente ad altri regimi, essi conservano gli stessi anticorpi che un tempo generarono il Watergate, e la denuncia di altri crimini al potere, solo che queste forze oggi sono minoritarie e la loro crescita viene debitamente occultata dai media asserviti alle oligarchie che dominano la politica e l'economia statunitense, pur tuttavia se un sindaco come quello di New York è riuscito a farsi eleggere a chiede alla stessa polizia di New York di contrastare l'ICE, e se i governatori dove opera l'ICE, come quello del Minnesota reclamano letteralmente che l'ICE “si tolga dalle palle” assieme alle centinaia di migliaia di manifestanti che Trump vorrebbe bombardare di sterco, vuol dire che in quel Paese la scintilla che accese 250 anni fa la speranza della democrazia, della giustizia e della libertà, brilla ancora.

Che forse gli USA non rischiano di finire per attuare concretamente certi scenari cinematografici come quelli illustrati nei film “One battle after another” oppure “Civil war”, anche se tale pericolo non è del tutto scongiurato in un Paese in cui ogni cittadino è armato anche con armi di assalto, ed educato a non barattare per nulla al mondo la sua libertà individuale, in nome di una presunta sicurezza collettiva che si traduce poi nella impunità delle sue classi dirigenti.

Fatto sta che le grandi potenze oggi in atto sono tutte in preda a derive autoritarie, in particolare USA e Russia, la Cina ha un sistema autoritario ma che riscuote un consenso interno molto superiore a ciò che avviene in America e in Russia e non mette, per ora in atto, esplicite operazioni militari imperialiste o colonialiste.

L'Europa invece è minacciata sempre di più da Est in Ucraina e da Ovest in Groenlandia, se davvero Trump vorrà prendersi quel territorio che appartiene alla Danimarca e alla UE, la UE dovrà compattarsi e reagire, anche militarmente se necessario e questa sarà le fine della NATO.

Non sappiamo cosa veramente potrà accadere in futuro, ma una cosa è certa, per l'Europa sta suonando la sveglia, forte e chiara, continuare a dormire vuol dire essere disposti a soccombere, senza più rialzarsi. L'Europa infatti ci ha già provato due volte, la prima con una pace rovinosa e umiliante che, dopo solo venti anni, ha causato una altra guerra più tragica della precedente, la seconda in cui ci è riuscita meglio, ma non è ancora stata capace di avere una struttura unitaria solida e rischia di tornare indietro ad un passato di nazionalismi (oggi chiamati sovranismi) contrapposti e succubi della grandi potenze autoritarie

Una cosa è certa non abbiamo più oggi da una parte un' America con una bandiera in cui le stelle e le strisce simboleggiano ancora una storia di pluralismo ed integrazione tra popoli e culture diverse in nome della libertà, della democrazia e della giustizia, e nemmeno dall'altra una Unione Sovietica con la bandiera dell'unità dei lavoratori e del proletariato in nome della giustizia sociale e di quella libertà che coincide con la partecipazione.

Abbiamo due oligarchie contrapposte e speculari con lo stesso obiettivo egemonico di estendere i loro interessi imperialistici ovunque facendosi strada con la violenza e l'arbitrio.

Noi europei dobbiamo stare molto attenti a non diventare nuovamente il loro campo di battaglia, continuando a difendere principi intramontabili e indispensabili, scaturiti dal processo di Norimberga, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e oggi seriamente minacciati ovunque.  E' necessario un nuovo movimento che da Ovest a Est, dalla America fino alla Russia, metta in moto le masse popolari e che sia capace di accendere e mobilitarle per la pace e la cooperazione tra i popoli, un vero movimento per la Luce che però non si accenda solo a Natale o nell'inverno delle coscienze, ma che rompa il ghiaccio dell'indifferenza, duri tutto l'anno e per gli anni a venire

Carlo Felici



mercoledì 7 gennaio 2026

NORIMBERGA E IL "MALE RELATIVO"

 



Il film Norimberga è sicuramente uno dei film più significatici e meglio riusciti degli ultimi tempi, diretto da James Vanderbilt, ha come protagonisti un magnifico Russell Crowe, nelle vesti di Goering e Rami Malek, nelle vesti dello psichiatra Douglas Kelly ed è tratto dal libro “The nazi and the psychiatrist di Jack El-Hai. Esso narra la storia degli ultimi giorni passati dal numero due della gerarchia nazista, dalla sua cattura alla sua morte per suicidio tramite una pasticca di cianuro.

Il film è un confronto serrato tra chi vuole capire se il gerarca nazista fosse perfettamente cosciente delle sue decisioni ed azioni, tanto da essere responsabile di crimini di massa e dello stesso Olocausto ebraico, e un uomo ambiziosissimo e vanaglorioso che cerca con ogni astuzia possibile di far credere di avere soltanto obbedito agli ordini di Hitler. Tra i due si svolge così una sottile partita a scacchi psicologica che si concluderà con la vittoria del gerarca nazista, destinato all'impiccagione, ma che riuscirà a suicidarsi. Lo sfondo del film, però, segna la vittoria della civiltà sulla barbarie, lo stesso processo di Norimberga fu forse l'ultimo grande messaggio di civiltà lanciato dall'Occidente al resto del mondo e destinato a sopravvivere per quasi 80 anni, dico quasi perché oggi, i suoi principi, con i quali è stata poi redatta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani emanata nel 1948, sembrano purtroppo venire meno.

Il processo di Norimberga che si svolse nella città da cui prende il nome, durò circa un anno, dal 20 novembre del 1945 al 1 ottobre del 1946, e non ebbe solo il compito di indagare sui crimini dei maggiori responsabili degli orrori della guerra, ma soprattutto di indagarne le cause, e le profonde motivazioni, anche psicologiche, dei loro protagonisti, in particolare di colui che avrebbe dovuto essere il successore di Hitler, e cioè Goering

Ex asso dei cieli nella Prima Guerra Mondiale, egli ben presto, dopo avere assunto cocaina, come facevano quasi tutti gli aviatori in quel periodo, compreso il nostro D'Annunzio, ben presto si fece strada mediante una serie di violenze, corruzioni e ricatti, su cui il film non si sofferma molto. Goering era un ipocrita navigato, nel senso etimologico del termine, sapeva fingere e recitare la sua parte a meraviglia, tanto che, dopo essere stato ferito nel fallito Putsch di Monaco, venne persino aiutato da Eduard Ballin, ex ufficiale del Kaiser di famiglia ebraica.

Passò così dalla cocaina alla morfina, per attenuare il dolore, e non smise mai di assumerla, gonfiandosi come un pallone, tanto che la sua fisionomia alla fine coincise con la sua psiche di vero pallone gonfiato.

Dopo avere assunto un ruolo di primo piano nella Gestapo, fu sua la responsabilità diretta nell'eliminazione di Ernst Rhom, il capo delle SA, notoriamente omosessuale. A tal proposito ricordiamo un aneddoto tratto dalla stampa locale che riguarda anche altri gerarchi tra cui Goering, fu infatti pubblicato che “ Il Fuhrer si mostrò scioccato quando seppe dell'omosessualità di Rohm..Chissà come sarà scioccato quando saprà che Goering è grasso come un pallone, che Rudolf Hesse è stupido e che Goebbels zoppica”.

Goering era talmente vanaglorioso che aveva atteggiamenti altamente snob al limite del ridicolo e grottesco, aveva pistole placcate in platino, un bastone carico di gioielli, aerei sportivi, auto esclusive, anelli preziosi e vistosi, una pistola placcata in oro e persino un leone addomesticato. Sempre in alta uniforme riempita di medaglie, aveva vestiti e mantelli talmente stravaganti che, dato il suo senso della moda, veniva considerato anche un poco effeminato. Però era sicuramente dotato di una intelligenza non comune soprattutto nella capacità di manipolare e di dissimulare e soprattutto di truffare grazie alle sue rilevanti capacità oratorie che non esitò a mettere in atto durante il processo. Russell Crowe è stato bravissimo nel sapere interpretare queste capacità di Goering durante il colloquio con lo psichiatra e durante il processo, lo ha fatto in maniera mirabile anche rappresentando la sottile ironia dietro la quale Goering sapeva dissimularsi quasi come un prestigiatore. Forse l'attore avrebbe dovuto dimagrire di più durante la prigionia e il processo, perché Goering venne sottoposto ad un sistema di disintossicazione molto rigido che gli fece perdere, dalla cattura, ben trenta chili, dai 120 che ne aveva precedentemente.

Furono quasi sicuramente queste sue capacità dissimulatorie che gli consentirono di procurarsi la capsula di cianuro con cui si suicidò, nascosta in un vasetto di crema.

Ancora non è certo come riuscì ad averla, ma i sospetti portano a credere che fu l'allora Tenente Jack G. Wheelis come l'ufficiale, a dare Göring il barattolo di crema fredda, in cambio di vari regali, tra cui il suo orologio e una penna d'oro, facenti parte degli oggetti personali del gerarca nazista. Solo lui aveva infatti accesso esclusivo alla cella di Goering. C'è poi una testimonianza di un ex soldato dell'esercito che sembrerebbe scagionare Wheellis, il quale dichiarò di avere consegnato il flacone ad una ragazza tedesca di cui si era innamorato, passandole una confezione erroneamente scambiata come medicina che avrebbe raggiunto Goering

Sicuramente Goering sapeva molto di più di quello che disse al processo e che risalta anche dal film che mirabilmente presenta anche le immagini terribili delle ruspe che rimuovono i cadaveri scheletriti nel campi di concentramento liberati durante le ultime fasi della guerra, come monito e condanna definitiva anche per le responsabilità dirette di Goering nell'Olocausto e del nazifascismo tutto.

Noi per altro sappiamo benissimo anche quali furono le responsabilità americane nell'ascesa e nel consolidamento del regime nazista, che qualcuno sollevò anche in quella occasione

In particolare, la collaborazione industriale pre-bellica, per cui gli americani andarono a bombardare industrie da loro stessi incentivate e finanziate, tra le maggiormente coinvolte la GM, la Standard Oil e la Ford, esse fornirono tecnologia, capitali e collaborazione all'industria tedesca, lo stesso Hitler ammirava Ford. Per non parlare dell'influenza che ebbero su Hitler le idee eugenetiche, come la sterilizzazione forzata, sorte negli USA, o restrizioni verso gli ebrei come l'Immigration Act del 1924, e aggiungiamo poi una risposta decisamente insufficiente di fronte alla persecuzione ebraica durante gli anni della Grande Depressione e dell'isolazionismo.

E' evidente che un film del genere non poteva affrontare tutte queste tematiche è si è concentrato sul duello psicologico tra colui che, nelle vesti dello psichiatra aveva il compito di indagare la mente di quello che appariva come uno dei principali artefici del “male assoluto” e lo stesso protagonista della stessa “banalità del male” come mirabilmente mise in evidenza Hanna Arendt.

Quel male cioè che nasce all'interno di persone apparentemente normali le quali, pur senza malvagità intrinseca o palese, sono capaci di atrocità inimmaginabili, con la sola loro rinuncia ad una mente critica, incapace di giudizi morali, la quale obbedisce solo alla necessità della gerarchia e dell'ordine costituito, in un male assolutamente privo di profondità e radici, ma lo stesso altamente distruttivo e disumanizzante.

Il procuratore Jackson in quella occasione volle giustamente rilevare la perdita di civiltà che tutto ciò aveva determinato, salvando per altro le radici della civiltà tedesca che tanto hanno prodotto nell'arte, nella scienza e nella filosofia. Un lascito che oggi non dovremmo dimenticare non dimenticando nella tragedia ucraina di ricordare quanto la civiltà europea deve anche alla cultura russa

Oggi infatti la vera domanda, di fronte al più alto tribunale della storia, è se davvero esiste il male assoluto, con cui si è voluto liquidare tutto ciò che ha causato il nazismo e che esso ha prodotto.

Purtroppo la risposta è negativa, perché ogni male è sempre relativo alla sua epoca pur essendo universale nella sua assoluta malvagità, anzi decretare che un male debba essere confinato nell'assolutezza della sua epoca, può perfino farci oscurare i mali ancor più tragici e lancinanti di altre epoche che si susseguono, come le ruspe sulle macerie di Gaza, dove sono sepolti donne e bambini innocenti, o le macerie dei villaggi bombardati e ridotti alla oscurità e alla fame in Ucraina, o le masse di coloro che sono condannati a vivere per strada finendo nel cassonetto dell'indifferenza e usando gli stessi cassonetti come fonte ultima di sopravvivenza, come le condanne internazionali dei grandi criminali della nostra epoca che non vengono messi alla sbarra ma continuano a governare impunemente. E' l'arroganza di chi pretende di usare le risorse di stati sovrani a proprio piacimento e per puro profitto, indifferente del tutto a ogni principio di democrazia e sovranità popolare

Non dimentichiamo che nazismo e fascismo nacquero e crebbero nel risentimenti di popoli umiliati nel primo dopoguerra, nella disperazione di gente ridotta alla fame che si illuse di affidare a dei criminali illusionisti la sua possibilità di riscatto. Non dimentichiamo che lo sbarco degli Alleati in Europa, avvenne dopo la sconfitta del nazismo a Stalingrado in Unione Sovietica, e che lo stesso nazismo venne ampiamente tollerato in funzione anticomunista, tanto che lo “stupido” Hesse andò persino a paracadutarsi in Inghilterra sperando in una pace separata che vedesse Hitler come il campione mondiale dell'anticomunismo.

L'unica assolutezza di ogni male è la sua “stupidità” anche nella ferocia più efferata, perché esso nasce sempre dal rifiuto di pensare, dalla inconsapevolezza che il destino degli esseri umani e dei popoli risiede necessariamente nella loro interdipendenza, in ogni tempo e in ogni luogo, indipendentemente dalle barriere nazionali e dalle bandiere, perfettamente invisibili se si sorvola la Terra a distanza orbitale

Così non illudiamoci di avere consegnato ad un passato irripetibile, con la condanna di un tribunale, il male assoluto della storia, perché il male sa sempre superare se stesso, come la stessa natura umana è capace di farlo, superando nella storia le stesse sue capacità.

Per superare il male, dunque, l'umanità deve sempre essere in competizione con se stessa, perché i mali che non si avvertono sono sempre i più pericolosi e rischiano per questo di dilagare come una pandemia, perché purtroppo la volontà del male è intrinseca alla natura umana, esattamente come la capacità di operare per il bene. Non per niente Goethe fa dire a Mefistofele: “Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene” E' il destino dell'umanità che, pur nella distruzione e nel caos, ha sempre l'opportunità della redenzione e di una conoscenza e consapevolezza migliori

Carlo Felici

lunedì 5 gennaio 2026

AMERICAN MILES GLORIOSUS

 



Come molti sanno il Miles Gloriosus è il titolo di una commedia di Plauto, che ci presenta un soldato fanfarone che crede di essere sempre vincitore di tutto e che alla fine viene giocato da un servo più furbo di lui, tale personaggio ha avuto molte varianti nel tempo, specialmente nella commedia dell'arte, con nomi come Capitan Fracassa o Capitan Matamoros

Ebbene noi, oggi, ne abbiamo una molto recente ed attuale nelle vesti di Trump, che molto vanagloriosamente si è presentato come colui che “non inizia le guerre ma le finisce”. Però sembra che i fatti presto lo abbiano smentito, dato che la tregua in Palestina non pare affatto consolidata, dato che la guerra in Ucraina non è affatto conclusa, e soprattutto dato che pare egli abbia dato un esempio indiscutibile di belligeranza contro l'Iran e ora contro il Venezuela.

Lo sappiamo bene che oggi le guerre non vengono più chiamate tali, per una sorta di ipocrisia nei confronti della opinione pubblica che, ovviamente, non ha mai gradito le guerre in quanto tali.

Esse sono sempre definite “operazioni di polizia internazionale” anche quando sono destinate a far sparire armi di distruzione di massa mai rinvenute come in Iraq, o durano più di un decennio come in Afghanistan e non portano assolutamente a nulla. Oppure vengono definite “operazioni speciali” come in Ucraina dove di speciale ci sta soprattutto il martirio del popolo ucraino con gran parte della sua popolazione inerme.

La cifra di queste tragiche meschinità, condite da enormi panzane mediatiche è da una parte l'ipocrisia, dall'altra la dabbenaggine di chi si beve dai media ipercontrollati, tali panzane.

L'ultima di queste operazioni di “polizia” sbandierate dall'ultimo “Miles Gloriosus” alla presidenza degli USA, è il rapimento del Presidente Maduro, personaggio non certo paragonabile ad Allende o a Chavez o tanto meno a Castro o a Che Guevara, non sto a spiegare perché, dato che le sue torbide caratteristiche parlano da sole.

Dico rapimento e non colpo di Stato perché, di fatto, non abbiamo altro che un blitz delle Forze Speciali statunitensi a Caracas per neutralizzare il sistema difensivo intorno alla persona di Marudo, con il risultato di decine di morti e bombardamenti mirati, per prelevare questo personaggio che sfilando con un cappello alla Mickey Mouse davanti ai suoi carcerieri non si è peritato di far loro anche gli auguri di buon anno. Gli elementi per una vera e propria commedia dell'arte ci sono tutti.

Ma la questione è un'altra. Sebbene il Miles Gloriosus della Casa Bianca vada sbandierando ai quattro venti che ormai il bottino e cioè il petrolio venezuelano, è suo e che adesso ambisce a prendersi pure la Groenlandia, e stiano attenti gli altri leaders sudamericani, sennò tocca a loro..e poi si occuperà pure di Cuba, resta tuttora da scoprire come questi suoi proclami possano essere messi in atto.

L'Esecutivo di Maduro è rimasto al suo posto, nessuna ombra di golpe militare si è profilata all'orizzonte, nessuna sostituzione di regime è attualmente in atto in Venezuela, nessun governo provvisorio si è insediato con il sostegno dell'opposizione, la Machado non pare venga portata in trionfo al governo e continua tranquillamente a sproloquiare sulla sua volontà di governare il Venezuela senza avere un seguito tale da consentirglielo.

Quindi, allo stato attuale dei fatti, nessun golpe è avvenuto in Venezuela la cui Costituzione prevede che il Paese ora venga governato dalla vicepresidente Vency Rodriguez, in attesa che possano essere convocate nuove elezioni, le quali molto probabilmente avverranno in nome di un patriottismo che compatterà anche gli oppositori per la lotta al colonialismo e all'imperialismo americano.

Non ci sono notizie di militari ribelli, né alcun movimento anti-chavista è all'orizzonte con manifestazioni di massa. Ci sta invece un popolo che si sente umiliato e scavalcato da una potenza straniera che è piombata in casa sua per fare il porco comodo suo e poi ansarsene in fretta e furia.

Direi che questo non è proprio lo scenario della caduta di Saddam per appropriarsi del suo petrolio, ma è piuttosto quello di un Miles Gloriosus che, intimorito che il petrolio venezuelano venisse dirottato troppo verso la Cina, ha deciso di inscenare un colpo ad effetto, augurandosi che nessuno lo possa contrastare, senza curarsi troppo delle sue conseguenze. Non tiriamo in ballo la scusa della lotta al narcotraffico perché sappiamo benissimo quanto altri Paesi sudamericani siano responsabili di esso come se non più del Venezuela.

Il problema che si pone dunque alla comunità internazionale è la “legittimità” di tutto questo, e pare che solo la nostra Presidente del Consiglio non abbia dubbi nel merito, viste le reazioni di condanna pervenute un po' ovunque mentre l'ONU ancora tace.

L'amministrazione americana dice che si è voluto perseguire un criminale, ma quale Corte Internazionale di Giustizia ha decretato una condanna per i crimini di Maduro? La stessa Spagna a guida socialista, che non ha mai riconosciuto il suo governo, si è guardata bene dal considerare “legittimo” l'intervento americano.

Se esiste una Corte Internazionale di Giustizia che decreta che un personaggio anche di governo debba essere considerato un “criminale”, allora, caso mai, è quello che bisogna andare a prendere con le Forze Speciali, per esempio Netanyhau o Putin..se vi riesce, cari Milites Gloriosi. Ma pare che questi, piuttosto, il Miles Gloriosus a capo degli USA li consideri “compagni di merenda”

Però noi possiamo chiederci seriamente cosa è davvero legittimo quando una democrazia e la sovranità popolare su cui essa si fonda vengono duramente calpestate, o da un dittatore o dalla ingerenza di una potenza straniera e questo ovviamente vale per tutti, non solo per il Venezuela, ma anche per la Palestina, per l'Ucraina, per tutto il mondo e persino per come ci insegna la stessa storia, per gli stessi Stati Uniti, è la risposta è molto semplice. E' legittima la lotta armata, anche se non sempre essa porta a delle concrete soluzioni. Lo disse persino Craxi nell'emiciclo parlamentare italiano facendo riferimento a Mazzini e alla storia del nostro Risorgimento, perché l'Italia senza la lotta armata di Garibaldi e dei Partigiani Patrioti che misero in atto la Resistenza al nazifascismo, non esisterebbe o sarebbe solo l'appendice di un impero totalitario

Quindi, sulla base di tale presupposto, anche se il nostro Presidente del Consiglio preferisce considerare “legittima” una palese violazione delle regole internazionali che è stata così solerte nel voler difendere nel caso dell'Ucraina, è concretamente legittimo aspettarsi una lotta armata del popolo venezuelano contro ogni tentativo di ingerenza del governo degli Stati Uniti per imporre a quel Paese un governo che serva i suoi interessi. E' già accaduto a Cuba a Plaja Giron, con un popolo meno numeroso e meno armato di quello venezuelano, il quale, probabilmente, di fronte ad uno scontro diretto con gli USA, otterrà anche il sostegno di altri governi Sudamericani, oggi per niente spaventati dallo spauracchio comunista, e già ne abbiamo un esempio con il Brasile che ha condannato duramente l'intervento americano. E gli americani, già cacciati dall'Afghanistan, in grossa difficoltà in Ucraina dove non sono bastate le armi fornite agli ucraini per arrestare le armate russe che continuano ad avanzare lentamente ma inarrestabilmente, in difficoltà anche in Medio Oriente, dove tuttora prevale il caos e la situazione non è affatto stabile né in Iraq né in Siria, non si possono permettere una guerra sicuramente di lunga durata, in Venezuela, contro un intero popolo che non ha esitato a mobilitarsi in massa per difendere le conquiste sociali del chavismo ed ora si trova di fronte alla eventualità dello scippo della sua risorsa più preziosa. Credo che sia difficile ottenere una soluzione alternativa a tutto ciò

Oggi abbiamo un mondo che, nella sua globalità, ha di fronte a sé sfide epocali in merito alla sovrappopolazione, all'inquinamento, alla disparità sociale, alle migrazioni e alla riduzione delle risorse energetiche, alimentari e minerarie. Il bivio è facile da individuare: da una parte il bellum ominium contra omnes, dall'altra il multipolarismo e la cooperazione internazionale, anche se pare che il globo debba essere spartito tra America, Russia e Cina, la quale per altro è l'unica a non aver fatto guerra a nessuno, né si è azzardata ad assumere il ruolo di “poliziotto internazionale”

A noi resta l'Europa, la cara vecchia Europa un tempo, fonte di ogni conflitto globale che oggi pare brillare per la sua impotenza, e che però appare ancora un esempio di pace e cooperazione.

Risulta del tutto evidente che l'obiettivo comune di due autocrati come Trump e Putin (ma non solo il loro dato che Vance è ancora più avverso alla UE) è annientare la Unione Europea che è ancora un baluardo di civiltà contro la barbarie della guerra e della pena di morte. Non è perfetta ma sicuramente più perfettibile di chi vuole annientarla. La alternativa alla sua distruzione sono solo gli pseudosovranismi di fatto servi di America o Russia. Come Italia e Ungheria.

Se millenni fa Orazio diceva che “dulce et decorum est pro patria mori”, non è affatto scontato credere che il grido “Patria o muerte!” non possa più risuonare in Sudamerica come altrove a legittimare ciò che concretamente significano ancora ovunque Giustizia e Libertà

Con buona pace di tutti quelli che si improvvisano Miles Gloriosus in ogni parte del mondo e che spesso vengono rovesciati, come nella commedia di Plauto, dai loro servi più furbi.

Purtroppo il motto di Erasmo: “dulce bellum inexpertis” è ancora lungi da venire in un mondo ancora incapace di legittimare concretamente al primo posto la pace e la collaborazione tra i popoli.


Carlo Felici

sabato 13 dicembre 2025

AVANTI!



La lista socialista Avanti ha esordito con un notevole successo, forse anche superiore alle aspettative e comunque che va oltre i risultati che consegue il PSI di solito, e che ha ottenuto negli ultimi tempi.

E' pertanto da salutare con molto incoraggiamento e con i migliori auspici il tour nazionale che la segreteria del PSI sta promuovendo, per rendere questo progetto condivisibile in tutta Italia e farne una piattaforma di lancio per un Socialismo Italiano che non sia retaggio di un minuscolo associazionismo, oppure relegato in un micropartito il cui scopo essenziale è sopravvivere.

Il Socialismo Italiano deve avere un largo respiro, e per questo scopo, deve essere il fulcro attorno il quale ruota il cosiddetto “campo largo” della politica alternativa alle destre in Italia.

La sinistra in Italia è nata socialista, non lo dimentichiamo mai, senza i valori socialisti, non avremmo avuto uno straordinario progresso italiano in un Paese fortemente diviso e diseguale, agli inizi del Novecento, non avremmo avuto, nonostante i vari errori scissionistici, la rinascita del nostro Paese dopo il fascismo con l'Assemblea Costituente, in cui la rappresentanza socialista era maggioritaria rispetto a quella comunista, non avremmo avuto, nonostante gli errori del cosiddetto “frontismo”, le straordinarie stagioni dei governi di centrosinistra che ebbero come protagonisti illustri Nenni, Craxi e Pertini, in cui l'Italia ebbe modo di brillare nel contesto internazionale come mai le capitò prima e come purtroppo non le è capitato più dopo.

Un grande progetto politico deve necessariamente basarsi su dei valori condivisi, non può essere legato mani e piedi al carisma di un leader, quasi come se egli stesso fosse una sorta di “capitano di ventura”, destinato a fare e disfare liste, progetti ed alleanze.

I valori fondanti del Socialismo Italiano sono sempre gli stessi, anche se, a seconda delle epoche, devono essere debitamente aggiornati alle sfide degli eventi contemporanei

Come più volte sottolineato dallo stesso Pertini, questi valori sono sostanzialmente la Libertà e la Giustizia Sociale. E cioè la garanzia che chiunque possa avere le stesse opportunità di affermarsi e di avere una vita dignitosa, con un lavoro stabile, uno stipendio adeguato, una casa in cui vivere, e servizi degni di un Paese civile, a partire dalla scuola e dall'assistenza sanitaria, che dovrebbero essere gratuiti per tutti. Tutto ciò garantendo la libera iniziativa strettamente coniugata con la responsabilità sociale, che consiste in primo luogo in un sistema fiscale progressivo, in cui chi ha di più contribuisce maggiormente rispetto a chi ha di meno. 

Sullo sfondo di questi valori imprescindibili, oggi è impossibile trascurare le sfide principali della nostra epoca che chiamano l'umanità intera a scelte radicali su tre questioni precise: la pace, il rispetto per l'ambiente, e la questione migratoria

Il Socialismo contemporaneo deve essere necessariamente un valore politico che tende a dirimere le controversie internazionali tramite la diplomazia, che tiene conto dell'assoluto rispetto delle minoranze etniche. Se l'Ucraina avesse adottato il modello di autonomia che l'Italia ha adottato in Alto Adige, nei confronti delle popolazioni russofone, quasi sicuramente non sarebbe scoppiata alcuna guerra, perché ne sarebbe mancato il pretesto. Questo ovviamente vale anche per Israele e Gaza. Nella ex Jugoslavia convivevano popoli di diversa natura etnica e religiosa tenuti insieme da un sistema socialista, quando questo è venuto meno, i conflitti interetnici e i nazionalismi, foraggiati anche da appetiti esteri, sono aumentati a dismisura fino a crudeli guerre fratricide, possiamo dire lo stesso con l'Ucraina e la Russia non tenute più insieme da un sistema socialista che, se per certi versi poteva apparire totalitario, pur tuttavia garantiva livelli decenti di vita e servizi indispensabili per tutti a costi irrisori

Cosa è la libertà, diceva giustamente Sandro Pertini, il Presidente più amato dagli italiani, con il quale l'Italia raggiunse primati mondiali e non solo nel calcio? La libertà non è nulla per chi muore di fame, non ha un lavoro, o muore nel posto di lavoro, oppure è costretto a vivere per strada o dentro una automobile, la libertà non è che una parola vuota in un mondo in cui l'1% possiede una ricchezza maggiore dei singoli Stati, in un mondo in cui la schiavitù resta garantita dal debito inestinguibile di chi è condannato al sottosviluppo e all'emigrazione di massa

Cosa può essere la libertà per un giovane in Italia che, anche con una laurea con il massimo dei voti, è costretto ad emigrare per avere uno stipendio decente che gli consenta di comprarsi una casa e di mettere su famiglia?

Questione sociale, ambientale e migratoria non sono problemi distinti, ma una unica sfida alla civiltà di un Paese che possa concretamente dimostrare di non abbandonarsi alla barbarie della diseguaglianza e alla garanzia dei privilegio dei più forti contro i più deboli, trascurati a tal punto da “prescindere” da essi o da deportarli in campi di raccolta all'estero

La cosiddetta sinistra italiana si è rivelata del tutto incapace di trovare soluzioni strutturali e durature a queste sfide problematiche, ricorrendo a toppe su un vestito già alquanto logoro, come le patrimoniali una tantum che fanno solo aggiungere le emigrazioni dei patrimoni a quelle dei giovani, e incoraggiano, specialmente quando gravano su un bene primario come la casa, la svendita e la speculazione.  Solo un sistema fiscale efficiente e progressivo, solo un introito che deriva da lavori stabili e ben pagati, garantisce ad un paese le risorse necessarie per affrontare i nodi cruciali che ostacolano la sua crescita economica sociale e politica.  Buttare preziose risorse in armamenti, o in opere faraoniche e inconcludenti, trascurando la creazione di infrastrutture più utili e necessarie è l'esatto contrario di contribuire alla crescita di un Paese libero

Nella storia d'Italia abbiamo avuto personaggi con la schiena dritta, capaci anche di opporsi ad una subordinazione supina del nostro Paese ad interessi altrui, che hanno pagato anche con la vita le loro scelte rivolte alla dignità e alla libertà di un intero popolo

Per costruire una seria alternativa ci vuole dignità, forza e unità politica, bisogna cioè avere le idee chiare e mettersi al servizio di un progetto, non abbiamo bisogno di capitani di ventura in cerca di una posizione politica per costruire clientele di potere

I valori del Socialismo Italiano che hanno unito l'Italia con Garibaldi e l'hanno fatta crescere con Turati, Matteotti, Nenni, Craxi e Pertini, sono intramontabili. Da quando il Partito Socialista è scomparso dalla compagine politica istituzionale dell'Italia, da quando la sua presenza parlamentare è venuta meno, l'Italia non è cresciuta ma è regredita sempre di più verso un ruolo marginale sia in campo economico che internazionale

Sicuramente il progetto che ora si presenta di fronte alle sfide del panorama politico odierno in Italia, rimettendo in auge la parola d'ordine che è ancora la testata di un giornale socialista, anche se on line, intramontabile, è molto ambizioso e richiede molta cura ed attenzione, soprattutto capacità di dialogo e pazienza ma anche una inarrestabile perseveranza

Avanti! Dunque non per un minuscolo partito, ma per un intero paese, a partire dalla questione numero uno: la dignità dei lavoratori con stipendi adeguati e sicurezze nei posti di lavoro. A dirlo così e a guardarsi intorno, sembrerebbe pura utopia.

Ma come diceva Archimede: “datemi una leva e vi solleverò il mondo”. Ecco, Avanti deve essere quella leva, se non riuscirà a risollevare tutta la sinistra italiana in un battibaleno, almeno deve ridarci la forza di credere in quel che è giusto e condivisibile, la forza di risollevarci almeno il morale. Avanti!


Carlo Felici

lunedì 24 novembre 2025

EUROPA..DUCUNT VOLENTEM FATA NOLENTEM TRAHUNT.

 



L'Europa dopo la seconda guerra mondiale, ma già parzialmente dopo la prima, perse la sua centralità nel mondo, dopo avere cercato di espandere i suoi interessi imperialistici un po' dovunque. Se esaminiamo la storia dei conflitti mondiali, quelli europei superano abbondantemente tutti quelli sorti in altre parti del mondo e in gran parte esportati dagli europei, per questo possiamo senz'altro dichiarare che l'Europa è sempre stato dai tempi dell'antica Roma, il continente più guerrafondaio del mondo e che solo i Romani seppero tenerlo in pace per molto tempo.

Ora che si cerca di trovare una fine ad un conflitto sorto, si badi bene, non nel 2022, ma nel 2014, con i bombardamenti ucraini nelle zone russofone e con la discriminazione persino linguistica di quelle aree, in base ad un piano proposto da Trump e considerato “una buona base da Putin”, l'Europa (ma bisognerebbe anche capire quale in buona sostanza) insorge e appare come un fantasma che evoca ulteriori incubi di guerra.

In cosa consista questa controproposta “europea” dei cosiddetti “volenterosi con l'elmetto” si fa fatica pure a crederlo, dopo le distruzioni e gli innumerevoli lutti costati in quasi 4 anni da questa inutile guerra.  Si vorrebbe un esercito ucraino illimitato, in pratica condannando tutti gli uomini ucraini dai 16 ai 60 anni ad una vita in trincea e a uno stillicidio di morti, spalancando le porte alla NATO e alle sue installazioni, tramutando così quello che Papa Francesco definiva “abbaiato ai confini della Russia” in un vero e proprio “canile feroce” insediato permanentemente. Per di più senza cedere nemmeno un'unghia di territorio, con l'illusione di poterlo riconquistare con truppe straniere di mercenari disposti a tutto per trarne profitto e la minaccia altalenante di sanzioni semi permanenti.

Questo, in estrema sintesi, il piano di “volenterosi” il cui fine, in breve, è partecipare al banchetto con cui alla fine si deciderà la ricostruzione e come verranno sfruttate le risorse minerarie ed agricole del territorio ucraino.

Appare del tutto evidente che questo piano “fantoccio” che nessuno dei cosiddetti “volenterosi” ha mai avuto il coraggio di spiattellare davanti a Trump, non serve per avvicinare la pace, ma piuttosto per allontanarla del tutto, in special modo illudendosi che a risolverla basteranno dei mercenari europei mandati lì a combattere per denaro e non per difendere il proprio Paese da ulteriori altre varie minacce, esattamente come stanno facendo i russi.

La direttrice di questo piano che ha il consenso di quei Popolari Europei di ispirazione cattolica che dovrebbero avere la pace a cuore prima di ogni altra cosa e su scala globale, è invece la prima ad agitare i venti di guerra. Ursula von der Leyen ha detto esplicitamente che non vuole nessuna concessione territoriale, nessun limite all'esercito ucraino (ci chiediamo se almeno quello demografico abbia un fondamento), nonostante le numerosissime perdite subite, non vuole nemmeno alcuna neutralità, ma una adesione piena alla NATO (ipotesi che ha generato il conflitto)  e minaccia continue sanzioni alla Russia, appena possa derogare da tale diktat.

Ora, se consideriamo che l'Ucraina rischia il tracollo, perché i russi se la prendono comoda, ma non hanno mai smesso di avanzare, se pensiamo a quanti uomini ucraini, anche arruolati a forza, sono morti in questo conflitto e continuano a morire, se pensiamo che gli USA stanno smettendo di finanziare la guerra e di inviare armi, e soprattutto se consideriamo che l'Europa che ora vuole a tutti i costi l'integrità territoriale dell'Ucraina, è la stessa che ha assistito impassibile alla separazione (per fortuna pacifica) tra cechi e slovacchi, al dilaniante smembramento della ex Jugoslavia, in pezzi sempre più piccoli, fino al Kosovo, che non ha battuto un colpo né per Cipro invasa dai turchi e divisa permanentemente, per non parlare della Palestina o di altri conflitti nel mondo in cui la cosiddetta Europa si è rivelata uno zero assoluto, verrebbe solo da rispondere...torna a casa Lessie, vai a cuccia che è meglio.

Stiamo solo assistendo a una paradossale opera grottesca, l'Europa che pensava di cucinare una situazione geopolitica nuova di espansione ad Est, ora, dopo una guerra palesemente persa, sta trasformandosi in menù, e senza nemmeno poter dire ai veri cuochi...ma io stavo cucinando!

Ora il problema è che non basta di sicuro fare la voce grossa per riprendere in mano le pentole del conflitto, bisogna avere il consenso di una opinione pubblica che non ne può più di questa guerra che non capisce, non solo in USA, ma anche nel resto del continente europeo, bisogna avere un esercito comune ben organizzato, e non gruppi sparsi di volenterosi, e bisogna avere anche una vera unità di intenti politici e una forza di dissuasione atomica pari almeno a quella della Russia, che in uno scontro atomico diretto solo con l'Europa sicuramente uscirebbe vincente e devastante.

Ora francamente, di fronte ad una situazione che, se non fosse per la tragedia che accompagna sempre ogni conflitto, specialmente se si prolunga nel tempo (ma l'Europa non ha timore né di pestilenze né di guerre durate anche 30 anni, se si guarda al passato) verrebbe da pensare non solo a quanto sia ridicolo che la cosiddetta “Europa dei volenterosi” continui ad abbaiare ferocemente non solo contro la Russia, ma persino contro il suo “padrone americano”, magari non in faccia, ma solo quando guarda altrove, e persino verrebbe da rimpiangere i tempi della guerra fredda, in cui gli europei stavano buoni e zitti ognuno sotto il suo ombrello americano o sovietico, e la minaccia di conflitti europei era solo una ipotesi molto remota, tanto quanto quella che i russi smettessero di vendere grano agli americani oppure gli europei di vendere fabbriche alla Unione Sovietica. Il tutto mentre i salari erano indicizzati, il PIL cresceva e l'inflazione diminuiva.

Il problema oggi evidentemente, considerando che il buon vecchio Marx con il suo materialismo storico, non cessa mai di avere ragione, è che ogni guerra, persino da quella di Troia, sorta non per le belle forme di Elena ma per il passaggio strategico anche allora verso l'Ucraina fonte di grano (il tanto ambito “vello d'oro) e sopravvivenza per i Greci, nasce e si sviluppa per motivi economici

E il bandolo della matassa oggi non sono tanto le integrità territoriali, di cui, sotto, sotto, nemmeno ai “volenterosi” importa più tanto, ma le risorse territoriali che conseguirebbero a tali “integrità”

Il vero problema è chi ricostruirà l'Ucraina, chi trarrà vantaggio dalle sue “terre rare”, chi dalle sue risorse minerarie, chi da quelle agricole ingenti da millenni.

In poche parole la guerra per la “Patria” si riduce a “bottino ricco mi ci ficco”

L'Europa vera ha perso una straordinaria occasione a non fare entrare la Russia nella NATO e poi magari nella UE, illudendosi che Putin possa essere peggio di Orban

Nel giugno del 1994 la Russia firmò un documento quadro della Pfp, che era a tutti gli effetti “l'anticamera” del formale ingresso nella NATO. Infatti il concetto di Partnership for peace proposto nel 1993 aveva portato la Russia a sondare le concrete intenzioni dell'Alleanza, iniziando ad adeguare la propria politica estera ai processi politici interni e misurando per questo le proprie ambizioni, ma evidentemente quello che allora sembrava un ingresso imminente, fu solo una scusa per allargare la NATO ad Est, costringendo la Russia ad arretrare fino al 2014, quando la Russia cominciò a reagire seriamente.

 Tutti pensavano che sarebbe crollata in base ad uno sforzo bellico prolungato, per dissensi interni e mancanza di risorse..invece eccola lì che avanza e che può persino dettare le condizioni per la “sua pace”, dopo avere vinto Napoleone e Hitler e ora i rottami di una Europa che appare sempre più come un “miles gloriosus” intronato da debiti, costo vertiginoso delle materie prime, dazi imposti dagli USA, spese militari insostenibili, welfare a catafascio, inflazione crescente, esportazioni a picco..in definitiva sanzioni che sono non una zappa ma un martello pneumatico sui piedi. E di fronte a ciò appare persino la figura ridicola di una Ursula di cui gli europei non sono stati capaci di liberarsi a strombazzare trombe di guerra ad oltranza? Viene proprio da applaudire a chi l'ha votata accelerando così la fine di una UE sempre più inutile e sempre più dannosa.

Ai cosiddetti volenterosi non possiamo che ricordare il famoso motto latino “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt”, soprattutto quando il destino si fa sempre più palese, per l'inerzia di chi non ha saputo esserne prima “faber”

L'Europa resta un'altra cosa, credo lo sappiano ormai anche i bambini che ancora leggono anche le fiabe russe e magari, crescendo, Tolstoj e Dostoevskij

Diceva Tolstoj: “Tutti pensano di cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso”, c'è da sperare che russi, ucraini ed europei, ma un po' tutti nel mondo possano tenere a mente anche questa frase di Dostoevskij: “È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama.” Questo ovviamente prima che la UE proibisca la Letteratura Russa come ha già fatto con la Falce e Martello...

Carlo Felici